Archivi per la categoria ‘racconti-articoli-commenti’

Montagna a scuola

venerdì, 10 Febbraio 2017

E’ stato piacevole sperimentare e trovare la via, al pari di un’arrampicata bella ed esigente, per attivare attenzione e curiosità durante una lezione “frontale” sulle professioni di montagna con una doppia classe di un istituto superiore di Sondrio.

Forse i nativi digitali, generazione smarthphone o “sdraiati” sono più recettivi agli stimoli delle generazioni precedenti e molto meno insensibili di quanto si pensi.

Alla domanda conclusiva “E allora perché mai dovremmo salire su una montagna?”, cino climb (600x800)così hanno risposto:

“per la quiete”

“per la libertà”

“perché è diversa”

“per l’aria sana”

“per fare sport”

“per i funghi”.

 

Il lago Palù e la metamorfosi dei luoghi già noti

mercoledì, 8 Febbraio 2017

Al termine del sopralluogo attorno alle rive del lago per mettere a punto un piccolo percorso di conoscenza della neve e delle sue infinite trasformazioni, mi ritrovo solo al crepuscolo, al centro del lago.

Ancora una volta mi accorgo che esiste un’armonia tutta da scoprire tra le possibilità di un paesaggio noto e conosciuto. L’escursione libera e silenziosa accresce l’attenzione e aguzza lo sguardo rendendolo sensibile alle variazioni dei più piccoli dettagli, trasformando luoghi familiari in nuovi spazi da esplorare.

 

Narcotizzati dal rotore

domenica, 5 Febbraio 2017

La montagna torna bianca e l’attrazione fatale verso il rotore riprende quota.

Leggo ora un aggiornamento sul quotidiano La Stampa.

Di fronte alla possibilità di muoversi nel silenzio tanti trovano una conferma, un affermarsi della sensibilità necessaria per avventurarsi con le proprie gambe nei pochi spazi non invasi dal rumore che ci restano.

Cavalcare il desiderio di quiete che popola il nostro cammino sembrerebbe ovvio ed economicamente vantaggioso per chiunque si occupi di accompagnamento nella natura, chiunque tranne i narcotizzati dal rotore, disusati inseguitori dell’alibi sempre più inconsistente della “valorizzazione” commerciale della montagna.

eli

 

Ghiaccio ed incertezze

mercoledì, 1 Febbraio 2017

Ammettere il senso di incertezza racchiuso nell’arrampicata su ghiaccio mantiene la testa libera da soluzioni precostituite e aiuta a ricercare il maggior numero di informazioni per avere più possibilità di scelta nell’individuare la linea, dosare i colpi ed affidarsi agli attrezzi con delicata sensibilità.

Nelle foto: cascata centrale di San Giuseppe e vecchie baite vestite di pietra dell’alpe Zocca in Valmalenco

La casa del picchio nero

giovedì, 26 Gennaio 2017

A volte nel bosco può capitare di sentire un canto variabile, un’insospettabile melodia con intonazione vagamente umana. E’ il richiamo verso la femmina del picchio nero e questa è la sua casa, creata a colpi di becco, con martellanti raffiche di percussioni eseguite con esattezza cronometrica.

Allenarsi a cogliere piccoli dettagli nell’ambiente della nostra inutile scalata può aiutarci a riconnettersi con il mondo, istruirsi alla semplicità e fuggire dall’apatia e cecità assai diffuse anche in parete, includendoci almeno un poco nella natura.

Nella foto: nido del picchio nero scavato nel tronco d’abete nei dintorni di S. Giuseppe (Val Malenco).

picchio (600x800)

Sentieri bianchi

martedì, 17 Gennaio 2017

Il sentiero innevato nel bosco attrae i bambini sugli sci meglio di ogni pista battuta. Qui il linguaggio adulto che ci portiamo dentro non funziona, perché incapace di vedere e comprendere l’esplorazione delle piccole cose.

Per scivolare lungo il sentiero servono occhi trasparenti e sinceri, per perdersi altrove, non seguire l’orologio e lasciarsi prendere dalla felicità.

Preserviamo i segreti

lunedì, 19 Dicembre 2016

Grazie a tutti gli amici che si sono legati alla mia corda nel corso del 2016. Assieme abbiamo cercato rifugio nel “semplice”, da non confondere con “facile”, per conoscere e metterci in consonanza con la montagna. Abbiamo sperimentato e riconquistato la giusta distanza da ciò che si fa ogni giorno, lasciando alla città la routine delle cose, provando a ricordarci che muoversi in uno spazio elevato significa abbandonare l’usuale, evitando di replicare facili appropriazioni a cui siamo abituati al piano.

ombre-1024x768

Montagne di sensi

giovedì, 15 Dicembre 2016

Ci vuole tempo, ma il libro della montagna, incomprensibile per il viaggiatore distratto e frettoloso, poi inizia a svelare i suoi più nascosti segreti. Avanzando con gambe e fiato, lontani dai propri automatismi, siamo sottoposti allo stupore di nuove percezioni, senza dover rincorrere a novità incessanti o mode transitorie.

Nella foto: archi ampi di curve scendendo dal Passo di Mello, con il ghiacciaio e la nord del Disgrazia sullo sfondo.

spazio3

Ski pass gratuito. Ma la montagna va ripensata.

lunedì, 5 Dicembre 2016

img_2683

Sono cresciuto sulle severe nevi di Caspoggio, dove le piste erano ripide, tortuose e perennemente ghiacciate.

