Archivi per la categoria ‘scialpinismo’

Enigma

martedì, 5 Gennaio 2021

L’isolamento è essenziale per accostarsi alla montagna, per tentare di decifrare l’enigma della neve e cogliere il maggior numero di informazioni.

Nel silenzio è più facile intuire ogni piccolo segnale, la traccia battuta di fresco aiuta a percepire ogni variazione del manto.

Farina, brina di superficie, sottile crosta di rigelo, brina di profondità, insidiose placche ventate…in poche centinaia di metri attraversiamo situazioni assai diverse che nessun strumento potrà mai prevedere.

La sommità non si raggiunge in comitiva.

Incantesimo della montagna

venerdì, 1 Gennaio 2021

L’incantesimo è interposto tra le pianure.

Si parte e si ritorna in basso, con la sola energia dei propri muscoli.

Si scoprono nuovi orizzonti, prima invisibili.

Per un buon incantesimo è assai importante muoversi in pochi, lontani da ogni presenza umana e da ogni sua traccia, visiva, olfattiva e sonora.

Per passare dal piacere all’incantesimo, occorre trovare la via nella neve profonda, inseguire le impronte di lepre, raggiungere il piccolo spazio inesteso più in alto dove si guarda lontano, sino a scivolare dentro il miglior strato soffice che si possa immaginare.

Note utili per attraversare la montagna bianca

martedì, 8 Dicembre 2020

Scala del pericolo valanghe

Nel linguaggio comune e nei titoli dei giornali spesso i termini rischio e pericolo sono usati come sinonimi.

In verità esprimono concetti assai diversi: il pericolo indica qualcosa che ha il potenziale di causare danni, mentre il rischio è la probabilità che si verifichi un danno, in base all’esposizione a tale pericolo.

Per fare un po’ di chiarezza ricordo che la scala europea del pericolo valanghe esprime un indice di pericolo, non di rischio!

In altri termini l’indice di pericolo fotografa la stabilità del manto nevoso e il sovraccarico necessario per provocare il distacco di una valanga, il rischio dipenderà da mille altri fattori concomitanti: il luogo prescelto per l’uscita, morfologia, pendenza, l’orario, vegetazione, le temperature, la numerosità del gruppo, le interferenze con altri frequentatori della montagna, la geometria della traccia, la linea di discesa, le cadute….

A titolo di esempio, con indice di pericolo 5molto forte (valanghe spontanee di dimensioni da molto grandi a estreme) ma io resto a casa davanti alla stufa, il rischio è pari a zero!

Con indice di pericolo 2moderato  (situazione valanghiva per lo più favorevole) ma mi muovo con gruppo numeroso, non distanziato, nelle ore centrali e con forte rialzo termico, il rischio schizza verso l’alto e vado al cimitero.

Considerato che il 30% delle giornate d’inverno ricadono entro l’indice 3 (marcato), e gran parte delle nostre sciate si svolgono entro questo scenario, se questo numero (anziché il pericolo) rappresentasse rischio 3 su una scala di 5 è come se giocassimo alla roulette russa con revolver a 5 colpi carico con 3 proiettili…

ARTVA

Dopo il clamore suscitato della pasticciata Legge Regionale n. 26 del 1° ottobre 2014 che rendeva obbligatorio l’ARTVA per “gli utenti delle superfici innevate diverse dalle aree sciabili attrezzate”, includendo ogni generica superficie bianca, tale obbligo pare proprio essere ridefinito dalla successiva Legge Regionale n. 15 del 26 maggio 2017.

Prima: “Gli sciatori fuori pista, gli escursionisti d’alta quota e gli sci-alpinisti DEVONO inoltre munirsi di appositi attrezzi e sistemi elettronici per consentire un più facile tracciamento e il conseguente intervento di soccorso” Dopo: Gli utenti delle superfici innevate diverse dalle aree sciabili attrezzate e, in particolare, gli sciatori fuori pista, gli sci alpinisti e gli escursionisti devono rispettare, in quanto applicabili, le regole di comportamento di cui al comma 2 e munirsi degli appositi sistemi di autosoccorso QUALORA SUSSISTANO pericoli di valanghe, verificando le condizioni climatiche anche attraverso la consultazione del Bollettino neve e valanghe di ARPA Lombardia per consentire interventi di soccorso”.

Maestro di sci di montagna

lunedì, 23 Novembre 2020

Mentre il sistema implode, con il cannoneggiamento degli aridi pendii, vorrei rispolverare la casacca da maestro di sci, di montagna, con alcuni suggerimenti per l’inverno, lontani dai moderni lunapark in quota.

