Mappe del racconto all’Alpe Ventina

23 Maggio 2016

Con i ragazzi della scuola Steiner-Walford di Latina mettiamo presto da parte la carta topografica, assai precisa e basata sulla geometria della griglia, che celebra la precisione, ma rinuncia al contatto e alla sensazione. Per questo andiamo a sostituirla con la “mappa del racconto”, per lasciar spazio allo stupore.

Questa è una cartografia fatta di persona, fondata su immagini vive, create da una prospettiva personale che si accorda con i ritmi, le caratteristiche dei luoghi e nasce con l’esperienza ed attenzione. Una mappa che prende forma dalle rupi, da larici contorti, ghiacciai e torrenti spumeggianti di primavera, che esalta la relazione con questo mondo e, alla fine, indica la via.

Facilitare l’esperienza, rincorrendo la selvaticità.

14 Maggio 2016

Cari amici,

l’unico corso che mi piacerebbe saper fare in montagna è quello di “selvaticità”, ma solo un camoscio potrebbe autorevolmente tenerlo.

Mi limiterò quindi ad accompagnarvi dove vorrete voi, senza troppo pensare alla corsa alla vetta, alla difficoltà e al piccolo primato personale.

Saliremo in alto per fissare la Vostra esperienza, autentica e personale, non per la preminenza della guida, che sempre di più si tramuterà in un invisibile custode e semplice facilitatore della vostra sperimentazione, conoscenza e saggezza in parete. Forse così in montagna potremo concentrarci unicamente sul nostro prossimo passo, trovando un bilanciamento alla fretta, al rumore e magari a qualche dubbio e difficoltà del quotidiano.

A presto, sulla via dei monti. Michele

Nella foto: mio nonno Isacco con clienti alla corda Molla al Disgrazia (anni ’30 del 900).

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Foto d’autore

27 Aprile 2016

Alpeggio Campascio (Valmalenco) – Baite
Arno Hammacher, data della ripresa 30/06/1976

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Le gracchie del Bernina

25 Aprile 2016

Quando si attende la sera, acquattati fuori, ai piedi della vecchia Capanna Marco e Rosa guardando il tramonto, sempre ci si imbatte nelle le incredibili evoluzioni dei gracchi alpini.

Mentre li osservo, appoggiato alle assi di larice ormai simile a pietra della parete del vecchio rifugio, a picco sopra il ghiacciaio di Scerscen superiore, il pensiero va ad una delle migliori descrizioni di questi acrobati dell’aria che abbia mai letto: “Rieccola, dal nulla. Viene su dal versante svizzero, con un colpo d’ali, aiutata dal refolo di vento leggero che scala la parete. Ci guardiamo, l’immoto pesante sacco di carne ed ossa che faticosamente è giunto fin lì ed il pugno di nere penne che d’un subito può andare e venire in verticale.” (Le gracchie del Bernina – 1956 | Racconto tratto da “C’è sempre per ognuno una Montagna” di Giancarlo Bregani.

Alberto Bregani è un grande fotografo di montagna, specialista del bianco e nero. Tra i progetti futuri ha intenzione di far rivivere il racconti del padre Giancarlo attraverso nuove fotografie, sostituendo le foto di allora e riproponendo il racconto con nuovi scatti lungo le tappe dei luoghi narrati. Buon lavoro Alberto!

L’importante è esagerare

15 Aprile 2016

Nel racconto delle esperienze condotte in montagna (e altrove) dilaga il ricorso all’ uso dei superlativi o degli aggettivi che esprimono estrema gradevolezza e forza, condizioni “fantastiche”, “top”, “super” e “sensazionali” a corredo di esperienze irrinunciabili. Con questo flusso ininterrotto di aggettivi, che quasi forzatamente esprimono il massimo grado di una qualità, vien quasi voglia di un po’ di cielo grigio, neve marcia, roccia bagnata e pure umana debolezza, per trascorrere comunque qualche bella giornata all’aria aperta.

Pizzo Roseg tra le nebbie

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Geo alpinismo

9 Aprile 2016

L’alta montagna è uno degli ultimi luoghi di scoperta rimasti che abbiamo a portata di mano, dove ritrovare forme inusuali, colori sorprendenti e fenomeni naturali singolari.

Ghiacciai in movimento, pareti di granito e seracchi pensili creano luoghi di grande fascino che invitano all’avventura e alla conoscenza. La natura e la storia di questi fenomeni sono un argomento che può trasformarsi in una grande attrattiva durante la scalata.

Così ogni cosa può essere resa interessante e l’aspetto della parete, della cresta o del semplice appiglio che andiamo ad afferrare diventano un libro meraviglioso, un libro scritto in una lingua sconosciuta per chi non sa, ma che una volta compreso può svelare i più nascosti segreti in modo assai chiaro, come se ogni pietra ci parlasse…

Vuoi unire alpinismo e scoperta dei misteri della Terra? Assieme possiamo interpretare le forme della montagna durante la scalata. E’ la migliore occasione per cogliere la varietà degli elementi geologici (rocce, minerali, fossili) le loro relazioni e le proprietà che li caratterizzano, le infinite connessioni con gli organismi viventi, la presenza umana e il patrimonio culturale di ogni vallata…Contattami per saperne di più.

