Archivi per la categoria ‘racconti-articoli-commenti’

Calpestare il ghiaccio vivo: un privilegio in via d’estinzione

martedì, 5 Agosto 2025

Mettere il piede sul ghiacciaio non è soltanto un esercizio tecnico, non significa soltanto imparare a far mordere le punte dei ramponi su pendenze diverse, provare i primi passi in cordata, l’assetto del corpo, la gestione degli attrezzi prima di passare a creste e pareti.

Oggi poggiare il piede sul ghiacciaio ha il sapore di un’urgenza, quasi di un privilegio estremo, è immergersi, ancora per poco, nel respiro vivo di una massa d’acqua solida che abbiamo sempre pensato inesauribile, eterna compagna delle nostre salite. Sta scomparendo sotto gli occhi di una sola generazione umana, una disfatta di ghiaccio mai vista, nella storia della nostra specie.

Mettere il piede sul ghiacciaio, adesso, significa testimoniare questa sparizione. Toccare con mano crepacci, canali di scolo, inghiottitoi, crioconiti, rocce montonate…laghi proglaciali, ghiaccio stratificato, vele, ogive, funghi di ghiaccio, erratici e morene di superficie. Significa osservare forme in movimento, instabili e irripetibili, perché il gigante è in totale disequilibrio climatico. Mentre lo attraversiamo una brezza fredda di caduta prova invano a difenderlo dal calore.

Poi c’è il tintinnio secco dei ramponi sul ghiaccio vivo, la piccozza piantata come un’ascia, il crollo ritmico e lontano di blocchi enormi dalla seraccata superiore – il suono arriva solo quando il distacco è già avvenuto. Freschi graffi compaiono sulle rocce che vedono la luce per la prima volta da chissà quanti millenni, ogni giorno il bordo di ghiaccio si abbassa di diversi centimetri, un segno netto, che si può toccare.

Ghiacciaio non più come palestra di alpinismo, ma come lente d’ingrandimento sul respiro profondo della Terra. Metterci il piede sopra oggi è prima di tutto un atto di consapevolezza, un andare a vedere, finché questo corpo vivo è ancora lì, a insegnarci qualcosa che non avremmo mai voluto imparare così.

Un invito a mettere i piedi sul ghiacciaio non solo per imparare a usare i ramponi e a muoversi con consapevolezza tra i crepacci, ma per osservare una parte viva della Terra, in un luogo speciale, per ascoltare il linguaggio del ghiaccio fragile e irripetibile.

Per saperne di più clicca qui

Non una mappa, ma un racconto: imparare camminando

domenica, 27 Luglio 2025

C’è una mappa che non si può acquistare e non restituisce distanze, non esiste nemmeno in formato digitale, in nessuna App.

Questa mappa non serve per orientarsi nel modo consueto, non indica un obiettivo da raggiungere, ma accende percorsi da abitare. Non è fatta di curve di livello, né di coordinate, non si misura in metri, si misura in incontri.

È la mappa del racconto.

A differenza delle mappe topografiche, che guidano il passo verso una meta prestabilita, la mappa del racconto si apre al movimento che accade. Non chiude in un tracciato, non riduce il paesaggio a un esercizio di orienteering, non isola ma connette.

Non serve per arrivare, serve per stare.

Chi segue la mappa del racconto non cerca la via più breve, ma l’esperienza più intensa e lascia spazio alla sorpresa, all’imprevisto, al dettaglio che sfugge. Accoglie l’imperfezione e la deviazione come parte viva del cammino. È una mappa che muta con le stagioni, con il tempo, con le persone, non è mai uguale a se stessa e non si esaurisce mai.

La si costruisce camminando con gli occhi, con le mani, con l’ascolto. Non racconta tutto subito, non mostra tutto in chiaro, ma suggerisce. E ogni elemento significativo — un odore, una pietra, una parola — è un nodo che tiene insieme una trama, un accenno che indica una direzione, una lampadina che si accende.

