GHIACCIAIO DI FELLARIA questo sconosciuto

21 Marzo 2024

Raggiungo il ghiacciaio inserendo il pilota automatico del ricordo sensoriale. Ogni roccia, morena e torrente di quest’angolo selvaggio della Valmalenco rappresentano una mappa della memoria assai familiare.

Alla base del roccione di gneiss rossastro che si alza sopra la grande morena della piccola età glaciale, sopra ad una cengia, ritrovo il solito grande cespuglio di genepy nascosto.

Seguo i profumi delle pasture d’alta quota e poi quelli della flora alpina periglaciale sino a mettere il piede sul ghiacciaio. La seraccata scarica ad intervalli quasi regolari.

La guida alpina Peppino Mitta (mio prozio) con due compagne d’ascensione
dinanzi al ghiacciaio, anni ’30 del ‘900, foto archivio M. Comi.

I miei compagni d’avventura calzano felici i ramponi per la prima volta, esplorano la superficie del ghiaccio e ne ascoltano il respiro.

Il paesaggio non si conosce quando si da il nome corretto a tutto quello che contiene – tanti lo possono fare – ma quando si ha la percezione delle mille relazioni al suo interno.

La differenza è la medesima tra la conoscenza della storia e una fredda lista di avvenimenti.

Sono cresciuto tra i pascoli affacciati sulla Vedretta, sono felice di poter essere il vostro interprete alla scoperta del Ghiacciaio di Fellaria, per facilitare l’incontro e l’ascolto con questi luoghi straordinari.

1980, con mio fratello Luca (con il binocolo) nei pressi
del rifugio Bignami all’Alpe Fellaria (foto Emi)

Per ascoltare la storia e le storie del ghiacciaio, delle cime intorno, di uomini e montagne, delle memorie impresse tra i crepacci e sulle rocce.

Per osservare dal vivo i fenomeni glaciali e toccare con mano gli effetti drammatici del cambiamento climatico in corso.

Per contrastare l’emergere di false geografie e dalla progressiva sparizione di un senso reale della montagna, sempre di più ridotta a semplice scenario di svago e autorappresentazione.

Per essere sicuri di non abitare semplicemente un’idea fugace e rubare un selfie, ma essere parte di un luogo unico e irripetibile.

Mia nonna Isabella rincorre un tacchino nei pressi del rifugio, notare la sagoma bianca del ghiacciaio sullo sfondo ancora imponente (foto Emi)

“Se dovessi andare in un altro paese, prima di visitare qualsiasi museo, biblioteca, fabbrica o città favolosa, chiederei al mio accompagnatore del posto di portarmi a passeggiare nella sua terra d’infanzia, gli chiederei di dirmi i nomi delle cose e di raccontarmi come sono diventati un insieme, dando forma ad una comunità.” Barry Lopez, Una geografia profonda – scritti sulla Terra e l’immaginazione.

Note1

La visita al ghiacciaio è costruita su “misura”, per piccoli gruppi, con percorso escursionistico e la possibilità di estendere l’esplorazione alle zone periglaciali lontane dai sentieri più frequentati.

E’ anche possibile attraversare il ghiacciaio, unendo al percorso di conoscenza l’acquisizione delle tecniche base alpinistiche (uso dei ramponi e progressione in cordata).

Per ulteriori informazioni: info@mountlab.it +39-3488403009

Note 2

Suggerisco l’ascolto del podcast Ghiaccio Sottile (mio piccolo contributo ep. 1 e 2).

Al via la stagione scialpinistica al Bernina

11 Marzo 2024

Lo sci primaverile è luminoso e le nevi, ormai trasformate, diventano più docili e meno insidiose. Con gli sci ai piedi gli avvicinamenti alle pareti risultano rapidi e piacevoli e le discese ancor più divertenti. In questo periodo le grandi classiche del Gruppo (Roseg, Bernina, Argent, Zupò, Bellavista e Palù) si presentano in tutta la loro magnificenza.

Per gli appassionati sciatori seguiremo le tracce del pioniere dello scialpinismo Marcel Kurz che in compagnia di Rudolf Staub (geologo fondatore della moderna geologia alpina) completò il primo tour scialpinistico del Bernina (1910).

Al termine di lunghe discese approderemo ad un rifugio sicuro, una storica capanna che rientra appieno nella definizione di “presidio culturale” dei luoghi alti di Valmalenco.

Periodo: a partire da fine marzo 2024, in concomitanza con l’apertura primaverile del Rifugio Marinelli Bombardieri 2813m al Bernina. Passate parola.

Ps: considerando che la Guida è anzitutto il “conoscitore dei luoghi”, vado fiero e mi diverto ad indicare alcune sci-alpinistiche confezionate “su misura”, dedicate ai grandi spazi del Bernina e ai canali innevati nascosti del Gruppo. Qui mi muovo come un Tuareg nel deserto, senza mappa, bussola, altimetro e GPS e, se proprio è necessario, anche con il brutto tempo.

