La rincorsa delle “cose”

14 Novembre 2022

Il 2022 è stato l’anno più caldo mai registrato in Italia dall’invenzione del termometro, gli sconvolgimenti economici e sociali in corso sempre di più ci mostrano come il semplice concetto di “stazione climatica” sia una risorsa formidabile, dove basta un fazzoletto di bosco, un torrente, un sasso dove sedersi, un cuscino di muschio, per godersi la frescura, guardarsi attorno, ascoltare, leggere un libro… anche solo per tirare il fiato.

Eppure prosperano folli progetti per nuove infrastrutture sciistiche un po’ ovunque sulle montagne lombarde, incluse quelle arroventate dal sole e a quote non propriamente elevate.

Pazzie e insensatezze a parte, anche quando si inizia a percepire un necessario cambio di rotta, per fuggire ad una monocultura spompata, non per scelta, ma perché il clima ci presenta il conto, si replica lo stesso approccio separato dalla montagna vera, l’unica che ci appartiene e rappresenta.

In Valmalenco è in arrivo la ciclovia, con allargamento e “lisciatura”  di antiche vie e pure una luccicante nuova ferrata, mai vista prima da queste parti, sulle ombrose rupi del Castel.

Un perverso incantesimo per fare “cose”, con la rincorsa a trasformare ogni spazio naturale integro, dove far combaciare il tempo libero con quello del consumo.

Megaprogetti e nuovi passatempi, seppur a scale diverse, mostrano quanto siamo stretti all’angolo, immobilizzati e incapaci di mutare atteggiamento e ancorati a schemi di pensiero disintegrati dalla realtà.

Rinunciare ad accogliere i nostri limiti e non accettare la meravigliosa imperfezione di sentieri, rocce, boschi e pascoli, che poi sono la vera e autentica ricchezza, significa perdere la possibilità di trovare un senso, relazioni ed esperienza con le nostre montagne.

Ancora questa splendida Valle, seppur maltrattata, ci fa vivere bene e accoglie tanti viaggiatori ed ospiti, attratti non dagli orpelli, ma dalla qualità ambientale delle nostre montagne, dall’identità ancora in parte conservata, dall’accoglienza a volte ispida ma sincera!

Scassare l’impervio per adattarlo alle due ruote, assieme alla posa di cavi e metalli non cambiano di una virgola, non educano, non migliorano le condizioni di vita di chi vive in Valmalenco.

L’unico turismo che ci appartiene parte dalla consapevolezza della bellezza delle nostre montagne a cui non serve il puntello di alcuna infrastruttura.

Quando arriverà il tempo di sostituire le “cose” con i “significati”? Mollare i cantieri costosi per il divertimento effimero di breve durata e raccontare (bene e con cognizione di causa) quel che abbiamo? Quando scopriremo che da qui nasce il desiderio, da qui il modo sano e durevole di stare al mondo, per vivere quassù e della montagna?

Torre, Fungo e Lancia

3 Novembre 2022

Questa zona della Grignetta, costellata di guglie, cuspidi, creste, pilastri e spuntoni è un vero e proprio caos minerale.

Ogni roccia emergente, ogni frammento di calcare assume qui una decisa personalità, quasi a voler rappresentare una vitalità inusuale nel mondo minerale, che prende forma e vita nel corso di innumerevoli millenni.

Come se d’incanto i mutamenti impercettibili diventassero chiari e visibili, immediatamente leggibili da un libro vivo, il grande libro di pietra.

Questa è la geologia e geografia vera e vissuta, con uno sguardo privilegiato sul Lario e sul corso dell’Adda che si disperde nelle brume della pianura..

Senza brividi e a mani nude

1 Novembre 2022

Il versante più ombroso dello Spondascia, tra i duemila e duemilaquattrocento metri, in questo periodo normalmente è il rifugio del gelo.

Riusciamo invece a mettere assieme, senza brividi e a “mani nude”, quasi mezzo chilometro d’arrampicata, combinando più vie.

Di fronte a noi i giganti del Bernina sono inondati di sole.

L’ambiente cambia assai più rapidamente dei nostri comportamenti.

I cambiamenti climatici sembrano troppo planetari per prestarci attenzione, troppo complicati per sentirsi coinvolti, troppo distanti per trovare un agire locale.

Roccaforte delle pernici bianche

15 Settembre 2022

La cresta di roccia diversamente solida è tutt’altro che declassata, lontana da un emporio a disposizione.

E’ la roccaforte delle pernici bianche, che spiccano il volo dall’alto degli strapiombi di marmo, per planare sopra le pareti di scisto.

