Dopo più di trent’anni, a inizio estate, ritorno al Plateau Rosa, al rifugio Teodulo. Ci ero stato ai corsi guida, poi mai più.
Filippo, un amico fotografo, mi chiede di accompagnarlo sul ghiacciaio, per cogliere il primo raggio che illumina la Gran Becca. È pur sempre la vetta iconica per eccellenza, ha un senso.
Alla cordata si aggiunge Simone, antropologo e regista documentarista.
Accetto, anche se l’idea di immergermi in quel caos d’alta quota non mi entusiasma. Ma ci muoveremo di notte in salita, ai margini dei traghetti di popolo di sciatori e alpinisti.
Lo sbarco al Plateau Rosa, nel pomeriggio, è surreale.
Il ghiacciaio dei miei ricordi è scomparso, sprofondato in basso. Gli impianti sono fermi a quell’ora e la presenza umana ormai rarefatta, ma il groviglio di funi, collegamenti aerei, mezzi battipista e ruspe ferme ai margini delle piste è impressionante.
Il vecchio rifugio non esiste più, oggi è ristrutturato, più al servizio dello sci che dell’alpinismo.
Il silenzio della notte un poco riappacifica con la montagna. Nessuno, a quell’ora, si muove, vista la comodità dell’accesso che consente le ascensioni in giornata.
Saliamo su, sul filo dei quattromila. Filippo coglie il tiepido e assieme sfolgorante raggio che illumina la montagna, già nera a inizio estate per il caldo bestiale.
Poi continuiamo fino alla vetta del Breithorn, per rientrare prima dell’ora degli aperitivi, giù al Breuil.
E qui lo stacco si fa brutale.
Le cabine volteggiano sopra la testa, gli ski-lift girano, gli sciatori si spianano su una superficie di neve già a chiazze a inizio estate. I mezzi d’opera spostano neve nel tentativo vano di tappare i buchi.
Incrociamo cordate a sciami, dirette al trofeo dei 4000.
Fa un caldo incredibile. Alle nove di mattina si affonda, non vediamo l’ora di fuggire. Loro salgono, sono appena all’inizio.
Riguadagniamo la partenza della cabina. Un tapis roulant, steso sul ghiaccio grigio e sulle pietre, riporta su gli sciatori.
Intorno, tubi, antenne, macerie.
Due turisti, seduti tra quei resti, sono saliti quassù a cercare bellezza.
Ho voglia di tornare a casa.
































































