Negli ultimi anni i nostri occhi si sono totalmente abituati alla vista di infrastrutture, villette, recinzioni, cartelloni pubblicitari e capannoni propagati ovunque. Il nostro sguardo si è assuefatto e la profondità di campo si è inesorabilmente accorciata, infrangendosi sistematicamente su muri e confini artificiali.
Per questo la fuga verso le montagne più alte e poche altre residue isole felici, rimane l’ultimo antidoto contro la “cecità” indotta dall’abitudine.
Nella foto: residue distese prative a cavallo della “Linea Insubrica” in Valtellina.
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