Il silenzio ghiacciato va conservato

21 gennaio 2019

Il valore degli spazi naturali dipende dalla possibilità dar spazio all’improvvisazione, alla curiosità, come quella di infilarsi in una piccola cavità, tra rocce e stalattiti di ghiaccio.

Tra le varie attività “verticali”, l’arrampicata su ghiaccio mal si combina con una frequentazione di gruppo e affollata. Una sola cordata in azione consente di evitare fastidiosi incroci di lame, frammenti che si staccano dall’alto e, soprattutto, conservare il silenzio “ghiacciato”.

 

Attivare il controllo motorio attraverso definizioni ed etichette

10 gennaio 2019

Imparare a camminare in montagna o ad arrampicare attraverso la memoria verbale forse è possibile, ma con  grande fatica e dispendio di energie.

Attivare il controllo motorio dalla lettura di un manuale, da definizioni o etichette, equivale ad imparare a nuotare con istruzioni da mandare a memoria che indicano fase per fase cosa dobbiamo fare.

E’ assai probabile che al momento di nuotare per davvero finiremmo con l’affogare…

Abbassiamo il livello…..per allenare l’esperienza

7 gennaio 2019

Alzare il livello di difficoltà in arrampicata e alpinismo è probabilmente l’obiettivo principale di tanti praticanti e numerosi somministratori di corsi di vario tipo in seno a club alpini, guide, e associazioni sportive…

Per fare questo si insegna correttamente ad assicurare, a progredire, a volare, distinguere fix, spit, resine, chilonewton, piastrine gigi e freni tuber, destreggiarsi in nodologia e identificare al buio cordini dinamici precuciti da quelli in kevlar e dynema…

Percepire il baricentro, distinguere fasi statiche e dinamiche, favorire prensioni favorevoli, rilassare il diaframma, focalizzare schemi motori, gestire la progressione incrociata, in ambio, fare il triangolo, la sfalzata, la spaccata, la sostituzione e il vertice fisso!!

Tutto perfetto! Anche se a volte può capitare che la mole di informazioni da elaborare e l’ansia da prestazione, trasformino un piacevole momento di svago, sport, conoscenza e incontro con la natura, in un’attività non dissimile dal lavoro stressante da cui si desidera fuggire per un poco.

Abbassare il livello significa puntare ad esperienze meno dipendenti dal grado di difficoltà, mirando non solo a percorsi ben accessibili al proprio livello, ma che consentano soprattutto di essere messi a fuoco completamente, così da essere affrontati con maggiore autonomia e indipendenza.

Spuntare una sterminata check-list di tecniche e procedure non è sufficiente a tenere a bada la paura e a ragionare su come poter vivere bene entro un contesto verticale, soprattutto quando spingiamo unicamente sul superamento della difficoltà.

Per questo abbassare il livello non è da intendersi come una regressione, ma un invito a sperimentare il gioco, la scoperta di sé e dell’ambiente, con una scelta di obiettivi solo in apparenza più facili, che ci danno l’opportunità di vivere meglio quel contesto, tollerare e comprendere i rischi insiti in ogni attività condotta negli ambienti naturali e, alla fine, scalare con migliore efficacia e con meno fatica.

Se condividiamo l’idea che l’importanza di un’uscita in montagna risiede nell’esperienza, nelle emozioni che essa attiva e non nel piccolo primato personale fatto di ripetizioni fugaci, di palmares d’ascensioni o nel “marchiare” con nuovi percorsi i residui brandelli di pareti vergini rimaste, ecco che potremmo aprire in ogni istante nuove grandi salite, semplicemente arrampicando come se stessimo affrontando per primi la parete, indifferenti alla patina lucida degli appigli già percorsi centinaia di volte…

Poche ed essenziali indicazioni geografiche d’orientamento generale ci porteranno vicino alla montagna, per lasciar spazio alla scelta personale di ricerca dell’itinerario, all’ interpretazione attiva della linea di salita, in funzione dello stato di forma o di grazia, ricorrendo solo ai nostri sensi, alle nostre percezioni.