Non serve progettare escursioni epiche per viverla, è adatta a tutti, a tutte le età.

Si realizza su misura, con taccuino e matita, aperti al mondo circostante, alle infinite trame che lo attraversano; è ideale per chi impara e per chi accompagna, non si può rubare e nemmeno duplicare.

Funziona con bambini e ragazzi, con chi cerca un’educazione che non sia addestramento; nella formazione degli adulti con organizzazioni e gruppi.

Traduce in esperienza concreta qualunque programma scolastico, ma senza schede, senza fotocopie, senza esperti a distribuire nozioni già masticate, replica dal vivo e in azione tutto ciò che si prova a insegnare stando fermi.

Attiva il corpo prima ancora del pensiero, stimola i sensi, le attitudini, il desiderio di capire.

Favorisce la collaborazione, genera pensieri collettivi, solleva dubbi. Fa domande che non hanno subito una risposta. È pedagogia dell’ascolto, dell’incontro, della scoperta.

Chi segue la mappa del racconto non si limita a camminare, abita, non osserva ma partecipa. Non si limita a vedere ma prova a comprendere.

Insomma è una mappa che non guida, ma accompagna, specie quando la traccia scompare, è ciò che resta, quando qualcosa accade davvero.

Non le più famose, né le più difficili

domenica, 6 Luglio 2025

Non le più famose, né le più difficili.
Ma forse le più libere.

C’è qualcosa di prezioso nel non incrociare nessuno,
nel lasciare che il giorno si svolga senza gli sguardi di altre cordate.
Senza la pressione d’essere veloci o lenti,
senza sorpassi, soste obbligate, attese al freddo.
Senza il dover fare in fretta,
o giustificare il prendersi tempo.

Inseguire traiettorie dimenticate,
linee sottili senza tracce,
porta con sé un grande vantaggio: la solitudine.

Basta un’idea, un’intuizione,
un invito silenzioso.
Seguire una luce diversa,
un nome sulla mappa che non dice nulla a chi passa veloce.

Così si scoprono pareti diverse,
quelle che non si possono raccontare del tutto,
e che ti restano addosso anche dopo il ritorno.

Ecco, qui abbiamo una grande probabilità di non incrociare nessun altro.
E questo, oggi, è un privilegio raro.

Un pistone al posto del cervello

sabato, 28 Giugno 2025

Non c’è due senza tre: rally, trial, e per non farci mancare nulla, a fine estate ci si raduna in quota con i fuoristrada, perché pare che le piste da sci — già bastonate da raduni di motoslitte a fine stagione — non possano congedarsi senza l’ultimo, irrinunciabile, colpo di gas. A motori accesi, cervelli spenti.

Nel silenzio della montagna ecco che la Valmalenco — terra ospitale, forse troppo — ancora spalanca le braccia (e la manetta) al divertimento che urla con: “Valtellina e Valmalenco 4×4 Lombardia in Fuoristrada con permessi esclusivi”.

Mentre le località alpine più attente fanno a gara per proteggere la loro bellezza e unicità, limitando il più possibile impatti e rumori, noi qui facciamo esattamente il contrario. Invece di custodire il paesaggio, lo schiacciamo sotto ruote tassellate e motori ruggenti, trasformando ecosistemi fragili in semplici scenografie per uno spettacolo rumoroso e di breve durata.

Un vero controsenso. In nome di cosa? Del turismo? Dello sport? Della visibilità? Ma chi viene davvero a cercare la montagna tra rumori e nuvole di polvere?

Quale sport eleva, se si misura in decibel e scorciatoie nei boschi? Quale visibilità, se il messaggio è che si può venire in montagna per pestarla a colpi di ruote e marmitta?

Le montagne non ne escono né più ricche, né più conosciute, né tantomeno amate. Solo più stressate, degradate, anestetizzate. Non resta che un’altra tacca nell’anima del territorio e una striscia di fumo che ne danneggia l’immagine.

