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Guide alpine e belle époque

domenica, 13 Gennaio 2013

Questa bella foto (rintracciata da Popi Miotti, instancabile studioso delle nostre montagne) ritrae la Guida di Torre Santa Maria Carlo “Friz” Ioli con una magnifica fanciulla lungo il panoramico tour del “Bellavista” con la est del Bernina sullo sfondo. Si coglie la grande estensione glaciale del tempo (siamo sul finire degli anni ’30) e soprattutto il fascino straordinario della signora: un mix tra Katharine Hepburn e Ingrid Bergmam. Non è da meno “Friz” Ioli, modello perfetto tra i ghiacci del Bernina! Mic

Carlo Ioli

Spazzaneve

martedì, 25 Dicembre 2012

Dopo i primi passi e le prime parole, per ogni piccolo abitante delle Alpi il primo spazzaneve è un momento da incorniciare! Basta un brandello di prato ricoperto di neve della giusta pendenza, un paio di legni ricurvi e un po’ d’esercizio. Presto seguiranno i primi cambi di direzione e via via tutto il resto..Un piccolo grande gesto di vera identità alpina, che ha poco a che vedere con i tanti sbandierati ed inutili proclami per l’autonomia del nulla. Mic

Maurice Herzog

sabato, 15 Dicembre 2012

Se ne è andato alla veneranda età di 93 anni Maurice Herzog, primo salitore di un 8000, l’Annapurna nel 1950, in cordata con Luis Lachenal. Da ragazzo, leggendo il suo libro “Uomini sulla Annapurna”, assieme all’altrettanto epico “E’ buio sul ghiacciaio” del grande Herman Buhl (primo salitore in solitaria del Nanga Parbat nel 1953), con le loro lunghe descrizioni, i nomi esotici e le foto in bianco e nero, fui conquistato dall’avventura.

Mi affascinavano gli scenari di quelle esplorazioni; era come se intorno a me si levassero le montagne dell’Himalaya con le spaventose pareti di ghiaccio. Leggevo e rileggevo quelle righe e sognavo di essere uno di quelle piccole sagome disperse nell’immensità della montagna che lottavano per sopravvivere nell’aria rarefatta. I dettagli cruenti, con morti e mutilazioni facevano naturalmente parte della storia così come lo slancio eroico ed invincibile verso la vetta, la cui retorica risentiva piuttosto chiaramente di quel momento storico.

“Sentivo che avevo i pedi congelati, ma non ci badai. Eravamo sulla più alta montagna mai scalata dall’uomo!…Ero consapevolmente grato alle montagne per essere così belle per me quel giorno e altrettanto soggiogato dal loro silenzio come se mi fossi trovato dentro un tempio. Non provavo nessun dolore, non avevo nessuna preoccupazione”.

Alcuni anni fa ebbi l’occasione di incontrarlo. A Roma, nel 1998 ero ad attenderlo all’aeroporto, era l’ospite d’onore in un convegno sulla montagna organizzato dal Comitato Ev-K2-CRN. Ricordo la vigorosa stretta della sua mano, seppur priva delle dita e il portamento raffinato, elegante, che ricordava un divo hollywoodiano alla Clark Gable. Mic

 

Cibo in montagna

lunedì, 3 Dicembre 2012

Se osserviamo i grandi esploratori alpinisti del passato curiosamente mostravano un’insolita incongruenza tra la rudezza del loro aspetto – con baffi ispidi e pelle “incartapecorita” dal sole – e l’acuta sensibilità per gli aspetti estetici del paesaggio e del buon cibo. Pensiamo ad esempio a Mallory e compagni, nella celebre spedizione all’Everest del 1924, dove tra gli approvigionamenti non potevano mancare sessanta scatolette di quaglie in fois gras e champagne d’annata! Come dimenticare poi le interminabili scarpinate dei primi salitori di tante vette delle Alpi Centrali che vedevano spesso come unico alimento un pollo intero, prima utilizzato più volte per la preparazione di un brodo corroborante e poi finalmente consumato. Da allora il modo di cibarsi in montagna è cambiato parecchio. Sulle Alpi, la capillare diffusione di punti di ristoro in quota consente ormai di ridurre al minimo la necessità di trasporto di cibi e bevande. Barrette energetiche, gel e integratori salini (o ancor meglio un po’ di frutta secca e un piccolo panino imbottito) consentono al moderno alpinista di far fronte alla maggior parte delle salite. In altri casi però – più spesso in spedizioni o trekking extraeuropei – rimane la necessità di trasportare una quantità di viveri necessaria ad un’ascensione di più giorni. Per contenere al massimo il peso e volume dei cibi da caricare nello zaino , con garanzia di lunga durata e conservazione, oggi esistono diverse e nuove possibilità rappresentate dai prodotti liofilizzati. Alcune aziende si sono specializzate nella commercializzazione di questi prodotti, unitamente a sistemi di purificazione dell’acqua. Basta un po’ d’acqua calda versata direttamente nella busta d’alluminio e il pasto è pronto. Cibo d’astronauti è vero.. che non possiamo paragonare a nessun prodotto fresco, ma che in caso di necessità diventa una preziosa leccornia. Mic

