Archivi per la categoria ‘alleniamo l’esperienza’

Il come prima del dove

domenica, 2 Novembre 2025

Cammino, arrampicata e ascolto: esperienze per abitare la montagna.

Un giorno o due, per trovare sintonia con l’intorno e con sé stessi.
Ci si incontra, si parte senza fretta, si osserva come cambiano la luce, il vento, il passo. L’intorno diventa campo d’esperienza, non sfondo.
Prima comprendiamo cosa accade attorno a noi, poi cerchiamo di capire come superare gli ostacoli, con quali tecniche, e solo alla fine con gli strumenti giusti. Più che il dove, importa il come.
La montagna insegna a leggere, a scegliere, a rallentare o correre.

Nel muoversi tra sentieri e pareti si alternano cammino e arrampicata, gesti semplici e concentrazione. Si esplorano indizi, pillole di orientamento, lettura del terreno e della roccia, stima dei tempi, percezione dei pericoli e degli scenari.
L’impegno fisico e tecnico cresce con naturalezza, passo dopo passo, calibrato sulle persone e sul momento.

Gli incontri inattesi, le sorprese, i mutamenti del meteo o dell’umore diventano parte del gioco, occasioni per allenare l’attenzione e l’ascolto, dentro e fuori.
Scoprire che il vento non soffia solo sulle creste, ma anche nei pensieri.

Quando si allunga il tempo – due giorni in montagna, con una notte in bivacco o in baita – tutto si fa più denso, la luce del tramonto, il silenzio, i gesti condivisi.
L’esperienza diventa più profonda, più essenziale. Le conoscenze si sedimentano nei movimenti, nella postura, nello sguardo.

Il programma nasce ogni volta su misura, costruito insieme, nel rispetto delle condizioni della montagna e del ritmo di ciascuno.
Non esiste un percorso standard, ma un cammino che si disegna passo dopo passo, con attenzione, libertà e curiosità.

Chi vuole saperne di più mi scriva qui: info@mountlab.it Ancor meglio una lettera scritta a mano, calma e inattesa.

Da una chiacchierata può nascere un cammino, una scalata, o almeno una buona idea di partenza.

Non una mappa, ma un racconto: imparare camminando

domenica, 27 Luglio 2025

C’è una mappa che non si può acquistare e non restituisce distanze, non esiste nemmeno in formato digitale, in nessuna App.

Questa mappa non serve per orientarsi nel modo consueto, non indica un obiettivo da raggiungere, ma accende percorsi da abitare. Non è fatta di curve di livello, né di coordinate, non si misura in metri, si misura in incontri.

È la mappa del racconto.

A differenza delle mappe topografiche, che guidano il passo verso una meta prestabilita, la mappa del racconto si apre al movimento che accade. Non chiude in un tracciato, non riduce il paesaggio a un esercizio di orienteering, non isola ma connette.

Non serve per arrivare, serve per stare.

Chi segue la mappa del racconto non cerca la via più breve, ma l’esperienza più intensa e lascia spazio alla sorpresa, all’imprevisto, al dettaglio che sfugge. Accoglie l’imperfezione e la deviazione come parte viva del cammino. È una mappa che muta con le stagioni, con il tempo, con le persone, non è mai uguale a se stessa e non si esaurisce mai.

La si costruisce camminando con gli occhi, con le mani, con l’ascolto. Non racconta tutto subito, non mostra tutto in chiaro, ma suggerisce. E ogni elemento significativo — un odore, una pietra, una parola — è un nodo che tiene insieme una trama, un accenno che indica una direzione, una lampadina che si accende.

Non serve progettare escursioni epiche per viverla, è adatta a tutti, a tutte le età.

Si realizza su misura, con taccuino e matita, aperti al mondo circostante, alle infinite trame che lo attraversano; è ideale per chi impara e per chi accompagna, non si può rubare e nemmeno duplicare.

Funziona con bambini e ragazzi, con chi cerca un’educazione che non sia addestramento; nella formazione degli adulti con organizzazioni e gruppi.

Traduce in esperienza concreta qualunque programma scolastico, ma senza schede, senza fotocopie, senza esperti a distribuire nozioni già masticate, replica dal vivo e in azione tutto ciò che si prova a insegnare stando fermi.

Attiva il corpo prima ancora del pensiero, stimola i sensi, le attitudini, il desiderio di capire.

Favorisce la collaborazione, genera pensieri collettivi, solleva dubbi. Fa domande che non hanno subito una risposta. È pedagogia dell’ascolto, dell’incontro, della scoperta.

Chi segue la mappa del racconto non si limita a camminare, abita, non osserva ma partecipa. Non si limita a vedere ma prova a comprendere.

Insomma è una mappa che non guida, ma accompagna, specie quando la traccia scompare, è ciò che resta, quando qualcosa accade davvero.