Il programma prevede:

-distacco dalla routine quotidiana;

-svolgimento solo con neve vera! La neve naturale è fondamentale, non la intendiamo buona solo per rendere bianco l’ambiente attorno;

-nessuna atmosfera metropolitana, nessuna attesa, tipica dei comportamenti cittadini…tram, metro, semafori;

-nessun costo di skipass;

Si impara a conoscere la montagna, la tecnica basilare per diventare uno scivolatore completo e autonomo su ogni tipo di neve e pendio.

Scaletta, spina di pesce, voltamaria, posizione base, spazzaneve, arresto…

Dopo i primi passi saremo pronti ad esplorare la montagna d’inverno con le pelli di foca.

Dotazioni ed equipaggiamento minimale, bene il maglione della nonna, tanto ci si scalda parecchio. No tute high-tech e caschi da astronauta.

Adatto a tutti: da 6 a 99 anni.

Racconto dal Boshorn 3.268m

lunedì, 2 Marzo 2020

Splendido regalo di compleanno.

Casella di posta in arrivo: “Ti invio un file che ho scritto questo lunedì.
Tutto bene? Io alla grande, sono molto contento dell’università; a presto!
L’ho scritto io ma è un pensiero di tutti.”

Ciao Michele, in questo momento di reclusione da Corona virus colgo l’occasione per scriverti una mail e raccontarti di una gita fatta giovedì scorso con Andre, Jack e un altro amico. Te la scrivo dopo aver letto il post su Stile Alpino del 17 febbraio (Laboratori d’esperienza per lo scialpinismo).

La meta era il Boshorn da Engiloch (Passo del Sempione). L’idea era di passare una bella giornata insieme, per staccare dall’università, godere della compagnia e della montagna nella sua totalità. Siamo partiti con un certo entusiasmo anche perchè eravamo “senza adulti”(*), la gita aveva un dislivello maggiore di tutte le altre “scialpinistiche” che avevamo fatto in precedenza e infine per arrivare in cima ci aspettava una cresta di roccia e neve da affrontare, lasciando gli sci alla base, con picozza e ramponi.

Non nascondo che un certo interesse per il dislivello, la velocità e la difficoltà rimane sempre. Però ciò su cui vorrei concentrarmi è un altro aspetto: le nostre parti del corpo maggiormente stimolate, non sono state tanto gambe e braccia, ma occhi, cuore e cervello.

In un primo senso perche siamo stati catalizzati dalla bellezza delle montagne che ci circondavano. In secondo luogo perchè siamo partiti con condizioni incerte. (Sapevamo infatti che fino a un paio di giorni prima la neve era dura e crostosa per causa del vento, difficilmente sciabile e poco godibile. Sapevamo inoltre che aveva nevicato nei due giorni precedenti la gita ma che il vento avrebbe traportato in giro la neve disponendola in modo non uniforme sui pendii della montagna. Dalle previsioni ci aspettavamo una giornata di sole e di lieve venticello.)

Partire nell’incertezza significa dover essere pronti a fronteggiare situazioni imperviste, che richiedono un costante esercizio di giudizio e valutazione.

A fondo valle abbiamo trovato neve morbida, ma già salendo i primi pendii, su una traccia fatta da una coppia di escursionisti davanti a noi, ci siamo accorti che nei punti esposti al vento la neve nuova era stata spazzata via ed era già “emersa” quella vecchia, invece in piccoli avvallamenti o canalini si era accumulata in buona dose la nuova neve. Proseguendo, la coppia davanti a noi ha preso un altra direzione, mentre noi abbiamo puntato alla nostra cima. Ci siamo trovati davanti a una montagna completamente selvaggia, senza nessuna traccia. Assistiti dal bel tempo abbiamo preso la direzione consigliata dalla relazione, cioè un ripido pendio esposto a nord. Salendo ci siamo resi conto del fatto che era molto difficile proseguire con quella pendenza ma soprattutto con la quantità di neve che si era accumulata (non si riusciva a fare l’infilata di punta!!). Dunque abbiamo attivato il nostro senso critico davanti alla situazione e abbiamo valutato che la cosa più ragionevole fosse togliere gli sci, legarli allo zaino e procedere a piedi. Siamo andati avanti io e Andre a turno perchè essendo i più leggeri riuscivamo a compattare dei gradini senza sprofondare nella neve fino all’anca rompendo tutti gli strati. Procedendo siamo arrivati a un pianoro dove calcolavamo di poter rimettere gli sci, ma il vento aveva spazzato via tutta la neve nuova e quindi i nostri calcoli. Ci siamo trovati su una neve marmorea (difficilmente sciabile) e in un vento  fortissimo che a momenti rendeva difficile la comunicazione. Quindi abbiamo deciso di lasciare gli sci in una buca al riparo dal vento (molto prima del previsto), di metterci i ramponi e procedere così fino alla base della cresta. La cresta era esposta al lato opposto al vento e quindi abbiamo avuto un momento di quiete, siamo saliti slegati, mentre, dopo una pausa di 5 minuti sulla cima, abbiamo valutato di scendere legati(abbiamo utilizzato la legatura senza imbrago che ci hai insegnato tu).

