Non le più famose, né le più difficili. Ma forse le più libere.
C’è qualcosa di prezioso nel non incrociare nessuno, nel lasciare che il giorno si svolga senza gli sguardi di altre cordate. Senza la pressione d’essere veloci o lenti, senza sorpassi, soste obbligate, attese al freddo. Senza il dover fare in fretta, o giustificare il prendersi tempo.
Inseguire traiettorie dimenticate, linee sottili senza tracce, porta con sé un grande vantaggio: la solitudine.
Basta un’idea, un’intuizione, un invito silenzioso. Seguire una luce diversa, un nome sulla mappa che non dice nulla a chi passa veloce.
Così si scoprono pareti diverse, quelle che non si possono raccontare del tutto, e che ti restano addosso anche dopo il ritorno.
Ecco, qui abbiamo una grande probabilità di non incrociare nessun altro. E questo, oggi, è un privilegio raro.
Non c’è due senza tre: rally, trial, e per non farci mancare nulla, a fine estate ci si raduna in quota con i fuoristrada, perché pare che le piste da sci — già bastonate da raduni di motoslitte a fine stagione — non possano congedarsi senza l’ultimo, irrinunciabile, colpo di gas. A motori accesi, cervelli spenti.
Nel silenzio della montagna ecco che la Valmalenco — terra ospitale, forse troppo — ancora spalanca le braccia (e la manetta) al divertimento che urla con: “Valtellina e Valmalenco 4×4 Lombardia in Fuoristrada con permessi esclusivi”.
Mentre le località alpine più attente fanno a gara per proteggere la loro bellezza e unicità, limitando il più possibile impatti e rumori, noi qui facciamo esattamente il contrario. Invece di custodire il paesaggio, lo schiacciamo sotto ruote tassellate e motori ruggenti, trasformando ecosistemi fragili in semplici scenografie per uno spettacolo rumoroso e di breve durata.
Un vero controsenso. In nome di cosa? Del turismo? Dello sport? Della visibilità? Ma chi viene davvero a cercare la montagna tra rumori e nuvole di polvere?
Quale sport eleva, se si misura in decibel e scorciatoie nei boschi? Quale visibilità, se il messaggio è che si può venire in montagna per pestarla a colpi di ruote e marmitta?
Le montagne non ne escono né più ricche, né più conosciute, né tantomeno amate. Solo più stressate, degradate, anestetizzate. Non resta che un’altra tacca nell’anima del territorio e una striscia di fumo che ne danneggia l’immagine.
Ma guai a dire qualcosa: scatta subito il linciaggio social, dove il massimo del confronto è un emoji arrabbiata e un “fatti una vita” digitato tra uno scarico e un selfie col casco. E allora sì, forse abbiamo davvero bisogno di meno pistoni e più cervello, di smetterla di raccattare eventi di serie B che altrove non vogliono più. Di non svendere la montagna come un’arena qualsiasi, dove tutto è lecito purché faccia rumore.
Nella presentazione del calendario 2025 delle escursioni con le Guide Alpine della Lombardia, promossa con convinzione dalla Regione, le parole “sicura” e “sicurezza” risuonano come un mantra: ben cinque volte in un comunicato che parla di montagna. A ciò si aggiunge il solito richiamo alla “montagna accessibile per tutti”, una formula che, se presa sul serio, svuota la montagna di ciò che la rende tale.
Ancora una volta il discorso pubblico sulla montagna punta sulla rassicurazione, su una percezione di piena prevedibilità. Un linguaggio che, pur animato da buone intenzioni, rischia di semplificare troppo e di far credere che si possa rendere controllabile ciò che per sua natura non lo è, neutralizzare i pericoli e addomesticare l’imprevisto.
In realtà, non esiste sicurezza in ambiente naturale, e chi accompagna in montagna lo sa bene. L’incertezza non è un nemico da cui difendersi, ma parte integrante dell’esperienza, ed è proprio nel confronto con il rischio, gestito, non negato, che si forma la consapevolezza.
Anche l’idea di promuovere “l’accessibilità” come principio inderogabile merita qualche riflessione in più. Rendere tutto fruibile e facile significa negare l’essenza stessa della montagna: l’asprezza, la verticalità, la fatica dell’andare. Se la montagna è ovunque “per tutti”, allora smette di essere esperienza che lascia il segno e si riduce a consumo, a gita organizzata con selfie finale. Il concetto di inaccessibilità non è una barriera da abbattere, ma una qualità da proteggere. È un invito a mettersi in gioco, non a delegare.
