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Alpe Ventina e torrione Porro: spazi aperti alla scoperta e sorpresa tra pareti e larici millenari

sabato, 20 Agosto 2016

Scalare in montagna può aiutarci a selezionare come in un vaglio le cose più importanti che abbiamo. Un grande spazio aperto all’arrampicata, alla sorpresa e alla scoperta ci rende consapevoli di quanto piccoli siamo. Dall’alto osserviamo il lago Pirola. Con le sue acque blu cobalto e per l’origine tettonica può essere considerato il piccolo Bajkal della Valmalenco. In discesa attraversiamo un tesoro di giganti vegetali, monumentali e antichissimi. Si tratta di larici e gembri che vivono da secoli in condizioni ambientali molto difficili poco sopra l’alpe Ventina ad una quota copresa tra 2100 e 2350 m.

Numerosi esemplari in vita e altrettanti tronchi morti ben conservati sono stati datati con risultati sorprendenti. Studiando le sequenze anulari i ricercatori hanno ottenuto dati di grande interesse, individuando un gruppo di alberi antichissimi, di oltre cinquecento anni, con un larice millenario, ancora vivo, che può essere considerato con età certa uno dei più vecchi o addirittura il più vecchio d’Italia!

Questi fusti remoti, incredibili testimoni silenziosi di innumerevoli valanghe, bufere, frane e fulmini, hanno registrato una gran quantità di informazioni riguardo l’andamento climatico dei secoli passati.

Afferrare il tempo, in vetta alla Sfinge

lunedì, 15 Agosto 2016

Oggi siamo scalatori ricchi di tempo, l’unica fretta è discendere prima del calar del sole. Nessun rumore, solo le sonorità dell’ambiente e senso di quiete su questa parete, a picco tra Val Masino e Val Codera. Il nostro percorso attraverso il silenzio si completa in discesa, dal larice secolare sino alla casera Ligoncio e per la vecchia e dimenticata mulattiera ricoperta d’aghi d’abete sino ai Bagni del Masino. Grazie Cris e Gra per il prezioso suggerimento di percorso!

Cramponnage sul ghiacciaio del Ventina

sabato, 13 Agosto 2016

Risaliamo estese placche di serpentinite simili a grandi dorsi di balena appena liberate dal ritiro dei ghiacci. Sono costellate di piccole scanalature multiple, diritte e parallele, formate dalla frizione tra i ciottoli trasportati alla base del ghiacciaio che agiscono come utensili da taglio e la roccia sottostante.  L’odore ai margini del ghiacciaio in estate è inconfondibile, sa d’acqua di fusione, di limo, di roccia nuda. La superficie è in parte ricoperta da detrito e profonde bédières solcano il ghiaccio fin verso la fronte. Lungo il fianco sinistro, tra rari crepacci longitudinali, troviamo un’alternanza di pendii che ben si prestano al “cramponnage”, la tecnica di progressione con i ramponi punte a piatto. Prima dell’avvento delle punte frontali era il normale modo di procedere e anche oggi è una tecnica che non va  dimenticata, anche con i ramponi più tecnologici. Lungo itinerari di alta montagna e con pendenze non estreme il risparmio di energia è notevole rispetto alla tecnica frontale e questo permette di salire agevolmente, con maggior efficacia, risparmiando caviglie e polpacci.

Bernina cresta Est, via Coaz

martedì, 9 Agosto 2016

Siamo solo noi sul ghiacciaio durante l’avvicinamento da sud. Calma di vento e cielo stellato con pioggia di meteore accompagnano la nostra partenza notturna. La neve è liscia e portante, risaliamo la “spalla” portandoci verso il grande anfiteatro glaciale illuminato dal sole. Lo attraversiamo velocemente tenendoci al di sotto delle seraccate superiori e superata la crepaccia terminale afferriamo la cresta che con bella scalata porta direttamente in cima. E’ l’itinerario della prima ascensione assoluta alla vetta, ormai abbandonato da un secolo dopo la costruzione della capanna Marco e Rosa, ma che merita maggior considerazione, per l’ambiente grandioso e la piacevole arrampicata.

Pizzo Scalino 3323 m

domenica, 7 Agosto 2016

Cima raggiunta per la prima volta da un gruppo di topografi lombardi nel 1830, certamente per via della sua elevazione, in posizione decentrata rispetto al gruppo del Bernina, con una vista completa e spettacolare sui monti che circondano la Valmalenco e oltre, sino al Monviso al Monte Rosa e all’Ortles.

Grossi banchi di nubi sfilano da Ovest e squarci di sole illuminano ad intermittenza la grande piramide di roccia che domina la vallata.