Così facendo ogni distesa glaciale, canale di neve, sperone o parete di roccia, si potranno trasformare in un inesauribile terreno di scoperta, mettendoci a nudo di fronte alla montagna. Ampliando l’incertezza, privandoci di informazioni anticipate, resettiamo il nostro rapporto con la parete, riportando il sistema di elaborazione allo stato iniziale, cogliendo così ogni passaggio, ogni sfumatura, rinunciando al superfluo, cogliendo appieno ogni piccolo passo verso l’alto.

Accrescere la capacità di distinguere la “tecnica” dal “fattore umano”, può produrre un senso di “liberazione” che apre le porte a consapevolezze inattese e migliora la qualità dell’andar per monti.

Iniziare a “sottrarre” ed eliminare metodi affrettati e mete inadeguate, sovente scelte solo per rimpolpare l’autostima, ma privi sensibilità, di risonanza sensoriale e percettiva, può contribuire a migliorare la comprensione, attivando una consonanza con la Montagna ideale.

Cosa significa allenare l’esperienza?

L’esperienza non è trasmissibile.

Ognuno di noi si muove in un universo sensoriale che è legato a ciò che la sua storia personale ha prodotto a partire dall’educazione che ha ricevuto.

La relazione con l’ambiente è il mezzo più potente per migliorare le nostre capacità d’osservazione, di ascolto e di presa delle decisioni.

Il rischio in montagna è ineludibile e l’assunzione di responsabilità come mezzo di autoprotezione, è l’unico efficace antidoto.

Prepararsi ad essere impreparati è il miglior messaggio che possiamo veicolare, dove la natura va sentita, “provata”, per riacquistare il Senso, rifuggendo alla trappola dell’uomo tecnologico, che allontanandosi dalla Natura perde Sensibilità, cadendo nella trappola dell’ignoranza assistita, i cui effetti dannosi incrementano di uscita in uscita.

Michele Comi

Articolo pubblicato su Salire, periodico del Club Alpino Italiano regione Lombardia – n. 18 Dicembre 2018

Inseguendo le ombre al Ciatzun del Güs in Val di Togno

6 gennaio 2019

Tenere la mente libera da disposizoni precostituite è il miglior modo per esplorare pareti fuori mano e salite dimenticate.

Placche di solido gneiss si alternano a sporgenze pianeggianti popolate da arbusti sempreverdi profumati (ginepro fenicio?)

Così, al riparo dal vento, saliamo alcune lunghezze della grande parete all’imbocco della Val di Togno, inseguendo le nostre ombre allungate sulle rocce.

Raffronti

3 gennaio 2019

Confrontare epoche e mondi diversi non ha molto senso.

Eppure fa un certo effetto osservare le immagini dei politici vecchi e nuovi fotografati in montagna: dalle severe grisaglie e calze a rombi ai bermuda!

I nuovi governanti si sono fatti immortalare davanti a piste spelacchiate, cannoni sparaneve e ristoranti, esempi perfetti di “non-luoghi alpestri”, probabilmente non li hanno nemmeno visti.

I “brontosauri” si sono invece fatti fotografare in bei posti, non senza lo sfondo grandioso delle montagne.

Rocce al riparo dai venti ad Albareda

2 gennaio 2019

Rocce al riparo dai venti.

L’inverno senza neve è il periodo migliore per arrampicare sulle pareti assolate di Albareda. Un piccolo anfiteatro di roccia ben esposto a sud, a 1400 metri di quota, lisciato dai ghiacciai e inciso da fessure verticali ed oblique.

“Sostituiranno l’aggettivo “libera” con “sportiva”, e tutte le altre parole del nostro sognare con “regole” e “disciplina”…..Vorrei, fino a quel giorno, cercare di mantenere libera l’arrampicata, libera di essere comoda o faticosa, prova sportiva o creazione artistica, comprensione interiore e spettacolo…” Andrea Gobetti, Rivista della Montagna 1990

 

 

Quali curve?

15 dicembre 2018

Conoscere i materiali, l’abbigliamento, l’alimentazione. Apprendere le tecniche di salita e discesa, le inversioni, i tipi di curva…Utilizzare con disinvoltura gli strumenti di autosoccorso, orientarsi, distinguere i cristalli di neve…

Sono i fondamenti di ogni corso di scialpinismo.