Non le più famose, né le più difficili

domenica, 6 Luglio 2025

Non le più famose, né le più difficili.
Ma forse le più libere.

C’è qualcosa di prezioso nel non incrociare nessuno,
nel lasciare che il giorno si svolga senza gli sguardi di altre cordate.
Senza la pressione d’essere veloci o lenti,
senza sorpassi, soste obbligate, attese al freddo.
Senza il dover fare in fretta,
o giustificare il prendersi tempo.

Inseguire traiettorie dimenticate,
linee sottili senza tracce,
porta con sé un grande vantaggio: la solitudine.

Basta un’idea, un’intuizione,
un invito silenzioso.
Seguire una luce diversa,
un nome sulla mappa che non dice nulla a chi passa veloce.

Così si scoprono pareti diverse,
quelle che non si possono raccontare del tutto,
e che ti restano addosso anche dopo il ritorno.

Ecco, qui abbiamo una grande probabilità di non incrociare nessun altro.
E questo, oggi, è un privilegio raro.

Sicuri di volerci “sicuri”?

venerdì, 6 Giugno 2025

Nella presentazione del calendario 2025 delle escursioni con le Guide Alpine della Lombardia, promossa con convinzione dalla Regione, le parole “sicura” e “sicurezza” risuonano come un mantra: ben cinque volte in un comunicato che parla di  montagna. A ciò si aggiunge il solito richiamo alla “montagna accessibile per tutti”, una formula che, se presa sul serio, svuota la montagna di ciò che la rende tale.

Ancora una volta il discorso pubblico sulla montagna punta sulla rassicurazione, su una percezione di piena prevedibilità. Un linguaggio che, pur animato da buone intenzioni, rischia di semplificare troppo e di far credere che si possa rendere controllabile ciò che per sua natura non lo è, neutralizzare i pericoli e addomesticare l’imprevisto.

In realtà, non esiste sicurezza in ambiente naturale, e chi accompagna in montagna lo sa bene. L’incertezza non è un nemico da cui difendersi, ma parte integrante dell’esperienza, ed è proprio nel confronto con il rischio, gestito, non negato, che si forma la consapevolezza.

Anche l’idea di promuovere “l’accessibilità” come principio inderogabile merita qualche riflessione in più. Rendere tutto fruibile e facile significa negare l’essenza stessa della montagna: l’asprezza, la verticalità, la fatica dell’andare. Se la montagna è ovunque “per tutti”, allora smette di essere esperienza che lascia il segno e si riduce a consumo, a gita organizzata con selfie finale. Il concetto di inaccessibilità non è una barriera da abbattere, ma una qualità da proteggere. È un invito a mettersi in gioco, non a delegare.

Belle le iniziative educative, le uscite guidate che stimolano la curiosità e il rispetto per l’ambiente, le giornate di orientamento per chi vuole imparare una professione antica e nobile.

Serve forse un cambio di linguaggio, per rinforzare il messaggio educativo che sta alla base dell’iniziativa, non tanto la promessa di un ambiente privo di rischi, ma la promozione di una cultura dell’attenzione, della lettura del contesto, della responsabilità personale.

Meglio coltivare il dubbio o alimentare l’illusione del controllo?

Emozioni

lunedì, 23 Gennaio 2023

Emozioni (enciclopedia Treccani)

Processo interiore suscitato da un evento-stimolo rilevante per gli interessi dell’individuo. La presenza di un’e. si accompagna a esperienze soggettive (sentimenti), cambiamenti fisiologici (risposte periferiche regolate dal sistema nervoso autonomo, reazioni ormonali ed elettrocorticali), comportamenti ‘espressivi’ (postura e movimenti del corpo, emissioni vocali).

In risposta alle e. si verificano modifiche fisiologiche, che sono adattive in quanto permettono di mobilizzare le energie in maniera rapida e di far fronte a una situazione di emergenza.

In situazioni difficili, dove occorrono decisioni e azioni immediate, non c’è tempo per reazioni pensate e ragionate, ricorrere alla riflessione ci rende troppo lenti.

Per questo, in risposta ad una percezione sensoriale, che modifica il nostro equilibrio interiore, entrano in gioco nuovi messaggeri (le emozioni) che ci recapitano tempestivamente le informazioni che ci servono.

Le emozioni sono un campanello interiore, un prezioso alleato in grado di percepire le modificazioni ambientali e attivare una variazione comportamentale immediata, indispensabile in situazioni che richiedono tempi decisionali assai brevi.

Negli spazi d’avventura mai codificabili come la montagna, lo “stato di vigilanza” legato alle emozioni è una risorsa fondamentale.

Eppure l’ascolto degli stimoli interni o esterni naturali che generano emozioni e che possono “prendere il controllo” è del tutto ignorato o quasi.

