Archivi per la categoria ‘racconti-articoli-commenti’

Ski pass gratuito. Ma la montagna va ripensata.

lunedì, 5 Dicembre 2016

img_2683

Sono cresciuto sulle severe nevi di Caspoggio, dove le piste erano ripide, tortuose e perennemente ghiacciate.

Dall’arrivo della vecchia seggiovia monoposto lo sguardo rivolto a nord incrociava il Bernina e il sole dell’ultima discesa calava dietro la cresta sommitale del Disgrazia.

“Caspoggio sci d’agonismo” era lo slogan di questo piccolo villaggio alpino, diventato famoso per aver ospitato sin dal 1959 innumerevoli gare di sci di ogni livello e forgiato generazioni di atleti e appassionati.

Il pilota del piccolo gatto delle nevi antidiluviano portava una barba arruffata ed imponente.

I maestri avevano la pelle bruciata dal sole e piedi intelligenti, con cui guidavano sci lunghissimi, disegnando serpentine perfette sui muri ghiacciati.

Per decenni fu centro internazionale di sci d’agonismo, poi lentamente le piste non tennero il passo con la modernità e furono abbandonate, complice l’ormai cronica mancanza di neve alle quote più basse e le alte temperature.

Sono diventato maestro di sci nel 1989, da anni frequento raramente le piste, ma conservo il brevetto, per passione e per una mia personale rielaborazione dell’insegnamento sulla neve, quella vera, soprattutto fuori dai tracciati.

Il tramonto di Caspoggio è l’emblema dello sci come fenomeno del ‘900, ora destinato ad un irreversibile declino.

Leggo sulla stampa locale dei giovani valtellinesi sotto ai 16 anni che potranno sciare gratis nei vari comprensori della Provincia di Sondrio, grazie al sostegno pubblico.

D’impulso potremmo rallegrarci.

Poi penso all’enorme dispiegamento di mezzi e risorse impiegati per il mantenimento dello sci di massa, in nome delle ricadute connesse alla conservazione del “circo” bianco, che registra un incremento esponenziale dei costi gestionali, soprattutto per l’irrinunciabile necessità di ricoprire la pressoché totalità delle piste con neve artificiale al costo di tre euro al metro cubo.

Uno sci “industriale”, con impianti sempre più grandi e costosi che richiede piste “autostrade”, con naturale incremento delle velocità e conseguente ossessione della sicurezza. Un settore dal futuro sempre più incerto.

Forse per la nostra montagna s’impone un ripensamento orientato ad uno sci più “leggero”, destinato agli autentici amanti della montagna bianca, bastevole di piccoli impianti, con neve più vera possibile, quando cade naturalmente dal cielo, lasciando a pochi luna park l’onere insostenibile dello sci industriale.

Se non inizieremo a immaginarcelo, questo rinnovato modo di interpretare la neve, probabilmente sarà lo stesso sistema economico a indurlo e temo non sarà indolore.

Nell’immagine: perdita di controllo sugli sci nel disegno di Carlo Mollino tratto da “Introduzione al discesismo” (1951) primo testo organico per l’insegnamento dello sci in Italia.

 

Eli-degrado

venerdì, 25 Novembre 2016

Ho tra le mani la carta che riporta le possibili aree d’atterraggio per lo sbarco degli elisciatori in Provincia di Sondrio.

Pare sia il prodotto ufficioso redatto dalle società d’elicotteri e da alcune guide alpine, in corso di approvazione da parte degli enti provinciali, una sorta di codice d’autoregolamentazione, in mancanza di norme specifiche, che individua zone meno sensibili, dove poter volare ed atterrare per finalità ludico-sportive. Da un lato potrebbe sembrare un passo avanti, per la “conservazione” della montagna, ispirato al modello svizzero. Se si osserva però l’elenco delle aree di atterraggio situate a un’altitudine superiore a 1100 m utilizzate per sport e attività turistiche, quelle autorizzate per l’intera Confederazione Elvetica sono quaranta, mentre in Valtellina se ne concentrerebbero oltre sessanta (senza contare l’area di Livigno). Quattro in Engadina, contro ben ventuno individuate nella sola Valmalenco!

