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L’aria sa ancora d’inverno, ma il granito invita all’arrampicata

martedì, 20 Marzo 2018

L’aria sa ancora d’inverno, ma il granito invita all’arrampicata.

Non calpestate l’erba, non avvicinarsi agli animali, non oltrepassare la linea gialla, vietato tuffarsi, non dar da mangiare agli animali, divieto d’immergersi in acque non protette, vietato tirare sassi, vietato giocare a palla sulla spiaggia, vietato arrampicarsi sugli alberi, vietato sedersi a terra, vietato raccogliere fiori, vietato bere per strada,  guardare e non toccare è una parola d’ordine….

Ormai siamo circondati ovunque da una rete capillare di proibizioni, divieti, interdizioni.

Bastano pochi momenti d’arrampicata tra i macigni per rianimare un rapporto diretto con l’ambiente, una conoscenza che nasce dal fare, non solo dal guardare.

 

Dialogo tra il corpo e le sue reazioni scalando d’inverno

lunedì, 5 Marzo 2018

Tante cose diventano più semplici da accettare quando coinvolgiamo il corpo in una attività nell’ambiente naturale. La migliore scalata su ghiaccio si ottiene quando non la si considera una prova agonistica e non si impone a fasce specifiche dei nostri muscoli una performance, ma quando si trasforma in un’esperienza che esalta la sensorialità e impegna il corpo secondo i ritmi e le possibilità di ciascuno. Si approccia come un adattamento continuo, via via con nuovi equilibri, coordinazioni e ritmi diversi.

E’ un dialogo costante tra il corpo e le sue reazioni, tra la qualità del movimento e la relazione con l’intorno ghiacciato.

Larici

venerdì, 2 Marzo 2018

Oggi è brutto tempo, anche se in realtà dovremmo parlare di tempo diverso.

I suoni si attenuano e si svela un’inconsueta geografia dei luoghi.

Scariche di neve polverosa si sentono cadere lontano, ad intervalli regolari, sono le ripide pareti del Monte delle Forbici che si liberano dalla neve caduta nelle ultime ore.

Nel bianco navighiamo tra i larici, grandi e piccoli, piegati e contorti dalle bufere e dalle valanghe, hanno cortecce spesse, rossastre o annerite dai fulmini, colorate da licheni barbuti.

Sono larici pionieri che crescono sino 2500 metri.

Forse con il sole non li avremmo osservati con la stesso stupore.

Contatto diretto e sensibile con la neve

lunedì, 26 Febbraio 2018

Stabilire un contatto diretto e sensibile con la neve è un buon inizio. Un’occasione per tornare, almeno per un poco, come i nostri antenati, che non si muovevano mai, ma avevano più esperienza di noi che abbiamo visto tutto.

Il primato della tattilità

venerdì, 23 Febbraio 2018

Le forma di appigli a appoggi non è unicamente il contorno geometrico, ma un certo rapporto con la loro natura (tipo di roccia). La pietra parla a tutti i sensi, oltre alla vista.

Per questo mentre ci muoviamo, specie su passaggi noti e conosciuti, arrampichiamo anticipando la portata dello sguardo.

E’ il primato della tattilità e pure del contatto olfattivo, sensi che si rimescolano e rimandano in automatico alla memoria e a un’esperienza che prende il corpo nella sua totalità.

 

L’aula migliore è fuori #2

martedì, 20 Febbraio 2018

Trasportare l’aula all’aperto, nella neve, accresce le nostre capacità sensoriali, che sono il nostro primo strumento di autodifesa. Un antidoto contro la circoscrizione dei sensi della vita moderna che fa percepire quasi esclusivamente attraverso gli occhi e sempre di più nello spazio limitato dello schermo di un monitor.

 

 

Mente e cuore

martedì, 13 Febbraio 2018

Nessun attimo della nostra esperienza condotta negli ambienti naturali è privo di collegamento tra meccanismi di elaborazione delle informazioni e le nostre emozioni.

Oltre ad accedere all’attenzione e alla memoria, in montagna sperimentiamo di continuo delle vive sensazioni. Quanto ascoltiamo i segnali delle nostre emozioni? Perché l’attenzione è tendenzialmente orientata al richiamo di ragguagli e insegnamenti, mentre tendiamo a trascurare o a nascondere l’altrettanto importante sfera delle emozioni?

