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Dentro e fuori le cime

giovedì, 7 Febbraio 2013

E’ il titolo dello splendido volume fotografico di Alberto Bregani. Un libro che si smarca e distingue da tanti altri per la personale ricerca che traspare ad ogni scatto: roccia, cielo, acqua e boschi delle Dolomiti di Brenta diventano un vero e proprio inno al tempo e silenzio, elementi che non si possono comprare ovunque e neppure contraffare. Roberta Bonazza “racconta questa emozione dando parola allo sguardo dell’aquila”. Il collega Sandro Vidi segnala invece una selezione di percorsi consigliati. Da non perdere! Mic

Alberto Bregani DENTRO E FUORI LE CIME – Dolomiti di Brenta: tra l’occhio e il passo; Casa editrice Il Margine.

didi

Guide alpine e belle époque

domenica, 13 Gennaio 2013

Questa bella foto (rintracciata da Popi Miotti, instancabile studioso delle nostre montagne) ritrae la Guida di Torre Santa Maria Carlo “Friz” Ioli con una magnifica fanciulla lungo il panoramico tour del “Bellavista” con la est del Bernina sullo sfondo. Si coglie la grande estensione glaciale del tempo (siamo sul finire degli anni ’30) e soprattutto il fascino straordinario della signora: un mix tra Katharine Hepburn e Ingrid Bergmam. Non è da meno “Friz” Ioli, modello perfetto tra i ghiacci del Bernina! Mic

Carlo Ioli

Spazzaneve

martedì, 25 Dicembre 2012

Dopo i primi passi e le prime parole, per ogni piccolo abitante delle Alpi il primo spazzaneve è un momento da incorniciare! Basta un brandello di prato ricoperto di neve della giusta pendenza, un paio di legni ricurvi e un po’ d’esercizio. Presto seguiranno i primi cambi di direzione e via via tutto il resto..Un piccolo grande gesto di vera identità alpina, che ha poco a che vedere con i tanti sbandierati ed inutili proclami per l’autonomia del nulla. Mic

Maurice Herzog

sabato, 15 Dicembre 2012

Se ne è andato alla veneranda età di 93 anni Maurice Herzog, primo salitore di un 8000, l’Annapurna nel 1950, in cordata con Luis Lachenal. Da ragazzo, leggendo il suo libro “Uomini sulla Annapurna”, assieme all’altrettanto epico “E’ buio sul ghiacciaio” del grande Herman Buhl (primo salitore in solitaria del Nanga Parbat nel 1953), con le loro lunghe descrizioni, i nomi esotici e le foto in bianco e nero, fui conquistato dall’avventura.

Mi affascinavano gli scenari di quelle esplorazioni; era come se intorno a me si levassero le montagne dell’Himalaya con le spaventose pareti di ghiaccio. Leggevo e rileggevo quelle righe e sognavo di essere uno di quelle piccole sagome disperse nell’immensità della montagna che lottavano per sopravvivere nell’aria rarefatta. I dettagli cruenti, con morti e mutilazioni facevano naturalmente parte della storia così come lo slancio eroico ed invincibile verso la vetta, la cui retorica risentiva piuttosto chiaramente di quel momento storico.

“Sentivo che avevo i pedi congelati, ma non ci badai. Eravamo sulla più alta montagna mai scalata dall’uomo!…Ero consapevolmente grato alle montagne per essere così belle per me quel giorno e altrettanto soggiogato dal loro silenzio come se mi fossi trovato dentro un tempio. Non provavo nessun dolore, non avevo nessuna preoccupazione”.

Alcuni anni fa ebbi l’occasione di incontrarlo. A Roma, nel 1998 ero ad attenderlo all’aeroporto, era l’ospite d’onore in un convegno sulla montagna organizzato dal Comitato Ev-K2-CRN. Ricordo la vigorosa stretta della sua mano, seppur priva delle dita e il portamento raffinato, elegante, che ricordava un divo hollywoodiano alla Clark Gable. Mic

 

