Le abbondanti nevicate degli ultimi giorni, di neve bagnata e pesante, aiutano a rinunciare alla rincorsa a “fare cose” in montagna.
Lontani da pendii e canali ci si perde nel bosco, si coltiva la disposizione a stare e in ascolto del mostrarsi dei fenomeni che accadono intorno.
Ci si lascia guidare da indizi, segni e tracce, sino a restare in attesa e farsi catturare dalle cose.
E’ l’occasione per mantenere un passo rilassato e seguire quel che accade, fino a raggiungere una radura, con al centro un grande abete, che fa da ombrello e diventa la nostra magnifica salle à manger.
Si può stare al di fuori dal turismo d’avventura pre-confezionato? Evitare “esperienze adrenaliniche” forzate?
Forse è ancora possibile fare un’esperienza in montagna alla propria misura e muoversi secondo quel che sentiamo, dove c’è da scoprire più che da imparare.
Come?
stabiliamo un contatto diretto e sensibile con l’ambiente naturale
con un reale apprezzamento dei luoghi attraversati, dove le energie si sprigionano liberamente
promuoviamo la consapevolezza di quel che accade, piuttosto che dire cosa occorre fare
proviamo ad usare mezzi più semplici possibili, per render l’esperienza ancor più ricca
si può abbassare il tenore delle salite, guadagnando in qualità
tutti dappertutto non ci interessa
l’avventura si svolge nell’avvenire, nella sua ambiguità, grande e piccola
non è gioco e non è serietà, sta nell’istante imprevedibile che viene
si trova su grandi pareti ma anche in un semplice bosco dimenticato o su una piccola rupe
la percezione della nostra esperienza è la nostra priorità
per ritrovare se stessi
per respirare liberamente (no paesaggi mozzafiato!!!)
per togliere condizionamenti e sensazioni superficiali
liberi di salire oltre il limite degli alberi
guardiamo in alto
abitiamo la montagna
se mi dici chi sei ti dico cosa possiamo fare assieme
Percorriamo i terrazzamenti sino ai luoghi più alti. Troviamo muri costruiti ovunque vi fosse un po’ di terra per far crescere canapa, lino, orzo, granoturco, patate, segale ed erba da fieno.
Sassi e massi impilati ed aggrappati ai più impervi dorsi rocciosi, negli anfratti, persino sopra i massi più grandi. Sassi per mangiare, per abitare e per ricoverare le bestie. Sassi che sostengono scale e sentieri, che segnano i confini.
Scoviamo il maggengo dal nome esotico di Nàal e il póz che dava da bere a uomini e animali che abitavano il versante arido. Si tratta di una profonda buca sotto a un masso a cui si accede da una scaletta scavata nel gisc, contornata da un muro a secco.
Osserviamo letti che si collegano al tetto e tini di legno, usati un tempo non per il “glamping”, ma per riposare, raccogliere l’acqua e sopravvivere.
Troviamo segni e oggetti che raccontano le storie.
Saliamo ancora, fino al Scènc, ad inseguire il recinto ciclopico che delimita il prato più nascosto…
Uno sperone di gneiss a forma di squalo o figura mascelluta emerge dalla montagna, è la porta d’ingresso agli spazi nascosti del Foppa.
La nostra esplorazione attraversa numerosi orizzonti vegetali, cambiano di continuo paesaggi, vedute ed incontri.
Percorrere un tracciato spianato da ogni ostacolo e ossessivamente segnalato significa seguire un sentiero incolore e muto.
Trovare la via che ricollega tratti di sentiero abbandonato rende invece interessante ogni sasso calpestato.
Qui occorre far di continuo piccole scelte, divagazioni, pause, azioni che rendono il percorso assai vivo e fanno dimenticare la noia e la fatica.
Nulla è certo, nemmeno quel che si incontra ad ogni passo e l’attenzione e direzione da prendere variano in base a ciò che ci incuriosisce in quel momento.
Il sentiero nascosto conduce alla montagna dimenticata, fuori dalle rotte, difesa dalle rocce. A turno proviamo a scovare la via, seguire le tracce, intuire il cammino.
Ogni tanto muri e segni confermano il percorso. Esploriamo macigni, rocce, pietraie e terrazzi.
