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Alba alla Fourcla Prevlusa

martedì, 28 Giugno 2016

Appena la neve in quota si assesterà potremo di nuovo raggiungere la Fourcla Prevlusa 3430 m per poi seguire il filo della Crastalva sino alla vetta del Bernina. Dopo la partenza notturna, questo è il momento in cui sorge il sole e la scalata si fa luminosa ed entusiasmante.  Esser “guida d’esperienze”, non solo esperto di contenuti, è la miglior chiave d’accesso verso l’alto, per facilitare la salita e trasformarla in fonte d’apprendimento dell’intera cordata. Arrampicando ci si vede all’opera e con curiosità si può riflettere su ciò che si è riusciti a fare.

Foto: Giancarlo Crenna

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Mappe del racconto all’Alpe Ventina

lunedì, 23 Maggio 2016

Con i ragazzi della scuola Steiner-Walford di Latina mettiamo presto da parte la carta topografica, assai precisa e basata sulla geometria della griglia, che celebra la precisione, ma rinuncia al contatto e alla sensazione. Per questo andiamo a sostituirla con la “mappa del racconto”, per lasciar spazio allo stupore.

Questa è una cartografia fatta di persona, fondata su immagini vive, create da una prospettiva personale che si accorda con i ritmi, le caratteristiche dei luoghi e nasce con l’esperienza ed attenzione. Una mappa che prende forma dalle rupi, da larici contorti, ghiacciai e torrenti spumeggianti di primavera, che esalta la relazione con questo mondo e, alla fine, indica la via.

Facilitare l’esperienza, rincorrendo la selvaticità.

sabato, 14 Maggio 2016

Cari amici,

l’unico corso che mi piacerebbe saper fare in montagna è quello di “selvaticità”, ma solo un camoscio potrebbe autorevolmente tenerlo.

Mi limiterò quindi ad accompagnarvi dove vorrete voi, senza troppo pensare alla corsa alla vetta, alla difficoltà e al piccolo primato personale.

Saliremo in alto per fissare la Vostra esperienza, autentica e personale, non per la preminenza della guida, che sempre di più si tramuterà in un invisibile custode e semplice facilitatore della vostra sperimentazione, conoscenza e saggezza in parete. Forse così in montagna potremo concentrarci unicamente sul nostro prossimo passo, trovando un bilanciamento alla fretta, al rumore e magari a qualche dubbio e difficoltà del quotidiano.

A presto, sulla via dei monti. Michele

Nella foto: mio nonno Isacco con clienti alla corda Molla al Disgrazia (anni ’30 del 900).

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Foto d’autore

mercoledì, 27 Aprile 2016

Alpeggio Campascio (Valmalenco) – Baite
Arno Hammacher, data della ripresa 30/06/1976

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Le gracchie del Bernina

lunedì, 25 Aprile 2016

Quando si attende la sera, acquattati fuori, ai piedi della vecchia Capanna Marco e Rosa guardando il tramonto, sempre ci si imbatte nelle le incredibili evoluzioni dei gracchi alpini.

Mentre li osservo, appoggiato alle assi di larice ormai simile a pietra della parete del vecchio rifugio, a picco sopra il ghiacciaio di Scerscen superiore, il pensiero va ad una delle migliori descrizioni di questi acrobati dell’aria che abbia mai letto: “Rieccola, dal nulla. Viene su dal versante svizzero, con un colpo d’ali, aiutata dal refolo di vento leggero che scala la parete. Ci guardiamo, l’immoto pesante sacco di carne ed ossa che faticosamente è giunto fin lì ed il pugno di nere penne che d’un subito può andare e venire in verticale.” (Le gracchie del Bernina – 1956 | Racconto tratto da “C’è sempre per ognuno una Montagnadi Giancarlo Bregani.

Alberto Bregani è un grande fotografo di montagna, specialista del bianco e nero. Tra i progetti futuri ha intenzione di far rivivere il racconti del padre Giancarlo attraverso nuove fotografie, sostituendo le foto di allora e riproponendo il racconto con nuovi scatti lungo le tappe dei luoghi narrati. Buon lavoro Alberto!

L’importante è esagerare

venerdì, 15 Aprile 2016

Nel racconto delle esperienze condotte in montagna (e altrove) dilaga il ricorso all’ uso dei superlativi o degli aggettivi che esprimono estrema gradevolezza e forza, condizioni “fantastiche”, “top”, “super” e “sensazionali” a corredo di esperienze irrinunciabili. Con questo flusso ininterrotto di aggettivi, che quasi forzatamente esprimono il massimo grado di una qualità, vien quasi voglia di un po’ di cielo grigio, neve marcia, roccia bagnata e pure umana debolezza, per trascorrere comunque qualche bella giornata all’aria aperta.

