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Abbracciare l’incertezza

martedì, 1 Novembre 2016

La variabilità climatica è ormai una certezza. Per l’inverno in arrivo non programmerò con anticipo nessuna attività. Semplicemente saliremo verso l’alto cercando di cogliere le migliori condizioni del momento per conoscere le montagne, camminando, sciando o arrampicando, scegliendo le mete di volta in volta, provando ad inseguire il senso di meraviglia che scaturisce dall’incontro con alcuni luoghi speciali e il contatto con le nostre reali sensazioni, per imparare cose nuove e disegnare la mappa di un territorio inesplorato.

Nella foto: rocce riscaldate da un insolito caldo sole autunnale a oltre 2000 m in Valmalenco.

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Scuola all’aperto

domenica, 30 Ottobre 2016

Un acero solitario, una bandiera segnavia, un erratico di serpentino a forma di barca, un grande frassino, un affioramento di scisto modellato come un dorso di balena, una coppia di betulle e un masso di gneiss inciso con coppelle sono i punti singolari che raggiungiamo correndo liberamente lungo i prati di Triangia. Consultiamo le mappe e armati di carta, bussola e goniometro scoviamo i piccoli tesori nascosti utili a comporre il puzzle finale!

Una solare mattinata di scuola all’aperto con gli alunni e insegnanti della eco-school di Triangia cancella la linea di separazione tra studio e gioco.

 

Neve o blackjack?

venerdì, 28 Ottobre 2016
Di questi tempi scommettere sulla neve “sparata” anzitempo sembra essere più rischioso che giocare al casinò o acquistare titoli “tossici” della finanza creativa.
Bollettino del giorno Venerdì 28 Ottobre 2016 pubblicato alle ore 8:00. Prima edizione su Gazzettino Padano ore 7:20: “In montagna sole e clima mite con zero termico a circa 3800m”.
Nella foto: macchie di “neve programmata” in rapida fusione tra i larici colorati d’autunno sulle piste del Groppera a Madesimo.
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Montagna e immagini

venerdì, 21 Ottobre 2016

Cresce lo stupore di fronte alla primitiva freschezza di vecchie fotografie ritrovate, così distanti dal bombardamento di immagini che raccontano abilità tecniche e primati, ma sprovviste di acuta curiosità.

Nella foto storica: bucato all’Alpe Musella, Valmalenco.

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Montagne di Valmalenco: risorsa durevole o prodotto usa e getta?

venerdì, 14 Ottobre 2016

Le montagne di Valmalenco, insieme ai gruppi montuosi del Bernina sud, Disgrazia e Scalino, racchiudono , in un territorio relativamente ristretto , una moltitudine di ambienti così variegata da incarnare perfettamente il concetto di geodiversità, qualità che sottende ed integra la biodiversità all’interno degli ecosistemi.

Se a tutto questo aggiungiamo la peculiarità di ognuno degli ambienti naturali presenti, il loro patrimonio storico, etnografico e la ricca storia alpinistica, otteniamo un unicum che ha pochi eguali nell ‘intero arco alpino.

Come storicamente sempre accade, ad accorgersene furono viaggiatori estranei alle nostre terre , inglesi sopra tutti che per primi , nella seconda metà dell”800 , compirono le prima ascensioni a diverse cime , determinando così ufficialmente la nascita del turismo alpino nelle Alpi Centali.

La conquista delle vette portò alla necessaria nascita dei primi rifugi (1880 Capanna di Corna Rossa e Marinelli) e tanti giovani malenchi , coinvolti dal crescente interesse alpinistico per le loro montagne di casa , trovarono nella professione di Guida Alpina un valido completamento alle tradizionali attività legate ad una magra agricoltura di montagna.

Nel 1909 sorse a Chiesa il Grand’Hotel Malenco ; la sua pregevole architettura immersa nel lariceto , offriva un luogo riservato ed esclusivo per il soggiorno di facoltosi turisti, notabili e artisti che qui potevano serenamente immergersi nella quiete di una natura potente.

La Valmalenco si presentava, in sintesi, come un’opera di scultura totale, risultato di un’irripetibile combinazione di storia, geologia e del secolare lavoro “ di scalpello e di pennello “ dei suoi abitanti ,per lo più umili contadini e pastori, ma inconsciamente anche ingegneri, architetti e soprattutto esteti.

Da allora ne è passata di strada e conosciamo bene l’esito odierno dello sviluppo scriteriato dei decenni successivi : il “benessere “ ha sacrificato, al pari di tante altre località alpine, l’intero fondovalle in nome di una bulimica frenesia costruttiva per il vantaggio speculativo di pochi; se a tutto questo aggiungiamo la prepotenza vorace , insaziabile, dell’industria della pietra, lo sfruttamento indiscriminato dei residui rivoli d’acqua a scopo di lucro idroelettrico ed il proliferare di inutili strade in quota sovradimensionate per l’ uso agricolo , è del tutto evidente, oltre che sorprendente, lo sprezzo dimostrato per le singole peculiarità espresse alla nascita dal nostro territorio.

Per fortuna l’azione distruttrice, da sempre alimentata dalla cieca avidità di chi dimostra di non essere amico della propria Valle, ma in fondo nemmeno di se stesso, non si è ancora spinta troppo in quota.

Forse per un congenito incantesimo difensivo, al di sopra dei 1600 metri il territorio è rimasto sostanzialmente intatto, proprio come apparve ai primi viaggiatori inventori dell’alpinismo 150 anni or sono.

