Cima di Valbona 3033m spigolo Gervasutti

15 agosto 2019

La scarsità di alpinisti tra queste cime è palese. Lunghi avvicinamenti, roccia non sempre solida e nessuna attrezzatura in loco (tre vecchi chiodi lungo la via), non rendono certo popolari le pareti.

Eppure la vastità degli ambienti, la storia alpinistica e la straordinaria diversità dei caratteri geologici, trasformano la salita in un’esperienza indimenticabile.

“Nessuno ha ancora salito lo spigolo e Corti sa che con Gervasutti in testa alla cordata potrà portarsi a casa il suo spigolo, e poi vuol fargli conoscere le valli del Bernina, a metà strada tra le Dolomiti e il Bianco. Il professore, l’ex studente e il capocordata salgono felicemente la Cima di Valbona incontrando passaggi di quinto grado.”  15 giugno 1933 prima salita. Desiderio di infinito: vita di Giusto Gervasutti – di Enrico Camanni.

 

Aria salubre vette ardite

9 agosto 2019

“Aria salubre, vette ardite!” recitava un vecchio slogan pubblicitario della Valmalenco di almeno mezzo secolo fa..

Con queste estati sempre più roventi il semplice concetto di “stazione climatica” forse merita di essere rinnovato, considerando che il soggiorno salutare per i caratteri del clima è ormai un’esigenza irrinunciabile.

Nella foto: arrampicata al fresco dei 2200 metri sulle pareti che sovrastano il lago di Gera.

 

Come una piccola barca a vela nella vastità del mare

5 agosto 2019

Salire lo Spigolo Nord del Badile significa allontanarsi dalla società organizzata, da quel che accade al piano, sino ad entrare per qualche ora in uno spazio libero. Così prendiamo il largo sullo Spigolo, come una piccola barca a vela nella vastità del mare, dove al posto di onde, correnti e alisei attraversiamo una grande distesa verticale di granito solidissimo..

Traversata del Disgrazia da Est a Ovest passando per la Corda Molla

31 luglio 2019

Raggiungiamo i gendarmi lungo la cresta al primo chiarore del giorno.

Nessun segnale, cartello, catena o altra facilitazione indica il cammino.

La montagna si svela standoci dentro.

Leggendo le pieghe della roccia, scoviamo il passaggio più agevole, spesso invisibile da lontano, ma che ci fa guadagnare quota rapidamente.

Senza affanno, ma con un’arrampicata fluida e regolare, presto ci portiamo sotto le rocce sommitali.

Alle 8.30 siamo in cima, con la luce morbida che solo il primo mattino sa regalare.

Ancora una volta abbiamo assaporato una relazione vitale con gli elementi naturali.

Abbiamo investito di più nel rinunciare a ciò che è superfluo, concentrandoci sul passo, fermo e leggero, piuttosto che riempirci lo zaino di ferraglia eccedente.

Esplorazione al Russ del Giumellino

28 luglio 2019

Una prima lunghezza ci porta ad un punto morto.

Attrezziamo la doppia su uno spuntone, scendiamo.

Le corde si incastrano. Le risaliamo nel vuoto, per sbrogliare l’incastro.

Riattacchiamo più a destra, per una placchetta e strapiombo, non facili da proteggere.

Il temporale si avvicina. Obliquiamo per rocce magnifiche e mughi verso il canale di discesa.

Una catasta di blocchi crea un foro curioso nella cresta rocciosa.

Nessuna vetta, ma gli imprevisti e le nuvole conserveranno il ricordo di questa giornata, forse ancor più di una cima radiosa e scontata.

Gennarino l’alpinista – Luciano de Crescenzo

18 luglio 2019

Gennarino l’alpinista

Sono in giro pe ‘ncoppa ‘e Quartieri.  A sentire la gente sembrerebbe una delle zone più malfamate di Napoli, il luogo preferito dalla peggiore prostituzione maschile e femminile. In pratica è un posto come ce ne sono tanti, specialmente nelle città di mare, dove è possibile incontrare di tutto: il bene e il male, la truffa e la cortesia.

L’intera zona fu costruita nel XVI secolo dal famoso viceré Don Pedro di Toledo e destinata all’alloggiamento delle truppe spagnole. I vicoli dei Quartieri formano una fitta ragnatela e s’inerpicano da via Toledo fino a raggiungere il sovrastante corso Vittorio Emanuele.

Mentre sono lì che cerco facce e luoghi caratteristici, una donna mi chiama e mi avverte che ho la piega del pantalone scucita. “Giovane!” (questo appellativo viene in genere usato nei confronti delle persone sconosciute, qualsiasi sia la loro età). “Giovane, tenite ‘o canzone scusuto. Stateve accorto ca s’impizze ‘a piega sott’a scarpa!”.

“Grazie, signora, potete indicarmi qualcuno che me la possa ricucire?” “ Andate al vicolo appresso: là ci sta Gennarino l’alpinista”.

