Le gracchie del Bernina

25 Aprile 2016

Quando si attende la sera, acquattati fuori, ai piedi della vecchia Capanna Marco e Rosa guardando il tramonto, sempre ci si imbatte nelle le incredibili evoluzioni dei gracchi alpini.

Mentre li osservo, appoggiato alle assi di larice ormai simile a pietra della parete del vecchio rifugio, a picco sopra il ghiacciaio di Scerscen superiore, il pensiero va ad una delle migliori descrizioni di questi acrobati dell’aria che abbia mai letto: “Rieccola, dal nulla. Viene su dal versante svizzero, con un colpo d’ali, aiutata dal refolo di vento leggero che scala la parete. Ci guardiamo, l’immoto pesante sacco di carne ed ossa che faticosamente è giunto fin lì ed il pugno di nere penne che d’un subito può andare e venire in verticale.” (Le gracchie del Bernina – 1956 | Racconto tratto da “C’è sempre per ognuno una Montagnadi Giancarlo Bregani.

Alberto Bregani è un grande fotografo di montagna, specialista del bianco e nero. Tra i progetti futuri ha intenzione di far rivivere il racconti del padre Giancarlo attraverso nuove fotografie, sostituendo le foto di allora e riproponendo il racconto con nuovi scatti lungo le tappe dei luoghi narrati. Buon lavoro Alberto!

L’importante è esagerare

15 Aprile 2016

Nel racconto delle esperienze condotte in montagna (e altrove) dilaga il ricorso all’ uso dei superlativi o degli aggettivi che esprimono estrema gradevolezza e forza, condizioni “fantastiche”, “top”, “super” e “sensazionali” a corredo di esperienze irrinunciabili. Con questo flusso ininterrotto di aggettivi, che quasi forzatamente esprimono il massimo grado di una qualità, vien quasi voglia di un po’ di cielo grigio, neve marcia, roccia bagnata e pure umana debolezza, per trascorrere comunque qualche bella giornata all’aria aperta.

Pizzo Roseg tra le nebbie

roseg (1024x768)
 

 

 

Geo alpinismo

9 Aprile 2016

L’alta montagna è uno degli ultimi luoghi di scoperta rimasti che abbiamo a portata di mano, dove ritrovare forme inusuali, colori sorprendenti e fenomeni naturali singolari.

Ghiacciai in movimento, pareti di granito e seracchi pensili creano luoghi di grande fascino che invitano all’avventura e alla conoscenza. La natura e la storia di questi fenomeni sono un argomento che può trasformarsi in una grande attrattiva durante la scalata.

Così ogni cosa può essere resa interessante e l’aspetto della parete, della cresta o del semplice appiglio che andiamo ad afferrare diventano un libro meraviglioso, un libro scritto in una lingua sconosciuta per chi non sa, ma che una volta compreso può svelare i più nascosti segreti in modo assai chiaro, come se ogni pietra ci parlasse…

Vuoi unire alpinismo e scoperta dei misteri della Terra? Assieme possiamo interpretare le forme della montagna durante la scalata. E’ la migliore occasione per cogliere la varietà degli elementi geologici (rocce, minerali, fossili) le loro relazioni e le proprietà che li caratterizzano, le infinite connessioni con gli organismi viventi, la presenza umana e il patrimonio culturale di ogni vallata…Contattami per saperne di più.

Nella foto: percorso aereo in cresta lungo la traversata Scerscen-Bernina

Poster Melloblocco 2016

5 Aprile 2016

Altro anno, altro poster. Ad ogni edizione un piccolo fermo immagine di un mondo di granito. Esordio nel 2004 con una classica inquadratura “sassista” di Andrea Gallo, che ritrae uno dei passaggi storici (il nipote di Goldrake) dell’area Remenno affrontato da Marzio Nardi E il Mello va.. Seguono il bianco e nero pulito e muscolare del Malpe con Simone Pedeferri allo Scivolo, l’attimo di concentrazione, l’occhio determinato di Giulia Giammarco e il “volo” di Rudy Colli immortalati da Claudio Piscina. Poi gli equilibri sorprendenti di Christian Brenna all’uscita di un blocco simbolo come “Unità di Produzione”, l’icona del bouldering Mauro Calibani e l’alieno Adam Ondra, ritratti da Giulio Malfer. La dedica a Chloé Graftiaux sulle rocce del Masino di Diego Neonati e la “visione” di Claudio Piscina precedono l’edizione numero dieci, dedicata alla copertina del volume fotografico del decennale. Negli anni a seguire l’acquerello di Kim Sommerschield allarga lo sguardo sino al Precipizio degli Asteroidi che sovrasta la Val di Mello e le formiche di Fabio Vettori raccontano le forme, i luoghi e la vita di una Valle intera. Nel 2016 ritroviamo l’essenza del raduno: il granito e un’impronta di magnesite presto cancellata dalla pioggia (Claudio Piscina).

mano dipinta sul masso1

Discesa libera e ariosa dal passo di Mello

3 Aprile 2016

Puntiamo dritti alla vedretta del Disgrazia, verso il passo di Mello. Il cielo lattiginoso e la distesa bianca rendono lo spazio privo di dimensione, i piedi si trasformano in preziosi recettori sensoriali, capaci di orientare il corpo e indirizzare gli sci.