Ma guai a dire qualcosa: scatta subito il linciaggio social, dove il massimo del confronto è un emoji arrabbiata e un “fatti una vita” digitato tra uno scarico e un selfie col casco. E allora sì, forse abbiamo davvero bisogno di meno pistoni e più cervello, di smetterla di raccattare eventi di serie B che altrove non vogliono più. Di non svendere la montagna come un’arena qualsiasi, dove tutto è lecito purché faccia rumore.

Sicuri di volerci “sicuri”?

venerdì, 6 Giugno 2025

Nella presentazione del calendario 2025 delle escursioni con le Guide Alpine della Lombardia, promossa con convinzione dalla Regione, le parole “sicura” e “sicurezza” risuonano come un mantra: ben cinque volte in un comunicato che parla di  montagna. A ciò si aggiunge il solito richiamo alla “montagna accessibile per tutti”, una formula che, se presa sul serio, svuota la montagna di ciò che la rende tale.

Ancora una volta il discorso pubblico sulla montagna punta sulla rassicurazione, su una percezione di piena prevedibilità. Un linguaggio che, pur animato da buone intenzioni, rischia di semplificare troppo e di far credere che si possa rendere controllabile ciò che per sua natura non lo è, neutralizzare i pericoli e addomesticare l’imprevisto.

In realtà, non esiste sicurezza in ambiente naturale, e chi accompagna in montagna lo sa bene. L’incertezza non è un nemico da cui difendersi, ma parte integrante dell’esperienza, ed è proprio nel confronto con il rischio, gestito, non negato, che si forma la consapevolezza.

Anche l’idea di promuovere “l’accessibilità” come principio inderogabile merita qualche riflessione in più. Rendere tutto fruibile e facile significa negare l’essenza stessa della montagna: l’asprezza, la verticalità, la fatica dell’andare. Se la montagna è ovunque “per tutti”, allora smette di essere esperienza che lascia il segno e si riduce a consumo, a gita organizzata con selfie finale. Il concetto di inaccessibilità non è una barriera da abbattere, ma una qualità da proteggere. È un invito a mettersi in gioco, non a delegare.

Belle le iniziative educative, le uscite guidate che stimolano la curiosità e il rispetto per l’ambiente, le giornate di orientamento per chi vuole imparare una professione antica e nobile.

Serve forse un cambio di linguaggio, per rinforzare il messaggio educativo che sta alla base dell’iniziativa, non tanto la promessa di un ambiente privo di rischi, ma la promozione di una cultura dell’attenzione, della lettura del contesto, della responsabilità personale.

Meglio coltivare il dubbio o alimentare l’illusione del controllo?

Hanami della Valmalenco

mercoledì, 30 Aprile 2025

Nello spazio di pochi giorni, anche la Valmalenco celebra il suo hanami, discreto e silenzioso.
Tra i rami leggeri del ciliegio, sbocciano fiori che non cercano pubblico, né applausi. Fanno la loro parte, come un segreto che si rivela a chi è pronto ad ascoltarlo.
Sul fondo, il Bernina, con le sue cime ancora innevate, assiste come uno spettatore distaccato, eppure presente.
È un momento breve, ma non ha bisogno di durare. Basta essere lì, accorgersene, come fanno le api, come fa il vento che disperde i piccoli petali bianchi.
C’è solo da restare in ascolto.
E mentre ogni giorno, in mille modi diversi, qualcuno prova a ferire queste montagne, con il rumore, l’arroganza e le remore di comodo, la bellezza resta, si rigenera, continua a fiorire e ci insegna qualcosa. È più antica di noi, e ci sopravviverà.

Imparare a sciare nel 2025

giovedì, 13 Marzo 2025

Damiano e Chiara hanno deciso di imparare a sciare senza usare impianti di risalita.

