Archivi per la categoria ‘alpinismo’

Alpi Orobie Occidentali, Pizzo Varrone via degli inglesi

lunedì, 30 Settembre 2024

Archeologia orobica.

Secondo i canoni estetici odierni la scalata migliore si trova su pareti solide e solari.

Un po’ come il concetto di bellezza che rincorre corpi alti, snelli, la pelle liscia e gli addominali scolpiti.

Eppure una buona autostima, percezione si sé e allenamento per trarsi d’impaccio di fronte agli imprevisti, si trova anche affrontando, di tanto in tanto, pareti oscure e itinerari dimenticati…

Un canale di muschi e detrito ci porta alla base della parete ombrosa d’arenaria e conglomerato violaceo, la grandine del giorno prima occupa ogni ripiano e non accenna a fondere per tutto il giorno.

Saliamo per tre lunghezze di corda l’ampia fessura che porta dritti in vetta, ai confini dei domini della Serenissima, del ducato di Milano e delle Tre Leghe.

Tra le nuvole, nella luce radente dell’autunno, si vede la pianura, il Resegone e la Grignetta da un’insolita prospettiva, il Rosa, le Retiche tutte…

Poi traversiamo per rocce rotte, canali ed erbe verticali ad un approdo sicuro, seguendo i giovani stambecchi, stupendoci dello spirito esplorativo dei primi salitori inglesi della parete nel 1903!

Grazie a Guglielmo per aver indicato la via!

Angoli sterminati, splendidi e feroci

martedì, 20 Agosto 2024

La pioggia fine non accenna a diminuire, presto abbandoniamo l’idea di attaccare la via ed esploriamo il sistema di cenge, rocce rotte e canali che tagliano la parete per portarsi sul ghiacciaio superiore.

Se esistono ancora dei luoghi selvaggi sulle Alpi corrispondono a questi dimenticati territori di confine, che sopravvivono incuranti della presenza umana. Angoli sterminati, splendidi e feroci, dove la mente corre e la paura non sempre si riposa. Grazie Andrea per le foto!

Roccia, ghiaccio e luce

martedì, 6 Agosto 2024

Senza nessuno intorno il ritmo della salita si accorda perfettamente con il proprio respiro e con la roccia.

Saliamo con regolarità, senza strappi, lungo la cresta che sovrasta il ghiacciaio, circondati da una luce sempre più pura e brillante.

Non occorrono tante parole per intendersi, siamo troppo impegnati ad osservare i colori sensazionali della nostra scalata.

Tutto questo svanirebbe all’istante se arrivassimo quassù trasportati senza alcuna fatica, senza dubbi o qualche incertezza o accodati lungo una fila arrembante.

Geo ascensione di frontiera

mercoledì, 31 Luglio 2024

Il vento soffia teso da settentrione mentre percorriamo la cresta di confine.

Lungo questa esile frontiera, d’alpinismo archeologico, ogni volta che spostiamo lo sguardo cambia la luce e l’orizzonte, dal verde altopiano a Nord, alle valli inondate dal sole italico a Sud.

Ogni tanto ci spostiamo di poco dal crinale per trovare riparo dal vento, pochi metri che determinano il viaggio dell’acqua che precipita quassù: un passo a Sud va a finire nel bacino Adda-Po e quindi nel Mediterraneo, un passo a Nord nel bacino Inn-Danubio, sino al Mar Nero. Acqua che andrà a bagnare rispettivamente le coste dell’Africa e dell’Asia.

Scaliamo lungo la linea immaginaria che unisce i punti più elevati che separano geografie assai differenti, ma soprattutto afferriamo una miriade di appigli di rocce diverse: serpentine, gneiss, scisti e marmi, che si succedono in un caleidoscopio infinito di forme e colori.

E’ l’ora delle cime e delle altezze

mercoledì, 17 Luglio 2024

Morene, pioggia sottile, nuvole e neve.

Roccia bagnata, nebbia, ghiaccio e vento.

Poi squarci di cielo e spiragli di sole illuminano la cresta.

Ogni volta che si sale la Crast’Alva (Biancograt) al Bernina l’occhio vede qualcosa di nuovo o si nota qualcosa di diverso.

Una miriade di stimoli ambientali travolgono i nostri organi di senso. Quando riusciamo a riconoscerli ed ordinarli, almeno in parte, ogni salita si trasforma in una nuova entusiasmante esplorazione.

Solo lettere scritte a mano

giovedì, 28 Marzo 2024

Pensare a un progetto alpinistico per l’estate, una parete da salire, richiede tempo e immaginazione.

Partenze frettolose e adesioni last minute, forse assicurano convenienti “evasioni”, al pari dell’acquisto di prodotti turistici indifferenziati.