Una foglia di fico che non nasconde l’assalto seriale in atto, soprattutto ad opera di tour operator stranieri cui è impedito il volo a casa loro, che non ostacola l’annientamento dei pochi spazi integri che ci rimangono, in contrasto con ogni altra forma di frequentazione silenziosa della montagna. L’area di atterraggio e l’osceno corridoio di discesa individuato sulle pendici del Disgrazia, nel suo angolo più remoto e meno conosciuto, presso il ghiacciaio di Cassandra, costituisce l’emblema perfetto di questa criminosa insensibilità verso le nostre montagne.

Se sembra vano ogni tentativo di mobilitazione presso i “portatori di interesse” (gran parte delle guide e sezioni del CAI), val la pena ricordare agli aspiranti sciatori elitrasportati che scansando la salita si illudono di conquistare un momento di libertà, mentre non fanno che replicare l’oppressione che vivono ogni giorno.

Utilizzare la sola energia dei propri muscoli per raggiungere luoghi speciali significa alleggerire le pressioni, allontanarsi dalla routine e far cadere la maschera di ognuno. Ricordiamoci che lasciamo la città per sfuggire al rumore, alla sedentarietà, per ritrovare emozioni elementari sempre più rare, per percepire il lavoro dei muscoli, il sudore e la bellezza dei luoghi meno accessibili, per riprendere il fiato ed affinare i sensi.

elipiazzole

Ri-scoprire la neve

giovedì, 24 Novembre 2016

Sciare significa viaggiare nella neve.

Ogni discesa in un mondo bianco, specie se remoto e silenzioso, esprime un’esperienza pervasiva di vitalità, attività fisica, velocità e luminosità singolare.

Per sciare bene non è sufficiente solo far girare gli sci.

Occorre ri-scoprire la neve e sperimentare il sapore di ogni pendio, bosco, esposizione, consistenza, visibilità, temperatura, fatica e atmosfera. Così la tecnica si trasforma in uno splendido mezzo utile al viaggio, alla scoperta dell’inesauribile mappa della neve, sollevandoci dal tecnicismo fine a se stesso, dall’omologazione, dalla rincorsa forzata ai metri di dislivello e dell’ultimo ritrovato tecnologico nell’attrezzo. Una piccola grande liberazione, che ci fa apprezzare, specie di questi tempi, ogni tracciato, grande o piccolo, rinomato o nascosto e ci fa accontentare di quel che cade dal cielo, quando accade..

Contattatemi per suggerimenti di percorso fuori dalle piste battute.

Un piccolo larice solitario emerge dalla polvere avanti a noi.

img_4373-1280x579

 

Leggeri in montagna

mercoledì, 16 Novembre 2016

Essere leggeri in montagna significa eliminare ciò che è di peso, il superfluo, l’eccedente.

Superflui non sono però solo alcuni materiali o attrezzature. Sempre più spesso le proposte d’itinerario, di viaggio o i racconti di salita scivolano nel superfluo, nell’originalità forzata, condita da inutili inglesismi, che eccedono il limite della necessità.

Così la montagna non si sottrae dall’obbligo sociale di essere speciali, dove ogni paesaggio è “mozzafiato”, ogni discesa “adrenalinica” e tutte le nevi fatte di “powder” meravigliosa.

Questa continua ricerca della montagna perfetta, un tempo da cartolina, oggi da postare con sequele di hashtag irritanti, forse può portare ad essere inquieti, esausti o persino spaventati.

Rinunciare al superfluo significa recuperare le sfumature che ci fanno unici, originali, rari o più semplicemente noi stessi, per ritrovare una montagna che ci accoglie e sostiene, senza doversi sforzare per stupire, trovando l’inedito e lo straordinario anche in una piccola rupe o in un sentiero dimenticato.

Nella foto: Didi muove il suo primo piccolo passo da funambolo (foto Isacco).

didi-slack-800x449

Neve o panettoni?

giovedì, 10 Novembre 2016

A volte si ha l’impressione che la neve così morbosamente attesa, invocata ed esibita anzitempo sia trattata alla stregua di panettoni e pandori che, con largo anticipo rispetto al periodo natalizio, invadono ormai da settimane negozi e supermercati.

Così la ricchezza delle esperienze, colte al momento giusto, che si possono accumulare dalle storie innevate di ognuno di noi, si dissolve in un attimo, come un prodotto di consumo qualsiasi, presto superata da nuove offerte speciali.

