Nuove sorprese alla Est del Rachele

22 Giugno 2020

Abitare sotto questa montagna è un piccolo privilegio.

Arrampicare alla Est del Rachele significa sfuggire ad ogni etichetta, classifica, attestazione.

L’avvicinamento è improbabile, fuori da ogni consuetudine del climber collezionista di metri di roccia, le difficoltà sono “classiche”, le vie praticamente senza chiodi, impossibili da ritrovare seguendo le relazioni stampate.

Ogni volta si passa da una parte diversa, perdendosi nel caos minerale, tra muri, diedri, spigoli e spuntoni.

Poi quasi per caso ci si ritrova a superare la magnifica placca rossa sommitale, che da sola vale il viaggio.

Mezzo metro di neve nuova ricopre la cima.

La discesa si arricchisce di istanti e nuove sorprese.

Gatta pelosa

16 Giugno 2020

Chissà quanti millenni di erosione sono serviti per far si che la vena bianca (aplite), più refrattaria alla disgregazione, iniziasse a sporgere dal liscio muro di granito..

La processionaria, nota anche come “gatta pelosa”, ricoperta di peli urticanti che terminano con minuscoli ganci, non sembra preoccuparsi troppo dell’assenza di appigli e procede disinvolta tra licheni e minuscoli ciuffi di muschi dai colori ravvivati dalla pioggia.

Pensieri che scorrono in una giornata di ordinario aggiornamento tecnico delle guide alpine, dove freni, funi e chilonewton ritrovano la loro piccola collocazione tra strumenti e mezzi a volte utili per districarsi in montagna.

Catalogo viaggi estate 2020

3 Giugno 2020

Punta Longoni, via Strapiombi per Mottarella

30 Maggio 2020

La forma geometricamente complessa e policroma della parete, l’assenza di rigorose linee rette fanno assomigliare la parete ad una architettura di Gaudì.

Serpentino sinuoso, spigoli e diedri, si alternano a tratti verticali, fessure, tetti, camini, spuntoni, lastre e pilastrini..

L’arrampicata – rigorosamente clean climbing – si adegua, scovando la via con lunghezze brevi e incredibilmente tortuose…

Questione di scelte 2

26 Maggio 2020

“ISTANZA DI AUTORIZZAZIONE ALL’ESERCIZIO DELL’ATTIVITÀ ESTRATTIVA MINERARIA DI CAVA DI GNEISS IN LOCALITÀ CAGNOLETTI NEL COMUNE DI TORRE DI SANTA MARIA, ALL’INTERNO DELL’AMBITO TERRITORIALE ESTRATTIVO”

Abbiamo un potere distruttivo che va al di là della nostra comprensione. I luoghi in cui viviamo non hanno valore intrinseco, ma solo un valore commerciale.

Riaprire una vecchia cava abbandonata da decenni, in un angolo verde appartato, tra vecchi sentieri e segni del passato, mentre ciarliamo di “vacanze nel verde”, “assaporiAMO la Valtellina”  e “luoghi incantevoli” significa rinnegare la terra, cancellare ogni paesaggio ed espressione di comunità.

Tanto la natura alla fine ci sopravviverà, come quest’albero che si rimangia il cartello “scoppio mine”; solo noi, bipedi facile preda dei virus, ci saremo privati di un altro spazio prezioso. Ne vale la pena?

Torre Bering – Pilastro delle stelle cadenti

24 Maggio 2020

Esistono montagne, solo in apparenza minori, che meritano d’essere salite anche solo per il nome o per la singolare collocazione che svela insospettate geografie dei luoghi.

Occorre avvicinarle senza calcolo, senza conclusioni affrettate, per aprire inattesi spazi d’esplorazione.

In tal modo intuizioni e dettagli si inseguono e si svelano man mano si prende quota, per fissarsi saldi alla memoria.

Torre Bering 2500m:

-satellite occidentale del Corno del Colino ben visibile da Morbegno;

-si colloca dove il massiccio granitico del Masino piega a ovest e “l’uncinatura” di serizzo  si allunga verso il lago di Como.

Impressioni incomplete di viaggio:

costa dei Cech, prati, pino silvestre di Pesc, baita Colino, bivacco, luci, nuvole, nebbie, vento sul volto, Orobie, alba, cristalli di anfibolo verde scuro, primule, pilastro, guglie, rododendri, genziane, camoscio, vetta, visuale dalle cime del Masino al Bernina, fondovalle, conoidi, corda doppia….

Scopriamo quel che ci sta sotto

19 Maggio 2020

Tornare in ascolto delle cose significa intendere le nostre esplorazioni come una grande opportunità per indagare, vedere e interpretare forme, incontri e sorprese.

La casualità è parte integrante dell’esperienza.

Per questo ogni viaggio in natura deve essere ben preparato nei punti essenziali, senza però l’assillo della continua necessità di seguire una rotta prestabilita o di rincorrere l’orologio.

Ricordiamoci che perdersi un poco regala sempre qualcosa di inaspettato.

In questa prospettiva diventa più facile fare attenzione e sperimentare nuove opportunità di conoscenza.

A volte la semplice osservazione della “superficie” delle cose, come ad esempio l’accostamento delle forme, aiuta a cercare quel che ci sta sotto.

Il profilo della roccia a strapiombo che sorregge il maggengo abbandonato dei Crün, corre parallelo alla cresta Sud ovest della Sassa d’Entova 3329m
Cervi “giardinieri” del monte Foppa regolano ad arte la chioma degli abeti, sino a renderla parallela al profilo della montagna.

