Blu terso sopra la montagna, con lo strato bianco variabile che ci separa dalle rocce affioranti. I sastrugi sono solo un fastidio? O la loro presenza ci cattura? Sotto gli sci suonano di vento e d’inverno, con le loro forme mutevoli e infinite. I sastrugi usano le variazioni per vedere se sai sciare e trasformano poche ore d’uscita sulla neve in un viaggio….
Per iniziare a muoversi fuori dalle piste battute, il miglior richiamo possibile del reale è stabilire sin da subito un contatto diretto e sensibile con la neve.
A volte vedere non è sufficiente per aver prova della realtà, infatti le migliori informazioni tattili e spaziali sono raccolte a livello del piede per poi essere convogliate all’istante al nostro cervello.
Solo al buio possiamo percepire al meglio il pendio, la traccia, le continue variazioni della neve, le oscillazioni del nostro corpo, con un contributo fondamentale alla funzione dell’equilibrio e della comprensione di quel che accade mentre ci muoviamo.
Attivare una buona funzione recettoriale vien prima di mille parole o argomentazioni tecniche brillanti, ma spesso ingannevoli…
Solo al buio ci accorgiamo che non sono solo gli altri a fare rumore e che forse l’udito è il senso dell’interiorità.
Quanto impariamo in un fazzoletto di prato muovendoci al buio? Quanto educhiamo l’orecchio mentre un vitello albino di poche settimane si avvicina furtivo ad annusare nella neve?
L’epoca degli impianti leggeri e poco impattanti è tramontata da un pezzo. Quest’anno per la prima volta da decenni, eccezion fatta per l’ultima stagione pandemica, è molto probabile che non mi munirò di ski pass.
Farò semplicemente lo sciatore di montagna, e pure il maestro per chi lo vorrà, con risalite supportate dalla sola energia dei propri muscoli, per inseguire la “curva perfetta”, per rubare un titolo al Professor Daidola, che di sci, e non solo, se ne intende.
Sulla montagna bianca le uniche “regole” cui siamo soggetti sono quelle della natura, non quelle scritte da altri uomini. Eppure le recenti norme approvate sulla “sicurezza nelle discipline sportive invernali”, in vigore dal 1 gennaio 2022, contengono nuovi obblighi e sanzioni ed equiparano definitivamente lo sci in pista alla circolazione stradale, allontanandoci ulteriormente dal concetto di autoprotezione e assunzione di responsabilità.
Di questo passo gli spazi per scivolare liberi (con scelte consapevoli e responsabili) verranno rimpiazzati da luoghi di transito sempre più artificiosi e delimitati da recinti…
Salire il Similaun 3607m da Sud, dall’incisa Pfossental, significa scoprire segreti, connessioni e memorie del tempo custodite da questa bella montagna delle Retiche Orientali.
Partire a notte fonda fa comprendere più chiaramente quel che si attraversa, anche se nascosto alla vista per qualche ora.
Oltrepassiamo in sequenza prati, boschi radi, soglie glaciali, cordoni morenici, canali e vedrette sino alla cresta sommitale che ci conduce in cima.
Dall’alto par di vedere il piccolo cacciatore del Neolitico che si avventura leggero e veloce per le gelide alture e i ghiacciai della Val Senales…
Sempre più spesso, con i miei compagni d’avventura sulla neve, sperimentiamo il percorso costruito passo dopo passo, senza mete prestabilite.
A partire da un’ispirazione, uno spazio da esplorare, ci lasciamo guidare dalla curiosità, dall’interpretazione dei versanti, dalla qualità della neve sino a comporre escursioni inaspettate.
Senza destinazioni precise, lasciamo campo libero all’intuizione, dosando impegno, fatica e difficoltà in base allo stato di forma mentale e fisica del momento.
L’imprevedibilità del tracciato si svela ad ogni istante, rafforzando attenzione e relazione con quel che ci circonda. E’ il trionfo dell’improvvisazione, intesa non come avanzare maldestro o a caso, ma prontezza a gestire e condividere l’inatteso, aggirare l’ostacolo, tornare sui propri passi o scovare la via d’uscita dopo aver imboccato un canale dallo sbocco incerto…
Alte nubi, un alone solare, detto anche arco di ghiaccio, una traccia, presto spazzata dal vento…sono quel che appare alla sommità della nostra esplorazione d’inverno.
Si può dire d’esser sciatori di montagna quando si è felici di scivolare lungo un erto canale, con la neve che non è più fresca e nemmeno trasformata, non farina, né firn……ma che passa da ventata a crostosa e fradicia nel giro di poche curve o addirittura cambia sotto i piedi ad ogni piega.
Ciò che sfugge alla vista è spesso visibile in altro modo.
La giornata grigia non toglie la possibilità di incontrare un sacco di cose.
Neve ghiacciata, fumo che sa di larice, crosta di rigelo, neve ventata, neve polverosa, cornici, dorsi spazzati dal vento, brezza da sud ovest, orme di volpe al bordo della cornice, rhizocarpon geographicum che ci guida come un faro, micascisti e un grande cairn di marmi dolomitici nel punto più alto del nostro viaggio nella neve.
Piccoli larici bonsai guidano il nostro zigzagare in salita.
Lo strato di nubi all’orizzonte pare il coperchio della sacca d’aria umida che ristagna più in basso. Oltrepassate le nuvole, compare una brezza leggera e la neve migliora.
L’ombra invernale perenne di questo canale non ne riduce l’abbaglio.
Da quassù il Disgrazia sembra una montagna sopra la montagna.
Lo sguardo dall’alto è spietato, la conurbazione lampante.
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