Archive del 2020

La vetta mancata ci insegna qualcosa? Verso il Roseg tra le nubi.

mercoledì, 15 Luglio 2020

Tutti cerchiamo il sole, la splendida foto di vetta da postare. Amiamo la neve abbacinante, detestiamo la pioggia.

La nebbia no, la nebbia non se la fila nessuno, soprattutto in montagna.

Eppure la nebbia è uno strano calore.

Il mancato rigelo notturno che rende estenuante da subito la marcia lungo il ghiacciaio è dovuto alla nebbia.

Attraversare lo Scerscen superiore nella nebbia è un piccolo bagno d’umiltà. Muoversi dentro un muro di niente, sfidando una coltre spessa quanto inesistente ci riporta con i piedi per terra.

Nella nebbia non si può anticipare nulla: centrare il valico nei pressi del bivacco Parravicini, il passo Sella e l’imbocco del ripido canale che si stacca da la Vadret da Sella si trasforma in un esercizio continuo dei sensi.

Raggiungiamo 3600m, il muro bianco persiste e la cresta sommitale non si distingue dal cielo, è tempo di rientrare.

Piz Zupò 3996m

giovedì, 9 Luglio 2020

Mentre i gesti della consuetudine convogliano le carovane dei “quattromilisti” al Bernina, le lontane e inospitali creste e cime attorno confermano la loro intensa e coinvolgente bellezza.

Qui si può realmente calpestare neve immacolata, respirare aria rarefatta e sentirsi sospesi sopra l’abisso.

Nuove sorprese alla Est del Rachele

lunedì, 22 Giugno 2020

Abitare sotto questa montagna è un piccolo privilegio.

Arrampicare alla Est del Rachele significa sfuggire ad ogni etichetta, classifica, attestazione.

L’avvicinamento è improbabile, fuori da ogni consuetudine del climber collezionista di metri di roccia, le difficoltà sono “classiche”, le vie praticamente senza chiodi, impossibili da ritrovare seguendo le relazioni stampate.

Ogni volta si passa da una parte diversa, perdendosi nel caos minerale, tra muri, diedri, spigoli e spuntoni.

Poi quasi per caso ci si ritrova a superare la magnifica placca rossa sommitale, che da sola vale il viaggio.

Mezzo metro di neve nuova ricopre la cima.

La discesa si arricchisce di istanti e nuove sorprese.

Gatta pelosa

martedì, 16 Giugno 2020

Chissà quanti millenni di erosione sono serviti per far si che la vena bianca (aplite), più refrattaria alla disgregazione, iniziasse a sporgere dal liscio muro di granito..

La processionaria, nota anche come “gatta pelosa”, ricoperta di peli urticanti che terminano con minuscoli ganci, non sembra preoccuparsi troppo dell’assenza di appigli e procede disinvolta tra licheni e minuscoli ciuffi di muschi dai colori ravvivati dalla pioggia.

Pensieri che scorrono in una giornata di ordinario aggiornamento tecnico delle guide alpine, dove freni, funi e chilonewton ritrovano la loro piccola collocazione tra strumenti e mezzi a volte utili per districarsi in montagna.

Catalogo viaggi estate 2020

mercoledì, 3 Giugno 2020

Punta Longoni, via Strapiombi per Mottarella

sabato, 30 Maggio 2020

La forma geometricamente complessa e policroma della parete, l’assenza di rigorose linee rette fanno assomigliare la parete ad una architettura di Gaudì.

Serpentino sinuoso, spigoli e diedri, si alternano a tratti verticali, fessure, tetti, camini, spuntoni, lastre e pilastrini..

L’arrampicata – rigorosamente clean climbing – si adegua, scovando la via con lunghezze brevi e incredibilmente tortuose…

Questione di scelte 2

martedì, 26 Maggio 2020

“ISTANZA DI AUTORIZZAZIONE ALL’ESERCIZIO DELL’ATTIVITÀ ESTRATTIVA MINERARIA DI CAVA DI GNEISS IN LOCALITÀ CAGNOLETTI NEL COMUNE DI TORRE DI SANTA MARIA, ALL’INTERNO DELL’AMBITO TERRITORIALE ESTRATTIVO”

Abbiamo un potere distruttivo che va al di là della nostra comprensione. I luoghi in cui viviamo non hanno valore intrinseco, ma solo un valore commerciale.