Pizzo Roseg tra le nebbie

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Poster Melloblocco 2016

martedì, 5 Aprile 2016

Altro anno, altro poster. Ad ogni edizione un piccolo fermo immagine di un mondo di granito. Esordio nel 2004 con una classica inquadratura “sassista” di Andrea Gallo, che ritrae uno dei passaggi storici (il nipote di Goldrake) dell’area Remenno affrontato da Marzio Nardi E il Mello va.. Seguono il bianco e nero pulito e muscolare del Malpe con Simone Pedeferri allo Scivolo, l’attimo di concentrazione, l’occhio determinato di Giulia Giammarco e il “volo” di Rudy Colli immortalati da Claudio Piscina. Poi gli equilibri sorprendenti di Christian Brenna all’uscita di un blocco simbolo come “Unità di Produzione”, l’icona del bouldering Mauro Calibani e l’alieno Adam Ondra, ritratti da Giulio Malfer. La dedica a Chloé Graftiaux sulle rocce del Masino di Diego Neonati e la “visione” di Claudio Piscina precedono l’edizione numero dieci, dedicata alla copertina del volume fotografico del decennale. Negli anni a seguire l’acquerello di Kim Sommerschield allarga lo sguardo sino al Precipizio degli Asteroidi che sovrasta la Val di Mello e le formiche di Fabio Vettori raccontano le forme, i luoghi e la vita di una Valle intera. Nel 2016 ritroviamo l’essenza del raduno: il granito e un’impronta di magnesite presto cancellata dalla pioggia (Claudio Piscina).

mano dipinta sul masso1

Riallarghiamo lo sguardo

mercoledì, 30 Marzo 2016

Negli ultimi anni i nostri occhi si sono totalmente abituati alla vista di infrastrutture, villette, recinzioni, cartelloni pubblicitari e capannoni propagati ovunque. Il nostro sguardo si è assuefatto e la profondità di campo si è inesorabilmente accorciata, infrangendosi sistematicamente su muri e confini artificiali.

Per questo la fuga verso le montagne più alte e poche altre residue isole felici, rimane l’ultimo antidoto contro la “cecità” indotta dall’abitudine.

Nella foto: residue distese prative a cavallo della “Linea Insubrica” in Valtellina.

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Nuove esplorazioni

venerdì, 25 Marzo 2016

Con l’avvio della stagione dell’arrampicata su roccia e con l’approssimarsi di quella alpinistica estiva, vorrei privilegiare il naturale ed esuberante desiderio di esplorazione verticale insito in ognuno di noi, lasciando a casa le preoccupazioni ansiose per il risultato. Fin dall’asilo l’insegnamento mostra un interesse pressoché esclusivo per l’obiettivo, dalla capacità di allacciarsi le scarpe sino all’ammissione ad università prestigiose…

La tensione continua verso il risultato finisce però per indurre inconsapevolezza persino nell’andar per monti. Per toglierci completamente il dubbio d’essere inadeguati al traguardo, proveremo a percepire pienamente ogni passo verso l’alto e tutto quello che ci sta attorno, concentrandoci, appunto, sul “processo”.

Il nostro orientamento mirerà a obiettivi provvisori, adatti a tutti e soggetti a una revisione continua, dove non esiste l’insuccesso, ma solo una soluzione inefficace. Così forse potremo percepire le mille sfumature e variabili di questi ambienti, che troppe volte ci sfuggono se ci troviamo ossessivamente protesi, con il capo chino e il fiato corto, verso la vetta.

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Distintivo blu UIAGM

martedì, 8 Marzo 2016

Cari amici, ogni volta che oltrepassiamo assieme il confine delle piste battute o affrontiamo un percorso scialpinistico, condividiamo l’incertezza di questi ambienti, ben consci che la sicurezza sta altrove. Per mestiere ed esperienza cerco di percepire al meglio ciò che accade, nell’intento di attivare la miglior protezione possibile e ritrovarmi a fine giornata a giocare sereno con i miei tre bambini.

Sempre più spesso proposte ed iniziative legate alla montagna promettono “sicurezza” a chi vi partecipa. Il distintivo blu UIAGM (Unione Internazionale Guide di Montagna) mi autorizza ad esser il “gestore” del rischio nelle attività che si svolgono in un ambiente indefinito e mutevole come la montagna, ma purtroppo ancora non mi concede il dono dell’onnipotenza, tale da garantire “sicurezza totale e divertimento”.

Ammetto quest’umana “debolezza”, ma preferisco esser chiaro sin da subito: avventurarsi là fuori è tanto bello quanto denso di pericoli; esisterà sempre un rischio residuo, che di volta in volta andrà analizzato e compreso, per valutare in ogni circostanza se è accettabile oppure no.

 

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