Se si sospende l’azione degli altri sensi, i suoni della montagna scavalcano gli ostacoli e si fanno sentire!
Le orecchie sono sempre aperte e possiamo udire giorno e notte e, in un ascolto continuo, continuamente apprendere.
Per intendere i suoni della montagna e allenare la sensibilità acustica esploriamo i acqui cuèrci, infiliamo la testa tra i blocchi della “ganda” glaciale millenaria e restiamo in ascolto….
Per visitare luoghi autenticamente selvaggi, sconfinati ed isolati, incuranti della presenza umana.
Per scoprire le meraviglie geologiche nel luogo in cui si trovano e la particolare combinazione che si crea tra risorse naturali e umane che rendono il luogo unico e irripetibile.
Per afferrare rocce nate dal fuoco o dal mare.
Per unire escursionismo e conoscenza della Terra.
giorno 1
ritrovo ore 9 località Franscia 1515m e avvio trekking lungo le gole e il vallone dello Scerscen, pranzo al sacco.
Transito dall’alpe Musella e dal cimitero degli alpini sino al rifugio Carate 2636m, cena e pernottamento.
giorno 2
salita al monte delle Forbici 2908m e rientro ad anello verso valle con laboratori d’esperienza in cammino. Arrivo a Franscia ore 18 circa.
Equipaggiamento consigliato
Zaino di dimensioni sufficienti per trekking di 2gg a partire da 35l
Scarponcini da trekking ben rodati
Pantaloni da trekking estivo (aggiungere calzamaglia se dovesse fare freddo)
Giacca-guscio impermeabile traspirante
In caso di pioggia un poncho o copripantaloni potrebbero essere utili
Cappello da sole, berretta e guanti leggeri, occhiali da sole e crema alta protezione
Borraccia o camel bag
Intimo termico e calze (con ricambio), giacca in pile, capo caldo (in piumino o sintetico).
Cibo per pranzo al sacco, barrette energetiche o un po’ di frutta secca da consumare durante il cammino
Piccolo asciugamano in microfibra
Sacco lenzuolo per notte al rifugio
Torcia frontale con batterie di scorta
Kit pronto soccorso, dotazioni personali
Bastoncini da trekking (consigliati)
Taccuino per annotazioni e da scrivere
Facilitatore d’esperienze: Michele Comi, guida alpina e geologo della Valmalenco.
Proposta in collaborazione con Rifugio Carate in Valmalenco.
Per informazioni e iscrizioni: michele.comi@stilealpino.it
Vi sono luoghi così rari e preziosi che meritano di non essere raccontati, se non per quello che suscitano in noi quando li attraversiamo.
Ormai abbiamo fatto il giro del globo e il globo è finito. Più conosciamo in superficie ogni spazio remoto, meno sappiamo penetrarlo nel dettaglio.
Più cediamo alla spettacolarizzazione, più rinunciamo a conoscere per davvero questi ultimi spazi selvaggi, ormai ridotti a piccoli scenari di “imprese” umane, troppo umane.
Pochi giorni fa, solitario, ho affrontato un’inedita ed entusiasmante esplorazione, al confine tra escursionismo ed alpinismo, tra arrampicata ed avventura.
Ho collezionato una serie di incontri e sensazioni così singolari ed inattese che hanno via via rafforzato in me l’idea che per riproporre questo viaggio occorre stabilire un’alleanza e un patto con i più fidati compagni di cordata: il patto del non racconto**!
Per questo ho deciso di non mostrare alcuna foto , suono o video riconducibile a questo Eden perduto.
Destinazione? Lo scoprirete in privato dopo aver accettato il patto del non racconto.
Quando? A partire da ottobre 2021.
Durata del viaggio 4-5 giorni.
Quello che posso anticipare è che mai come in questa avventura mi è capitato di mettere a fuoco una quantità e qualità di emozioni così forti.
Emozioni che ci forniscono informazioni per valutare le situazioni, ci inducono a raccoglierne di ulteriori, prendere decisioni, a organizzare le nostre scelte e il nostro comportamento.
Solo un luogo speciale come questo consente di mettersi in ascolto e favorire una tale sintonia fine, così potente da farci dimenticare la necessità corrente di frequentare i luoghi quasi sempre solo per esibirli come si fa con un trofeo, senza comprenderli realmente.