Predisporsi alla scalata ed entrare in contatto con la “grammatica” della montagna significa altro.

Per sfuggire al supermercato digitale delle “esperienze” in montagna…

Per conoscersi meglio, prendersi tempo, comprendere come, dove e perchè…

Ripropongo la possibilità di prenotare le ascensioni per l’estate attraverso la posta scritta a mano!

Possiamo ritagliarci del tempo prezioso per metter in fila pensieri e desideri, con carta e penna alla mano, scrivere, affiggere un francobollo e spedire.

L’attesa della risposta potrà accrescere il desiderio per la scalata.

Piz Bernina, Cresta Coaz

martedì, 5 Marzo 2024

13 settembre 1850, è ormai pomeriggio quando i tre agrimensori dei Grigioni capitanati da Johann Coaz raggiungono la parte terminale della magnifica cresta che conduce in vetta.

Il topografo e ingegnere forestale Coaz, assieme a Jon e Lorenz Tscharner, si sono spinti là dove mai nessun umano aveva messo piede prima, inoltrandosi nel cuore del Labyrint, il dedalo di crepacci e seracchi dell’alto bacino collettore della Vadret da Morteratsch. Puntano all’inviolata cima più alta del massiccio.

Non esiste nessuna mappa della zona, Coaz la sta disegnando in quel periodo.

L’ascesa è essai faticosa, ma l’ambiente di ghiaccio straordinario e l’avvicinarsi della cima sospingono verso l’alto i tre esploratori dell’ignoto. Sono partiti dal Bernina Suot, duemila metri di quota più in basso.

La cresta finale si diparte dai ghiacci della rilucente parete Est e mira dritta alla sommità, è la via più breve e naturale per calcare la vetta prima del buio.

Non senza qualche spavento i topografi vincono la stanchezza e l’ultimo tratto erto dove si alternano rocce rotte di diorite e ripidi scivoli di firn.

Alle 18 raggiungono l’elevazione più alta dell’intero massiccio, 4050m, prende il nome di Bernina, come l’omonimo passo poco lontano. E’ il quattromila più a Est delle Alpi.

Millecinquecento metri più in basso la lingua del Morteratsch si allunga come un enorme dorso di drago, delimitato ai lati dalle imponenti morene laterali.

I tre topografi non possono indugiare a lungo nel piccolo spazio inesteso della cima, la notte si avvicina, giusto il tempo per scrutare dall’alto la moltitudine di montagne che si stagliano intorno e si perdono all’orizzonte.

Verso Sud Est la bella piramide nevosa del Piz Zupò si avvicina per altezza al Bernina. Lo stesso Coaz nel corso dei suoi rilievi ne ha stimato l’altezza in 4001 m. Nei decenni successivi, a seguito di ulteriori rilievi, perderà qualche metro e il primato di quattromila, attestandosi a quota 3996m.

La luna rischiara la lunga discesa; alle 2 di notte, dopo venti ore di scalata e duemilacinquecento metri di dislivello, il trio è di ritorno, al sicuro può festeggiare con un paio di bicchieri di “vecchio” della Valtellina.

Sul dorso dello stegosauro

domenica, 29 Ottobre 2023

Tra nubi sfilacciate e scrosci d’acqua percorriamo gli strati calcarei verticalizzati che sovrastano laghi, fiumi e la pianura operosa. Par di risalire il dorso di uno stegosauro.

La vetta si perde tra le nebbie, grandi faggi ci accolgono e ci fanno da ombrello.

La salita più armonica della stagione

domenica, 8 Ottobre 2023

Saliamo al Badile dal fondovalle, come il reverendo Coolidge nel corso della prima ascensione, in una mite giornata d’autunno, senza la luce sfacciata dell’estate.

Mi trasformo da guida a guidato, a semplice supporto del capocordata, alla sua prima esperienza di conduzione autonoma della salita di una grande parete, senz’alcun umano intorno.

Un’immersione di bellezza, che fa da contrappeso ad ogni fatica, che ci aiuta a fare un po’ di chiarezza su che cosa sia scalare le montagne, qualcosa di diverso da tutto quello che ci viene proposto o raccontato.

La scalata migliore si adatta agli scopi, ai luoghi, al senso della nostra diversità del momento.

Tre ore di cammino per trenta metri di dolomia

lunedì, 28 Agosto 2023

Alle prime luci del giorno siamo in vista di quest’antenna minerale che svetta isolata in uno spazio lunare.

Attraversiamo gande e pascoli, con segni d’avvallamento conici, come piccole doline carsiche, per raggiungere la base della scaglia di dolomia stretta tra graniti e micascisti,

La scalata in sé è insignificante.

L’esperienza sorprendente.