Belle le iniziative educative, le uscite guidate che stimolano la curiosità e il rispetto per l’ambiente, le giornate di orientamento per chi vuole imparare una professione antica e nobile.
Serve forse un cambio di linguaggio, per rinforzare il messaggio educativo che sta alla base dell’iniziativa, non tanto la promessa di un ambiente privo di rischi, ma la promozione di una cultura dell’attenzione, della lettura del contesto, della responsabilità personale.
Meglio coltivare il dubbio o alimentare l’illusione del controllo?
Nello spazio di pochi giorni, anche la Valmalenco celebra il suo hanami, discreto e silenzioso. Tra i rami leggeri del ciliegio, sbocciano fiori che non cercano pubblico, né applausi. Fanno la loro parte, come un segreto che si rivela a chi è pronto ad ascoltarlo. Sul fondo, il Bernina, con le sue cime ancora innevate, assiste come uno spettatore distaccato, eppure presente. È un momento breve, ma non ha bisogno di durare. Basta essere lì, accorgersene, come fanno le api, come fa il vento che disperde i piccoli petali bianchi. C’è solo da restare in ascolto. E mentre ogni giorno, in mille modi diversi, qualcuno prova a ferire queste montagne, con il rumore, l’arroganza e le remore di comodo, la bellezza resta, si rigenera, continua a fiorire e ci insegna qualcosa. È più antica di noi, e ci sopravviverà.
Damiano e Chiara hanno deciso di imparare a sciare senza usare impianti di risalita.
Hanno imparato più velocemente?
Forse no, ma è davvero necessario affrontare tutte le piste in poco tempo?
Lontani dalle folle, dall’odore di fritto, dal tunz, tunz, tunz, martellante dei ristori, ci si riappacifica con la montagna.
Il percorso di apprendimento può apparire più complicato senza l’ausilio degli impianti, ma ogni metro di discesa, guadagnato con l’energia dei propri muscoli, si trasforma in stupore e meraviglia.
Scivoliamo sulla neve per divorare migliaia di metri di discese tutte uguali? O per allargare il respiro e imparare a conoscere la montagna d’inverno?
Nel linguaggio del turismo le offerte dell’ultimo minuto, di biglietti o pacchetti di viaggio poco prima della partenza prevista, e quindi ceduti a prezzo più basso, sono in voga da decenni. Il termine “last minute” è comparso negli Stati Uniti negli anni ’30, in un’agenzia di voli aerei, per piazzare i posti a sedere invenduti…
Se per un biglietto aereo o una camera d’albergo a prezzo ridotto è possibile cogliere l’opportunità del viaggio “improvvisato”, affrontare la corsa contro il tempo per salire in cima alle montagne può essere un po’ più complicato.
L’alpinista è viaggiatore, non turista, ogni salita parte da lontano, richiede tempo, immaginazione, calma e attenzione.
Comprare (o vendere) la salita “last minute”, con il desiderio di fare l’affare, come in un qualsiasi emporio on-line, non fa che relegare l’alpinismo in una misera forma di intrattenimento, come una merce da confezionare e vendere.
“Tutto il fianco della montagna, che non era ancora tagliato dalla grande cascata, crollava, scoppiava, precipitava in valanghe di pietra e di fango. […] Per molti giorni le frane, gli scaturimenti di acqua e di fango, gli smottamenti si succedettero, e noi eravamo bloccati. […] Il vecchio topo che avevo ucciso si nutriva prevalentemente di una specie di vespa che abbondava in quel luogo. Ma, soprattutto alla sua età, un topo di roccia non è abbastanza agile per prendere le vespe al volo; così mangiava soltanto quelle malate e deboli che si trascinavano per terra e volavano con difficoltà. In questo modo, distruggeva le vespe portatrici di tare o di germi che, per eredità o per contagio, avrebbero diffuso, senza il suo intervento inconsapevole, numerose malattie nelle colonie di questi insetti. Morto il topo, queste malattie si propagarono rapidamente e, la primavera seguente, non c’erano quasi più vespe in tutta la regione. Ora queste vespe succhiando i fiori, assicuravano la loro fecondazione. Senza di loro, una quantità di piante che hanno molta importanza nella fissazione dei terreni mobili,”
Ultima pagina del manoscritto incompiuto del Monte Analogo di R.D.