Cibo in montagna

lunedì, 3 Dicembre 2012

Se osserviamo i grandi esploratori alpinisti del passato curiosamente mostravano un’insolita incongruenza tra la rudezza del loro aspetto – con baffi ispidi e pelle “incartapecorita” dal sole – e l’acuta sensibilità per gli aspetti estetici del paesaggio e del buon cibo. Pensiamo ad esempio a Mallory e compagni, nella celebre spedizione all’Everest del 1924, dove tra gli approvigionamenti non potevano mancare sessanta scatolette di quaglie in fois gras e champagne d’annata! Come dimenticare poi le interminabili scarpinate dei primi salitori di tante vette delle Alpi Centrali che vedevano spesso come unico alimento un pollo intero, prima utilizzato più volte per la preparazione di un brodo corroborante e poi finalmente consumato. Da allora il modo di cibarsi in montagna è cambiato parecchio. Sulle Alpi, la capillare diffusione di punti di ristoro in quota consente ormai di ridurre al minimo la necessità di trasporto di cibi e bevande. Barrette energetiche, gel e integratori salini (o ancor meglio un po’ di frutta secca e un piccolo panino imbottito) consentono al moderno alpinista di far fronte alla maggior parte delle salite. In altri casi però – più spesso in spedizioni o trekking extraeuropei – rimane la necessità di trasportare una quantità di viveri necessaria ad un’ascensione di più giorni. Per contenere al massimo il peso e volume dei cibi da caricare nello zaino , con garanzia di lunga durata e conservazione, oggi esistono diverse e nuove possibilità rappresentate dai prodotti liofilizzati. Alcune aziende si sono specializzate nella commercializzazione di questi prodotti, unitamente a sistemi di purificazione dell’acqua. Basta un po’ d’acqua calda versata direttamente nella busta d’alluminio e il pasto è pronto. Cibo d’astronauti è vero.. che non possiamo paragonare a nessun prodotto fresco, ma che in caso di necessità diventa una preziosa leccornia. Mic

 

Anteprima d’inverno

giovedì, 1 Novembre 2012

Paesaggio curioso e inusuale, merito di questa nevicata precoce, con i larici gialli carichi d’aghi e il lago Palù ancora allo stato liquido, contornato da 40 cm di neve fresca! Mic

 

Perdermi m’è dolce

sabato, 29 Settembre 2012

Al giorno d’oggi, con il proliferare di GPS tascabili, da polso, waypoints, rotte scaricabili da internet e di Google Earth, perdersi è certamente considerato come un inutile spreco di tempo. Una moltitudine di informazioni consentono al moderno alpinista di conoscere con grande dettaglio percorsi di avvicinamento e relazioni di salita. Su blog e forum imperversano relazioni, foto e video. Conosciamo con anticipo qual’è il passo chiave di una via, se è asciutto o bagnato e quale misura di friends usare. Paradossalmente arriviamo in certi casi ad impegnare più tempo ed energie per capire dove ci troviamo rispetto a quello che abbiamo letto o visto in precedenza, anziché concentrarci sulla nostra progressione verso l’alto, cogliere l’eccezionalità del nostro cammino ed entrare in sintonia con l’ambiente che ci circonda. Così facendo molto spesso perdiamo una preziosa occasione di conoscenza. Una perdita consapevole della via acuisce invece i nostri sensi e spesso ci rende più ricchi e soddisfatti, oltre a farci addirittura arrivare qualche volta prima a destinazione! Mic

Piccoli esploratori crescono

domenica, 16 Settembre 2012

Non serve affrontare lunghi trasferimenti e ore di cammino per trasformarsi in piccoli esploratori della natura. Ai bambini serve l’azione immediata e con un po’ di intuito e fantasia è possibile trovare stupore e meraviglia nel bosco a due passi da casa. Abbandonati i giochi sul greto del torrente, oggi invaso da un’insulsa gara motoristica (antitetica rispetto ad ogni messaggio di fruizione consapevole e totalmente avulsa da ogni ragion d’essere, promozionale, economica ed estetica della montagna), decidiamo di seguire senza una meta precisa, le tracce e i camminamenti degli ungulati che si diramano nel bosco appena fuori dall’abitato. Basta allontanarsi poco dai percorsi battuti per far scaturire la sorpresa anche dal terreno familiare: ecco tre splendidi palchi di cervo seminascosti nell’erba. Tommaso si incarica del trasporto, Isacco traccia la via e il babbo chiude la fila con in groppa la piccola Diletta…Mic

Com’è bello finire in Disgrazia

domenica, 19 Agosto 2012

E’ il titolo dell’ottimo articolo a firma Pietro Crivellaro che compare sull’inserto Domenica del Sole 24ore.Mic

 

Training

giovedì, 10 Maggio 2012

Non sono mai stato particolarmente attratto dalle attività sportive di durata fini a se stesse. Pur apprezzando il valore degli atleti che si dedicano agli sport di endurance, preferisco le attività con elevato contenuto tecnico, che richiedono alta coordinazione neuromuscolare come lo sci e l’arrampicata. Ciò nonostante trovo piacevolmente allenante distendere di tanto in tanto gli arti correndo lungo un sentiero di montagna leggermente ondulato, all’ombra di una foresta di conifere, reso morbido da un tappeto di aghi d’abete. Mic