Distintivo blu UIAGM

8 Marzo 2016

Cari amici, ogni volta che oltrepassiamo assieme il confine delle piste battute o affrontiamo un percorso scialpinistico, condividiamo l’incertezza di questi ambienti, ben consci che la sicurezza sta altrove. Per mestiere ed esperienza cerco di percepire al meglio ciò che accade, nell’intento di attivare la miglior protezione possibile e ritrovarmi a fine giornata a giocare sereno con i miei tre bambini.

Sempre più spesso proposte ed iniziative legate alla montagna promettono “sicurezza” a chi vi partecipa. Il distintivo blu UIAGM (Unione Internazionale Guide di Montagna) mi autorizza ad esser il “gestore” del rischio nelle attività che si svolgono in un ambiente indefinito e mutevole come la montagna, ma purtroppo ancora non mi concede il dono dell’onnipotenza, tale da garantire “sicurezza totale e divertimento”.

Ammetto quest’umana “debolezza”, ma preferisco esser chiaro sin da subito: avventurarsi là fuori è tanto bello quanto denso di pericoli; esisterà sempre un rischio residuo, che di volta in volta andrà analizzato e compreso, per valutare in ogni circostanza se è accettabile oppure no.

 

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Cristalli

7 Marzo 2016

Dopo una lunga attesa è arrivata la neve. Fotografata, esaltata, pubblicata sui social meglio e di più di teneri animali da compagnia. Eppure a volte si ha la sensazione che tutta questa massa cristallina sia solo un semplice mezzo per la riuscita di un buon film, con discese tecnicamente perfette, magnifiche sullo schermo, ma forse non troppo in sintonia con un accesso autentico ad un mondo bianco appartato e selvatico.

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Formazione in ambiente

29 Febbraio 2016

A volte accade che la richiesta di consulenza e supporto per le attività di formazione aziendale outdoor si esaurisce nella gestione tecnica di passaggi aerei o nel conforto specialistico per consentire la somministrazione forzata di fugaci emozioni “adrenaliniche”. Sempre più spesso capita invece di costruire su misura, con formatori accorti, l’esperienza, mettendo al centro e stimolando la reale e personale percezione della montagna, che si tramuta in potente metafora, utile a migliorare se stessi e il lavoro di un gruppo in azienda.

 

5 cose da fare in Valmalenco

26 Febbraio 2016

Per un servizio su un periodico di montagna mi è stato chiesto di segnalare 5 cose da fare in Valmalenco. Ecco quel che mi è uscito di getto.

  1. Incamminarsi d’estate verso la Capanna Marinelli e superata la Bocchetta delle Forbici, al sole del pomeriggio, osservare il Bernina, i ghiacciai, gli spazi alti e ascoltare il suono dei torrenti.
  2. Nelle mezze stagioni girovagare a piedi senza meta, partendo dai paesi del fondovalle,  per qualche dimenticato sentiero di mezza costa e media quota, lasciandosi sorprendere dalla varietà del cammino, da vecchie baite, ruderi e antiche testimonianze di vita sulle Alpi.
  3. Con queste torride estati: farsi un bagno rinfrescante in uno dei numerosi laghi alpini color turchese della valle: laghi Sassersa, Cassandra, Campagneda, Pirola, Lagazzuolo, Arcoglio, Zana o il più noto lago Palù.
  4. Osservare quante sono diverse e numerose le rocce calpestate, percorse e afferrate lungo il nostro cammino o la nostra arrampicata (con la conseguente gran variabilità d’ambienti, piante, fiori e animali…).
  5. Perdersi consapevolmente, tenendo fissi e a mente dei solidi punti d’orientamento per ritrovare in breve la via, ma smarrire volontariamente  il sentiero, per farci sorprendere ancor di più da questi luoghi.

Gli elisciatori targati A non demordono

25 Febbraio 2016

Ieri mattina, sotto casa e per caso, mi sono imbattuto in una brigata teutonica pronta a prendere il volo e ho pubblicato una foto con questo commento: “Nonostante l’inverno avaro di neve, gli elisciatori targati A non demordono. Chissà dove andranno per trovare pendii sciabili…” Poi l’ho tolto, perché senza il necessario completamento, sa di crociata ed è intossicante, per me e per chi legge. L’attività di guide e piloti che fanno eliski è lecita e rispettabile, anche se mi piacerebbe potessero cambiare idea. Immagino quindi che si saranno diretti verso la conca d’Arcoglio o la Val Giumellino, uniche aree formalmente non interdette al volo.

