Montagne di Valmalenco: risorsa durevole o prodotto usa e getta?

Le montagne di Valmalenco, insieme ai gruppi montuosi del Bernina sud, Disgrazia e Scalino, racchiudono , in un territorio relativamente ristretto , una moltitudine di ambienti così variegata da incarnare perfettamente il concetto di geodiversità, qualità che sottende ed integra la biodiversità all’interno degli ecosistemi.

Se a tutto questo aggiungiamo la peculiarità di ognuno degli ambienti naturali presenti, il loro patrimonio storico, etnografico e la ricca storia alpinistica, otteniamo un unicum che ha pochi eguali nell ‘intero arco alpino.

Come storicamente sempre accade, ad accorgersene furono viaggiatori estranei alle nostre terre , inglesi sopra tutti che per primi , nella seconda metà dell”800 , compirono le prima ascensioni a diverse cime , determinando così ufficialmente la nascita del turismo alpino nelle Alpi Centali.

La conquista delle vette portò alla necessaria nascita dei primi rifugi (1880 Capanna di Corna Rossa e Marinelli) e tanti giovani malenchi , coinvolti dal crescente interesse alpinistico per le loro montagne di casa , trovarono nella professione di Guida Alpina un valido completamento alle tradizionali attività legate ad una magra agricoltura di montagna.

Nel 1909 sorse a Chiesa il Grand’Hotel Malenco ; la sua pregevole architettura immersa nel lariceto , offriva un luogo riservato ed esclusivo per il soggiorno di facoltosi turisti, notabili e artisti che qui potevano serenamente immergersi nella quiete di una natura potente.

La Valmalenco si presentava, in sintesi, come un’opera di scultura totale, risultato di un’irripetibile combinazione di storia, geologia e del secolare lavoro “ di scalpello e di pennello “ dei suoi abitanti ,per lo più umili contadini e pastori, ma inconsciamente anche ingegneri, architetti e soprattutto esteti.

Da allora ne è passata di strada e conosciamo bene l’esito odierno dello sviluppo scriteriato dei decenni successivi : il “benessere “ ha sacrificato, al pari di tante altre località alpine, l’intero fondovalle in nome di una bulimica frenesia costruttiva per il vantaggio speculativo di pochi; se a tutto questo aggiungiamo la prepotenza vorace , insaziabile, dell’industria della pietra, lo sfruttamento indiscriminato dei residui rivoli d’acqua a scopo di lucro idroelettrico ed il proliferare di inutili strade in quota sovradimensionate per l’ uso agricolo , è del tutto evidente, oltre che sorprendente, lo sprezzo dimostrato per le singole peculiarità espresse alla nascita dal nostro territorio.

Per fortuna l’azione distruttrice, da sempre alimentata dalla cieca avidità di chi dimostra di non essere amico della propria Valle, ma in fondo nemmeno di se stesso, non si è ancora spinta troppo in quota.

Forse per un congenito incantesimo difensivo, al di sopra dei 1600 metri il territorio è rimasto sostanzialmente intatto, proprio come apparve ai primi viaggiatori inventori dell’alpinismo 150 anni or sono.

Ed ecco che il territorio scampato allo sfruttamento, simbolo sino a ieri di grande arretratezza, oggi si trasforma in meravigliosa risorsa.

Tale consapevolezza, una “coscienza del sè e del nostro” purtroppo incredibilmente ancora lontana dalle menti di tanti abitanti e operatori del turismo di Valle, non si basa ovviamente su sterili ipersensibilità “verdi” ma trova oggi valido supporto basato su studi, valutazioni oggettive e “case history” diffusi.

La domanda di luoghi identificati esteticamente e ambientalmente sta crescendo sempre di più, al punto che tante località di soggiorno tentano improbabili lifting di rinaturalizzazione, pur non avendone i requisiti fondamentali e con risultati a volte di “bigiotteria” .

La vacanza e il consumo sono sempre di più un atto d’identità, un processo culturale , così come scegliere di bere l’acqua del rubinetto o acquistare una macchina ad alimentazione ibrida.

L’ultima chance per la Valmalenco è allora ripartire simbolicamente e non solo dalle sue alte montagne, ove regnano il tempo ed il silenzio, elementi che non si possono comprare ovunque (e neppure contraffare!) e che a breve saranno coscientemente riconosciuti come bisogni primari, al pari del cibo e dell’acqua

La riscoperta dello stupore, che scaturisce anche dal terreno familiare e del rapporto con il territorio, sono motivazioni che oggi orientano fasce sempre più larghe di consumatori.

Perché la natura intatta, unica vera risorsa turistica che ci rimane, riposa sulle vette del Bernina, così come nei boschi dimenticati del fondovalle.

Michele Comi guida alpina Valmalenco.

Pubblicato su Annuario CAI Valtellinese 2013

sguardo-dallalto-1024x582

Sguardo dall’alto verso la Valmalenco, dalle rupi di Marsciana

 

 

©StileAlpino.it - Testi e immagini sono proprietà di StileAlpino.it, qualsiasi riproduzione anche parziale è vietata.
Articoli (RSS) and Commenti (RSS)