Dormiremo sotto a un cielo stellato, per riacquistare la percezione della volta celeste sino a riempire per intero il nostro campo visivo, circostanza assai utile per provare a ridimensionare il nostro “io” supponente e magari tornare arricchiti alla nostra routine.
Questo viaggio è un’occasione per disfarci delle medaglie di latta con cui ci nutriamo ogni giorno, in una sorta di contagio collettivo.
Un’esplorazione utile a ridurre , almeno per un poco, quel distacco dalle emozioni e sensazioni fisiche reali che sono il tradimento delle istanze interiori più importanti.
**Patto del non racconto
Io sottoscritta/o…………………….
Confermo l’adesione al viaggio e all’esplorazione dell’Eden perduto
sottoscrivo il seguente patto del non racconto:
-mi impegno a non rivelare dettagli, descrizioni e informazioni dell’accesso e del percorso
-mi impegno a non divulgare e pubblicare alcuna immagine e/o video che ritraggono i luoghi attraversati
Pena l’esclusione con disonore e ignominia dal gruppo di esploratori erranti.
Pena la riprovazione di nostra madre Terra
In fede…………..
Requisiti: abitudine per diverse ore di cammino fuori dai sentieri, assoluta padronanza del passo, assenza di vertigini e capacità di muoversi in scioltezza su passi di I e II grado. Per le notti all’aria aperta servono spirito d’avventura, adattamento e spirito di squadra.
Contattatemi per le necessarie informazioni riservate e per consultare la mappa del racconto.
Iniziamo la discesa calpestando i marmi chiari della vetta, davanti a noi quarzoscisti scuri disegnano la sagoma slanciata del Pizzo Malenco.
L’estesa muraglia di micascisti e gneiss che si estende tra il Piz Glüschaint e il Piz Sella separa il ghiacciai di Scerscen inferiore e superiore, in lontananza la diorite del Roseg e del Bernina raggiunge le quote più alte del massiccio.
Com’è possibile ritrovare in cima alle montagne depositi marini di origine carbonatica e silicea? Quali forze colossali hanno sollevato queste rocce e tuttora continuano a muoverle? Questi movimenti sfuggono alla nostra percezione a causa della brevità infinitesimale della nostra esistenza.
Percorrere la selvaggia cresta Sud Ovest del Piz Tremoggia aiuta a trovare qualche risposta, a toccare con mano e scoprire un grande libro di pietra.
Assieme alla traversata Cima di Vazzeda-Cima di Rosso, questa salita rappresenta un album petrografico di rara bellezza, da conoscere arrampicando, dove afferriamo gneiss, micascisti, quarzoscisti, calcescisti, marmi dolomitici…
Entrambi le salite furono affrontate per la prima volta a fine ‘800 da Christian Klucker, l’audace e sensibile guida alpina nativo della Val di Fex, che osserviamo dall’alto lungo l’intera salita.
Vuoi unire alpinismo e scoperta dei misteri della Terra? Assieme possiamo interpretare le forme della montagna durante la scalata. E’ la migliore occasione per cogliere la varietà degli elementi geologici (rocce, minerali, fossili) le loro relazioni e le proprietà che li caratterizzano, le infinite connessioni con gli organismi viventi, la presenza umana e il patrimonio culturale di ogni vallata…Contattami per saperne di più.
Per visitare luoghi autenticamente selvaggi, sconfinati ed isolati, incuranti della presenza umana.
Per scoprire le meraviglie geologiche nel luogo in cui si trovano e la particolare combinazione che si crea tra risorse naturali e umane che rendono il luogo unico e irripetibile.
Per afferrare rocce nate dal fuoco o dal mare.
Per unire alpinismo e conoscenza della Terra.
Selezione di salite scelte: Passo Vazzeda e Cima di Valbona, Cima di Vazzeda, antiche cave di pietra ollare (“preda soprafina”) in Val Giumellino, Pizzo Tremoggia, traversata Passo Tremoggia, Forcola Fex-Scerscen, ex Rifugio Scerscen.