Si parte dal rifugio con i primi raggi del sole che illuminano le Cime di Musella
La neve, ormai trasformata, diventa più docile e meno insidiosa
Gli avvicinamenti alle pareti risultano rapidi e piacevoli e le discese ancor più divertenti

Piz Bernina, Cresta Coaz

5 Marzo 2024

13 settembre 1850, è ormai pomeriggio quando i tre agrimensori dei Grigioni capitanati da Johann Coaz raggiungono la parte terminale della magnifica cresta che conduce in vetta.

Il topografo e ingegnere forestale Coaz, assieme a Jon e Lorenz Tscharner, si sono spinti là dove mai nessun umano aveva messo piede prima, inoltrandosi nel cuore del Labyrint, il dedalo di crepacci e seracchi dell’alto bacino collettore della Vadret da Morteratsch. Puntano all’inviolata cima più alta del massiccio.

Non esiste nessuna mappa della zona, Coaz la sta disegnando in quel periodo.

L’ascesa è essai faticosa, ma l’ambiente di ghiaccio straordinario e l’avvicinarsi della cima sospingono verso l’alto i tre esploratori dell’ignoto. Sono partiti dal Bernina Suot, duemila metri di quota più in basso.

La cresta finale si diparte dai ghiacci della rilucente parete Est e mira dritta alla sommità, è la via più breve e naturale per calcare la vetta prima del buio.

Non senza qualche spavento i topografi vincono la stanchezza e l’ultimo tratto erto dove si alternano rocce rotte di diorite e ripidi scivoli di firn.

Alle 18 raggiungono l’elevazione più alta dell’intero massiccio, 4050m, prende il nome di Bernina, come l’omonimo passo poco lontano. E’ il quattromila più a Est delle Alpi.

Millecinquecento metri più in basso la lingua del Morteratsch si allunga come un enorme dorso di drago, delimitato ai lati dalle imponenti morene laterali.

I tre topografi non possono indugiare a lungo nel piccolo spazio inesteso della cima, la notte si avvicina, giusto il tempo per scrutare dall’alto la moltitudine di montagne che si stagliano intorno e si perdono all’orizzonte.

Verso Sud Est la bella piramide nevosa del Piz Zupò si avvicina per altezza al Bernina. Lo stesso Coaz nel corso dei suoi rilievi ne ha stimato l’altezza in 4001 m. Nei decenni successivi, a seguito di ulteriori rilievi, perderà qualche metro e il primato di quattromila, attestandosi a quota 3996m.

La luna rischiara la lunga discesa; alle 2 di notte, dopo venti ore di scalata e duemilacinquecento metri di dislivello, il trio è di ritorno, al sicuro può festeggiare con un paio di bicchieri di “vecchio” della Valtellina.

Restare in attesa e farsi catturare dalle cose

4 Marzo 2024

Le abbondanti nevicate degli ultimi giorni, di neve bagnata e pesante, aiutano a rinunciare alla rincorsa a “fare cose” in montagna.

Lontani da pendii e canali ci si perde nel bosco, si coltiva la disposizione a stare e in ascolto del mostrarsi dei fenomeni che accadono intorno.

Ci si lascia guidare da indizi, segni e tracce, sino a restare in attesa e farsi catturare dalle cose.

E’ l’occasione per mantenere un passo rilassato e seguire quel che accade, fino a raggiungere una radura, con al centro un grande abete, che fa da ombrello e diventa la nostra magnifica salle à manger.

Il bello non abita lontano

21 Febbraio 2024

Svolgo la quasi totalità dell’attività di Guida sulle montagne di casa, principalmente nei gruppi Bernina, Disgrazia, Scalino e Masino-Bregaglia.

Nel raggio 30 chilometri da casa incontro una tal varietà di ambienti e uno sterminato numero di cime da esplorare, più o meno verticali, che non basta una vita per conoscerle davvero.

Muoversi tra le montagne dove si dimora abitualmente acuisce una sensibilità e intimità con gli spazi attraversati, che lontano richiederebbe mesi, se non anni, per essere acquisita.

Mi onoro di far da interprete a chi desidera dialogare con questi terreni d’avventura ancora selvaggi e favorire la ricerca di una conoscenza non di superficie, attraverso l’incontro autentico con la neve, il ghiaccio e le rocce. Qualcosa che sempre di più si fatica a sviluppare e non esiste su nessun libro o catalogo di viaggio.

Un invito a ritrovare il senso del reale, con la sua complessità, senza inseguire scenografie innaturali o generiche, o rincorrere come criceti forme di intrattenimento sempre nuove, ridotte ad “esperienze” da acquistare e consumare in fretta.

