Archivi per la categoria ‘arrampicata’

Materia viva

lunedì, 26 Ottobre 2026

“È materia viva!” Andrea trova le parole in cima al Remenno, alla sua prima esperienza verticale su granito.

Raggiunta la sommità e il giardino sospeso di betulle, incrocia le gambe vicino al bordo del monolite, serafico, forse persino zen.

Poi la doppia aerea dalla “pancia”.

Si torna a terra. Non proprio come si era partiti.

Sulla pelle del supervulcano

domenica, 18 Ottobre 2026

Il centro dell’enorme sistema vulcanico che occupava parte dell’attuale Trentino-Alto Adige circa 280 milioni di anni fa si trovava nell’area di Bolzano.

La caldera, oggi ricostruita attraverso lo studio delle strutture geologiche e degli affioramenti, si estendeva per decine di chilometri.

Un territorio allora posto a latitudini tropicali, attraversato per milioni di anni da eruzioni, terremoti e fasi di quiete.

Quello che oggi vediamo in parete è ciò che resta di quella storia. Rocce nate dal fuoco e dal collasso, poi sepolte, deformate, sollevate ed esposte dall’erosione. Una parte di quel materiale costituisce il basamento su cui si sarebbero formate, molto più tardi, le Dolomiti.

Scalare qui significa muoversi sulla superficie di un mondo scomparso. Appigli, fessure e rugosità a cui affidiamo il peso sono il risultato di una storia smisurata, che precede di centinaia di milioni di anni la nostra presenza.

È materia che conserva le tracce di un tempo quasi inconcepibile.

Tutti conosciamo i cubetti rossi che lastricano le strade di tante città italiane. Ma mettere le mani sulla pelle del supervulcano è un’altra cosa.

Si prende quota e viene voglia di abbassare, per un momento, il rumore di fondo della città. Immaginare il Tridentinosauro, piccolo rettile vissuto nel Permiano, correre tra le rocce di quel mondo scomparso.

La sua storia riserva una sorpresa. Quello che per decenni è stato interpretato come l’impronta fossilizzata della pelle si è rivelato, dopo nuove analisi, un contorno dipinto, realizzato per restituire all’animale una pelle che non c’era.

Un grazie ad Andrea per alcune delle foto.

La parete che si sente

mercoledì, 7 Ottobre 2026

Per aderire al serizzo occorre stare in forza, ma anche restare in sé.

È un equilibrio del corpo e della testa, una condizione difficile da spiegare e ancora più difficile da mantenere. Mentre si scala si raccolgono informazioni attraverso i sensi, ma anche impressioni che non sempre sappiamo nominare. Metro dopo metro.

Questa mattina ho messo nello zaino un paio di scarpette con la suola spessa e dura. Alla base della parete il sole non è ancora arrivato. Ho i piedi freddi e nei primi metri quasi non sento gli appoggi.

Guardo le protezioni, distanziate, e per un istante mi chiedo se ho scelto bene.

Il serizzo è lì, ruvido e compatto, ma sotto i piedi ancora non dice molto. Devo fidarmi di quello che vedo, più che di quello che sento.

Poi il sole raggiunge la parete.

La gomma si scalda insieme al corpo. La sensibilità ritorna. Ogni piccola rugosità comincia a farsi sentire, una superficie che fino a pochi minuti prima sembrava liscia si riempie di possibilità.

Anche la scalata si distende.

Il respiro trova il suo ritmo, il corpo smette di cercare appoggi e comincia a riconoscerli senza pensare. Le mani seguono le forme della roccia, i piedi si affidano a quelle minime asperità che prima non riuscivo a riconoscere.

A un certo punto mi fermo; sotto di me volano i gracchi.

Li guardo per qualche secondo, mentre la parete continua a restituire al corpo piccole informazioni, pressioni, attriti, inclinazioni. Non c’è niente da risolvere in quel momento, solo da stare lì, abbastanza presenti da accorgersene.

Forse è anche questo che cerchiamo quando arrampichiamo.

Una particolare qualità dell’attenzione, quella condizione in cui corpo e pensiero smettono per un po’ di andare ognuno per conto proprio.

Forse perché non appartengono soltanto alla parete, ma a quel preciso istante, a quel corpo, alla luce, alla temperatura del momento, a quella quantità di paura e di fiducia.

E la volta successiva sarà già un’altra storia.

Nell’immagine: il mio giovane compagno di cordata sale con naturalezza e senza indugio

Basta questo

domenica, 12 Luglio 2026

Di nuovo arrampichiamo al fresco, sotto i giganti delle Retiche.

Il sole radente confonde la roccia e nasconde gli appigli.

Sulla riva del piccolo lago ci fermiamo più del previsto, gli eriofori oscillano nel vento, le libellule blu pattugliano l’acqua.

Poi il bagno, nel torrente alimentato dalle acque di fusione del ghiacciaio dello Scalino, che modella la pietra. Un’acqua che ancora punge la pelle, come deve essere.

Foto: Mauro.

Appigli nel tempo

martedì, 7 Aprile 2026

C’è un mare antico che regge queste pareti, pietrificato nei muri a strapiombo del Muschelkalk, calcari nati da acque calde e poco profonde, ora diventati equilibrio e vuoto sotto le dita.

Sotto, la pietra rossa racconta un’altra storia. Il Buntsandstein è polvere di deserto, flussi antichi, vento e tempo. Due mondi, uno sopra l’altro. E noi in mezzo, a leggere la roccia e a cercare appigli in ciò che resta del tempo.

Più in basso, messi a nudo dal Rio Siurana, affiorano scisti verdi, molto più antichi, come un fondo che riaffiora dopo essere stato dimenticato. Pochi passi separano un confine invisibile che coincide con la più grande estinzione di massa del pianeta. Qui è tutto vicino, tutto leggibile, tra una salita e l’altra.

