C’è un mare antico che regge queste pareti, pietrificato nei muri a strapiombo del Muschelkalk, calcari nati da acque calde e poco profonde, ora diventati equilibrio e vuoto sotto le dita.
Sotto, la pietra rossa racconta un’altra storia. Il Buntsandstein è polvere di deserto, flussi antichi, vento e tempo. Due mondi, uno sopra l’altro. E noi in mezzo, a leggere la roccia e a cercare appigli in ciò che resta del tempo.
Più in basso, messi a nudo dal Rio Siurana, affiorano scisti verdi, molto più antichi, come un fondo che riaffiora dopo essere stato dimenticato. Pochi passi separano un confine invisibile che coincide con la più grande estinzione di massa del pianeta. Qui è tutto vicino, tutto leggibile, tra una salita e l’altra.
Aprile aiuta lo sguardo, tra fiori di rosmarino e ginestre spinose, pinete aromatiche. Il vento teso da nord allunga le nuvole e pulisce il cielo: una condizione perfetta per arrampicare.
Tommaso si aggrappa agli strapiombi arancioni di questa roccia incredibile. Io rincorro i rari muri grigi, un poco più appoggiati e lavorati dall’acqua, che restituiscono sollievo alle braccia. Un grigio che ormai riconosco anche nelle mie tempie.
Più in alto, restano le tracce del castello, ultimo baluardo dei musulmani in Catalogna. Le mura si fanno strada tra gli strati di roccia, così evidenti che basta un’immagine per raccontare milioni di anni. Si racconta che la regina preferì gettarsi nel vuoto con il suo cavallo piuttosto che cadere prigioniera dei cristiani. Anche questa è una linea, una scelta verticale che attraversa il tempo.
Ai piedi dei rilievi della Sierra de Prades si apre una moltitudine di pareti. Linee ovunque, arrampicatori da ogni dove. Alcuni inseguono il grado, altri la qualità della roccia, che qui è eccellente, quasi senza eccezioni.
In fondo è anche questo un modo di viaggiare, mettere le mani nella storia della Terra, osservare, conoscere, rispettare.
E poi c’è un passaggio che non riguarda la roccia. Arriva quando smetti di salire tu e guardi salire tuo figlio. È bello prendersi cura, senza sottrarsi alla fatica. Ma è altrettanto bello fermarsi quando è il momento. Quel che è salito, è salito. Ora resta la leggerezza, la passione, la forza di chi sale dopo.
E la capacità, non scontata, di saperle guardare.



































