“L’alpinista?”. “Così lo chiamano, ma fa il pantalonaio. Voi come voltate l’angolo ve lo trovate in faccia. Entrare nel primo basso e che vedete e dite: ca me manna ‘onna Teresa ‘a chianchera. Quello è tanto una brava persona! Ve lo cuce all’erta all’erta (in piedi) senza farvi nemmeno spogliare”.

Seguo le istruzioni ed entro in un basso. Mi rendo subito conto di avere a che fare con l’alpinista in persona in quanto tutte le pareti del basso sono completamente tappezzate di poster e di fotografie di montagne. Riconosco a prima vista il Cervino, il complesso del Monte Bianco e la Marmolada. Ho qualche perplessità invece per Gennarino. In genere gli appassionati della montagna me li sono sempre raffigurati forti, barbuti e con la faccia indurita dal sole. Gennarino all’incontrario è calvo e ha un aspetto mite, più tipico di un impiegato che non di uno scalatore.

Spiego il mio problema a Gennarino, a differenza di quanto previsto da donna Teresa, m’invita subito a sfilare i pantaloni. Resto in mutande. La porta aperta del basso mi crea sicuramente una situazione di imbarazzo. Dopo un po’, tanto per darmi un contegno, comincio un po’ di conversazione.

“Vi piace molto la montagna?”

“E’ la mia passione!”

“E ci andate spesso?”

“Mai non mi sono mai mosso da Napoli”

“E perché?”

“Perché sono pigro. Prendete adesso per esempio, è mezz’ora che ho sete e vorrei un bicchiere d’acqua, eppure non vado in cucina perché mi scoccio di alzarmi, figuratevi in montagna!

Luciano de Crescenzo

Più metri in discesa. Disarrampicare!

17 luglio 2019

La misura delle difficoltà che uno scalatore può affrontare in discesa, con sicura e piena coscienza delle proprie capacità, deve rappresentare l’estremo limite delle difficoltà che egli affronta in salita.

Scomodare la celebre frase di Paul Preuss è probabilmente démodé…mi è ritornata alla mente leggendo il recente exploit di Jim Reynolds sul Fitz Roy, percorso in salita e discesa, senza l’uso della corda..

Eppure la capacità di arrampicare in discesa è la più bistrattata e dimenticata in assoluto, nonostante sia un requisito indispensabile per praticare l’alpinismo..

Per questo, oltre al corso di “selvaticità” o di “camminar per gande”, mi piacerebbe realizzare un corso di disarrampicata.

Forse è meglio rinunciare ai “resting” su vie troppo difficili per il nostro livello e affrontare più metri in discesa, disarrampicando?

Monte delle Forbici 2910m, un balcone sul Bernina

12 luglio 2019

Secondo alcune scuole di pensiero, una seggiovia alla Bocchetta delle Forbici, aprirebbe finalmente il Bernina ad una nuova frequentazione.

Basta faticare lungo i “sette sospiri”! I fastidiosi risalti morenici che danno l’illusione d’essere arrivati al rifugio Carate, mentre in realtà resta ancora l’ennesima salita da superare..

Per la verità il fantomatico impianto di risalita con stazione di arrivo alla Bocchetta era previsto e già messo sulla carta in un faraonico progetto denominato “Valmalenco 2060 – sogniamo insieme”, con tanto di resort e nuove piste sparse in quota, per fortuna rimasto allo studio di fattibilità…

Con la seggiovia a due passi, il Monte delle Forbici conserverebbe lo stesso fascino? O forse senza esserselo sudato con le proprie gambe l’aereo punto panoramico finirebbe per essere declassato a belvedere stradale qualunque?

Pulce dei ghiacciai alla Vadret Pers

9 luglio 2019

Ore 9, Vadret Pers 3080m.

Sotto alle punte dei ramponi si osservano numerosissimi piccoli punti neri sparsi sulla superficie del ghiacciao.

Si distinguono a fatica ad occhio nudo, ma se li osserviamo con attenzione mostrano dei piccoli movimenti a scatti.

Si tratta della pulce dei ghiacciai, insetti che vivono sulla superficie del ghiaccio oltre i 3000 m; pare si nutrano soprattutto di polline trasportato dai venti e sono dotati di particolari proprietà anticongelanti che consentono loro di vivere a temperature sottozero!

Sfinge 2802m via dei Morbegnesi

28 giugno 2019

Due cervi, una volpe e una pernice bianca in abito nuziale, sono i primi inaspettati incontri di questa lunga e calda arrampicata in quota.

Nessun altro scalatore sulle cime della Valle dell’Oro, forse per la neve ancora abbondante alla base della parete.

Il granito perfetto, la fatica del lungo avvicinamento dal fondovalle, l’ospitalità di Graziano e Cristina del rifugio Omio, il bagno rigenerante nel torrente ghiacciato, rendono l’esperienza diversa da qualsiasi altra attività di svago…