A confronto siamo assai piccoli e goffi, intenti a decifrare il caos minerale che incontriamo sotto le dita, attenti ad ogni appiglio, concentrati su ogni passo.

Cima di Vazzeda 3297m, cresta Est (A. Bonacossa e G. Polvara, in discesa, 26 luglio 1921)

Scalare nel vallone dello Scerscen

27 Agosto 2022

Sopra di noi il grande trittico di diorite che ispira reverenza: Roseg, Scerscen e Bernina. Più a lato la macchia bianca di granito della Crast’Agüzza e l’inconfondibile fascia di marmi chiari inclinata verso Est. In basso il selvaggio vallone dello Scerscen raccoglie le acque di fusione dei ghiacciai oggi stremati, che un tempo modellarono le pietre verdi su cui stiamo arrampicando.

Un bel terreno d’avventura, dove la scalata richiede d’esser scopritori, tra muri, pance, prominenze, fessure e canali di gronda pietificati.

Profumo di fieno e calzettone strausato

25 Agosto 2022

Quest’anno non vi è più traccia di neve residua sino alle creste più alte dei giganti del Bernina. La fine dell’estate si annuncia con l’ingiallire dei pascoli. Un segno distintivo dell’avvicinarsi all’equinozio è il potente profumo forse sprigionato dall’Anthyllis vulneraria a fine fioritura. A metà tra il profumo di fieno e calzettone strausato, arriva dritto al naso, segna il tempo e l’arrivo delle lunghe ombre dell’autunno. Naso a terra provate a rintracciarla.

Una salita speciale per leggere il granito

24 Agosto 2022

Una salita speciale per leggere il granito, muoversi nel vento fresco delle prime luci del giorno, graffiarsi le dita, inseguire i passaggi del Vinci, isolarsi dal tempo, abbandonarsi senza noia, disperdere l’esercito di pensieri alla cui aggressione continua siamo sottoposti al piano.

Una vita assai ricca con mezzi semplici.

Bipedi o quadrupedi?

14 Agosto 2022

Siamo bipedi o quadrupedi? Di fronte al dilagare dell’utilizzo in cammino, non sempre giustificato, dei bastoncini da trekking la risposta pare scontata..

Eppure sta nella nostra natura muoverci su due sole “zampe”.

Salvo per supplire a problemi articolari o per gestire discese interminabili con zaini pesanti, l’uso dei bastoncini è sovente superfluo e in tanti casi addirittura controproducente.

Usati male, a casaccio, portati semplicemente a spasso, sono solo elementi di distrazione, che ci distolgono dall’attenzione, ci allontanano dall’equilibrio e dalla naturale percezione dell’appoggio.

Il fastidio di riporli nello zaino li rende d’intralcio nei tratti dove occorrono braccia e mani, per equilibrarsi, aggrapparsi e aiutarsi…

Darli in mano a bambini e ragazzi è diseducativo e inutile.

Scalare nella nebbia

12 Agosto 2022

Quello che non si vede si immagina.

Lungo la via i chiodi appaiono all’improvviso, mentre siamo concentrati sul singolo movimento.

La nebbia da un senso di bianca protezione, colma l’abisso che ci circonda.

I colori non parlano, smettiamo di guardare, si ascolta, si respira, si scala.

Se ogni tanto filtra un raggio di sole ci si sente quasi impreparati.

Quello che appare è già successo?

“E’ l’incertezza che affascina, la nebbia rende le cose meravigliose.” O. Wilde

Nelle immagni: scalata nella nebbia lungo la via Molteni-Camporini (1935) al Pizzo Badile.

Radicamento

30 Luglio 2022

Uno dei migliori momenti delle salite alpine è l’attesa della sera, seduti fuori dal rifugio, godendo del calar del sole, pregustando la scalata del mattino dopo…
In questi attimi vien naturale condividere con il compagno di cordata ciò che è davvero essenziale per la buona riuscita dell’ascensione ovvero il radicamento.
Radicarsi significa liberarsi da tutte le distrazioni collegate ad oggetti, materiali ed illusioni che, per abitudine o convenzione, ci portiamo quassù.
Ecco allora che iniziamo a mettere un piede avanti all’altro e con qualche semplice esercizio proviamo a percepire quanto è importante e salvifico tenere il passo saldo e fermo.
In fondo la nostra maggior protezione sta proprio qui, nel sentire e sentirsi ben poggiati, dai sentieri, alle rupi, ai pendii di neve e ghiaccio.
Capire in anticipo adesione e tenuta del passo è la miglior garanzia di buona riuscita della nostra salita.
Da un buon radicamento nascono indimenticabili avventure.