Montagna? Non pervenuta

22 Ottobre 2015

Ho fra le mani una rivista che si dichiara ispirata dalle montagne. Trasuda di primizie, di crisi d’astinenza, di meravigliose foto d’autore.

La reclame è imponente, glamour, patinata e debordante. Report di performance agonistiche si mischiano a gadget hi-tech, collezioni powder, l’immancabile ridondanza del termine “mozzafiato”, interviste a uomini d’acciaio e ripetitive indicazioni in grassetto di distanze e dislivelli mostruosi percorsi. Non mancano i 10 punti di tendenza per l’inverno che verrà: dai tagli abbondanti e colori più vivaci, allo zaino airbag anche per il touring.

E la montagna dov’è?

05Pannello7

 

 

 

 

 

 

Bocchetta e ghiacciaio di Caspoggio nel gruppo del Bernina in una foto primaverile (anni ’30 del secolo scorso).

Desidero consapevolmente essere non sicuro!

2 Ottobre 2015

Rieccoci, con l’affacciarsi dell’inverno riparte la rassicurante campagna ad uso del consumatore. Nulla di male, se non fosse che la ricerca della sicurezza in questi ambiti, spesso dovuta e pretesa ad ogni costo come nei luoghi di lavoro codificati e circoscritti, si scontra con la mutevole, severa o più semplicemente naturale, realtà dell’ambiente.

Un paio di esempi, pescati a caso da internet.

Tralascio ogni commento relativo al testo contradditorio, dove si denuncia l’impatto, ma si auspica una pratica regolamentata purché non impattante(!?), mi soffermo su questa frase: “tale attività vada svolta sempre con il coinvolgimento di guide alpine in grado di valutare la stabilità del manto nevoso e di garantire, di conseguenza, l’esercizio in sicurezza dell’attività sportiva”.

Rendere un’attività sicura significa rimuovere pericoli, dubbi e difficoltà. Parrebbe ovvio come le attività alpinistiche, l’arrampicata e il fuoripista non possono e non debbono essere rese sicure, pena lo snaturamento dell’attività. Resta naturalmente valida e fondamentale l’adozione di idonei comportamenti, inclusi splendidi materiali, per aumentare il grado di “protezione” nello svolgimento di tali attività, ma mai si potrà parlare di sicurezza (che qualcuno si azzarda a definire garantita!). Va da sé che la “messa in protezione” si raggiuge attraverso molteplici aiuti, per attivare la miglior percezione dei pericoli e rischi in montagna che permangono e mai potranno essere eliminati…

 

 

 

 

 

Autunno mellico

27 Settembre 2015

Degno inizio dell’autunno mellico, la miglior stagione per l’arrampicata nella valle di granito, con la salita di Uomini e Topi con la variante Baader (Meinhof) alle poco frequentate Placche dell’Oasi. Qui si trovano le placche di granito più solitarie, intervallate da larici sospesi, con il piacevole rientro attraverso il bosco rado che sovrasta il sentiero dell’Alpe Pioda.

 

Gole dello Scerscen

18 Agosto 2015

Lo stupore di una camminata con meteo incerto, tra pioggia e schiarite, nasce dall’accentuazione dei profumi del bosco, dalle luci inconsuete e dal colore vivido di felci e muschi saturi d’acqua. Se a ciò aggiungiamo un percorso selvaggio come quello delle gole dello Scerscen ecco che ci ritroviamo in un percorso inedito e tutto da scoprire. Da Franscia (1500m) il tracciato si sviluppa in buona parte lungo un esposto saliscendi tra le rocce a picco sulla forra scavata dal torrente Scerscen, che raccoglie le acque di fusione dei ghiacciai del Bernina, attraversa boschi sospesi d’abeti degni della miglior saga dei Troll, popolati di funghi, tane e rane. Qualche passaggio d’arrampicata e un ponticello aereo conducono verso l’antico alveo “morto” del torrente, dove si continua lungo un vero e proprio canyon roccioso ormai colonizzato dalla vegetazione, fino a sbucare sulle radure che preludono alla grande spianata alluvionale di Campascio (1850m), poco sotto l’Alpe Musella (2021m).