Hanno imparato più velocemente?

Forse no, ma è davvero necessario affrontare tutte le piste in poco tempo?

Lontani dalle folle, dall’odore di fritto, dal tunz, tunz, tunz, martellante dei ristori, ci si riappacifica con la montagna.

Il percorso di apprendimento può apparire più complicato senza l’ausilio degli impianti, ma ogni metro di discesa, guadagnato con l’energia dei propri muscoli, si trasforma in stupore e meraviglia.

Scivoliamo sulla neve per divorare migliaia di metri di discese tutte uguali? O per allargare il respiro e imparare a conoscere la montagna d’inverno?

Alpinismo “last minute”

lunedì, 16 Settembre 2024

Nel linguaggio del turismo le offerte dell’ultimo minuto, di biglietti o pacchetti di viaggio poco prima della partenza prevista, e quindi ceduti a prezzo più basso, sono in voga da decenni. Il termine “last minute” è comparso negli Stati Uniti negli anni ’30, in un’agenzia di voli aerei, per piazzare i posti a sedere invenduti…

Se per un biglietto aereo o una camera d’albergo a prezzo ridotto è possibile cogliere l’opportunità del viaggio “improvvisato”, affrontare la corsa contro il tempo per salire in cima alle montagne può essere un po’ più complicato.

L’alpinista è viaggiatore, non turista, ogni salita parte da lontano, richiede tempo, immaginazione, calma e attenzione.

Comprare (o vendere) la salita “last minute”, con il desiderio di fare l’affare, come in un qualsiasi emporio on-line, non fa che relegare l’alpinismo in una misera forma di intrattenimento, come una merce da confezionare e vendere.

Il vecchio topo di roccia del Monte Analogo

domenica, 18 Agosto 2024

“Tutto il fianco della montagna, che non era ancora tagliato dalla grande cascata, crollava, scoppiava, precipitava in valanghe di pietra e di fango. […] Per molti giorni le frane, gli scaturimenti di acqua e di fango, gli smottamenti si succedettero, e noi eravamo bloccati. […] Il vecchio topo che avevo ucciso si nutriva prevalentemente di una specie di vespa che abbondava in quel luogo. Ma, soprattutto alla sua età, un topo di roccia non è abbastanza agile per prendere le vespe al volo; così mangiava soltanto quelle malate e deboli che si trascinavano per terra e volavano con difficoltà. In questo modo, distruggeva le vespe portatrici di tare o di germi che, per eredità o per contagio, avrebbero diffuso, senza il suo intervento inconsapevole, numerose malattie nelle colonie di questi insetti. Morto il topo, queste malattie si propagarono rapidamente e, la primavera seguente, non c’erano quasi più vespe in tutta la regione. Ora queste vespe succhiando i fiori, assicuravano la loro fecondazione. Senza di loro, una quantità di piante che hanno molta importanza nella fissazione dei terreni mobili,”

Ultima pagina del manoscritto incompiuto del Monte Analogo di R.D.

Festa delle guide

giovedì, 8 Agosto 2024

La guida alpina è (dovrebbe essere?) anzitutto un mediatore culturale, l’interprete di un mondo naturale incerto e variabile come quello delle alte montagne.

Ancor prima che un esperto di tecniche e materiali funzionali alla scalata, la guida è un conoscitore dei luoghi alti.

Può essere un atleta ammirevole, ma è soprattutto un educatore, intenditore di cose elementari per la vita e del rapporto con la Terra.

Ancora credo che i rapporti umani, la ricerca dell’equilibro del corpo e della mente siano le fondamenta della professione.

A fronte di mille spunti evocativi ben più calzanti, da presentare con orgoglio, la scelta di mettere una teleferica umana per illustrare la locandina della “festa delle guide” della Lombardia colpisce per il suo messaggio banalizzante, da giostrai.

Così non trovo nulla da festeggiare.