La guida alpina è (dovrebbe essere?) anzitutto un mediatore culturale, l’interprete di un mondo naturale incerto e variabile come quello delle alte montagne.
Ancor prima che un esperto di tecniche e materiali funzionali alla scalata, la guida è un conoscitore dei luoghi alti.
Può essere un atleta ammirevole, ma è soprattutto un educatore, intenditore di cose elementari per la vita e del rapporto con la Terra.
Ancora credo che i rapporti umani, la ricerca dell’equilibro del corpo e della mente siano le fondamenta della professione.
A fronte di mille spunti evocativi ben più calzanti, da presentare con orgoglio, la scelta di mettere una teleferica umana per illustrare la locandina della “festa delle guide” della Lombardia colpisce per il suo messaggio banalizzante, da giostrai.
Il 10 giugno 1924 Giacomo Matteotti, politico, giornalista e antifascista, segretario del Partito Socialista Unitario, esce di casa a piedi per dirigersi verso Montecitorio.
Mentre percorre il lungotevere un’auto si ferma ad aspettarlo.
A bordo i suoi aggressori, identificati in seguito come membri della polizia politica, sono in cinque, lo atterrano sul marciapiede, lo colpiscono con calci e pugni, per poi caricarlo in macchina.
Segue una colluttazione a bordo. E’ un omicidio e il corpo di Matteotti viene lasciato alle porte di Roma, per essere ritrovato due mesi più tardi, fiutato dal cane di un brigadiere.
E’ un delitto efferato, di grande significato politico, che segna il passaggio più evidente di quello che diventerà il regime…
Leonardo Sciascia nell’antologia di racconti “Il mare colore del vino” (1973) si collega al delitto Matteotti, con il capitolo “Apocrifi sul caso Crowley” dove ricostruisce l’espulsione di Crowley dalla Sicilia.
Aleister Crowley è noto come mago, occultista, alchimista e pittore, ispiratore d’artisti della scena rock e metal, dai Beatles ai Led Zeppelin, da Ozzy Osbourne e David Bowie a Marilyn Manson, Mick Jagger, Rolling Stones…
Pochi sanno che in gioventù fu audace scalatore nel Lake District di fine ‘800 e sulle scogliere di Dover, ma anche un ottimo alpinista, con una lista di salite alpine ragguardevoli: Eiger, Wetterhorn, Jungfrau, Mönch, Dent Blanche e Cervino.
Raggiuse alcune tra le cime più alte del Messico e partecipò al pioneristico tentativo al K2 nel 1902 con Oscar Eckenstein, l’inventore ramponi, e successivamente nel 1905 al Kanchenjunga!
Crowley nei primi anni venti fondò in Sicilia, a Cefalù, in uno spazio bucolico, l’Abbazia di Thélema, per radunare i suoi discepoli e sperimentare dottrine libertarie.
Con l’avvento del fascismo, anche a causa della morte di un adepto all’interno dell’Abbazia, Crowley nel 1923 fu espulso dall’Italia dall’allora prefetto di Palermo come soggetto indesiderato.
Sciascia nel suo racconto ricostruisce, posticipandola di un anno, nel 1924, l’espulsione dall’Italia dell’occultista, con l’invenzione di sette documenti, siglati M(ussolini), firmati dal capo della polizia gen. E. (milio) De Bono e dal commissario di Cefalù A. Caminati, con un alato commento di Crowley riguardo all’assassinio di Matteotti ad opera dei sicari fascisti.
Per il capo della polizia.
Indagare et riferire sulla vita che conduce a Cefalù il cittadino inglese Edward Alexander Crowley.
M.
A Sua Eccellenza Benito Mussolini Capo del Governo
Roma, 15 luglio 1924
In riferimento alla nota dell’eccellenza Vostra, in cui si ordinavano indagini a carico del cittadino inglese E.A. Crowley, in atto residente a Cefalù (Palermo), trascrivo i punti essenziali del rapporto ora pervenuto da parte del Commissariato di P.S. di quella località.
“Il nominato Edward Alexander Crowley, nato a Learington il 12 ottobre 1875, vive in una villa, situata a circa tre chilometri dal paese, fin dall’aprile del 1920. Regolarmente paga il canone d’affitto ai proprietari, i quali soltanto lamentano certa mania del Crowley di dipingere a fresco le pareti e con figurazioni, a quanto pare, non conformi a decenza; ma essi proprietari non hanno mai avuto modo di vedere la villa, da quando l’hanno ceduta in affitto al Crowley, e soltanto da dicerie che corrono in paese sanno della mania dell’inglese.