Aprile aiuta lo sguardo, tra fiori di rosmarino e ginestre spinose, pinete aromatiche. Il vento teso da nord allunga le nuvole e pulisce il cielo: una condizione perfetta per arrampicare.

Tommaso si aggrappa agli strapiombi arancioni di questa roccia incredibile. Io rincorro i rari muri grigi, un poco più appoggiati e lavorati dall’acqua, che restituiscono sollievo alle braccia. Un grigio che ormai riconosco anche nelle mie tempie.

Più in alto, restano le tracce del castello, ultimo baluardo dei musulmani in Catalogna. Le mura si fanno strada tra gli strati di roccia, così evidenti che basta un’immagine per raccontare milioni di anni. Si racconta che la regina preferì gettarsi nel vuoto con il suo cavallo piuttosto che cadere prigioniera dei cristiani. Anche questa è una linea, una scelta verticale che attraversa il tempo.

Ai piedi dei rilievi della Sierra de Prades si apre una moltitudine di pareti. Linee ovunque, arrampicatori da ogni dove. Alcuni inseguono il grado, altri la qualità della roccia, che qui è eccellente, quasi senza eccezioni.

In fondo è anche questo un modo di viaggiare, mettere le mani nella storia della Terra, osservare, conoscere, rispettare.

E poi c’è un passaggio che non riguarda la roccia. Arriva quando smetti di salire tu e guardi salire tuo figlio. È bello prendersi cura, senza sottrarsi alla fatica. Ma è altrettanto bello fermarsi quando è il momento. Quel che è salito, è salito. Ora resta la leggerezza, la passione, la forza di chi sale dopo.

E la capacità, non scontata, di saperle guardare.

L’acqua torna in Val di Mello

venerdì, 27 Marzo 2026

Pochi giorni fa il greto era ancora nudo, figlio dell’inverno.

Poi, senza rumore, l’acqua è tornata in Val di Mello.

Arriva piano, quasi con rispetto. Trasparente, leggera, ancora incerta. Non riempie le pozze, non reclama spazio, si lascia assorbire dalla sabbia, scompare nella piana come a cercare memoria del suo passaggio.

È un ritorno timido, ma è un risveglio. E basta questo per capire che la stagione è cambiata.

Danza di chiaroscuri

mercoledì, 12 Novembre 2025

La luce incide, l’ombra risponde. Il bello di Luna a novembre è che la parete vibra del loro confronto, ogni appiglio si accende e si spegne, la roccia respira nel ritmo del giorno che declina. Salendo, senti che il granito non è mai neutro — ti accoglie, ma pretende ascolto, equilibrio, presenza.

Oggi, con un giovane compagno di cordata, ho condiviso questa danza di chiaroscuri, la salita diventa un dialogo silenzioso, un modo per imparare a leggere la parete come si leggerebbe un volto, un paesaggio che cambia con la luce.

Sono tornate le api!

giovedì, 16 Ottobre 2025

Sono tornate le api!
Un grande favo pende dalla fessura a strapiombo del secondo tiro.
Se continuano a costruire qui le loro perfette strutture esagonali per custodire miele, polline e larve, significa che questa è casa loro.
Possiamo tranquillamente rinunciare a salire quel tratto di parete, gli altri itinerari sparsi su questo bel muro di gneiss, all’imbocco della Valmalenco, offrono comunque splendide possibilità di arrampicata.

Ecco il disegno aggiornato delle vie delle strutture di gneiss di Cagnoletti – Valdone in Valmalenco

Il ricordo sulla carta

domenica, 21 Settembre 2025

Alla fine della giornata, in cima alla parete, gli ho lasciato un piccolo compito:
«Quando torni a casa, disegna un ricordo di oggi».
Questo è il risultato.

Sul foglio c’è tutto: il cordino blu passato attorno al larice, il rododendro, il friend viola piazzato con cura, la corda rosa che ci univa e ci teneva in tensione, e sopra di noi – davvero – lo stambecco. Un guardiano delle rocce, metà Dio Pan, metà spirito della montagna, che ci osservava dall’alto in silenzio.

Raccogliere un frammento di documentazione attraverso un racconto spontaneo, fatto di segni e colori, restituisce a chi guida lo sguardo fresco del bambino sull’esperienza appena conclusa. In fondo documentare la nostra ascensione significa non solo archiviare, ma dare valore alle tracce, trasformarle in memoria viva. Qui la “bacheca” è un foglio di carta che mette in relazione luoghi, emozioni, gesti tecnici e simboli che ci aiutano a rielaborare quel che abbiamo vissuto.

Un disegno che racconta più di mille parole la giornata: tecnica, fiducia, stupore. La memoria viva di una scalata, vista dagli occhi di chi muove i primi passi in verticale.

Dove la roccia diventa fuoco, le pareti più sorprendenti della Valmalenco

martedì, 26 Agosto 2025

Nel 1991 Alessandro Reati e Marco Peduzzi pubblicarono “Magia Rossa”, una guida che raccontava l’arrampicata e l’alpinismo in Valmalenco, ribadendo un concetto semplice e potente dove le rocce della Valle del Mallero sono ottime non solo per essere tagliate a fette. Tra le strutture in quota, le remote pareti di serpentinite nascondono gioielli rari. Qui l’alterazione superficiale regala alla roccia una colorazione rossastra unica, al sorgere del sole le tonalità diventano incredibili e la superficie, cosparsa di minuscoli cristalli di magnetite, si fa ruvida, aderente, perfetta. Fessure di ogni misura accolgono bene le protezioni veloci, una delizia per chi ama scalare. Roccia, cielo, silenzio. Basta faticare un po’ per andarsele a cercare.

Grazie a Ivan per le foto!