Terrazzamenti realizzati ovunque vi fosse un po’ di terra, aggrappati ai più impervi dorsi rocciosi, negli anfratti, sopra i massi. Incontriamo alberi che crescono tra i muri storti, fodere di muschio e tante vecchie case che raccontano le storie.
Con il terreno privo di neve e vegetazione spoglia ricostruiamo l’immagine della vita di un tempo sulla montagna, un tempo brulicante di vita e di lavoro.
Partiti tra i castagni, ci riposiamo, al sole, tra gli abeti.
Abbiamo esplorato un mondo naturale mai prevedibile.
Abbiamo incontrato diversi dubbi e iniziato a comprendere quanto possono essere paralizzanti oppure vitali.
Ci siamo immersi nella bellezza di questi luoghi, fissandoli nella nostra memoria, senza la necessità di esibirli come trofei
Ecco alcune note dal campo..
L’invito al viaggio continua…per tutto l’autunno e la primavera 2022.
Scrivetemi per saperne di più.
Requisiti: abitudine per diverse ore di cammino fuori dai sentieri, assoluta padronanza del passo, assenza di vertigini e capacità di muoversi in scioltezza su passi di I e II grado. Per le notti all’aria aperta servono spirito d’avventura, adattamento e spirito di squadra.
Photo by Marco De Scalzi – Courtesy Beatrice Trussardi Foundation
Dal 11 luglio sino al 29 agosto 2021 potremo attraversare le Alpi a piedi per incontrare i luoghi che ispirarono Segantini, Giacometti e Nietzsche.
Scavalcare le Alpi significa esplorare un continuo passaggio di frontiere minerali e vegetali, accompagnati dai cambi di luce e di orizzonte che obbligano ad alzare gli occhi e non limitarsi al movimento meccanico di un passo avanti all’altro.
Mountain Hut in Val Fex, Engadin Site of Pawel Althamer’s project for the Beatrice Trussardi Foundation 2021 Courtesy Beatrice Trussardi Foundation Photo by Marco De Scalzi
Cosa occorre: buona attitudine al cammino, scarponi ben rodati, curiosità.
Giorno 1 – Chiareggio 1612m, Passo Tremoggia 2929m, Val di Fex (Crasta) 1950m, Lej da Segl (Isola) 1810m, Maloja 1809m, Salecina 1793m. Pernottamento presso la dimora storica di Salecina.
“quello che distingue Salecina dalle case di vacanza di lusso è il numero delle stelle, sicuramente più numerose nella limpida conca di Salecina risparmiata dall’inquinamento luminoso”
Lungo la via visiteremo la ganda de Fex, dove i giuelée malenchi nei primi del ‘900 misero a frutto le loro conoscenze e abilità oltre confine ricavando tegole simili a quelle di serpentino estratte e lavorate in Valmalenco.
Val Fex
Giorno 2 -Salecina 1793m, Passo del Muretto 2560m, Chiareggio 1612m.
Passo Muretto
Contattatemi per saperne di più: ph 348-8403009 – michele.comi@stilealpino.it
Per visitare luoghi autenticamente selvaggi, sconfinati ed isolati, incuranti della presenza umana.
Per scoprire le meraviglie geologiche nel luogo in cui si trovano e la particolare combinazione che si crea tra risorse naturali e umane che rendono il luogo unico e irripetibile.
Per afferrare rocce nate dal fuoco o dal mare.
Per unire escursionismo e conoscenza della Terra.
giorno 1
ritrovo ore 9 località Franscia 1515m e avvio trekking lungo le gole e il vallone dello Scerscen, pranzo al sacco.
Transito dall’alpe Musella e dal cimitero degli alpini sino al rifugio Carate 2636m, cena e pernottamento.
giorno 2
salita al monte delle Forbici 2908m e rientro ad anello verso valle con laboratori d’esperienza in cammino. Arrivo a Franscia ore 18 circa.
Equipaggiamento consigliato
Zaino di dimensioni sufficienti per trekking di 2gg a partire da 35l
Scarponcini da trekking ben rodati
Pantaloni da trekking estivo (aggiungere calzamaglia se dovesse fare freddo)
Giacca-guscio impermeabile traspirante
In caso di pioggia un poncho o copripantaloni potrebbero essere utili
Cappello da sole, berretta e guanti leggeri, occhiali da sole e crema alta protezione
Borraccia o camel bag
Intimo termico e calze (con ricambio), giacca in pile, capo caldo (in piumino o sintetico).