Dicerie alimentate dal fatto che convivono col Crowley ben cinque donne, relativamente giovani e ben portanti (oltre a tre bambini, di cui uno negro o mulatto), sulle quali la fantasia di un paese come questo si scatena e sbizzarrisce in tal modo che è difficile distinguere, in tutto quello che si racconta, il vero dal falso. Pare comunque che le stranezze di cui in paese si fa carico al Crowley, si riducano ad un modo di vita secondo natura: i bambini, le donne e lo stesso Crowley sono stati visti nudi a prendere il sole; ma da parte dei vicini mai è pervenuta lagnanza a questo commissariato. Pare anzi che i cittadini della zona attivamente si dedichino a spiare nella villa, peraltro ben recintata, dell’inglese: traendo dalle nudità delle giovani donne un diletto di cui poi, in tutto il paese, si favoleggia fino allo scandalo.
Di ciò siamo stati avvertiti da Sua Eccellenza il Vescovo, ma una nostra indagine, condotta con molta discrezione, altro non ha accertato che delle violazioni, da parte dei cittadini della zona, di quel diritto alla privata libertà che è di ogni cittadino e a cui gli inglesi particolarmente tengono. Si è creduto perciò di non dar seguito alla cosa, assicurando però a Sua Eccellenza il Vescovo che quanto avveniva nella villa del Crowley non sfuggiva all’attenzione nostra e che alla prima violazione che gli abitanti della villa avessero commesso delle leggi del nostro Paese con immediatezza e decisione avremmo adottato provvedimenti.
“Riassumendo: certamente il Crowley conduce una vita al di fuori della norma comune, ma più con mistero che con scandalo; e appunto in forza del mistero la sua presenza a Cefalù è elemento di inquietudine. In quanto a una sua eventuale attività spionistica o comunque volta contro la sicurezza dello Stato Italiano, crediamo il sospetto del tutto infondato: e basti la considerazione che i suoi rapporti col mondo esterno si riducono al puro e semplice approvvigionamento, che di regola viene fatto una volta al mese in un negozio del luogo. Dal che si deduce che a fare il pane provvedono le donne, poiché la villa è dotata di un forno a legna; mentre le carni, ammesso che ne consumino, vengono dall’allevamento di capre e animali da cortile cui la piccola comunità si dedica.”
In attesa di altri eventuali ordini, con saluti fascisti,
il capo della polizia gen. E. De Bono
Appunto per il capo della polizia.
L’indagine sull’inglese Crowley deve continuare. Fare un sopralluogo. Riferire. Chi ha detto che è sospettato di spionaggio? È l’ambasciatore inglese che ha delle preoccupazioni sul suo connazionale: teme, per il buon nome dell’Inghilterra, che dia scandalo in Italia. Io me ne frego.
M.
A Sua Eccellenza Benito Mussolini Capo del Governo
Roma, 11 settembre 1924
In ordine alle disposizioni impartite da Vostra Eccellenza relativamente al suddito inglese Edward Alexander Crowley, in atto residente a Cefalù (Palermo), si trasmette il rapporto del Commissariato di P.S. di quella località. Con saluti fascisti,
il capo della polizia gen. E. De Bono
A Sua Eccellenza il Capo della Polizia Roma
Il sottoscritto, in seguito a quanto disposto da Vostra Eccellenza con lettera del 20 luglio 1924, prot. 19328, si è con ogni diligenza adoperato allo svolgimento della delicata missione.
E innanzi tutto, ad evitare insorgesse incidente con l’Autorità Giudiziaria, si è portato ad informare dell’incarico ricevuto il signor Procuratore del Re presso il Tribunale di Cefalù, in modo che il sopralluogo nella villa abitata dal Crowley avvenisse conformemente alla legge e che ad una eventuale protesta dell’inglese per la nostra intrusione nella sua vita privata non seguisse il risentimento del signor Procuratore. Il quale non subito, e non senza esitazione, ha aderito alla richiesta del sottoscritto, nonostante la motivazione del superiore interesse, e forse della sicurezza della Patria, cui l’inchiesta a Crowley si ispira. Da ciò il ritardo nel dare contezza a Vostra Eccellenza di ciò che il sottoscritto ha potuto infine personalmente constatare.
