Porsi domande oltre ai buoni consigli

11 Maggio 2019

Lezioni in rete, video, manuali e articoli su riviste di settore traboccano di buoni consigli destinati ai neofiti della montagna. Quasi sempre si tratta di ottimi suggerimenti tecnici, corredati da mille ingegnosità pratiche.

A volte però mi chiedo se non valga la pena di cominciare a chiedersi per quale motivo investiamo tempo ed energie per salire in cima alle montagne. George Mallory liquidò abilmente la domanda con una risposta geniale: “Perché sono lì”.

Forse è più semplice provare a spiegare quando è meglio non avvicinarle.

Ad esempio meglio non salirle per assecondare la pressione sociale o la moda del momento, oppure quando la scalata è mossa da una razionalizzazione eccessiva o dall’arroganza di arrivare per forza in cima.

Tutte situazioni che contribuiscono a distogliere l’ascolto di quel che ci circonda, circostanza che amplifica le condizioni di rischio già presenti in parete.

In fondo andiamo lassù per imparare a far fronte in maniera positiva a situazioni anche faticose o difficili, conservando la propria identità, ma soprattutto per accrescere la sensibilità di fronte a luoghi di rara bellezza e alle opportunità positive che la scalata sa offrire.

Così riconosciamo che il rischio e l’incertezza sono uno strumento utile per la crescita e lo sviluppo, personale e umano.

Fare attenzione e ammettere l’interdipendenza di tanti fattori, dagli ambienti fisici attraversati al nostro stato d’animo, sono primo passo per affrontare al meglio la nostra esplorazione verticale.

E’ bello salire le montagne perché abbiamo la possibilità di sperimentare la gioia, la consapevolezza fisica, dei propri miglioramenti, con l’accettazione dei propri limiti.

Increspature che indicano la via

27 Aprile 2019

Oggi le cime del Masino sono come vette del  Karakorum.

Le placche del Piezza asciugano in fretta con il vento da nord.

Le increspature del serizzo indicano in quale direzione muoversi, senza prevedibilità aprono la via.

Più si sale più si mettono a fuoco, paiono diventare sempre più evidenti, le passiamo da mano a piede, sino alla sommità.

Sommità del Remenno

21 Aprile 2019

Al Remenno si arrampica su decine di vie di ogni difficoltà.

Quasi tutti stazionano alla base del monolite, trascurandone la sommità.

Quassù nel corso di migliaia d’anni si è formato un ampio ripiano erboso, completamente staccato dalla vegetazione sottostante.

Accanto alle betulle si osservano le grandi fratture che solcano il parallelepipedo di granito.

Tra non molto fioriranno genziane, gigli e orchidee selvatiche.

 

Attraverso i luoghi abitati da personaggi leggendari

17 Aprile 2019

[…] sotto il pizzo Scalino viveva un uomo chiamato Napoleone da tutti, la sua arma era un Mauser della prima guerra mondiale, le sue prede preferite le poche marmotte e qualche camoscio […] Si pagava tabacco e cartine scambiando pernici bianche con i contrabbandieri nella Val Poschiavina, mi diceva sarebbe morto se l’avessero obbligato a scendere al piano […] Napoleone diceva che il freddo bisognava abolirlo cantando, la sua voce baritonale scacciava lo spirito del ghiaccio.

di Giuseppe Galimberti – La Provincia di Sondrio lunedì 15 aprile 2019

Bianco totale

16 Aprile 2019

Tra neve, nuvole e turbini di fiocchi, occorrerebbe un lessico da esquimese per cogliere tutte le sfumature di bianco attraversate.

Nel bianco totale la vista serve a poco, per questo val la pena provare ad eliminarla per allenare tutti gli altri sensi.

Percorrere la montagna senza troppo badare alla direzione

8 Aprile 2019

Percorrere la montagna senza troppo badare alla direzione, lasciandosi guidare dai pendii che meglio si prestano alla risalita con le pelli in una giornata grigia, fa incappare in un sacco di cose interessanti.

Qui le nuvole basse non lasciano spazio alla noia. Si passa di sorpresa in sorpresa: impronte di gallo forcello, il dormitorio del picchio, rocce brune per arrampicare, larici solitari, turbini di fiocchi di neve, licheni “fluo” agrappati a tronchi secolari, white out totale e una neve prima crostosa poi fradicia che non ci fa fare una curva ma insegna un sacco di cose.

 

Piccoli esploratori dell’inaspettato tra la Vadret Pers e la Vadret da Morteratsch

1 Aprile 2019

Turista della neve è chi segue piste delimitate e controllate, prive di ogni sorpresa.

Turisti sono pure gli atleti formidabili dello skialp che fra pochi giorni si potranno ammirare dalle apposite tribune allestite ai 3000 m del Passo Presena, accompagnati da un “incredibile spettacolo pirotecnico”.

Noi ci accontentiamo d’essere piccoli esploratori dell’inaspettato, senza la necessità di riempire la giornata in base ad un programma, liberi di muoverci entro percorsi non codificati.

 

Val di Mello, quanto servirebbe un bell’orecchio acerbo!

27 Marzo 2019

E’ inutile, i luoghi “selvaggi” più accessibili non sopravvivono al pensiero dominante che li vuole ordinati e delimitati per forza.

Pare proprio che l’unico modo per udire la voce di rocce, alberi, torrenti ed animali, sia quella di possedere un “orecchio acerbo”, il solo in grado di capire le voci che gli adulti non sanno più ascoltare e soprattutto intendere.

Gli elementi naturali non hanno nessun ascolto da parte di chi è impossibilitato ad intenderne la voce, da chi ha un pensiero unico che li riduce ad un bell’oggetto, separato, muto e a disposizione delle azioni umane.

Vogliamo “spazi” da “gestire” e favole da raccontare, anche se la vita corrente le consuma in un attimo.

Spazi inquadrati come contenitori utili allo svago, oppure luoghi minacciosi da evitare, mai intesi semplicemente come non-addomesticati, preziosi per tutti, gli unici capaci di favorire esperienze più profonde rispetto alla quotidianità.

 

Montagne nate dal fuoco e dal mare

25 Marzo 2019

Puntiamo alla depressione all’inizio della cresta NNE della Cima di Vazzeda, nei pressi di un obelisco di rocce chiare che sovrasta il bacino del Forno.

Sciare lungo il Plattè di Vazzeda va oltre l’esecuzione di belle curve, significa scivolare al cospetto di montagne nate dal fuoco e dal mare.

Qui gli scuri basalti del Monte del Forno si accostano al granito dello spigolo Gervasutti alla Valbona, in contatto diretto con i marmi calcarei e dolomitici della Cima di Vazzeda…

Quanto siamo fortunati a sperimentare così intensamente il mondo fisico? Di avere tempo di indugiare e farsi delle domande per cogliere gli aspetti più sottili di ciò che ci circonda?

Passeggiata di primavera alla capanna che non c’è

23 Marzo 2019

Da queste parti, tra i piccoli larici e i blocchi di serizzo che emergono dalla scarsa neve residua dell’inverno doveva trovarsi la vecchia baita Nuccia dei Lenatti. Il piccolo rifugio inaugurato nel 1925 all’inizio della Val Sissone fu poi ceduto al CAI Milano che ne cambiò il nome dedicandolo a Giovanni Pigorini.

A settembre del 1950 un’alluvione se lo portò via senza lasciarne traccia.