Cibo per pranzo al sacco, barrette energetiche o un po’ di frutta secca da consumare durante il cammino
Piccolo asciugamano in microfibra
Sacco lenzuolo per notte al rifugio
Torcia frontale con batterie di scorta
Kit pronto soccorso, dotazioni personali
Bastoncini da trekking (consigliati)
Taccuino per annotazioni e da scrivere
Facilitatore d’esperienze: Michele Comi, guida alpina e geologo della Valmalenco.
Proposta in collaborazione con Rifugio Carate in Valmalenco.
Per informazioni e iscrizioni: michele.comi@stilealpino.it
Vi sono luoghi così rari e preziosi che meritano di non essere raccontati, se non per quello che suscitano in noi quando li attraversiamo.
Ormai abbiamo fatto il giro del globo e il globo è finito. Più conosciamo in superficie ogni spazio remoto, meno sappiamo penetrarlo nel dettaglio.
Più cediamo alla spettacolarizzazione, più rinunciamo a conoscere per davvero questi ultimi spazi selvaggi, ormai ridotti a piccoli scenari di “imprese” umane, troppo umane.
Pochi giorni fa, solitario, ho affrontato un’inedita ed entusiasmante esplorazione, al confine tra escursionismo ed alpinismo, tra arrampicata ed avventura.
Ho collezionato una serie di incontri e sensazioni così singolari ed inattese che hanno via via rafforzato in me l’idea che per riproporre questo viaggio occorre stabilire un’alleanza e un patto con i più fidati compagni di cordata: il patto del non racconto**!
Per questo ho deciso di non mostrare alcuna foto , suono o video riconducibile a questo Eden perduto.
Destinazione? Lo scoprirete in privato dopo aver accettato il patto del non racconto.
Quando? A partire da ottobre 2021.
Durata del viaggio 4-5 giorni.
Quello che posso anticipare è che mai come in questa avventura mi è capitato di mettere a fuoco una quantità e qualità di emozioni così forti.
Emozioni che ci forniscono informazioni per valutare le situazioni, ci inducono a raccoglierne di ulteriori, prendere decisioni, a organizzare le nostre scelte e il nostro comportamento.
Solo un luogo speciale come questo consente di mettersi in ascolto e favorire una tale sintonia fine, così potente da farci dimenticare la necessità corrente di frequentare i luoghi quasi sempre solo per esibirli come si fa con un trofeo, senza comprenderli realmente.
Dormiremo sotto a un cielo stellato, per riacquistare la percezione della volta celeste sino a riempire per intero il nostro campo visivo, circostanza assai utile per provare a ridimensionare il nostro “io” supponente e magari tornare arricchiti alla nostra routine.
Questo viaggio è un’occasione per disfarci delle medaglie di latta con cui ci nutriamo ogni giorno, in una sorta di contagio collettivo.
Un’esplorazione utile a ridurre , almeno per un poco, quel distacco dalle emozioni e sensazioni fisiche reali che sono il tradimento delle istanze interiori più importanti.
**Patto del non racconto
Io sottoscritta/o…………………….
Confermo l’adesione al viaggio e all’esplorazione dell’Eden perduto
sottoscrivo il seguente patto del non racconto:
-mi impegno a non rivelare dettagli, descrizioni e informazioni dell’accesso e del percorso
-mi impegno a non divulgare e pubblicare alcuna immagine e/o video che ritraggono i luoghi attraversati
Pena l’esclusione con disonore e ignominia dal gruppo di esploratori erranti.
Pena la riprovazione di nostra madre Terra
In fede…………..
Requisiti: abitudine per diverse ore di cammino fuori dai sentieri, assoluta padronanza del passo, assenza di vertigini e capacità di muoversi in scioltezza su passi di I e II grado. Per le notti all’aria aperta servono spirito d’avventura, adattamento e spirito di squadra.
Contattatemi per le necessarie informazioni riservate e per consultare la mappa del racconto.
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