Il sopralluogo nella villa abitata dal Crowley è stato dal sottoscritto, coadiuvato dal brigadiere Lo Turco Angelo e dall’agente Vasta Bartolomeo, effettuato nelle ore antemeridiane del 7 c.m., in compagnia del professore Paolo D’Alunzio, docente di inglese nella locale Scuola Tecnica, che dal sottoscritto è stato chiamato per fungere eventualmente da interprete. Ma in verità della sua opera non c’è stato bisogno, parlando il Crowley un italiano abbastanza comprensibile. La presenza del professore è tornata comunque utile per un dettaglio di cui si dirà in seguito.
Il Crowley ha mostrato dapprima una certa indignazione per il fatto che in Italia si potesse sottoporre una persone, che in nessun modo ha violato la legge né dato luogo a scandalo, ad una inquisizione patentemente in contrasto con l’elementare principio di libertà individuale; ma subito ha assunto un atteggiamento di condiscendenza e persino di divertimento, come recitando la parte della guida in un museo, non senza prima spiegare la filosofia di cui le persone e le cose intorno a lui vivevano e testimoniavano. La quale filosofia, se al sottoscritto è permesso far ricorso alla memoria dei suoi studi liceali, approssimativamente risulta dalla commistione di certi elementi delle antiche civiltà medio-orientali, magia ed astrologia, con elementi di un epicureismo denaturato e corrente nell’accezione oraziana dell’Epicuri grege porcum.
Ma con una controparte di feroce pessimismo; ed il tutto esaltato in un rituale di estrazione cattolica e massonica insieme, a giudicare dagli oggetti che servono ad esso rituale e che ci sono stati esibiti e spiegati. Non mancano, naturalmente, catene e strumenti di flagellazione: poiché in questa religione che il Crowley ritiene di aver fondato, religione del sole e del sangue, il piacere è frutto del dolore. Ma del dolore altrui, probabilmente, anche il professor D’Alunzio afferma che in Inghilterra non sono infrequenti, per raggiungere il piacere, pratiche di reciproche o auto flagellazioni.
Il sottoscritto ha altresì constato che rispondono al vero le dicerie riguardo alle pitture a fresco dispiegate dal Crowley sulle pareti interne della villa: pitture che raffigurano, non senza talento, strane posizioni di accoppiamento non solo, ma anche scene di pervertimento e di sodomia ed esaltano, quasi come motivi di ricorrente ornamentazione, quelle parti del corpo umano che la decenza vuole coperte e innominabili.
Il Crowley ha voluto convincere il sottoscritto che la vita in altro non consistesse e significasse che nelle cose da lui rappresentate e praticate e che in effetti in ogni pensiero e azioni dell’uomo da quelle cose discende e quelle cose, sotto forme diverse, realizza. E così è passato a dichiararsi ammiratore del Fascismo e del suo capo, e che era felice di trovarsi ospite di un Paese come l’Italia: ché in questo momento, grazie al fascismo, l’Italia gli sembra il Paese in cui più trova elementi di riscontro alla sua visione della vita. Complimento, questo che il sottoscritto ha creduto di dover respingere: ma il Crowley ha insistito con argomentazioni speciose e contorte, anche se non prive di intelligenza.
Più tardi, scorgendo il sottoscritto una pietra squadrata, sulla quale erano evidenti tracce di sangue, e domandato quale ne fosse l’uso, il Crowley rispondeva che su essa si consumavano i sacrifici. Ma ha aggiunto una frase in inglese nella quale il sottoscritto colse soltanto il nome Matteotti; e il professor D’Alunzio spiegò poi che il Crowley aveva testualmente detto: “l’onorevole Matteotti è stato ucciso altrove”. Forse non senza ironia. Per quanto riguarda le donne, benché sia da presumere in una specie di schiavitù, non sembrano né si sono dichiarate infelici. Evidentemente, hanno per il Crowley una adorazione incondizionata.
I bambini, al momento del nostro sopralluogo, dormivano sotto un albero. Sembrano in buona salute.
In definitiva, le impressioni ricavate dal sottoscritto sono del tutto negative e basterebbero a motivare una espulsione del Crowley dall’Italia, tanto più che sono state raccolte testimonianze di contadini della zona in cui si afferma che più di una volta sono state viste le donne del Crowley, ora una ora un’altra, legate nude ad una roccia, esposte al sole nelle ore più ardenti. In attesa di ordini, con saluti fascisti, Cefalù, 8 settembre 1924
il commissario Caminiti
Per il capo della polizia.
