La grande frana della Val Pola

7 Gennaio 2016

Dall’Alpe Zandilla il sentiero piega verso sud, tra boschi radi e distese di rododendri che spuntano dalla poca neve caduta nei giorni scorsi, con la superficie ricoperta da grossi cristalli di brina di superficie. Superiamo alcuni ruscelli gelati, seguendo i camminamenti dei selvatici, con fresche tracce di lepre bianca e ungulati, spingendoci verso il coronamento della frana. Ad un tratto il sole illumina il bosco e dopo pochi passi si apre la grande voragine che sovrasta la valle dell’Adda, posta mille metri più in basso. Risaliamo per intero il bordo della nicchia superiore, stupendoci di fronte alla tenacia di un vecchio pino mugo, sospeso e sporgente sul bordo dell’abisso, aggrappato solo con parte delle radici alle rocce. Dall’alto, dalla panoramica zona di vertice, osserviamo l’area di distacco, l’estesa superficie di scivolamento e il caos di scisti, gneiss e depositi che precipitarono in pochi istanti il 28 luglio 1987 alle 7.23 del mattino, con volumi imponenti (33 milioni di metri cubi) e causarono un impatto sul lago creatosi nei giorni precedenti a seguito di una piena, tale da innescare un’onda di fango e pietre che risalì la valle fino all’abitato di Aquilone e provocò la morte di 27 persone.

Note

Tempo di percorrenza 4/5 ore, difficoltà variabili a seconda della stagione e condizioni di innevamento.

Destinatari: escursionisti curiosi, studiosi e appassionati di scienze della Terra e chiunque desideri toccare con mano un fenomeno geologico imponente.

Approfondimento geologico

Lago d’Entova

1 Gennaio 2016

Se riconosciamo il paesaggio oltre il suo aspetto immobile, includendo la luce, l’aspetto delle rocce, del terreno e del ghiaccio, il bisbigliare delle fronde dei larici, gli odori di resina, il calore e colore delle erbe ingiallite e tutti gli altri innumerevoli dettagli che un’esplorazione d’inverno sa riservare, ogni luogo assume un carattere unico, non replicabile.

Senza neve il lago si trasforma nella miglior pista di pattinaggio all’aperto che si possa immaginare.

Ps Il ghiaccio che ricopre la superficie del lago è mutevole e le sue condizioni possono variare rapidamente.

Panorami dalla Cima Fontana 3070m

30 Dicembre 2015

Questa cima panoramica, marginale e poco battuta è un bell’esempio di territorio di confine che sopravvive incurante della presenza umana. Si raggiunge senza particolari difficoltà tecniche a partire dal lago di Alpe Gera transitando dal mimetico alpeggio dell’Alpe Gembrè. Un po’ di neve autunnale si è conservata sui versanti ombrosi oltre i 3000m, con una crosta irregolare, portante e ghiacciata solo a tratti. Dalla vetta osserviamo verso nord la seraccata imponente del Fellaria e la curiosa fascia di granito chiaro che la separa dal Piz Varuna, costituito da scisti bruni tagliati orizzontalmente da filoni chiari di rocce magmatiche ipoabissali. I “quasi 4000” Zupò e Argent mostrano l’aerea traversata sommitale, contro il cielo si staglia il lungo e avventuroso spigolo Negri alla Sud-est dell’Argent e in lontananza svetta l’elegante piramide scura del Piz Roseg. La montagna autentica resiste alle condizioni meteo decisamente anomale e sorprende il visitatore per la sua eccezionalità.

 

 

Arrampicata solare al Monte Motta.

20 Dicembre 2015

E bello scalare al Monte Motta perchè è uno dei migliori balconi panoramici della Valmalenco, con vista che spazia dal Bernina alle Orobie e diverse paretine che precipitano verso sud con linee di salita adatte anche a chi inizia, perchè la temperatura è gradevole, si scala sopra a distese di pino silvestre, mughi e larici e per l’aria balsamica che si respira. Frotte di sciatori conoscono le piste del comprensorio sciistico del Palù, pochi queste rocce assolate frequentabili anche in inverno.

Silenzio “ghiacciato” ai Corni di Airale

14 Dicembre 2015

Senza neve né vento il silenzio è decisamente “ghiacciato”, così come i ruscelli e le zone umide attorno al rifugio Bosio alla piana di Airale. Al sole si arrampica piacevolmente senza guanti, su un serpentino compatto e rugoso, a tratti tempestato di neri cristalli sporgenti di magnetite. Saliamo senza percorso obbligato verso il Corno più occidentale, osservati a distanza da un bell’esemplare di camoscio di vedetta. Bastano poche ore di cammino dal fondovalle per trovarsi in uno degli angoli più appartati del gruppo del Disgrazia, tra sterminate pietraie ricche di minerali rari, torrioni e piccoli laghi gelati.