Ed ecco che il territorio scampato allo sfruttamento, simbolo sino a ieri di grande arretratezza, oggi si trasforma in meravigliosa risorsa.

Tale consapevolezza, una “coscienza del sè e del nostro” purtroppo incredibilmente ancora lontana dalle menti di tanti abitanti e operatori del turismo di Valle, non si basa ovviamente su sterili ipersensibilità “verdi” ma trova oggi valido supporto basato su studi, valutazioni oggettive e “case history” diffusi.

La domanda di luoghi identificati esteticamente e ambientalmente sta crescendo sempre di più, al punto che tante località di soggiorno tentano improbabili lifting di rinaturalizzazione, pur non avendone i requisiti fondamentali e con risultati a volte di “bigiotteria” .

La vacanza e il consumo sono sempre di più un atto d’identità, un processo culturale , così come scegliere di bere l’acqua del rubinetto o acquistare una macchina ad alimentazione ibrida.

L’ultima chance per la Valmalenco è allora ripartire simbolicamente e non solo dalle sue alte montagne, ove regnano il tempo ed il silenzio, elementi che non si possono comprare ovunque (e neppure contraffare!) e che a breve saranno coscientemente riconosciuti come bisogni primari, al pari del cibo e dell’acqua

La riscoperta dello stupore, che scaturisce anche dal terreno familiare e del rapporto con il territorio, sono motivazioni che oggi orientano fasce sempre più larghe di consumatori.

Perché la natura intatta, unica vera risorsa turistica che ci rimane, riposa sulle vette del Bernina, così come nei boschi dimenticati del fondovalle.

Michele Comi guida alpina Valmalenco.

Pubblicato su Annuario CAI Valtellinese 2013

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Sguardo dall’alto verso la Valmalenco, dalle rupi di Marsciana

 

 

Clima che cambia, montagna che cambia

martedì, 11 Ottobre 2016

Venerdì 4 novembre, presso l’aula magna dell’Università degli Studi di Milano, nell’ambito della manifestazione CIME a MILANO, parteciperò alla tavola rotonda-dibattito dal titolo: “Clima che cambia, montagna che cambia”.

Locandina della sessione: cime_sessione_clima_locandina-1

Tema trattato: montagne che cambiano e nuove necessità d’adattamento per gli alpinisti.

Nella foto: le ombre della sera disegnano sul ghiacciaio il profilo della “Corda Molla” al Disgrazia

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Rocce

sabato, 1 Ottobre 2016

La parete ideale non esiste. Ogni roccia diventa interessante, dalla big wall al piccolo masso in giardino, per la sua diversità, perché sta lì da innumerevoli millenni e il solo pensare alla sua origine è motivo di curiosità. Scalare su roccia è un piccolo viaggio, di scoperta e stupore, su ogni parete. Tutti i sensi  sono tesi a percepire gli appigli (non ne esistono due uguali) ognuno modellato nel corso del tempo. Così l’arrampicata si libera dal “grado”, dalla salita forzata, da schemi motori replicati inseguendo nastri colorati incollati sulla roccia e strisce di magnesio che indicano la presa.

Nella foto: imponenti concrezioni carbonatiche ricoprono le pareti che bordano la Shaksgam Valley (Karakorum cinese giugno 2004).

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Abbigliamento e materiali in montagna

martedì, 27 Settembre 2016

Sempre di più abbigliamento tecnico e materiali indicano l’alpinista, anche se probabilmente il giusto materiale non basta mai se le gambe non sono all’altezza.

Nella foto: donne malenche trasportano viveri ai rifugi (anni ’50 del secolo scorso).

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Luci abbacinanti sull’altopiano di Fellaria

domenica, 25 Settembre 2016

Tutte le volte che ho attraversato il vasto deserto bianco del plateau di Fellaria, oltre i 3500 m,  mi sono sempre chiesto quanti metri di neve e di ghiaccio potessero esserci sotto i piedi. Il profilo delle pareti rocciose che bordano questo importante bacino d’accumulo in quota, preziosa riserva d’oro blu, fanno ipotizzare spessori consistenti. Con le indagini condotte dal Servizio Glaciologico Lombardo attraverso l’impiego del georadar presto potremo avere dati più precisi.

Il baratto ineguale dell’heliski

lunedì, 19 Settembre 2016

Ogni giorno nel mondo milioni di escursionisti lasciano le città in cerca di pace, per ritrovare un contatto meno urticante con il mondo in cui vivono e lasciarsi alle spalle il rumore per ritrovare tranquillità.
Il silenzio è merce preziosa, ormai accerchiato da ogni parte, diventa sempre più una rarità e acquista valore commerciale all’interno delle politiche di promozione turistica.
Aziende e agenzie di pubblicità colgono l’utilità della valorizzazione del silenzio dentro una vita quotidiana fatta di rumore.
Il prezzo del silenzio sale ogni giorno e attiva atteggiamenti volti a preservarlo.
Nell’accettare la proliferazione dell’heliski nei luoghi alti e sacrificare la propria riserva di silenzio per scarsi benefici economici, tutti da dimostrare e di brevissimo respiro, montanari, guide ed albergatori si mostrano come i “selvaggi” nativi americani, truffati dal baratto ineguale dei furbi avventurieri sbarcati nel Nuovo mondo, che cominciarono a scambiare con gli “indigeni” oggetti di scarsissimo valore con pregiate pelli di lontra e i propri vestiti rabberciati destinati alla pattumiera con le stupende pelli di castoro faticosamente procurate dagli “indiani”….

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