La vista era eccezionale: a 360 gradi su tutte le alpi. Una vista che ti fa sentire grande per la bellezza infinita che hai ricevuto gratuitamente, ma al contempo piccolo, perchè avverti la dismisura con la potenza della realtà.

 Finita la cresta, dopo ore nel vento forte abbiamo valutato che fosse necessario aumentare un po’ il passo per raggiungere gli sci e non perdere tempo. Convertiti gli sci in modalità discesa ci siamo tuffati velocemente nei pendii al riparo dal vento e ci siamo goduti una bella sciata fino a valle, coronata da una birra e dei salumi una volta arrivati alla macchina.

Questa stupenda giornata è stata l’ennesima occasione per scoprire che lo sci-alpinismo non è una gara o una prestazione, ma è avventura, esplorazione. Vita in un contesto naturale potente, imprevedibile davanti al quale possiamo solo cambiare noi stessi e i nostri piani, rispettosi, ma consapevoli del fatto di essere gli unici a poter intuire il significato di tale grandezza, con gli occhi, il cuore e la ragione.

(*) un’altra grande scoperta: eravamo 4 adulti!!

Corno delle Ruzze 2808m

sabato, 29 Febbraio 2020

Pochi centimetri di neve nuova soffiata da nord livellano vecchi sastrugi.

Il versante è inondato di luce, oggi è bello essere sciatori di montagna.

Attraversiamo diverse frontiere minerali, dalle serpentine, ai marmi chiari, sino agli gneiss bruni della vetta spazzata dal vento e senza neve.

Superiamo il passo e ci buttiamo nella prima discesa dentro il ripido canale ancora in ombra.

L’aria gelida e una brezza tesa ci accompagnano nella successiva salita. I sensi si mettono in movimento, alcune placche rigelate sotto la cima richiedono attenzione.

Le curve si succedono ritmate e rotonde, ogni tanto ci fermiamo a riprendere fiato, alziamo gli occhi e ci chiediamo per quale fortuna siamo qui in questo momento.

 

 

Laboratori d’esperienza per lo scialpinismo

lunedì, 17 Febbraio 2020

Per praticare lo sciAlpinismo può essere utile sperimentare l’incertezza che caratterizza la montagna invernale, oltre che dedicarsi alla velocità e ai metri di dislivello macinati.

Per diventare sciatori di montagna occorre destreggiarsi e far fronte a situazioni impreviste, come il superamento di una balza rocciosa o tratti di neve ripida inaspettati che richiedono l’uso di corda, piccozza e ramponi.

Un piccolo laboratorio per allenare l’esperienza, porsi domande, prendere coscienza delle proprie capacità e limiti, utile per affrontare nuove salite.

Sasso Moro d’inverno 3108m

martedì, 7 Gennaio 2020

Da ragazzo mi aggiravo spesso lungo le pendici della montagna e nei pressi della vetta dove affiorano le serpentiniti con numerose vene a perovskite, alla ricerca di questo minerale raro, dal colore bruno e abito perfettamente cubico.

Il Sasso Moro è uno dei migliori punti panoramici del gruppo del Bernina. D’inverno è una meta scialpinistica varia e interessante, soprattutto con percorso ad anello, con salita dall’Alpe Musella attraverso la Bocchetta di Fellaria, discesa dai canali settentrionali e rientro (che richiede attenzione) dai versanti che sovrastano il bacino di Gera.

Mettersi in cammino al Sasso Bianco per cogliere la realtà

mercoledì, 1 Gennaio 2020

Bello raccontare le montagne attraverso le immagini, anche se in fondo sono solo una versione della realtà.

Una consuetudine forse esasperata dal primato della vista su tutti gli altri sensi?

Nel dubbio raccolgo ancora qualche scatto, ma è certo che la vista da un’informazione assai parziale, prigioniera delle apparenze…

Per cogliere il reale non resta che mettersi in cammino.

 

Sciare nella neve intatta al Sasso Nero

lunedì, 30 Dicembre 2019

Creare una traccia attraverso il pendio e sciare nella neve intatta sono l’anima dello scialpinismo. Il vento ha messo a nudo le rocce della cima, compattando la neve nell’ampio canale che scende verso Ovest, dritto sopra il ripiano del vecchio alpeggio abbandonato. La discesa continua su una neve leggera, ondulata, tra larici e gembri, sino ad approdare ad un intrico di mughi che ci separa dalla grande radura dell’alpe Entova.