Con l’avvio della stagione dell’arrampicata su roccia e con l’approssimarsi di quella alpinistica estiva, vorrei privilegiare il naturale ed esuberante desiderio di esplorazione verticale insito in ognuno di noi, lasciando a casa le preoccupazioni ansiose per il risultato. Fin dall’asilo l’insegnamento mostra un interesse pressoché esclusivo per l’obiettivo, dalla capacità di allacciarsi le scarpe sino all’ammissione ad università prestigiose…
La tensione continua verso il risultato finisce però per indurre inconsapevolezza persino nell’andar per monti. Per toglierci completamente il dubbio d’essere inadeguati al traguardo, proveremo a percepire pienamente ogni passo verso l’alto e tutto quello che ci sta attorno, concentrandoci, appunto, sul “processo”.
Il nostro orientamento mirerà a obiettivi provvisori, adatti a tutti e soggetti a una revisione continua, dove non esiste l’insuccesso, ma solo una soluzione inefficace. Così forse potremo percepire le mille sfumature e variabili di questi ambienti, che troppe volte ci sfuggono se ci troviamo ossessivamente protesi, con il capo chino e il fiato corto, verso la vetta.
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