Nell’immagine: “Cacciatori nella neve” Pieter Bruegel, 1565

cacciatori-nella-neve

Montagne che cambiano e nuove necessità d’adattamento per gli alpinisti

mercoledì, 9 Novembre 2016

Venerdì 4 novembre nell’ambito dell’iniziativa “CIME A MILANO” presso l’aula magna dell’Università degli Studi di Milano alcuni fra i maggiori esperti italiani hanno illustrato le effettive modiche del clima recente in montagna con riferimento in particolare all’incremento delle temperature dall’inizio del XIX secolo, descrivendo i principali effetti sui diversi sistemi ambientali montani. L’aumento di quasi due gradi della temperatura media ha modificato gran parte dei percorsi in quota, costringendo sempre più spesso gli alpinisti a cambiare itinerari e abitudini.

Attraverso alcuni raffronti fotografici delle principali vie di salita di ieri e di oggi alle nostre montagne, ho mostrato come crescenti elementi di incertezza e variabilità interessano un ambiente naturale già intriso di pericoli, non sempre noti e con rischi difficilmente valutabili, la cui percezione richiederà sempre maggiori capacità di adattamento ed ascolto, oltre ad abilità tecniche e attrezzature.

Nella foto: cresta sommitale del Pizzo Bernina nei primi anni del ‘900 e nel nel 2012raffronti-cresta-bernina

Radio Popolare Onde Road

domenica, 6 Novembre 2016

Intervista a Onde Road su Radio Popolare per parlar di montagne segrete in Valmalenco.

Onde Road: “Autostrade e mulattiere. Autostoppisti e trekker. Dogane e confini in via di dissoluzione. Ponti e cimiteri. Periferie urbane e downtown trendaioli. La bruss e la steppa. Yak e orsetti lavatori. Il mal d’Africa e le pastiglie di xamamina per chi sta male sui traghetti. Calepini e guide di viaggio. Zaini e borracce. Musiche del mondo e lullabies senza tempo. Geografie fantastiche ed escursioni metafisiche”.

Da 17′ e 39” a 24′ e 42”

pian-sigureta-2-800x599

Abbracciare l’incertezza

martedì, 1 Novembre 2016

La variabilità climatica è ormai una certezza. Per l’inverno in arrivo non programmerò con anticipo nessuna attività. Semplicemente saliremo verso l’alto cercando di cogliere le migliori condizioni del momento per conoscere le montagne, camminando, sciando o arrampicando, scegliendo le mete di volta in volta, provando ad inseguire il senso di meraviglia che scaturisce dall’incontro con alcuni luoghi speciali e il contatto con le nostre reali sensazioni, per imparare cose nuove e disegnare la mappa di un territorio inesplorato.

Nella foto: rocce riscaldate da un insolito caldo sole autunnale a oltre 2000 m in Valmalenco.

parete-della-diga-800x406

 

Scuola all’aperto

domenica, 30 Ottobre 2016

Un acero solitario, una bandiera segnavia, un erratico di serpentino a forma di barca, un grande frassino, un affioramento di scisto modellato come un dorso di balena, una coppia di betulle e un masso di gneiss inciso con coppelle sono i punti singolari che raggiungiamo correndo liberamente lungo i prati di Triangia. Consultiamo le mappe e armati di carta, bussola e goniometro scoviamo i piccoli tesori nascosti utili a comporre il puzzle finale!

Una solare mattinata di scuola all’aperto con gli alunni e insegnanti della eco-school di Triangia cancella la linea di separazione tra studio e gioco.

 

Neve o blackjack?

venerdì, 28 Ottobre 2016
Di questi tempi scommettere sulla neve “sparata” anzitempo sembra essere più rischioso che giocare al casinò o acquistare titoli “tossici” della finanza creativa.
Bollettino del giorno Venerdì 28 Ottobre 2016 pubblicato alle ore 8:00. Prima edizione su Gazzettino Padano ore 7:20: “In montagna sole e clima mite con zero termico a circa 3800m”.
Nella foto: macchie di “neve programmata” in rapida fusione tra i larici colorati d’autunno sulle piste del Groppera a Madesimo.
piste-groppera-dal-mater-800x600