 

Anteprima d’inverno

giovedì, 1 Novembre 2012

Paesaggio curioso e inusuale, merito di questa nevicata precoce, con i larici gialli carichi d’aghi e il lago Palù ancora allo stato liquido, contornato da 40 cm di neve fresca! Mic

 

Perdermi m’è dolce

sabato, 29 Settembre 2012

Al giorno d’oggi, con il proliferare di GPS tascabili, da polso, waypoints, rotte scaricabili da internet e di Google Earth, perdersi è certamente considerato come un inutile spreco di tempo. Una moltitudine di informazioni consentono al moderno alpinista di conoscere con grande dettaglio percorsi di avvicinamento e relazioni di salita. Su blog e forum imperversano relazioni, foto e video. Conosciamo con anticipo qual’è il passo chiave di una via, se è asciutto o bagnato e quale misura di friends usare. Paradossalmente arriviamo in certi casi ad impegnare più tempo ed energie per capire dove ci troviamo rispetto a quello che abbiamo letto o visto in precedenza, anziché concentrarci sulla nostra progressione verso l’alto, cogliere l’eccezionalità del nostro cammino ed entrare in sintonia con l’ambiente che ci circonda. Così facendo molto spesso perdiamo una preziosa occasione di conoscenza. Una perdita consapevole della via acuisce invece i nostri sensi e spesso ci rende più ricchi e soddisfatti, oltre a farci addirittura arrivare qualche volta prima a destinazione! Mic

Piccoli esploratori crescono

domenica, 16 Settembre 2012

Non serve affrontare lunghi trasferimenti e ore di cammino per trasformarsi in piccoli esploratori della natura. Ai bambini serve l’azione immediata e con un po’ di intuito e fantasia è possibile trovare stupore e meraviglia nel bosco a due passi da casa. Abbandonati i giochi sul greto del torrente, oggi invaso da un’insulsa gara motoristica (antitetica rispetto ad ogni messaggio di fruizione consapevole e totalmente avulsa da ogni ragion d’essere, promozionale, economica ed estetica della montagna), decidiamo di seguire senza una meta precisa, le tracce e i camminamenti degli ungulati che si diramano nel bosco appena fuori dall’abitato. Basta allontanarsi poco dai percorsi battuti per far scaturire la sorpresa anche dal terreno familiare: ecco tre splendidi palchi di cervo seminascosti nell’erba. Tommaso si incarica del trasporto, Isacco traccia la via e il babbo chiude la fila con in groppa la piccola Diletta…Mic

Com’è bello finire in Disgrazia

domenica, 19 Agosto 2012

E’ il titolo dell’ottimo articolo a firma Pietro Crivellaro che compare sull’inserto Domenica del Sole 24ore.Mic

 

Training

giovedì, 10 Maggio 2012

Non sono mai stato particolarmente attratto dalle attività sportive di durata fini a se stesse. Pur apprezzando il valore degli atleti che si dedicano agli sport di endurance, preferisco le attività con elevato contenuto tecnico, che richiedono alta coordinazione neuromuscolare come lo sci e l’arrampicata. Ciò nonostante trovo piacevolmente allenante distendere di tanto in tanto gli arti correndo lungo un sentiero di montagna leggermente ondulato, all’ombra di una foresta di conifere, reso morbido da un tappeto di aghi d’abete. Mic