Tempo e silenzio in vetta al Bernina

venerdì, 5 Agosto 2016

Ghiacciaio di Fellaria

giovedì, 4 Agosto 2016

Raggiungo il ghiacciaio inserendo il pilota automatico del ricordo sensoriale. Ogni roccia, morena e torrente di quest’angolo selvaggio della Valmalenco rappresentano una mappa della memoria assai familiare.

Alla base del roccione di gneiss rossastro che si alza sopra la grande morena della piccola età glaciale, sopra ad una cengia, ritrovo il solito grande cespuglio di genepy nascosto. Seguo i profumi delle pasture d’alta quota e poi quelli della flora alpina periglaciale sino a mettere il piede sul ghiacciaio. La seraccata scarica ad intervalli quasi regolari.

I miei compagni d’esperienza calzano felici i ramponi per la prima volta.

Dal Diavolezza alla Marinelli, passando per il Bernina

venerdì, 29 Luglio 2016

Battiamo la traccia  nella neve pallottolare portata dalla tempesta di ieri sera. Siamo i primi a risalire la spalla del Bernina stamane. Con il sorgere del sole le nebbia si dissolve e l’aerea cresta sommitale è tutta per noi.

Un 4000 diverso, prendendosi il giusto tempo

martedì, 12 Luglio 2016

Pizzo Bernina da Chiesa in Valmalenco

Forse è ancora possibile salire le montagne per il piacere di gustare il tempo che passa, scoprire i luoghi e incamminarsi in un viaggio verso l’alto.

Così ci si può immergere in mondo inesauribile di sensi, per far nascere la passione per la semplicità, osservando la fauna, le rocce e il susseguirsi degli orizzonti vegetali, godendo del sorgere del sole e condividendo la gioia del tramonto al bivacco assieme ai compagni di viaggio.

Partire dal fondovalle significa diluire l’esperienza in un tempo dilatato, non replicare l’esistenza inquieta e frettolosa della vita di tutti i giorni, accrescere la possibilità di ritrovare una miglior percezione delle cose e perché no ristabilire una scala di valori che le abitudini collettive tendono ad eliminare.

Giorno 1: Chiesa in Valmalenco 1000 m  – Alpe Musella 2021 m

Si supera il versante meridionale del Monte Motta, camminando tra pinete aromatiche, per poi risalire a mezzacosta la Val Lanterna, tra maggenghi, resti d’archeologia mineraria e una moltitudine di testimonianze di vita plurisecolare sulle Alpi, sino a raggiungere, per storiche mulattiere, il limite superiore del bosco e gli alpeggi, sostando al piccolo ed accogliente rifugio Mitta all’alpe Musella (foto Klaus Dell’Orto).

Giorno 2: Alpe Musella 2021 m – Bivacco Parravicini 3183 m

Risaliamo la selvaggia Val di Scerscen, con un avvicinamento inconsueto alla più alta cima delle Retiche. La prima parte del percorso si snoda nelle gole del torrente Scerscen che raccoglie le acque di fusione dei ghiacciai del Bernina; superati gli antichi sedimi dell’alpe Scerscen si accede ai circhi morenici superiori, costellati di colorate fioriture alpine, al cospetto della triade Roseg, Scerscen, Bernina. Attraverso un percorso avventuroso, lungo le rocce levigate appena abbandonate dal ghiacciaio, mettiamo il piede sulla vedretta per raggiungere il bivacco Parravicini, posto di fronte alla parete sud del Pizzo Roseg, su un cocuzzolo roccioso della bastionata che forma la sponda meridionale del ghiacciaio di Scerscen superiore.

Giorno 3: Bivacco Parravicini 3183 m – Pizzo Bernina 4050 m – alpe Musella 2021 m

Attraversata la vedretta puntiamo all’erto canale di Cresta Guzza che conduce al rifugio Marco e Rosa e a risalir la spalla nevosa sovrastante sino all’aerea cresta sommitale e alla vetta del Bernina 4050m. Rientriamo a valle, sostando al rifugio Marinelli Bombardieri 2813 m,  sino all’alpe Musella.

Giorno 4: alpe Musella 2021 m – Chiesa in Valmalenco 1000 m

Per un percorso alternativo, transitando dal lago Palù, ritorniamo a Chiesa.

Scrivetemi per saperne di più: info@mountlab.it

Punta della Sfinge

lunedì, 11 Luglio 2016

Arrampicare in quota sul granito del Masino, tra nubi vaporose di luglio, è un bell’intervallo sgombro di pensieri. La Punta della Sfinge 2802 m prende il nome dalla rassomiglianza di un tratto della cresta NNE con il profilo di una sfinge. Saliamo per la “Bramani”, ottima introduzione alle vie lunghe del gruppo, salita nel 1931 da Vitale Bramani, inventore, qualche anno più tardi, del celebre carrarmato Vibram. Dalla vetta osserviamo la cappa d’afa della pianura, poi gettiamo le doppie che in breve ci riportano alla base.