Brüch de néf

11 Febbraio 2016

L’immediata ed efficace sintesi del dialetto caratterizza all’istante una condizione ambientale o una situazione. Per questo val la pena ogni tanto riutilizzare qualche termine per fornire una descrizione precisa e consapevole della montagna.

La spolverata di neve, leggera e priva di consistenza, che imbianca solo i pendii, spesso di neve fredda e asciutta è un brüch de néf, molto frequente nel mese di febbraio (fëverèè).

Nella foto: brüch de néf rende visibili gli innumerevoli terrazzamenti ormai invasi dalla vegetazione della bassa Valmalenco

bruch de nef (800x600)

Le cascate isolate e solitarie dell’alpe Vazzeda

7 Febbraio 2016

La prima luce del giorno illumina i marmi chiari della Cima di Vazzeda mentre percorriamo il “Ciàn de la Lòp”, la piana alluvionale malamente italianizzata in “Pian del Lupo”, quando il toponimo originale deriva dai depositi di scorie (loppa) di antiche attività metallurgiche locali.

La Valmalenco è un autentico concentrato di geodiversità e non occorre essere specialisti per cogliere l’estrema varietà dei caratteri geologici e geomorfologici presenti, basta calpestare e percorrerne creste e pareti. Superata l’alpe Vazzeda inferiore puntiamo dritti verso le belle colate di ghiaccio che solcano la scura fascia rocciosa costituita da anfiboliti. Grossi massi di granodiorite chiara, provenienti dalla soprastante Cima di Valbona, spuntano dai cumuli di neve ventata che riempe il canale di accesso.

Superiamo la cascata che si insinua nella gola centrale, sino a raggiungere il ripiano sommitale illuminato dal sole, un perfetto balcone panoramico che spazia dal Monte del Forno al Disgrazia.

 

 

Cascata Pirolina

6 Febbraio 2016

Il vento caldo di caduta spazza le creste della Sassa di Fora e rende le temperature insolitamente miti. Il ghiaccio è abbondante e il rialzo termico per ora non può che ammorbidirlo, senza indebolirne la struttura.
Sotto di noi, nella radura tra gli abeti, si trova l’alpe Senevedo, con le sue piccole baite ormai abbandonate, con variopinti muri di pietra a secco, che rappresentano il miglior album petrografico della zona.
Se fosse in capo al mondo, questo angolo ombroso della valle di Chiareggio, sarebbe meta privilegiata per turisti amanti della wilderness, qui invece ci troviamo solo ad un paio d’ore d’auto da Milano…

Cascata centrale di San Giuseppe in Valmalenco

31 Gennaio 2016

Salire una cascata gelata significa muoversi in un ambiente fatto di assoluta differenza rispetto agli spazi ordinari e conosciuti. Attiva muscoli e cervello, ma soprattutto può rivelarsi un ottimo tonico per riordinare ambizioni e riscoprire interessi. Il ghiaccio è mutevole, non ha certezze e richiede un adattamento continuo.

La centrale di San Giuseppe è ben formata, il ghiaccio ha un colore azzurro tenue, segno che il rialzo termico non ha ancora minato la struttura, consente alle piccozze di avere una buona presa e di entrare al primo colpo, senza fatica.

Nanga Parbat

26 Gennaio 2016

Non so perché, ma fatico ad entusiasmarmi leggendo le ricche cronache di episodi e le confessioni diaristiche in tempo reale dei moderni alpinisti impegnati in inverno, ma pure d’estate, sui colossi himalayani.

Si tratta certamente di grandi atleti, ma forse il grande impegno cui sono sottoposti e l’incalzante corsa alla vetta, toglie loro la possibilità d’osservazione di quelle cime così luminose e affascinanti. Tocca rileggere il piccolo grande uomo Herman Buhl, l’inossidabile Kurt Diemberger e l’inarrivabile Fosco Maraini, per ritrovarsi laggiù, dalle Gole dell’Indo sino alle altissime creste del Nanga….

Cascate solari dell’Orsera

23 Gennaio 2016

E’ facile raccontare cosa si fa in montagna, includendo la descrizione delle difficoltà superate, dei dislivelli e delle tecniche, mentre siamo assai meno bravi a dire quel che i luoghi fanno a noi.

Per migliorare la percezione degli effetti benefici che l’esplorazione verticale può dare, potrebbe essere interessante, ogni volta che ci si muove entro un paesaggio singolare chiedersi: che cosa posso sapere quando mi trovo in questi luoghi che non posso sapere da nessuna altra parte?

L’Orsera è un piccolo maggengo sospeso sopra la conca di Franscia. Per raggiungerlo si percorre una storica mulattiera selciata, oppure si risale direttamente il ruscello gelato tra le rocce, ottima introduzione all’arrampicata su ghiaccio.

A monte delle vecchie case di pietra e dei  prati c’è una seconda colata, più ripida e articolata, tempestata di frange e stalattiti di ghiaccio che pendono ai fianchi, dalle pareti di serpentino a strapiombo.

Note: le cascate al sole sono le più belle, ma richiedono attenzione e cautela nella valutazione delle condizioni, in particolare riguardo alla stabilità delle candele sospese.

Il suono dell’acqua che si fa ghiaccio

21 Gennaio 2016

L’acqua sgorga da una piccola fenditura nella roccia, posta sotto le radici di un grande larice contorto, aggrappato al bordo della parete. Il gelo immobilizza il flusso d’acqua, trasformandolo in una cascata di ghiaccio, in rapido accrescimento in questi giorni di freddo pungente. Questo è il suono dell’acqua che si fa ghiaccio! Alzate il volume.

