Dopo più di vent’anni torno a toccare gli appigli del mio vecchio pannello. Non un pannello qualsiasi, ma nascosto nei pascoli alti, a 2400 metri.
Basta un gesto, e tutto riaffiora: la sequenza, la trazione, l’intensità precisa dello sforzo. Le dita sanno dove chiudere, i muscoli si riattivano senza chiedere il permesso.
Memoria tattile e del corpo. Memoria di un tempo che non sembra essere passato.
La stessa luce obliqua sulle mani, tra le rughe del serpentino e l’erba mossa dal vento.
