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Melloblocco the end

martedì, 5 Maggio 2015

Melloblocco the end
Non potevamo chiudere senza le formiche di Vettori che ci hanno accompagnato sin dall’inizio di questa XII edizione.
Ancora una volta ha destato stupore il movimento, spontaneo e partecipe, di migliaia di giovani adepti delle rocce, che non perdono occasione per condividere la loro passione, che insegna pazienza e adattamento alle condizioni mutevoli di un sempre autentico raduno in ambiente naturale.
Michele
“E’ stato bello anche quest’anno! Ho trovato un lombrico nella scarpa!”
cit. Mauro Calibani, corrispondenza privata, poco fa…

fine

Slackline: highline alle Cassandre del Mallero

lunedì, 27 Aprile 2015

Bruciare le tappe non sempre funziona! Fu così che nell’ormai lontano 2007 assieme a Daniel Schenatti, folgorati dalla fettuccia da funambolo, dopo aver mosso con una certa facilità i primi passi su longline a mezzo metro da terra, decidemmo di sperimentare immediatamente il passaggio all’allora poco praticata disciplina dell’highline.

Luogo prescelto: la più profonda forra sopra a Sondrio, venticinque metri di sottile fettuccia di nylon sospesi una trentina di metri sopra le tumultuose acque del Mallero.

Gli entusiasmi si spensero presto, pochi passi oltre il bordo, la testa non reggeva e le acque fragorose in movimento non permettevano di mantenere un punto focale fisso, utile all’equilibrio.

Gli ancoraggi dovrebbero essere ancora lì, chissà se qualcuno ci ha riprovato?

(foto Andrea Lenatti)

 

Melloblocco 2015 – l’edizione universale

giovedì, 12 Marzo 2015

Apprezzo il disegno, la sua immediatezza e capacità di sintesi, a volte meglio di tante parole. FabioVettori è un grande maestro e dopo averlo invitato per una piacevole incursione autunnale in Val di Mello è nato lo splendido poster del Melloblocco 2015.

Basta un rapido sguardo per cogliere il cielo di questa valle di granito e il Cavalcorto dirimpetto al Disgrazia. Il colorato popolo del Melloblocco e una girandola di rocce si intrecciano con le case di pietra di Cascina Piana, il ponte di Filorera, le terme dei Bagni di Masino e tanti tantissimi massi disseminati nei prati e boschi della valle. E poi il villaggio del Melloblocco, scalpellini, “camer” (dimore rurali ricavate sotto i massi), campioni, amatori, appassionati, curiosi, animali, faggi, abeti, musici e casari …

Scarica qui il poster 2015

Comunicato Planetmountain

poster

Montagna violata

sabato, 17 Gennaio 2015

Poco fa il sindaco di Torre Santa Maria mi ha confermato che, d’intesa con l’amministrazione di Chiesa, è stato deciso di accogliere ed avallare per l’inverno la pratica dell’eliski nell’area di Arcoglio e Val Giumellino, proposta da una non ben identificata organizzazione, in nome di un presunto ampliamento e miglioramento dell’offerta turistica in loco (che si aggiunge agli incursori aerei germanici, che già fanno della Valmalenco terra di conquista).

In questo modo i primi e storici campi da sci della Valmalenco, nonché santuario degli scialpinisti lombardi, farà un balzo nella modernità, producendo chissà quali ricadute economiche per l’intera comunità.

Non occorre scomodare fiumi di parole ed argomentazioni note a tutti per cogliere il pauroso salto nel buio che aggiunge tristezza ad una montagna ancora una volta violata.

Non stupisce che Chiesa, ormai avvezza ad ogni nefandezza, possa aver dato il suo benestare senza pudore, ma che anche Torre, nella sua piccola e ben conservata dimensione autentica di montagna vera, abbia dato il suo appoggio e benestare porta tristezza.

Con queste premesse l’annuale raduno per appassionati skiatori Arcoglio-Torre, che racconta una montagna consapevole e responabile, umana, in stretto contatto con la natura, qui non potrà più trovare casa. Mic

Ps se altre località helifree lo vorranno, la formula del raduno Arcoglio Torre potrà trovare una nuova casa.

Insicurezza

martedì, 13 Gennaio 2015

L’ossessivo utilizzo del termine sicurezza nelle attività di avvicinamento alla montagna è certamente animato da buoni propositi, ma forse si rivela illusorio e addirittura fuorviante, perché la montagna, regno dell’incertezza e variabilità, rappresenta quanto più di distante possa esistere da ogni pretesa di garanzia e di certezza.

Decisamente macabro e poco “patinato” è invece il noto dipinto “Memento mori” di Ernst Platz (1893), già utilizzato come manifesto della scuola di alpinismo di Messner negli anni ’80, ma che in realtà rappresenta un invito all’autodisciplina e autoprotezione, in barba all’irraggiungibile sicurezza! Mic

 

I campi da sci di Primolo

domenica, 28 Dicembre 2014

Ai bambini, si sa, serve immediatezza. Bastano tre dita di neve per trasformare i prati di Primolo, splendido balcone solatio affacciato sulla Valmalenco, nel miglior parco giochi sulla neve. Questi erano i primi campi da sci della Valmalenco.

Nessuna attesa, nessuna coda agli impianti e nessun costo per piccoli esploratori pronti a sentire la neve sulla pelle, assaggiarla e nuotarci dentro, perché questo è l’inverno. Così si evitano, nelle brevi e fredde giornate di dicembre, lunghe file agli impianti e affollati self service in quota. Mic

 

L’ossessione della sicurezza

mercoledì, 17 Dicembre 2014

L’ossessione della sicurezza e nuova legge regionale..