Dall’arrivo della vecchia seggiovia monoposto lo sguardo rivolto a nord incrociava il Bernina e il sole dell’ultima discesa calava dietro la cresta sommitale del Disgrazia.

“Caspoggio sci d’agonismo” era lo slogan di questo piccolo villaggio alpino, diventato famoso per aver ospitato sin dal 1959 innumerevoli gare di sci di ogni livello e forgiato generazioni di atleti e appassionati.

Il pilota del piccolo gatto delle nevi antidiluviano portava una barba arruffata ed imponente.

I maestri avevano la pelle bruciata dal sole e piedi intelligenti, con cui guidavano sci lunghissimi, disegnando serpentine perfette sui muri ghiacciati.

Per decenni fu centro internazionale di sci d’agonismo, poi lentamente le piste non tennero il passo con la modernità e furono abbandonate, complice l’ormai cronica mancanza di neve alle quote più basse e le alte temperature.

Sono diventato maestro di sci nel 1989, da anni frequento raramente le piste, ma conservo il brevetto, per passione e per una mia personale rielaborazione dell’insegnamento sulla neve, quella vera, soprattutto fuori dai tracciati.

Il tramonto di Caspoggio è l’emblema dello sci come fenomeno del ‘900, ora destinato ad un irreversibile declino.

Leggo sulla stampa locale dei giovani valtellinesi sotto ai 16 anni che potranno sciare gratis nei vari comprensori della Provincia di Sondrio, grazie al sostegno pubblico.

D’impulso potremmo rallegrarci.

Poi penso all’enorme dispiegamento di mezzi e risorse impiegati per il mantenimento dello sci di massa, in nome delle ricadute connesse alla conservazione del “circo” bianco, che registra un incremento esponenziale dei costi gestionali, soprattutto per l’irrinunciabile necessità di ricoprire la pressoché totalità delle piste con neve artificiale al costo di tre euro al metro cubo.

Uno sci “industriale”, con impianti sempre più grandi e costosi che richiede piste “autostrade”, con naturale incremento delle velocità e conseguente ossessione della sicurezza. Un settore dal futuro sempre più incerto.

Forse per la nostra montagna s’impone un ripensamento orientato ad uno sci più “leggero”, destinato agli autentici amanti della montagna bianca, bastevole di piccoli impianti, con neve più vera possibile, quando cade naturalmente dal cielo, lasciando a pochi luna park l’onere insostenibile dello sci industriale.

Se non inizieremo a immaginarcelo, questo rinnovato modo di interpretare la neve, probabilmente sarà lo stesso sistema economico a indurlo e temo non sarà indolore.

Nell’immagine: perdita di controllo sugli sci nel disegno di Carlo Mollino tratto da “Introduzione al discesismo” (1951) primo testo organico per l’insegnamento dello sci in Italia.

 

Eli-degrado

venerdì, 25 Novembre 2016

Ho tra le mani la carta che riporta le possibili aree d’atterraggio per lo sbarco degli elisciatori in Provincia di Sondrio.

Pare sia il prodotto ufficioso redatto dalle società d’elicotteri e da alcune guide alpine, in corso di approvazione da parte degli enti provinciali, una sorta di codice d’autoregolamentazione, in mancanza di norme specifiche, che individua zone meno sensibili, dove poter volare ed atterrare per finalità ludico-sportive. Da un lato potrebbe sembrare un passo avanti, per la “conservazione” della montagna, ispirato al modello svizzero. Se si osserva però l’elenco delle aree di atterraggio situate a un’altitudine superiore a 1100 m utilizzate per sport e attività turistiche, quelle autorizzate per l’intera Confederazione Elvetica sono quaranta, mentre in Valtellina se ne concentrerebbero oltre sessanta (senza contare l’area di Livigno). Quattro in Engadina, contro ben ventuno individuate nella sola Valmalenco!

Una foglia di fico che non nasconde l’assalto seriale in atto, soprattutto ad opera di tour operator stranieri cui è impedito il volo a casa loro, che non ostacola l’annientamento dei pochi spazi integri che ci rimangono, in contrasto con ogni altra forma di frequentazione silenziosa della montagna. L’area di atterraggio e l’osceno corridoio di discesa individuato sulle pendici del Disgrazia, nel suo angolo più remoto e meno conosciuto, presso il ghiacciaio di Cassandra, costituisce l’emblema perfetto di questa criminosa insensibilità verso le nostre montagne.

Se sembra vano ogni tentativo di mobilitazione presso i “portatori di interesse” (gran parte delle guide e sezioni del CAI), val la pena ricordare agli aspiranti sciatori elitrasportati che scansando la salita si illudono di conquistare un momento di libertà, mentre non fanno che replicare l’oppressione che vivono ogni giorno.

Utilizzare la sola energia dei propri muscoli per raggiungere luoghi speciali significa alleggerire le pressioni, allontanarsi dalla routine e far cadere la maschera di ognuno. Ricordiamoci che lasciamo la città per sfuggire al rumore, alla sedentarietà, per ritrovare emozioni elementari sempre più rare, per percepire il lavoro dei muscoli, il sudore e la bellezza dei luoghi meno accessibili, per riprendere il fiato ed affinare i sensi.

elipiazzole