Nella foto: percorso aereo in cresta lungo la traversata Scerscen-Bernina

Poster Melloblocco 2016

5 Aprile 2016

Altro anno, altro poster. Ad ogni edizione un piccolo fermo immagine di un mondo di granito. Esordio nel 2004 con una classica inquadratura “sassista” di Andrea Gallo, che ritrae uno dei passaggi storici (il nipote di Goldrake) dell’area Remenno affrontato da Marzio Nardi E il Mello va.. Seguono il bianco e nero pulito e muscolare del Malpe con Simone Pedeferri allo Scivolo, l’attimo di concentrazione, l’occhio determinato di Giulia Giammarco e il “volo” di Rudy Colli immortalati da Claudio Piscina. Poi gli equilibri sorprendenti di Christian Brenna all’uscita di un blocco simbolo come “Unità di Produzione”, l’icona del bouldering Mauro Calibani e l’alieno Adam Ondra, ritratti da Giulio Malfer. La dedica a Chloé Graftiaux sulle rocce del Masino di Diego Neonati e la “visione” di Claudio Piscina precedono l’edizione numero dieci, dedicata alla copertina del volume fotografico del decennale. Negli anni a seguire l’acquerello di Kim Sommerschield allarga lo sguardo sino al Precipizio degli Asteroidi che sovrasta la Val di Mello e le formiche di Fabio Vettori raccontano le forme, i luoghi e la vita di una Valle intera. Nel 2016 ritroviamo l’essenza del raduno: il granito e un’impronta di magnesite presto cancellata dalla pioggia (Claudio Piscina).

mano dipinta sul masso1

Discesa libera e ariosa dal passo di Mello

3 Aprile 2016

Puntiamo dritti alla vedretta del Disgrazia, verso il passo di Mello. Il cielo lattiginoso e la distesa bianca rendono lo spazio privo di dimensione, i piedi si trasformano in preziosi recettori sensoriali, capaci di orientare il corpo e indirizzare gli sci.

Siamo solo in due, unica presenza umana in Val Sissone, sotto alla nord del “Picco glorioso”. Conduce Andrea, ha a disposizione l’intera montagna per sperimentare la traccia in salita, adattandola alla mutevole morfologia del pendio. Percorriamo un tratto a mezzacosta scavalcando alcuni accumuli di valanga primaverile, per poi risalire il solco vallivo bordato dal salto di rocce levigate dal ghiacciaio che si fa via via più ripido sino a raggiungere il vasto circo superiore, sotto le belle pareti della Punta Baroni. Il passo di Mello è sorretto da un bastione di granito del Masino che viene a contatto con la serpentinite del Disgrazia poche centinaia di metri più a sud.

Il sole si affaccia e la discesa si riempie di luce, libera e piena d’aria. Sempre più mi convinco che la curva migliore non esiste senza un luogo e uno scenario raggiunto con le proprie forze.

 

 

 

 

Riallarghiamo lo sguardo

30 Marzo 2016

Negli ultimi anni i nostri occhi si sono totalmente abituati alla vista di infrastrutture, villette, recinzioni, cartelloni pubblicitari e capannoni propagati ovunque. Il nostro sguardo si è assuefatto e la profondità di campo si è inesorabilmente accorciata, infrangendosi sistematicamente su muri e confini artificiali.

Per questo la fuga verso le montagne più alte e poche altre residue isole felici, rimane l’ultimo antidoto contro la “cecità” indotta dall’abitudine.

Nella foto: residue distese prative a cavallo della “Linea Insubrica” in Valtellina.

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Nuove esplorazioni

25 Marzo 2016

Con l’avvio della stagione dell’arrampicata su roccia e con l’approssimarsi di quella alpinistica estiva, vorrei privilegiare il naturale ed esuberante desiderio di esplorazione verticale insito in ognuno di noi, lasciando a casa le preoccupazioni ansiose per il risultato. Fin dall’asilo l’insegnamento mostra un interesse pressoché esclusivo per l’obiettivo, dalla capacità di allacciarsi le scarpe sino all’ammissione ad università prestigiose…

La tensione continua verso il risultato finisce però per indurre inconsapevolezza persino nell’andar per monti. Per toglierci completamente il dubbio d’essere inadeguati al traguardo, proveremo a percepire pienamente ogni passo verso l’alto e tutto quello che ci sta attorno, concentrandoci, appunto, sul “processo”.

Il nostro orientamento mirerà a obiettivi provvisori, adatti a tutti e soggetti a una revisione continua, dove non esiste l’insuccesso, ma solo una soluzione inefficace. Così forse potremo percepire le mille sfumature e variabili di questi ambienti, che troppe volte ci sfuggono se ci troviamo ossessivamente protesi, con il capo chino e il fiato corto, verso la vetta.

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