A cosa serve insegnare complicatissime tecniche se poi quando ci si trova in situazioni critiche si va in affanno o ci si trova a chiudere gli occhi?

Quanto siamo consapevoli che le emozioni rendono più o meno efficace la reazione a una situazione inattesa?

Quanto occorre governarle in modo funzionale per non creare danni?

Scalare sul ghiaccio è un concentrato di sensazioni ed emozioni.

Come possiamo descrivere il gelo se non salendo una cascata?

Un’esperienza che si vive, si prova e si sente.

Non si spiega eppure si capisce.

Ogni giorno qualcosa di meno, non qualcosa di più: sbarazzati di ciò che non è essenziale. Bruce Lee

Attesa

martedì, 10 Gennaio 2023

Qui non c’è serialità, nè ripetizione. Non assistiamo a nessuno spettacolo di cose esterne a noi.

Abbiamo atteso il momento giusto e la neve vera, per scivolare incantati e coinvolti.

Geo ascensioni

martedì, 27 Dicembre 2022

E’ inutile rincorrere la neve che non c’è.

E’ sempre possibile allenare l’esperienza, scegliere percorsi incerti e saperli decifrare, leggere dal vero le relazioni e connessioni esistenti, incuranti del flusso travolgente di informazioni virtuali circolanti.

In pratica riconquistare il senso dell’orientamento e scegliere una direzione, leggendo il terreno, liberi di smarrirsi e di ritrovarsi.

Contattatemi per esercitare dal vivo e dal vero questa scoperta (adatta a tutte le gambe).

Quale guida? #4

sabato, 10 Dicembre 2022

Si può stare al di fuori dal turismo d’avventura pre-confezionato? Evitare “esperienze adrenaliniche” forzate?

Forse è ancora possibile fare un’esperienza in montagna alla propria misura e muoversi secondo quel che sentiamo, dove  c’è da scoprire più che da imparare.

Come?

stabiliamo un contatto diretto e sensibile con l’ambiente naturale

con un reale apprezzamento dei luoghi attraversati, dove le energie si sprigionano liberamente

promuoviamo la consapevolezza di quel che accade, piuttosto che dire cosa occorre fare

proviamo ad usare mezzi più semplici possibili, per render l’esperienza ancor più ricca

si può abbassare il tenore delle salite, guadagnando in qualità

tutti dappertutto non ci interessa

l’avventura si svolge nell’avvenire, nella sua ambiguità, grande e piccola

non è gioco e non è serietà, sta nell’istante imprevedibile che viene

si trova su grandi pareti ma anche in un semplice bosco dimenticato o su una piccola rupe

la percezione della nostra esperienza è la nostra priorità

per ritrovare se stessi

per respirare liberamente (no paesaggi mozzafiato!!!)

per togliere condizionamenti e sensazioni superficiali

liberi di salire oltre il limite degli alberi

guardiamo in alto

abitiamo la montagna

se mi dici chi sei ti dico cosa possiamo fare assieme

E’ possibile evitare torture forzate?
Cambiamo musica?

Maestro di sci di montagna

mercoledì, 30 Novembre 2022

Ecco alcuni suggerimenti per l’inverno, lontani dai moderni lunapark in quota.

Il programma prevede:

-distacco dalla routine quotidiana;

-svolgimento solo con neve vera! La neve naturale è fondamentale, non la intendiamo buona solo per rendere bianco l’ambiente attorno;

-nessuna atmosfera metropolitana, nessuna attesa, tipica dei comportamenti cittadini…tram, metro, semafori;

-nessun costo di skipass.

Si impara a conoscere la montagna, la tecnica basilare per diventare uno scivolatore completo e autonomo su ogni tipo di neve e pendio.

Scaletta, spina di pesce, voltamaria, posizione base, spazzaneve, arresto…

Dopo i primi passi saremo pronti ad esplorare la montagna d’inverno con le pelli di foca.

Dotazioni ed equipaggiamento minimale, bene il maglione della nonna, tanto ci si scalda parecchio. No tute high-tech e caschi da astronauta.

Adatto a tutti: da 6 a 99 anni.

Contattatemi per saperne di più.

Joies de la glisse
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Neve soffice e silenziosa

Roccaforte delle pernici bianche

giovedì, 15 Settembre 2022

La cresta di roccia diversamente solida è tutt’altro che declassata, lontana da un emporio a disposizione.

E’ la roccaforte delle pernici bianche, che spiccano il volo dall’alto degli strapiombi di marmo, per planare sopra le pareti di scisto.

A confronto siamo assai piccoli e goffi, intenti a decifrare il caos minerale che incontriamo sotto le dita, attenti ad ogni appiglio, concentrati su ogni passo.

Cima di Vazzeda 3297m, cresta Est (A. Bonacossa e G. Polvara, in discesa, 26 luglio 1921)