Riaprire una vecchia cava abbandonata da decenni, in un angolo verde appartato, tra vecchi sentieri e segni del passato, mentre ciarliamo di “vacanze nel verde”, “assaporiAMO la Valtellina”  e “luoghi incantevoli” significa rinnegare la terra, cancellare ogni paesaggio ed espressione di comunità.

Tanto la natura alla fine ci sopravviverà, come quest’albero che si rimangia il cartello “scoppio mine”; solo noi, bipedi facile preda dei virus, ci saremo privati di un altro spazio prezioso. Ne vale la pena?

Torre Bering – Pilastro delle stelle cadenti

domenica, 24 Maggio 2020

Esistono montagne, solo in apparenza minori, che meritano d’essere salite anche solo per il nome o per la singolare collocazione che svela insospettate geografie dei luoghi.

Occorre avvicinarle senza calcolo, senza conclusioni affrettate, per aprire inattesi spazi d’esplorazione.

In tal modo intuizioni e dettagli si inseguono e si svelano man mano si prende quota, per fissarsi saldi alla memoria.

Torre Bering 2500m:

-satellite occidentale del Corno del Colino ben visibile da Morbegno;

-si colloca dove il massiccio granitico del Masino piega a ovest e “l’uncinatura” di serizzo  si allunga verso il lago di Como.

Impressioni incomplete di viaggio:

costa dei Cech, prati, pino silvestre di Pesc, baita Colino, bivacco, luci, nuvole, nebbie, vento sul volto, Orobie, alba, cristalli di anfibolo verde scuro, primule, pilastro, guglie, rododendri, genziane, camoscio, vetta, visuale dalle cime del Masino al Bernina, fondovalle, conoidi, corda doppia….

Scopriamo quel che ci sta sotto

martedì, 19 Maggio 2020

Tornare in ascolto delle cose significa intendere le nostre esplorazioni come una grande opportunità per indagare, vedere e interpretare forme, incontri e sorprese.

La casualità è parte integrante dell’esperienza.

Per questo ogni viaggio in natura deve essere ben preparato nei punti essenziali, senza però l’assillo della continua necessità di seguire una rotta prestabilita o di rincorrere l’orologio.

Ricordiamoci che perdersi un poco regala sempre qualcosa di inaspettato.

In questa prospettiva diventa più facile fare attenzione e sperimentare nuove opportunità di conoscenza.

A volte la semplice osservazione della “superficie” delle cose, come ad esempio l’accostamento delle forme, aiuta a cercare quel che ci sta sotto.

Il profilo della roccia a strapiombo che sorregge il maggengo abbandonato dei Crün, corre parallelo alla cresta Sud ovest della Sassa d’Entova 3329m
Cervi “giardinieri” del monte Foppa regolano ad arte la chioma degli abeti, sino a renderla parallela al profilo della montagna.

Ai piedi del larice millenario

domenica, 10 Maggio 2020

Il grande patriarca vegetale da oltre dieci secoli resiste a valanghe, fulmini e bufere.

Come ogni primavera riparte e compaiono nuove gemme.

Quando vi aggirate distratti oltre l’Alpe Ventina, fermatevi ad ascoltare il grande larice, sedetevi alla base, tra i frammenti di aghi morti, osservate le radici che affondano nella pietra, i licheni fluo che spuntano dalla spessa corteccia basale e il tronco tozzo che mira in alto.

Sfruttate l’ombra della chioma rada per schermarvi dal sole, mentre osservate le distese glaciali e i pendii innevati del Cassandra.

Questo albero speciale, sopravvissuto alle condizioni severe dell’alta quota, ha molte cose da raccontare: attività solare, eruzioni vulcaniche, cambiamenti climatici a diversa scala, riscaldamento globale..

Appoggiate lo stetoscopio sull’epidermide di questo paesaggio e ascoltate.