Nuova vita per i campi da Ski dello Scalino

9 Febbraio 2024

Per tutto il mese di febbraio la strada d’accesso che sale ai 2000m di Campo Moro resterà chiusa per via di una frana e relativi interventi di sistemazione.

Un’occasione per riappropriarsi dei pendii innevati dello Scalino così come li videro i pionieri dello ski.

Così la piramide del Pizzo Scalino 3323m, magicamente allontanata, può trovare un nuovo senso e rinnovato interesse.

Un’opportunità rara, utile a farci avvolgere dalla montagna silenziosa e deserta.

Giorno 1 salita dal fondovalle da Tornadri o traversata da San Giuseppe per passo Campolungo, arrivo al Rifugio Zoia.

Giorno 2 giornata di ski allo Scalino.

Contattatemi per saperne di più.

Se non batti traccia non stai facendo scialpinismo

19 Gennaio 2024

Se non batti traccia non stai facendo scialpinismo.

Ogni volta che si distende la gamba per far scivolare lo sci nella neve intatta si ha la netta sensazione di esplorare qualcosa di nuovo.

Una traccia armonica non è troppo ripida né troppo piana, con una pendenza il più possibile costante. Si insinua nelle pieghe del versante, contorna dossi, avvallamenti e rocce. Predilige le dorsali e mira ai larici pionieri, che si tramutano in piccoli fari assai utili alla navigazione.

Rovinare la traccia in discesa da quasi un senso di fastidio.

Sarà il vento, il sole o una nuova nevicata a cancellarne il segno.

La rivincita della montagna non irregimentata

14 Gennaio 2024

Il nostro piccolo viaggio nella neve parte dal fondovalle, dalle latifoglie, con sci portati a spalla per vecchi sentieri che salgono ai monti.

In marcia si incrociano meraviglie, gli abeti che si fanno via via più imbiancati e il suono del Turéc che sta finalmente iniziando a gelare.

Il viaggiatore della neve non ha fretta.

Assaporiamo le ultime luci con l’aria fredda che pizzica il naso mentre rispolveriamo un po’ di tecnica di discesa zigzagando tra larici radi e i morbidi prati di Ciàasc.

Il nostro rifugio sicuro è un rustico locale in una cà de munt, inalterata dagli anni ’30 del ‘900, con stufa, branda e candela.

La zuppa, preparata con acqua di fusione, accompagnata con pane e formaggio, si trasforma in una cena sontuosa.

Presto il  gelo di gennaio ricama di ghiaccio i piccoli vetri della finestra, siamo stanchi abbastanza da rendere i nostri giacigli assai comodi.

Lo stupore esplode a più riprese quando, usciti dal bosco verso la luce, incrociamo i primi raggi di sole verso i Ciàn di Camàni e poi su, verso il Sass Biànch.

E’ la rivincita della montagna non  irregimentata.

Qui si impara ad esser veri viaggiatori, non turisti da resort.

Ci lasciamo scivolare, inebriati nella neve zuccherosa, con le ombre lunghe di Zana che danno spessore al silenzio.

Ripelliamo verso la Bosio e i Rài, in una traversata di paesaggi, con il sole che va scomparendo e un’armonia che ci portiamo a casa.

P.s da gennaio a marzo si organizzano viaggi nella neve nei campi da sci di Arcoglio e Zana, contattatemi per saperne di più.

Grazie a Paolo per le foto!

Riposare faticando

1 Gennaio 2024

Il cielo blu di quest’ultima ascensione dell’anno funziona come un nascondiglio nella foresta.

E’ un buon rifugio per trovare pacificazione e accoglienza nel silenzio, un regalo nell’isolamento, con la neve indurita dal vento che ricopre e livella tutte le irregolarità, un piccolo universo sospeso dove è possibile riposare faticando.

Scavalcare le Alpi con gli sci

31 Dicembre 2023

Scavalcare le Alpi con gli sci nel pieno dell’inverno è il miglior modo per esplorarne l’invisibile geografia profonda, senza nessun umano intorno.

Ogni grande spazio che andiamo ad incontrare vive dentro di noi mentre lo attraversiamo.

Scivoliamo sopra sastrugi di ogni tipo, formati dall’erosione della neve con i venti tempestosi degli ultimi giorni e sopra blocchi di grandi valanghe duri come pietre. Avvistiamo branchi di camosci e un grande gipeto che volteggia sopra la linea immaginaria del confine.

E’ il festival della luce, in tutte le tonalità e colori, da quella calda e abbacinante del Sud, alla tenue del tramonto che illumina la torre belvedere del Passo del Maloja, sino alla fredda e blu della sterminata distesa glaciale del Forno incastonata tra le pareti di granito.