Chissà se depositati in vetta al “Sasso Bianco” avranno distinto i marmi chiari che danno il nome alla cima? Forse per cercare la neve migliore, dopo aver solcato i “Cian”, al limite superiore del bosco si saranno infilati nell’erto canale meglio noto come “Canalüzz”. Oppure si saranno diretti verso l’ombrosa “Scèma de Canàl”, che mantiene la “polvere” a lungo, passando per le sorgenti perenni nei pressi dell’avvallamento conosciuto come il “Lac di Caspöc”, dove l’acqua curiosamente si inabissa in una sorta di depressione “carsica”, fenomeno inusuale e raro in Valmalenco. Raggiunti i Piasci, forse si saranno ristorati al sole nel migliori punti panoramici del maggengo, come il “Mot di Mars”, oppure al “Pra di Töf”. Tutti luoghi speciali, che con i loro nomi evocano storie, ricordi e il vissuto di questa montagna, consentono di amplificare l’esperienza trascorsa sulla neve e, soprattutto, attivano una percezione unica dei luoghi, che sarà certamente differente dalla prossima meta.

Forse avranno colto tutto questo o forse saranno semplicemente scesi a tutta, emettendo gridolini di piacere lungo un bianco piano inclinato, da vertigine, subito pronti per il prossimo “run”, non importa se in Valmalenco, sul Caucaso o in Kamchatka.

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Ufo in Valmalenco

22 Febbraio 2016

Dopo aver letto l’ultimo inserto “la lettura” del Corriere (prima del pezzo su David Foster Wallace) dove si descrive la Valmalenco come nuova frontiera planetaria degli oggetti non identificati, siiamo pronti a far da guida a frotte di ufologi diretti ai luoghi alti di avvistamento alieno!

L’Everest cresce ancora

20 Febbraio 2016

Uno dei migliori ricordi che ho impresso nella memoria del viaggio himalayano è l’immagine del vasto e rilucente bacino collettore del ghiacciaio del Khumbu, osservato dalla parete del Pumori che sta proprio di fronte. Quest’aereo punto d’osservazione corrisponde più o meno a quello raggiunto nel corso delle ricognizioni che precedettero il primo tentativo di salita all’Everest del 1921 da George Mallory, quando scalò da nord l’intaglio tra il Pumori e il Lingtren. Da qui fu probabilmente il primo occidentale ad osservare direttamente la valle glaciale sospesa che successivamente costituì la principale via d’accesso da sud al Sagarmatha. Lo stesso Mallory battezzò questa distesa di ghiaccio che termina ai piedi del Lothse con il termine gallese Western Cwm.

Osservata da questo sensazionale punto d’osservazione, la parete nord ovest dell’Everest illuminata dal sole al tramonto, pare interminabile. Guardando il triangolo sommitale si notano chiaramente rocce gialle e la loro disposizione orientata e inclinata verso nord, messa in risalto dalle cenge nevose che corrono parallele. Sono dei marmi compatti, meglio conosciuti come “fascie gialle” dagli himalaysti. Assieme ai calcari grigi che si trovano vicino alla vetta sono la prova che in cima alla più alta montagna del pianeta troviamo delle rocce formatesi sul fondo del mare! La storia geologica, fatta di spinte e forze smisurate tra zolle litosferiche, nel corso di decine di milioni di anni le ha fatte emergere dai fondali e trasportate lassù. E sottoposto a queste forze immani, l’Everest cresce ancora….

 

Ricognizione sulla neve

19 Febbraio 2016

“Scassiamo gli sci ragazzi”! A volte val la pena sondare le condizioni prima di infilarsi nei canali nascosti del Bernina sud e tornare sui propri passi… Troppa poca neve per solcare le grandi pietraie del Sasso Nero e la poca che c’è risulta pure insidiosa per via dei tratti crostosi nei versanti assolati che poggiano su un fondo spesso inconsistente.  Attendiamo tempi migliori.

Creiamo il contesto

14 Febbraio 2016

Essere presenti e notare tutte le cose sorprendenti che ci circondano quando andiamo in montagna è il miglior antidoto contro la noia. Troppe volte non ci accorgiamo di quel che abbiamo a portata di mano e questo ci impedisce di partecipare con entusiasmo a quel che facciamo.

Nella foto: bambini siberiani fanno “snowboard” a -30° (Khatanga, 71° 59′ N 102° 30′ E aprile 2001)

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Skiing turns

12 Febbraio 2016


Ski-ing Turns. Vivian Caulfield Published by Nisbet & Co., London, 1926