Ricognizione sulla neve

19 Febbraio 2016

“Scassiamo gli sci ragazzi”! A volte val la pena sondare le condizioni prima di infilarsi nei canali nascosti del Bernina sud e tornare sui propri passi… Troppa poca neve per solcare le grandi pietraie del Sasso Nero e la poca che c’è risulta pure insidiosa per via dei tratti crostosi nei versanti assolati che poggiano su un fondo spesso inconsistente.  Attendiamo tempi migliori.

Creiamo il contesto

14 Febbraio 2016

Essere presenti e notare tutte le cose sorprendenti che ci circondano quando andiamo in montagna è il miglior antidoto contro la noia. Troppe volte non ci accorgiamo di quel che abbiamo a portata di mano e questo ci impedisce di partecipare con entusiasmo a quel che facciamo.

Nella foto: bambini siberiani fanno “snowboard” a -30° (Khatanga, 71° 59′ N 102° 30′ E aprile 2001)

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Skiing turns

12 Febbraio 2016


Ski-ing Turns. Vivian Caulfield Published by Nisbet & Co., London, 1926

Brüch de néf

11 Febbraio 2016

L’immediata ed efficace sintesi del dialetto caratterizza all’istante una condizione ambientale o una situazione. Per questo val la pena ogni tanto riutilizzare qualche termine per fornire una descrizione precisa e consapevole della montagna.

La spolverata di neve, leggera e priva di consistenza, che imbianca solo i pendii, spesso di neve fredda e asciutta è un brüch de néf, molto frequente nel mese di febbraio (fëverèè).

Nella foto: brüch de néf rende visibili gli innumerevoli terrazzamenti ormai invasi dalla vegetazione della bassa Valmalenco

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Le cascate isolate e solitarie dell’alpe Vazzeda

7 Febbraio 2016

La prima luce del giorno illumina i marmi chiari della Cima di Vazzeda mentre percorriamo il “Ciàn de la Lòp”, la piana alluvionale malamente italianizzata in “Pian del Lupo”, quando il toponimo originale deriva dai depositi di scorie (loppa) di antiche attività metallurgiche locali.

La Valmalenco è un autentico concentrato di geodiversità e non occorre essere specialisti per cogliere l’estrema varietà dei caratteri geologici e geomorfologici presenti, basta calpestare e percorrerne creste e pareti. Superata l’alpe Vazzeda inferiore puntiamo dritti verso le belle colate di ghiaccio che solcano la scura fascia rocciosa costituita da anfiboliti. Grossi massi di granodiorite chiara, provenienti dalla soprastante Cima di Valbona, spuntano dai cumuli di neve ventata che riempe il canale di accesso.

Superiamo la cascata che si insinua nella gola centrale, sino a raggiungere il ripiano sommitale illuminato dal sole, un perfetto balcone panoramico che spazia dal Monte del Forno al Disgrazia.

 

 

Cascata Pirolina

6 Febbraio 2016

Il vento caldo di caduta spazza le creste della Sassa di Fora e rende le temperature insolitamente miti. Il ghiaccio è abbondante e il rialzo termico per ora non può che ammorbidirlo, senza indebolirne la struttura.
Sotto di noi, nella radura tra gli abeti, si trova l’alpe Senevedo, con le sue piccole baite ormai abbandonate, con variopinti muri di pietra a secco, che rappresentano il miglior album petrografico della zona.
Se fosse in capo al mondo, questo angolo ombroso della valle di Chiareggio, sarebbe meta privilegiata per turisti amanti della wilderness, qui invece ci troviamo solo ad un paio d’ore d’auto da Milano…

Cascata centrale di San Giuseppe in Valmalenco

31 Gennaio 2016

Salire una cascata gelata significa muoversi in un ambiente fatto di assoluta differenza rispetto agli spazi ordinari e conosciuti. Attiva muscoli e cervello, ma soprattutto può rivelarsi un ottimo tonico per riordinare ambizioni e riscoprire interessi. Il ghiaccio è mutevole, non ha certezze e richiede un adattamento continuo.

La centrale di San Giuseppe è ben formata, il ghiaccio ha un colore azzurro tenue, segno che il rialzo termico non ha ancora minato la struttura, consente alle piccozze di avere una buona presa e di entrare al primo colpo, senza fatica.

Nanga Parbat

26 Gennaio 2016

Non so perché, ma fatico ad entusiasmarmi leggendo le ricche cronache di episodi e le confessioni diaristiche in tempo reale dei moderni alpinisti impegnati in inverno, ma pure d’estate, sui colossi himalayani.

Si tratta certamente di grandi atleti, ma forse il grande impegno cui sono sottoposti e l’incalzante corsa alla vetta, toglie loro la possibilità d’osservazione di quelle cime così luminose e affascinanti. Tocca rileggere il piccolo grande uomo Herman Buhl, l’inossidabile Kurt Diemberger e l’inarrivabile Fosco Maraini, per ritrovarsi laggiù, dalle Gole dell’Indo sino alle altissime creste del Nanga….

Cascate solari dell’Orsera

23 Gennaio 2016

E’ facile raccontare cosa si fa in montagna, includendo la descrizione delle difficoltà superate, dei dislivelli e delle tecniche, mentre siamo assai meno bravi a dire quel che i luoghi fanno a noi.

Per migliorare la percezione degli effetti benefici che l’esplorazione verticale può dare, potrebbe essere interessante, ogni volta che ci si muove entro un paesaggio singolare chiedersi: che cosa posso sapere quando mi trovo in questi luoghi che non posso sapere da nessuna altra parte?

L’Orsera è un piccolo maggengo sospeso sopra la conca di Franscia. Per raggiungerlo si percorre una storica mulattiera selciata, oppure si risale direttamente il ruscello gelato tra le rocce, ottima introduzione all’arrampicata su ghiaccio.

A monte delle vecchie case di pietra e dei  prati c’è una seconda colata, più ripida e articolata, tempestata di frange e stalattiti di ghiaccio che pendono ai fianchi, dalle pareti di serpentino a strapiombo.

Note: le cascate al sole sono le più belle, ma richiedono attenzione e cautela nella valutazione delle condizioni, in particolare riguardo alla stabilità delle candele sospese.

Il suono dell’acqua che si fa ghiaccio

21 Gennaio 2016

L’acqua sgorga da una piccola fenditura nella roccia, posta sotto le radici di un grande larice contorto, aggrappato al bordo della parete. Il gelo immobilizza il flusso d’acqua, trasformandolo in una cascata di ghiaccio, in rapido accrescimento in questi giorni di freddo pungente. Questo è il suono dell’acqua che si fa ghiaccio! Alzate il volume.