Ai piedi del larice millenario

10 Maggio 2020

Il grande patriarca vegetale da oltre dieci secoli resiste a valanghe, fulmini e bufere.

Come ogni primavera riparte e compaiono nuove gemme.

Quando vi aggirate distratti oltre l’Alpe Ventina, fermatevi ad ascoltare il grande larice, sedetevi alla base, tra i frammenti di aghi morti, osservate le radici che affondano nella pietra, i licheni fluo che spuntano dalla spessa corteccia basale e il tronco tozzo che mira in alto.

Sfruttate l’ombra della chioma rada per schermarvi dal sole, mentre osservate le distese glaciali e i pendii innevati del Cassandra.

Questo albero speciale, sopravvissuto alle condizioni severe dell’alta quota, ha molte cose da raccontare: attività solare, eruzioni vulcaniche, cambiamenti climatici a diversa scala, riscaldamento globale..

Appoggiate lo stetoscopio sull’epidermide di questo paesaggio e ascoltate.

GUIDE ALPINE SOTTO(SOPRA) – IL NON MANIFESTO

10 Maggio 2020

IL NON MANIFESTO

disorientati da cliché resistenti, superomismo, feticismo tecnico e progressivo disamore per la natura (unico rifugio reale su cui si fonda la nostra professione)

frastornati dall’ossessione per la sicurezza, sempre più da delegare a strumenti, regole e procedure…

e per questo inattuabile nei contesti indefiniti e variabili come gli ambienti selvaggi

RIBADIAMO

che l’alta montagna è uno degli ultimi luoghi di libertà rimasti

dove ci pregiamo di

facilitare esperienze

per esplorare

conoscere

crescere e rigenerarci

SOSTENIAMO

la frequentazione consapevole della montagna come un toccasana contro gli aspetti disorientanti di un mondo che corre, spesso senza limiti

come occasione per comprendere i luoghi, la loro identità, arrivando a cogliere non solo pochi istanti come un bel panorama o la foto di vetta da “postare”, ma estendendo la comprensione di quel che accade e ci circonda nel tempo, andando oltre la ricerca d’avventura e del fitness svolti entro scenari gradevoli

PER questi motivi

LE GUIDE SOTTO(SOPRA)

sostengono l’auto-responsabilità e auto-protezione

come miglior strumento per muoversi entro luoghi selvaggi come l’alta montagna e le rupi

RIFUGGONO

vacue linee guida e procedure che tentano di inquadrare ciò che non può essere normato (la natura)

TENGONO A MARCARE

la propria modalità di vivere la professione

PER DOVERE DI INFORMAZIONE

verso i compagni di cordata, vecchi e nuovi


COME RICONOSCERE LE GUIDE SOTTO(SOPRA)?

dal distintivo appuntato alla rovescia..

Quanto vale una radice?

4 Maggio 2020

Quanto vale una radice nell’epoca post-covid? Un gradino di pietra, un muro storto? Un piccolo solco inciso nella cotica erbosa, contornato dai rododendri?

Cosa rappresenta una vecchia pista? Un’antica via?  Cosa giustifica la cancellazione dei segni di passaggio impressi nei sentieri noti e meno noti disseminati sulle nostre montagne?

Per secoli abbiamo camminato a piedi per queste vie accidentate, aperte a tutti. Generazioni di donne e uomini hanno vissuto e lavorato lungo questi sentieri.

Oggi stanno sparendo, non tanto per l’assenza di una misurata manutenzione ordinaria collettiva, ma per l’insana follia di “valorizzazione” che li vede sacrificati in nome di una nuova accessibilità.

Un tempo la funzione principale del sentiero era quella di unire, paesi, maggenghi e alpeggi, mentre ora si trasformano in infrastrutture utili allo sport, allo svago, alla scenografia funzionale che sempre di più contamina la montagna.

Perchè in ossequio alla moda della “ciclabilità” arriviamo ad eliminare radici e gradini troppo alti, raccordare dislivelli creati dalla presenza di rocce affioranti o creare nuovi passaggi in corrispondenza dei guadi o di alcune zone paludose?

Perché le flebili forme di “valutazione di incidenza” producono pagine e pagine di relazioni vuote, che considerano la tutela solo in funzione di motivazioni economiche, di aree protette, del computo analitico di emissioni, senza considerare che, almeno in alcuni luoghi particolari, la semplice alterazione permanente di un sentiero di grazia costituisce valido motivo per lasciarlo così come da sempre lo conosciamo?

Presto la “ruspa della modernità” lascerà il segno anche lungo la tratta Piasci Bosio in Valmalenco.

Solo 1, 20 metri per carità! Il minimo per il transito del miniescavatore da 15 quintali, munito di martello demolitore per frantumare brevi tratti di roccia che ostacolano la pedalata nei tratti a mezza costa.

Così ci giochiamo un’altra possibilità, quella di poter vedere, sentire e studiare un giorno quel che era un’antica via.

M’illudevo che la pandemia potesse congelare ogni intervento discutibile, solo in apparenza minore, ma in grado di cambiare completamente la fisionomia dei luoghi.

Soprattutto in questo momento, quando pure le ortiche sembrano aver riacquistato dignità e l’idea di camminare semplicemente per un vecchio sentiero, così come da sempre lo conosciamo, diventa un monumento alla libertà.

Mi sono sbagliato. Si torna da capo.