Nella presentazione del calendario 2025 delle escursioni con le Guide Alpine della Lombardia, promossa con convinzione dalla Regione, le parole “sicura” e “sicurezza” risuonano come un mantra: ben cinque volte in un comunicato che parla di montagna. A ciò si aggiunge il solito richiamo alla “montagna accessibile per tutti”, una formula che, se presa sul serio, svuota la montagna di ciò che la rende tale.
Ancora una volta il discorso pubblico sulla montagna punta sulla rassicurazione, su una percezione di piena prevedibilità. Un linguaggio che, pur animato da buone intenzioni, rischia di semplificare troppo e di far credere che si possa rendere controllabile ciò che per sua natura non lo è, neutralizzare i pericoli e addomesticare l’imprevisto.
In realtà, non esiste sicurezza in ambiente naturale, e chi accompagna in montagna lo sa bene. L’incertezza non è un nemico da cui difendersi, ma parte integrante dell’esperienza, ed è proprio nel confronto con il rischio, gestito, non negato, che si forma la consapevolezza.
Anche l’idea di promuovere “l’accessibilità” come principio inderogabile merita qualche riflessione in più. Rendere tutto fruibile e facile significa negare l’essenza stessa della montagna: l’asprezza, la verticalità, la fatica dell’andare. Se la montagna è ovunque “per tutti”, allora smette di essere esperienza che lascia il segno e si riduce a consumo, a gita organizzata con selfie finale. Il concetto di inaccessibilità non è una barriera da abbattere, ma una qualità da proteggere. È un invito a mettersi in gioco, non a delegare.
Belle le iniziative educative, le uscite guidate che stimolano la curiosità e il rispetto per l’ambiente, le giornate di orientamento per chi vuole imparare una professione antica e nobile.
Serve forse un cambio di linguaggio, per rinforzare il messaggio educativo che sta alla base dell’iniziativa, non tanto la promessa di un ambiente privo di rischi, ma la promozione di una cultura dell’attenzione, della lettura del contesto, della responsabilità personale.
Meglio coltivare il dubbio o alimentare l’illusione del controllo?