Stop eliski ed elialpinismo

mercoledì, 1 Febbraio 2012

Nel mio lavoro di geologo e di guida alpina utilizzo spesso l’elicottero. Questo straordinario mezzo volante ha enormemente alleviato le colossali fatiche dei montanari di un tempo e ha cambiato la vita di chi vive e lavora in montagna. Ricordo bene, a metà degli anni ‘70, quando il primo luccicante Alouette rosso, pilotato dal mitico Ueli Bärfuss, una sorta di barone rosso elvetico, raggiunse per la prima volta nella storia il rifugio Bignami in alta Valmalenco (allora gestito dai miei nonni) depositando a terra una grossa rete carica di ogni ben di dio. Da allora muli, cavalli e bipedi da soma andarono in pensione, così come le ardite squadre del soccorso alpino, ormai quasi completamente sostituite dall’eli-soccorso, una struttura perfezionata al punto da diventare una vera e propria task force d’eccellenza, capace di interventi rapidissimi anche nelle situazioni più difficili, e così efficace da far pensare che a volte sia meglio farsi male in montagna piuttosto che su una strada trafficata di fondovalle. Non va poi dimenticato l’aiuto che viene dall’alto in tutte le attività di controllo, sorveglianza e monitoraggio geologico e ambientale, e più in generale in tutti i lavori di messa in sicurezza dei versanti e di supporto all’agricoltura e zootecnia di montagna. Sull’onda dell’entusiasmo e della crescente disponibilità degli aeromobili, si è poi cominciato ad utilizzarli anche nelle attività turistiche-sportive-alpinistiche. Io stesso in passato vi ho fatto ricorso in più di un’occasione, soltanto nella mia attività professionale di guida, per raggiungere l’attacco di alcune vie d’arrampicata. Lo utilizzavo in sordina, con un solo cliente, quando l’elicottero era già di passaggio in zona per altri lavori, nei giorni feriali e per raggiungere pareti un po’ fuorimano, evitando con cura le salite più gettonate per non infastidire chi si era sudato un lungo avvicinamento dal fondovalle. Che male c’è, mi son sempre detto. Sto lavorando come tanti altri, non infrango nessuna regola, ho quindi pieno diritto di volare. Sono le feste d’alpeggio d’agosto con annesso elitrasporto di massa piuttosto che le benedizioni di croci e steli di vetta con mille rotazioni che realmente fan danno! Mi son cullato in questa finta convinzione per un po’, nella certezza che le vere attività impattanti e devastanti fossero ben altre: le cave che, imboccata la disastrosa via dell’industria e del mercato globale anziché quella dell’artigianato di pregio, fanno letteralmente a pezzi le nostre montagne; le attività speculative immobiliari, che consumano gli ultimi brandelli di suolo della mia valle; lo sfruttamento indiscriminato dei residui rivoli d’acqua a scopo di… lucro idroelettrico, simbolo ipocrita di energia pulita nonostante l’apporto infinitesimale al fabbisogno energetico del Paese; le pessime strade agrosilvopastorali che sono state costruite dappertutto, in realtà strade di servizio alle seconde case, mascherate da rotabili di supporto ad un’ormai inesistente attività d’alpeggio. Ora mi rendo conto di essermi sbagliato. Per poter sostenere con convinzione le proprie idee fino in fondo, alcuni comportamenti, seppur simbolici e non sostanziali, sono importanti. Per questo non credo sia più ammissibile salire su un elicottero per finalità alpinistiche o sportive. 
Le strade e le strutture impiantistiche esistenti lungo le Alpi sono già uno splendido aiuto per facilitare gli avvicinamenti; oltre esse, la sola energia da impiegare è quella dei nostri muscoli! Solo in questo modo potrò andar fiero nel sostenere che le montagne della Valmalenco e del Masino sono così belle e preziose perché agli occhi dei moderni frequentatori dei luoghi alti appaiono uguali a come le videro, 150 anni orsono, i viaggiatori inglesi inventori dell’alpinismo! Naturalmente sarò sempre grato al mezzo volante ogni qual volta dovrò monitorare una frana, approvvigionare un rifugio o svolgere qualsiasi attività a supporto della collettività e a tutela delle persone … Michele Comi guida alpina