Come accade al piano, dove montagne di carta, timbri e certificati servono a giustificare spesso l’inesistente e a rincorrere la “sicurezza” dovuta e pretesa, ecco che la contaminazione raggiunge i luoghi alti e il nostro presente, che insegue il miraggio della sicurezza, ipocritamente usata, ben sapendo che la sicurezza è inesistente.

Legge regionale 1 ottobre 2014, n. 26 art. 13, “gli sciatori fuori pista, gli escursionisti d’alta quota e gli sci-alpinisti devono inoltre munirsi di appositi attrezzi e sistemi elettronici per consentire un più facile tracciamento e il conseguente intervento di soccorso”.

Per chi si muove in ambienti naturali dai pericoli non sempre noti e rischi difficilmente valutabili, il rifugio nella regola è un’illusione. La solerzia impositiva della norma che impone la tecnologia elettronica “salvavita” non incide per nulla nell’aumento della consapevolezza mentale, sensoriale ed emotiva. Non prepara ad essere impreparati! E non è raro il caso che abbassi la soglia di attenzione, soprattutto se frutto di un’imposizione e non di una scelta, appunto, consapevole.

Già immagino un possibile titolo sulla stampa locale: “Pastore privo di sistema elettronico multato all’Alpe Fellaria mentre recupera le capre isolate causa nevicata improvvisa”. Mic

 

 

 

 

 

Mettere il piede sul ciglio della grande frana

venerdì, 14 Novembre 2014

Il vento umido soffia da sudovest, piove a oltre 2000m e camminiamo al limite della neve. L’aria profuma d’inverno anche se l’erba, non ancora aggredita dal gelo, non è completamente ingiallita, alcune rade chiazze di neve sono costellate di impronte di gallo forcello, dalla caratteristica forma a tre punte. Il bosco rado di larici e gembri termina bruscamente sull’orlo dell’enorme nicchia di frana della Val Pola in Alta Valtellina. E’ passato oltre un quarto di secolo da quando metà della montagna in pochi istanti è precipitata a valle. Qui periodicamente eseguo dei rilievi e misure per verificare lo stato di salute della montagna. Anche con gli strumenti tecnologici più sofisticati l’occhio umano e l’attività sul terreno restano indispensabili per acquisire tutte le informazioni utili. Mettere il piede sul ciglio del baratro fa percepire la grandezza della natura e l’inadeguatezza della nostra arroganza, quando vogliamo dominare la montagna a comando, costruire ovunque e comunque o invocare sicurezza dovuta e pretesa ad ogni costo. Mettere il piede sul ciglio della grande frana sarebbe una visita assai istruttiva per tanti. Mic

 

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giovedì, 23 Ottobre 2014

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La selvaticità è lo stato della completa consapevolezza

venerdì, 17 Ottobre 2014

L’aver sollevato l’attenzione con il post precedente mi incoraggia ad indugiare sul tema. “La selvaticità (wildness) è lo stato della completa consapevolezza” scrive Dolores LaChapelle (citando il poeta, taglialegna e ranger del Nord Ovest degli USA Gary Snyder) nel suo libro manifesto “Polvere profonda”, un riferimento irrinunciabile per chi scivola fuoripista e più in generale chi si muove in ambienti naturali dai pericoli non sempre noti e rischi difficilmente valutabili, ma che anche valutati sono riducibili solo in parte attraverso abilità tecniche o attrezzature.

Perché quindi la “selvaticità” non è al primo posto nella lista dei pensieri e propositi della gran parte dei frequentatori della neve d’inverno? Perché non compare nei decaloghi “neve sicura”, pubblicità, safety camp, educational, safety app e tutto il resto? I commenti a volte anche irritati, che mi accusano senza mezzi termini quasi di eresia, evidenziano un prevalente rifugio nella regola, un’intossicazione dalle idee, anziché ampliare lo sguardo al più ampio sviluppo di “consapevolezze” e della “capacità di scelta nell’incertezza”.

E’ il prevalere della dimensione razionale, ma molte volte la scienza non può dare le risposte che la gente chiede. Abbiamo troppa fiducia nella scienza e non so se sia un bene o un male, forse dobbiamo tutti noi imparare a essere più responsabili, ad autoproteggerci. Questo significa attivare prima di ogni cosa il recupero di una identità corporea, del valore dell’ascolto, della relazione con l’ambiente che ci circonda come principio delle cose. Mi pare invece palese che l’attenzione prevalente si indirizza alla “quantità” delle cose, al numero di “run”, ai “gingilli tecnologici” di ultima generazione, alla fascinazione dell’ultimo “teaser hd ski freeride” e all’equipaggiamento suggerito dalla pubblicità. Come fare allora? E tremendamente difficile dare una risposta certa, so solo che è un percorso lungo e faticoso e che comunque non consente di azzerare completamente il rischio residuo.

La neve è un enigma, per cavalcarla bisogna provare a sentirla. Accedere a se stessi prima che alle tecniche, all’abilità motoria, alle tabelle di allenamento permette di riconoscere quale percorso di avvicinamento può legarsi ad ognuno di noi.

E qui i maestri d’alpinismo, inconsciamente assai ricchi nella loro “selvaticità” potrebbero attingere a piene mani, se solo riuscissero, almeno per un poco,  a ridimensionare l’aspetto tecnico-materiale della faccenda…