A volte mi chiedo se quest’ approccio non assomigli però allo studiare, persino troppo, ma in maniera parziale la verità.

Prima di buttarci a capofitto nello studio della “scienza della neve”, convinti che in tal modo andremo automaticamente ad incrementare la nostra capacità di prendere delle decisioni durante le uscite in montagna pensiamoci un momento.

In un ambiente assai complesso, dove i processi decisionali si susseguono in una continua evoluzione, attraverso fattori ambientali e umani altamente mutevoli, mettere a fuoco l’incertezza della percezione individuale è importante quanto indagare le abilità di ciascuno.

In pratica il solo addestramento senza assimilare l’esperienza può persino portare a un ingannevole senso di sicurezza.

Esser consapevoli che le emozioni tracciano in modo indelebile la quantità e qualità delle informazioni, assume un’importanza paragonabile, se non superiore, alla conoscenza degli accorgimenti tecnici necessari per affrontare la nostra uscita sulla neve.

Questo non significa proporre facili alternative semplificate, ma accompagnare l’apprendimento con una buona dose di curiosità, interesse, sfida e pure diritto all’errore.

Individuare i giusti contesti può aiutare a fissare l’esperienza, dando spazio alla creatività e alla possibilità di scegliere sin dai primi passi.

Trarre insegnamento dalla sperimentazione e conoscere cosa significa conoscere non meritano di stare in cima all’elenco delle cose da imparare?

 

Quanto siamo esperti in montagna? Suggestioni e racconti per allenare l’esperienza

6 dicembre 2018

Preludio

Forse è arrivato il momento di ricominciare ad occuparsi non solo di tecnica, ma di fiducia, paura, cura, emotività e “simpatia” con i luoghi, per allenare la propria esperienza in montagna, unendo l’esplorazione di ambienti naturali significativi ad uno sguardo verso il proprio modo di attraversarli.

Cercare di comprendere quel che accade in natura, scegliere un’opzione tra quelle disponibili e decidere in pochi istanti sono tutti elementi che non possiamo delegare in toto alla tecnologia, così come è impossibile non andare a schiantarsi se prendo una curva a 200 all’ora con l’auto intelligente.

Commettere errori è un fatto normale, anche tra i professionisti altamente istruiti, capaci ed addestrati. La formazione e l’esperienza non eliminano la disposizione a sbagliare, ma possono cambiare la natura degli errori commessi e aumentano la probabilità di riuscire ad attivare compensazioni di successo.

Nessun attimo della nostra esperienza condotta negli ambienti naturali è privo di collegamento tra meccanismi di elaborazione delle informazioni e le nostre emozioni.

Oltre ad accedere all’attenzione e alla memoria, in montagna sperimentiamo di continuo delle vive sensazioni.

Quanto ascoltiamo i segnali delle nostre emozioni? Perché l’attenzione è tendenzialmente orientata al richiamo di ragguagli e insegnamenti, mentre tendiamo a trascurare o a nascondere l’altrettanto importante sfera delle emozioni?

Conferenza con immagini

Durata 90 minuti circa

Destinatari: sezioni e scuole CAI, sci-club, gruppi sciatori alpinisti e “freerider”.

Altre strade

29 novembre 2018

Per chi desidera muoversi in territori sconosciuti, accanto alle consolidate modalità di prevenzione, per muoversi “in sicurezza” sulla neve, alle giornate di autosoccorso, all’analisi dei dispositivi e al funzionamento degli ARTVA di ultima generazione….è pure possibile, con concretezza e senso della realtà, indagare le proprie capacità e i propri limiti, per apportare cambiamenti efficaci ai comportamenti che ci possono mettere nei guai.
#altrestrade
#FormazioneVendül

Meglio investire in esperienze o in attrezzi non strettamente necessari?

22 novembre 2018

Meglio investire in esperienze o nell’ultimo ritrovato tecnologico?

Farsi travolgere dallo shopping compulsivo da black friday o accontentarsi dei propri attrezzi, che in fondo hanno solo qualche anno e funzionano ancora benissimo…