La “preda bóna del Giuèl” (pietra buona per ricavarvi piode) non è solo una pietra buona per essere tagliata a fette. Poche decine di metri ci separano da enormi fronti di cava che si aprono sopra la valle.
Scalare su queste curiose forme, modellate dagli antichi ghiacciai, fa conoscere il lavoro “giovellài” (generazioni di minatori che per secoli hanno estratto le piode da questi luoghi) più di quanto si possa immaginare. Così si inseguono, arrampicando, le porzioni di roccia affiorante comprese tra i “tai maèstri” (fessurazioni principali), per poi afferrare i “tai segundàri” con andamento liscio “tai lis” o ricurvo “tai rudùunt”.
E’ possibile focalizzare l’attenzione favorendo l’immersione nel mondo fisico che ci circonda. Attivare la ricerca di piccoli frammenti di colore bruno, concentrati lungo pochi metri di un sentiero d’alta montagna, può svelare un racconto inaspettato.
Si tratta di antichissime scorie di fusione derivanti dallo sfruttamento dei giacimenti di rame sparsi in alta Valmalenco.
Recenti studi hanno svelato che sin dal VIII – V sec a.C. in vaste zone delle Alpi i minatori ricavarono il rame a partire da minerali di ferro e solfuri di rame, fusi direttamente in loco. Degli antichi forni fusori non vi è più traccia, mentre con occhio attento, percorrendo i sentieri, si possono ritrovare le scorie residuali costituite da frammenti di pochi centimetri, lisce e ricoperte da vacuoli, riconducibili alla prima età del Ferro. Segno che in epoca lontana tra queste montagne dovevano aggirarsi prospettori minerari, minatori e fonditori del minerale grezzo in quota.
Al termine del sopralluogo attorno alle rive del lago per mettere a punto un piccolo percorso di conoscenza della neve e delle sue infinite trasformazioni, mi ritrovo solo al crepuscolo, al centro del lago.
Ancora una volta mi accorgo che esiste un’armonia tutta da scoprire tra le possibilità di un paesaggio noto e conosciuto. L’escursione libera e silenziosa accresce l’attenzione e aguzza lo sguardo rendendolo sensibile alle variazioni dei più piccoli dettagli, trasformando luoghi familiari in nuovi spazi da esplorare.
Con i ragazzi della scuola Steiner-Walford di Latina mettiamo presto da parte la carta topografica, assai precisa e basata sulla geometria della griglia, che celebra la precisione, ma rinuncia al contatto e alla sensazione. Per questo andiamo a sostituirla con la “mappa del racconto”, per lasciar spazio allo stupore.
Questa è una cartografia fatta di persona, fondata su immagini vive, create da una prospettiva personale che si accorda con i ritmi, le caratteristiche dei luoghi e nasce con l’esperienza ed attenzione. Una mappa che prende forma dalle rupi, da larici contorti, ghiacciai e torrenti spumeggianti di primavera, che esalta la relazione con questo mondo e, alla fine, indica la via.
L’alta montagna è uno degli ultimi luoghi di scoperta rimasti che abbiamo a portata di mano, dove ritrovare forme inusuali, colori sorprendenti e fenomeni naturali singolari.
Ghiacciai in movimento, pareti di granito e seracchi pensili creano luoghi di grande fascino che invitano all’avventura e alla conoscenza. La natura e la storia di questi fenomeni sono un argomento che può trasformarsi in una grande attrattiva durante la scalata.
Così ogni cosa può essere resa interessante e l’aspetto della parete, della cresta o del semplice appiglio che andiamo ad afferrare diventano un libro meraviglioso, un libro scritto in una lingua sconosciuta per chi non sa, ma che una volta compreso può svelare i più nascosti segreti in modo assai chiaro, come se ogni pietra ci parlasse…
Vuoi unire alpinismo e scoperta dei misteri della Terra? Assieme possiamo interpretare le forme della montagna durante la scalata. E’ la migliore occasione per cogliere la varietà degli elementi geologici (rocce, minerali, fossili) le loro relazioni e le proprietà che li caratterizzano, le infinite connessioni con gli organismi viventi, la presenza umana e il patrimonio culturale di ogni vallata…Contattami per saperne di più.
Nella foto: percorso aereo in cresta lungo la traversata Scerscen-Bernina
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