Nevi e montagne esotiche, pur nella loro magnifica attrattiva, diventano un debole e modesto richiamo dopo questa discesa mattutina a due passi da casa in compagnia di Norbert. Mic
Nevi e montagne esotiche, pur nella loro magnifica attrattiva, diventano un debole e modesto richiamo dopo questa discesa mattutina a due passi da casa in compagnia di Norbert. Mic
Questa discesa lungo il severo versante nord orientale del Sasso Nero non rientra tra i percorsi alla “moda”, di facile accesso, frequentati al punto da essere “arati” giornalmente sino a tramutarsi in replica di una qualsiasi pista nera affollata. Qui occorre pazienza e intuito, per trovare le giuste condizioni e per scovare la miglior linea tra le pareti a strapiombo. Nel suo tratto iniziale il canale sembra inabissarsi a picco verso la sottostante selvaggia val di Scerscen, scavata nel serpentino dall’acqua e dai grandi ghiacciai del Bernina. Sul versante opposto, alla base di una grande parete, si intravedono i ruderi di un’antica miniera d’amianto, del tutto simile ad un pueblo indiano anasazi. Con Andrea Lenaz (maestro di sci e grande freestyler), Luis (maestro di sci) e in successione con il giovanissimo Alessio, abbiamo raggiunto il fondovalle, guadato il torrente Scerscen, sino sbucare sulla vasta piana assolata dell’Alpe Campascio. Mic (foto Mic e Lenaz)
Questa bella foto (rintracciata da Popi Miotti, instancabile studioso delle nostre montagne) ritrae la Guida di Torre Santa Maria Carlo “Friz” Ioli con una magnifica fanciulla lungo il panoramico tour del “Bellavista” con la est del Bernina sullo sfondo. Si coglie la grande estensione glaciale del tempo (siamo sul finire degli anni ’30) e soprattutto il fascino straordinario della signora: un mix tra Katharine Hepburn e Ingrid Bergmam. Non è da meno “Friz” Ioli, modello perfetto tra i ghiacci del Bernina! Mic
Il Sasso Nero (2921m) è un ampio contrafforte di serpentino piantato in mezzo alla Valmalenco. Il panorama dalla cima è meraviglioso e spazia a 360° dal Bernina alle Orobie, non a caso proprio quassù sono state impresse su pellicola diverse immagini panoramiche note al pubblico. D’inverno la neve riempie i canaloni e colma le sterminate pietraie rossastre che si diramano lungo i fianchi della montagna. Si può agevolmente ragiungere la vetta partendo dalla stazione di monte della seggiovia Bocchel del Torno (2350m) il dislivello non eccessivo consente di portarsi appresso l’attrezzatura da freeride per potersi gustare la lunga, varia e poco frequentata discesa lungo il Castello sino a S. Giuseppe (1500m). Assieme al giovane e pimpante Alessio (alla sua prima esperienza con le pelli) abbiamo per primi lasciato le tracce lungo i canali del Castello ed inaugurato un breve, ma spettacolare, passaggio più diretto per superare le balze rocciose centrali. Mic
Apertura della stagione su ghiaccio in compagnia di Abramo. Assieme alla vicina Zocca, la Centrale è la gran classica della Valmalenco. E’ quasi sempre in buone condizioni e si raggiunge facilmente in pochi minuti dalla strada. Si sviluppa per circa 300 metri, alternando salti prossimi alla verticale ad altri più appoggiati. Dopo abbondanti nevicate o bruschi rialzi di temperatura porre attenzione alle grandi slavine che si incanalano lungo la cascata dagli ampi pendii sovrastanti! Mic
Introduzione al fuoripista sulle nevi del Palù con un affiatato gruppo di amici, tutti ottimi sciatori con il desiderio di mettere il naso fuori dai tracciati. Assieme abbiamo sperimentato il riepilogo dei “fondamentali” sciando su diversi tipi di neve, analizzando le procedure per scegliere il tracciato migliore e imparando a gestire il superamento di qualche passaggio obbligato più esposto. Mic
Dopo i primi passi e le prime parole, per ogni piccolo abitante delle Alpi il primo spazzaneve è un momento da incorniciare! Basta un brandello di prato ricoperto di neve della giusta pendenza, un paio di legni ricurvi e un po’ d’esercizio. Presto seguiranno i primi cambi di direzione e via via tutto il resto..Un piccolo grande gesto di vera identità alpina, che ha poco a che vedere con i tanti sbandierati ed inutili proclami per l’autonomia del nulla. Mic
I luoghi migliori per la pratica dello ski non si identificano con il maggior numero di di km di piste tutte uguali, ma sono il frutto di un’incredibile combinazione di nevi, montagne e paesaggio alpino.
La ski area della Valmalenco, con la diversa esposizione e morfologia dei versanti, il lago contornato da abetaie e il campo visivo costantemente orientato verso i gruppi montuosi Disgrazia, Bernina e Scalino mostra delle caratteristiche singolari difficilmente replicabili altrove. Se poi ci si allontana di poco dai tracciati battuti ogni esperienza sulla neve diventa unica e irripetibile. Mic
Se ne è andato alla veneranda età di 93 anni Maurice Herzog, primo salitore di un 8000, l’Annapurna nel 1950, in cordata con Luis Lachenal. Da ragazzo, leggendo il suo libro “Uomini sulla Annapurna”, assieme all’altrettanto epico “E’ buio sul ghiacciaio” del grande Herman Buhl (primo salitore in solitaria del Nanga Parbat nel 1953), con le loro lunghe descrizioni, i nomi esotici e le foto in bianco e nero, fui conquistato dall’avventura.
Mi affascinavano gli scenari di quelle esplorazioni; era come se intorno a me si levassero le montagne dell’Himalaya con le spaventose pareti di ghiaccio. Leggevo e rileggevo quelle righe e sognavo di essere uno di quelle piccole sagome disperse nell’immensità della montagna che lottavano per sopravvivere nell’aria rarefatta. I dettagli cruenti, con morti e mutilazioni facevano naturalmente parte della storia così come lo slancio eroico ed invincibile verso la vetta, la cui retorica risentiva piuttosto chiaramente di quel momento storico.
“Sentivo che avevo i pedi congelati, ma non ci badai. Eravamo sulla più alta montagna mai scalata dall’uomo!…Ero consapevolmente grato alle montagne per essere così belle per me quel giorno e altrettanto soggiogato dal loro silenzio come se mi fossi trovato dentro un tempio. Non provavo nessun dolore, non avevo nessuna preoccupazione”.
Alcuni anni fa ebbi l’occasione di incontrarlo. A Roma, nel 1998 ero ad attenderlo all’aeroporto, era l’ospite d’onore in un convegno sulla montagna organizzato dal Comitato Ev-K2-CRN. Ricordo la vigorosa stretta della sua mano, seppur priva delle dita e il portamento raffinato, elegante, che ricordava un divo hollywoodiano alla Clark Gable. Mic
La “robusta” perturbazione atlantica è arrivata e sta portando tanta neve! Ora siamo pronti a siglarla con le nostre tracce…
Nel menù delle proposte inverno 2013
Buone discese Mic