Siamo solo in due, unica presenza umana in Val Sissone, sotto alla nord del “Picco glorioso”. Conduce Andrea, ha a disposizione l’intera montagna per sperimentare la traccia in salita, adattandola alla mutevole morfologia del pendio. Percorriamo un tratto a mezzacosta scavalcando alcuni accumuli di valanga primaverile, per poi risalire il solco vallivo bordato dal salto di rocce levigate dal ghiacciaio che si fa via via più ripido sino a raggiungere il vasto circo superiore, sotto le belle pareti della Punta Baroni. Il passo di Mello è sorretto da un bastione di granito del Masino che viene a contatto con la serpentinite del Disgrazia poche centinaia di metri più a sud.

Il sole si affaccia e la discesa si riempie di luce, libera e piena d’aria. Sempre più mi convinco che la curva migliore non esiste senza un luogo e uno scenario raggiunto con le proprie forze.

 

 

 

 

Riallarghiamo lo sguardo

30 Marzo 2016

Negli ultimi anni i nostri occhi si sono totalmente abituati alla vista di infrastrutture, villette, recinzioni, cartelloni pubblicitari e capannoni propagati ovunque. Il nostro sguardo si è assuefatto e la profondità di campo si è inesorabilmente accorciata, infrangendosi sistematicamente su muri e confini artificiali.

Per questo la fuga verso le montagne più alte e poche altre residue isole felici, rimane l’ultimo antidoto contro la “cecità” indotta dall’abitudine.

Nella foto: residue distese prative a cavallo della “Linea Insubrica” in Valtellina.

triangia (800x599)

Nuove esplorazioni

25 Marzo 2016

Con l’avvio della stagione dell’arrampicata su roccia e con l’approssimarsi di quella alpinistica estiva, vorrei privilegiare il naturale ed esuberante desiderio di esplorazione verticale insito in ognuno di noi, lasciando a casa le preoccupazioni ansiose per il risultato. Fin dall’asilo l’insegnamento mostra un interesse pressoché esclusivo per l’obiettivo, dalla capacità di allacciarsi le scarpe sino all’ammissione ad università prestigiose…

La tensione continua verso il risultato finisce però per indurre inconsapevolezza persino nell’andar per monti. Per toglierci completamente il dubbio d’essere inadeguati al traguardo, proveremo a percepire pienamente ogni passo verso l’alto e tutto quello che ci sta attorno, concentrandoci, appunto, sul “processo”.

Il nostro orientamento mirerà a obiettivi provvisori, adatti a tutti e soggetti a una revisione continua, dove non esiste l’insuccesso, ma solo una soluzione inefficace. Così forse potremo percepire le mille sfumature e variabili di questi ambienti, che troppe volte ci sfuggono se ci troviamo ossessivamente protesi, con il capo chino e il fiato corto, verso la vetta.

sasso dell'alpe 1 (768x1024)

 

Sfondo bianco e pulito…ai piedi dello Scalino

23 Marzo 2016

C’è sempre qualcosa da imparare, specie in un’”aula” come questa, dove se si entra pienamente l’intuizione arriva, abbaglia e illumina!

Grazie Sandro e a tutti i ragazzi per la bella giornata trascorsa assieme.

Scialpinistica di primavera

17 Marzo 2016

scialpinistica di primavera

Al via la stagione scialpinistica primaverile al Bernina

13 Marzo 2016

Con l’imperversare di proposte sciistiche esotiche di ogni tipo, dalla Norvegia al Canada, passando per il Giappone, il mio suggerimento appare d’altri tempi, ma in verità, considerando che la Guida è anzitutto il “conoscitore dei luoghi”,vado fiero e mi diverto ad indicare alcune sci-alpinistiche confezionate “su misura”, dedicate ai grandi spazi del Bernina e ai canali innevati nascosti del Gruppo. Qui mi muovo come un Tuareg nel deserto, senza mappa, bussola, altimetro e GPS e, se proprio è necessario, anche con il brutto tempo.

Sono cresciuto tra queste rupi, di cui conosco ogni anfratto e questo mi rasserena quando occorre percepire al meglio i pericoli della montagna, prendere delle decisioni e gestire i conseguenti rischi ineludibili dell’andar per monti.

Lo sci primaverile è luminoso e le nevi, ormai trasformate, diventano più docili e meno insidiose. Con gli sci ai piedi gli avvicinamenti alle pareti risultano rapidi e piacevoli e le discese ancor più divertenti. Oltre alle grandi classiche del Gruppo (Roseg, Bernina, Argent, Zupò, Bellavista e Palù) segnalo la Cresta Guzza, da salire da est, lungo il suo profilo più slanciato, noto e fotogenico. Per gli appassionati sciatori seguiremo le tracce del pioniere dello scialpinismo Marcel Kurz che in compagnia di Rudolf Staub (geologo fondatore della moderna geologia alpina) completò il primo tour scialpinistico del Bernina (1910).

Al termine di lunghe discese approderemo ad un rifugio sicuro, una storica capanna che rientra appieno nella definizione di “presidio culturale” dei luoghi alti di Valmalenco.

Periodo: a partire dal 24 marzo 2016, in concomitanza con l’apertura primaverile del Rifugio Marinelli Bombardieri 2813m al Bernina. Passate parola.