Grandi spazi del Bernina sud

14 Agosto 2015

La crepaccia terminale sopra il plateau di Fellaria è una voragine, ma con qualche acrobazia riusciamo a scavalcarla puntando dritti al colletto che separa il Palù occidentale dal centrale, per poi raggiungere in breve la vetta. La traversata lungo i vasti e selvaggi apparati glaciali del Bernina sud è sempre avventurosa e solitaria, a tratti il percorso si fa labirintico nel dedalo di crepacci che si aprono a “fisarmonica” ad ogni leggero cambio di pendenza. Poi è la volta del Bernina, lungo la cresta ormai ininterrotta di diorite, graffiata dai ramponi nel corso di innumerevoli passaggi..

Disgrazia express

9 Agosto 2015

In montagna ragiono a dislivelli, quasi mai penso ai chilometri fatti. Per questo mi ha incuriosito leggere il “contatore” di Andrea che indicava 30260 passi pari a 25,35 Km. E la distanza in andata e ritorno tra Preda Rossa e la sommità del Disgrazia, raggiunta ieri mattina direttamente dal fondovalle con una bella cavalcata notturna, nelle uniche ore che danno un po’ di respiro anche in quota, in questa estate rovente.

Corda Molla al Disgrazia 3678m

1 Agosto 2015

Dal bivacco Oggioni la cresta percorre ondulata una serie di solidi gendarmi di serpentino rosso sino alla “scimitarra”, la cresta nevosa che porta dritta sotto le rocce di vetta!

Mostra Castiglioni a Chiareggio e suggerimenti di percorso

26 Luglio 2015

A fine mese Chiareggio ospiterà la mostra su Castiglioni che terminò il suo ultimo viaggio poco sotto il passo del Forno.

Un insolito sguardo dall’alto, per buoni alpinisti, lo si può avere percorrendo due scalate scelte, panoramiche e isolate che si affacciano sopra a questi luoghi ricchi di storia alpinistica.

Cima di Valbona 3033m da salire per lo sperone Est – nord –est meglio nota come Gervasutti, salita dal Fortissimo nel 1933 con una interessante arrampicata su un bellissimo granito.

Traversata Cima di Vazzeda 3297m – Cima di Rosso 3369m, dell’inossidabile Christian Klucker (1882) su una cresta aerea e dall’incredibile varietà geologica: mai vi capiterà di scalare su tante rocce diverse in un sol giorno!

Signorina Felicita alla Capanna Marinelli al Bernina

23 Luglio 2015

Felicita, meglio nota come zia Cici, raccontava spesso delle estati trascorsi alla Marinelli ad accogliere alpinisti ed avventori a cavallo tra le due guerre. Cuoca raffinata e lavoratrice instancabile, da ragazza era addetta al trasporto dell’acqua che un tempo era prelevata dalla scaturigine alimentata dalla fusione delle nevi, posta tra le pietraie molto più a valle del rifugio. Acqua che veniva trasportata a spalla, per mezzo del “bagiul”, un arnese di legno con due ganci alle estremità che serviva per portare sulla spalla in perfetto equilibrio due secchi di acqua insieme…

Arrampicare al “Toro Seduto” in Val Poschiavina 2200m

16 Luglio 2015

Se la percezione dei luoghi va oltre l’azzurro del cielo e il la frescura d’alta quota ecco che i pascoli e le sassaie a oltre 2000m si trasformano in luoghi indimenticabili. Il nome fantasioso della struttura “Toro Seduto” richiama la varietà di forme del serpentino forgiato nei millenni dal lento lavorio di ghiacciai scomparsi. La roccia è perfetta, così come l’esposizione a Nord ovest della parete, ideale per questi giorni roventi.