 

 

Storie di neve e di ski

17 Gennaio 2016

Nel 1890 Fridtjof Nansen riuscì per primo ad attraversare la Groenlandia, soprattutto grazie all’uso degli sci. Il libro che scrisse sulla spedizione På ski over Grønland divenne uno straordinario best seller tradotto in inglese e tedesco, un vero e proprio inno allo sci, strumento fondamentale per muoversi con velocità e leggerezza sulla neve, sino ad allora pressoché sconosciuto al di fuori dei paesi nordici.

Per migliaia d’anni, tra il lago Baikal, i monti Altai e la Scandinavia, gli sci furono il più antico mezzo di locomozione utilizzato dall’uomo, prima ancora della ruota. Antichi documenti e leggende raccontano di intrepidi sciatori guerrieri, protagonisti di epici inseguimenti  e di infallibili cacciatori lapponi, talmente bravi e veloci sugli sci da minacciare la sopravvivenza di alcuni animali come l’alce. Oltre alla funzione utilitaristica, lo sci divenne sport  con la prima gara di fondo e salto nel 1843, nelle regione del Telemark.

Emigranti norvegesi ne diffusero l’uso in ogni continente, per agevolare il trasporto della posta nelle distese gelate del grande nord americano o per sfidarsi in folli gare di velocità, calzando aste di oltre tre metri lungo schuss rettilinei, in un’autentica atmosfera da far-west, considerando che il vincitore della prima gara nel 1867 in California venne ucciso da un rivale in un saloon. Negli stessi anni, nelle grandi città americane, un saltatore con gli sci di nome Owelsen, con il suo grande volo spiccato da uno scivolo metallico cosparso di vaselina, fu una delle principali attrazioni del circo Barnum.

Gli sci arrivarono quindi sulle Alpi…

Iniziarono ad utilizzarli i monaci al valico del Gran San Bernardo e Artur Conan Doyle (papà di Sherlock Holmes) sulle nevi di Davos e una vera e propria querelle scoppiò tra i sostenitori della tecnica norvegese, come il tedesco Wilhelm Paulcke e i seguaci di quella alpina, guidati dall’austriaco Matthias Zdarsky.

Le vette d’inverno divennero accessibili con gli ski, dal Monte Rosa, all’Oberland e si completarono le prime grandi traversate come la Chamonix-Zermatt (1901) e il Tour del Bernina (1910).

Le prime gare di discesa vennero introdotte sulle Alpi dall’inglese Arnold Lunn con l’ideazione del trofeo Kandahar, il cui nome deriva da una dedica all’appassionato sciatore, nonché generale britannico Frederick Roberts, duca e comandante delle forze di Kandahar in Afghanistan! Non stupisce che gli inglesi, già inventori dell’alpinismo e da sempre amanti dell’esotismo, dell’azione ed esplorazione in ogni angolo del globo, diedero il via ad una nuova frontiera dello sci. Nei decenni successivi, sino all’avvento dello sci di massa, alpinisti e sciatori furono spesso un tutt’uno. Nomi illustri come Klucker, Comici, Vinatzer, Detassis, Bonatti, Terray e Lachenal, solo per citarne alcuni, oltre che alpinisti e guide, furono gran sciatori e maestri in questa disciplina.

Storie di neve e di ski  – Piccolo racconto che si intreccia con alcune discese e mappe della nevi delle nostre montagne. Conferenza della durata di circa 1 ora con immagini.

 

 

La qualità della neve

10 Gennaio 2016

La neve che tardava ad arrivare ha lasciato spazio ad uno splendido dicembre, buono per tante altre attività diverse dallo sci, ma ora ci siamo. La qualità della neve è uno dei tanti piaceri dello sci ed è bello uscire di casa il mattino e abbinare le condizioni atmosferiche del punto in cui ci si trova e indovinare le condizioni della neve lassù, dove si è deciso di andare a sciare.

Per tutto l’inverno organizzo uscite e corsi personalizzati in pista, fuoripista e di scialpinismo, nel comprensorio della Valmalenco e nel gruppo del Bernina, dove non è difficile trovare discese immacolate, dove nessuno è mai passato. Non aggrego gruppi eterogenei, al massimo pochi amici affiatati, perché per cogliere la qualità della neve occorre silenzio e leggerezza, condizioni essenziali per ascoltare la montagna d’inverno.

Sci al tramonto, foto tratta da “Sci e sciatori, le bellezze dello sci” – Couttet-Lunn-Petersen-Rivera 1930.

Cà di sciur al lago Palù

8 Gennaio 2016

Dopo aver visto Piazza Affari e il Palazzo Mezzanotte a Milano addobbato con i colori Ferrari, mi chiedo perché non sia possibile riappropiarsi della consapevolezza dei propri luoghi, anche attraverso la fiera esibizione della Ca’ di Sciur in riva al Lago Palù, con i graffiti del Mezzanotte dei primi del ‘900 che ne decorano le pareti, mettendo al bando la vagonata di rappresentazioni folkloristiche e finzioni delle tradizioni perdute. Intanto abbondano le promozioni indifferenziate e inconsapevoli del fatto che ciò che si offre non è un “ambiente” qualsiasi dove si svolgono attività “seriali”, ma luoghi con una fisionomia particolarissima, con modi d’uso e con precisi stili di comportamento. Così si alimenterebbe quell’esperienza turistica che tutela la “differenza”, quello di cui il vero viaggiatore va in cerca.

p.s. Circa un secolo fa, per la corrispondenza dalla Valmalenco, si poteva scegliere una cartolina con i graffiti del Mezzanotte (per gentile concessione foto archivio Franco Parolini)