 

 

Solo con l’energia dei propri muscoli

8 Dicembre 2015

Anche se si tratta di un video ad uso pubblicitario, il simpatico esperimento non fa che confermare come la fatica evapora di fronte al piacere e coinvolgimento che scaturisce da un’azione bella e stimolante.

Migliaia di strade e impianti di risalita esistenti sparsi ovunque sulle Alpi già costituiscono uno splendido e forse eccessivo aiuto per portarci in quota. Oltre, nei residui spazi dove si respira liberi, il nostro passo verso l’alto è solo musica, certamente migliore di ogni aiuto motorizzato che, messo a confronto con il nostro cammino, non può che risultare fastidioso, dissonante e inutile! (Così come l’elitrasporto dalla cima del Monte Bianco dei protagonisti del mediocre “feuilleton televisivo” andato in onda negli ultimi tempi…).

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Dicembre luminoso

7 Dicembre 2015

In alto, lontani dall’aria malata dal cocktail di inquinanti della pianura e dalle tristi strisce di neve programmata, ci sono tante montagne da scalare. L’aria frizzante agevola l’avvicinamento alla Cima Occidentale di Musella (3094m), con poca neve e temperature miti per la stagione la salita è assai divertente. Oltrepassato il confine geologico della Bocchetta delle Forbici, che segna il termine di affioramento della serpentinite, si risale la cresta irregolare fatta di blocchi di gneiss, con residui lembi di neve nei tratti ombrosi segnati dalle impronte della pernice bianca. Poco oltre si supera una sottile fascia di pochi metri di marmi chiari, che più a ovest acquistano spessori assai maggiori a costituire l’intera sommità del Tremoggia (3436m), sino ad afferrare i più solidi appigli di granito delle Cime di Musella.

Esperienze d’inverno

2 Dicembre 2015

Ammetto d’esser ormai inadeguato a compilare programmi di salite o discese di stagione, soprattutto quando la variabilità climatica impone adattamenti continui, lontani da primizie di neve garantita o patinate proposte d’avventure seriali.

Tralascio quindi l’uso di inutili inglesismi ed evito di infilarmi in fascinazioni collettive più adatte a “prodotti” di tendenza e ricordo ai potenziali compagni di cordata la splendida possibilità d’affrontare la “barriera della fatica” percorrendo la montagna d’inverno. Poco importa se avverrà a piedi, arrampicando su roccia, ghiaccio o scivolando con due legni sotto i piedi.

Nell’immediato, vista l’alta pressione e le insolite miti temperature in quota, non sono da escludere salite alpinistiche normalmente affrontate in estate… Contattatemi per suggerimenti di percorso.

Nella foto: salita invernale al Bernina

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Montagna da piccolo schermo

4 Novembre 2015

Simone Moro nell’intervista d’esordio del nuovo reality ambientato in alta quota sostiene correttamente che la montagna “è l’unico luogo di libertà rimasto”, aggiungendo che è “di tutti e per tutti”, forse dimenticando di ricordare che la montagna però richiede comportamenti e misure specifiche nel rispetto della sua diversità. Mi par assai rischioso, per analogia come percorrere una parete himalayana sotto un seracco pensile, darla in pasto al sottoprodotto della tv, dove si fatica a non vederla ridotta a piccolo scenario di “imprese” umane, troppo umane. Lo stesso Simone sostiene che la trasmissione non “vuole snaturare quel che è la montagna e l’alpinismo” anche se l’agghiacciante trailer del programma pare il preludio di avventure alpestri non propriamente in sintonia con il carattere “alto”, appartato e selvatico delle vette.

A questo punto non ci resta che una buona (?) visione.

Cattura

Un piccolo masso sotto al K2

25 Ottobre 2015

Era un piccolo masso di marmo chiaro, alto pochi metri, posto nel mezzo e trasportato dal ghiacciaio che si estende a settentrione per decine di chilometri dalle pendici del K2. Un luogo speciale, sovrastato da tre chilometri di ghiaccio e di rocce, a partire dalla Sella Savoia, all’incredibile spigolo nord del Chogorì 8611m, sino allo Skyang Kangri 7544m. La grande montagna aveva ricacciato in basso ogni tentativo di scalata sin dai primi metri, troppa neve e troppe bufere per dei piccoli uomini. Rientrando dal campo deposito sotto la parete verso il campo base, questo piccolo parallelepipedo bianco ci attirò come una calamita. Stanchi e frustrati dalle interminabili attese del bel tempo, che mai arrivò, quel piccolo insignificante masso si fece salire e ci rese felici d’esser in uno dei luoghi più formidabili della Terra.