Provvedere urgentemente all’espulsione dall’Italia del signor Crowley. Il commissario di Cefalù è un cretino.
M.
Per il ministero degli esteri.
Informare l’ambasciatore di Gran Bretagna che è stata decisa dal ministro degli interni l’espulsione dall’Italia del signor. Crowley.
M.
Leonardo Sciascia, Il mare colore del vino (1973)
Aleister_Crowley, spedizione K2 del 1902Crowley compare sulla cover di Sgt. Pepper’s dei BeatlesCrowley e il K2 nel disegno di Giuseppe Popi MiottiDIsegni di Crowley all’interno dell’abbaziaQuel che resta della abbazia di Thelema a CefalùIl giovane Crowley alpinistaForse la prima guida di arrampicata su roccia in lingua inglese opera di Crowley Wastdale Y-boulder 1898La spedizione al K2 del 1902
L’incontro, coordinato dal Presidente del Gism Marco Blatto, con la partecipazione di Luigi Casanova, presidente di Mountain Wilderness, dei colleghi Sergio Rosi, Luca Vallata e della scrittrice e forestale Paola Favero, è stato occasione per esplorare la crisi climatica in atto, le connessioni con il nostro muoversi per pareti e ghiacciai e la trasformazione spinta della montagna, non solo in senso fisico, ma in un crescente oggetto di consumo.
Nella prestigiosa cornice del Palazzo Benvenuti ho raccontato il NON MANIFESTO delle GUIDE sottosopra.
PER DOVERE DI INFORMAZIONE VERSO I COMPAGNI DI CORDATA VECCHI E NUOVI
Disorientati da cliché stantii e resistenti, superomismo, feticismo tecnico e progressivo distacco dalla natura, facili prede dei supermarket digitali, trasformati in mero prodotto d’esperienza “adrenalinica”, accerchiati dall’insana necessità di ostentare ad ogni costo, frastornati dall’ossessione per la sicurezza, sempre più affidata a strumenti, regole e procedure… e per questo inattuabile nei contesti indefiniti e variabili come gli ambienti selvaggi…
LE GUIDE SOTTO (SOPRA)
RIBADISCONO che l’alta montagna è uno degli ultimi luoghi di libertà rimasti nel quale si pregiano di facilitare l’esperienza di esplorare, conoscere, crescere e rigenerarsi attraverso il contatto diretto e sensibile con l’ambiente naturale, con un reale apprezzamento dei luoghi attraversati, dove le energie si sprigionano liberamente, favorendo la percezione e la consapevolezza di quel che accade.
FAVORISCONO la frequentazione consapevole della montagna come un toccasana contro gli aspetti disorientanti di un mondo che corre, spesso senza limiti.
PROPUGNANO la comprensione estesa di quel che accade, per comprendere i luoghi, la loro identità, arrivando a cogliere non solo pochi istanti come un bel panorama o la foto di vetta da “postare”, ma estendendo la comprensione di quel che accade e ci circonda nel tempo, andando oltre la ricerca d’avventura e del fitness svolti entro scenari gradevoli.
SOSTENGONO l’auto-responsabilità e l’auto-protezione come miglior strumento per muoversi entro i luoghi selvaggi.
PROMUOVONO l’utilizzo di mezzi i più semplici possibili, per render l’esperienza ancor più ricca e avventurosa anche su terreni non difficili.
AMMETTONO il valore del senso del limite e della rinuncia prediligendo la QUALITA’ dell’esperienza DOVE l’avventura si svolge nell’avvenire, nella sua incertezza, grande e piccola, non è gioco e non è serietà, sta nell’istante imprevedibile che viene, si trova su grandi pareti ma anche in un semplice bosco o sentiero dimenticato.
RIFUGGONO vacue linee guida e procedure che tentano di inquadrare ciò che non può esserlo (la Natura), la riproduzione in serie e il banale consumo d’esperienze.
TENGONO A MARCARE la propria modalità di vivere la professione per ritrovare se stessi, per respirare liberamente (no paesaggi mozzafiato!!!), per evitare condizionamenti e sensazioni superficiali.
COME RICONOSCERE LE GUIDE SOTTO(SOPRA)? dal distintivo appuntato alla rovescia…
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