 

L’aula migliore è fuori #1

domenica, 11 Febbraio 2018

La passione nasce dalla libertà di correre e bagnarsi le scarpe nei prati, viaggia con piccole scintille esplose su un’esca di paglia e di carta che alla fine si incendia e arriva dritta al cuore.

Quale guida?

giovedì, 8 Febbraio 2018

Chi si rivolge ad una guida spesso lo fa per essere accompagnato ed imparare le tecniche relative a tutte le attività che si possono fare in montagna.

Forse non tutti sanno che accanto alla possibilità di imparare a muoversi con disinvoltura sulle rupi, conoscere ed adottare le migliori metodologie, esperienze ed ingegnosità pratiche, vi può essere anche l’opportunità di scoprire un mondo al quale gran parte delle persone hanno voltato le spalle.

Così le montagne possono trasformarsi in un rifugio prezioso, un toccasana contro gli aspetti disorientanti di un mondo che corre, spesso senza limiti, sino a diventare persino utili a soddisfare il bisogno crescente di un “ritorno a casa”.

Fare luce su dettagli minori, quelli che a prima vista possono sembrare di poco conto, non può che rendere più profondo il significato dell’esperienza.

E’ un’occasione per comprendere i luoghi, la loro identità, arrivando a cogliere non solo pochi istanti come un bel panorama o la foto di vetta da “postare”, ma estendendo la comprensione di quel che accade e ci circonda nel tempo, andando oltre la ricerca d’avventura e del fitness svolti entro scenari gradevoli.

La riattivazione di un’intimità fisica con gli ambienti attraversati, mentre arrampico, scio o cammino, consente di risvegliare un piccolo istinto selvatico dimenticato, l’unico capace di far cogliere più informazioni, per comprendere in profondità un territorio, senza dimenticare la dimensione “curativa” e benefica della relazione con spazi mai completamente decifrabili come le montagne.

le parole sono importanti

lunedì, 29 Gennaio 2018

Le parole sono importanti.

Bastano pochi clic e attraverso vari dizionari on line mi appare sullo schermo una successione di definizioni e significati del termine “sicurezza” e “sicuro”.

“Condizione oggettiva esente da pericoli, o garantita contro eventuali pericoli”.

“Il fatto di essere sicuro, come condizione che rende e fa sentire di essere esente da pericoli”.

“Condizione di chi, di ciò che è esente da pericoli o protetto contro possibili pericoli”.

“La sicurezza (dal latino “sine cura”: senza preoccupazione) può essere definita come la conoscenza che l’evoluzione di un sistema non produrrà stati indesiderati”.

“Di luogo o di cosa che non presenta pericolo, dubbi, difficoltà”.

Tutti sappiamo che in montagna è impossibile rimuovere il pericolo.

Cadute, scivolate, scariche di pietre, valanghe, frane, tempeste e bufere, sono una condizione intrinseca del muoversi in natura. Non esiste alcuna possibilità di rimozione del pericolo, che permane, indipendentemente dall’esperienza e bravura di ogni frequentatore della montagna.

Allo stesso modo i dubbi e le difficoltà, seppure in misura variabile e personale, sono una presenza costante di ogni scalata o semplice escursione.

Come è noto la capacità di muoversi in sintonia con gli ambienti attraversati consente di percepire la tipologia e densità dei pericoli presenti e predisporsi ai rischi conseguenti, con  l’adozione di idonei comportamenti, ricorrendo alle migliori tecniche, all’allenamento, equipaggiamento e ai materiali più indicati.

Rischi che in tal modo andranno ad essere “gestiti”, con la consapevolezza che mai si potranno ridurre a zero.

Proporre  attività “sicure” in montagna è qualcosa di irrealizzabile così come promettere di frequentare la montagna in “sicurezza”.

Potremmo più correttamente limitarci a far vivere la montagna richiamandosi all’ intelligente cautela, al rispetto dei pericoli e pure al prepararsi alle cose che potrebbero andar male.

Per questo è da preferire in ogni caso l’utilizzo del termine “protezione”, ovvero l’attività di chi difende, aiuta o favorisce in varî modi qualcun altro e se stessi, che non ha il fine della sicurezza (irrealizzabile) ma dell’aiuto a governare i pericoli che restano tali e non possono essere eliminati.