Fuoripista Bormio

30 Novembre 2010

Apertura della stagione sciistica sulle nevi di Bormio, in compagnia di Norbert. Condizioni ottime con 30 cm di polvere nuova che sovrastano un manto già abbondante in quota. Attenzione però agli accumuli e lastroni in rapida formazione sotto l’azione del vento, legati in modo precario con gli strati sottostanti.

Ski dalla preistoria alla conquista delle Alpi

22 Novembre 2010

E’ il titolo dello splendido libro di Pierpaolo Mistri dedicato alla storia dello sci.

Dalla preistoria all’introduzione dello sci sulle Alpi il libro ripropone una moltitudine inedita di informazioni storiche sullo sci. Leggendolo si rimane colpiti dall’esaltazione del senso delle cose belle, mai banali e dalle geniali intuizioni dei pionieri: da Nansen a Zdarsky, da Arnold Lunn ad Adolfo Kind. Di prim’ordine la ricerca iconografica, con immagini uniche e stupende.

Curiosa la citazione che riguarda le montagne di casa interessate da una delle primissime esplorazioni alpine italiane calzando gli ski. Mic

E’ dunque nei primi anni del ‘900 che lo sci si diffonde in Italia….A Natale del 1901 due soci della sezione di Milano intraprendono una spedizione di una settimana sul Bernina raggiungendo la capanna Marinelli e il Passo Sella. Lo spirito e le condizioni dei due sciatori alpinisti sono quello dei pionieri: “ Il 24 dicembre i sottoscritti partirono da Milano colla ferrovia per Sondrio, e da là a Chiesa Valmalenco, ove giunsero alle due del mattino. Ripartiti alle 6 di mattina calzarono gli sci un po’ al di là di Lanzada. Tempo nebbioso e nevischio fino all’Alpe Campolungo: arrivo ivi alle 16”. Quinid 8 ore di viaggio, seguite da 4 di sonno e da 10 di marcia! “ Il giorno 29 partenza per Maloja donde partenza con gli ski lungo la strada fino a Chiavenna. Arrivo alle 4 del mattino. Stupendo viaggio rischiarato dalla luna”.

Immagini tratte da: SKI dalla preistoria alla conquista delle AlpiNuovi Sentieri Editore 2009.

Annusare la neve

17 Novembre 2010

Dopo anni di bulimico consumo di migliaia e migliaia di metri di dislivello tutti uguali, lungo piste perfettamente battute, si avverte sempre più forte tra gli appassionati il desiderio di uno sci più libero e creativo.

Si comincia timidamente con qualche piccola fuga vicino ai tracciati segnalati, alla ricerca di nuove o meglio dimenticate sensazioni. Perché il fuoripista non è un’invenzione d’oggi, ma l’origine stessa dello sci da discesa, importato oltre un secolo fa dai paesi scandinavi sulle Alpi e adattato alla grande energia del rilievo delle nostre montagne.

Nei decenni lo sci è uscito dalla pratica d’elite riservata a pochi eletti, per diventare sport di massa. Impianti di risalita sempre più comodi e funzionali e piste ampie e levigate, affrontate con attrezzatura moderna, consentono oggi in tempi brevissimi al neofita di divorare i tracciati, perdendo, a volte , il contatto con la neve e riconducendo l’attività di discesa ad un mero scivolamento su un piano inclinato.

Uscire dai tracciati significa conservare il fascino originario di un mezzo di movimento privilegiato, per percorrere felicemente, in velocità e poco sforzo la montagna d’inverno. Fuoripista si riscopre quanto le montagne sono vere e belle e che è inebriante tuffarsi in lunghe discese su neve polverosa.

Siglare con le proprie tracce un pendio intonso è uno dei grandi piaceri del fuoripista: basta in questo caso anche una sola discesa per trovare appagamento e soddisfazione. Con l’aiuto dei nuovi sci extra-large non serve più un’iniziazione decennale per poter tirare un cristiania, ma da un’onesta curva a sci paralleli il passo è breve per portarsi nella neve profonda.

Non dimentichiamo però che uscire fuori significa attivare una necessaria e indispensabile azione di auto protezione! Nessuno potrà più dirci dove andare e cosa fare, per cui occorre essere consapevoli di quel che si sta facendo. Muoviamoci in silenzio, cercando di essere rispettosi di aree non frequentate, sovente rifugio di fauna selvatica e per questo molto sensibili.

Conoscere la neve e le sue trasformazioni, il terreno, i versanti e le pratiche di autosoccorso sono requisiti fondamentale per una corretta gestione del rischio. Non rincorriamo solo e unicamente l’ultimo ritrovato tecnico e tecnologico prodotto dalla fabbrica della sicurezza.

Impariamo ad annusare la neve, accontentiamoci se in qualche occasione dubbia è meglio restarsene al caldo di un rifugio mentre fuori nevica, riappropriamoci delle sensazioni utili a gestire ogni azione in un ambiente naturale soggetto a continui mutamenti e mai catalogabile come un impianto sportivo. Solo allora potremo affrontare le migliori discese. Mic

Leo Gasperl in curve successive a cristiania – Tratto da “Introduzione al Discesismo” Casa editrice mediterranea Roma 1950, Edizione anastatica Electaarchitettura 2009.

Corsi e lezioni di sci fuoripista e freeride

5 Novembre 2010

BERNINA FREERIDE

Per l’intera stagione invernale 2010-2011 si organizzano corsi e lezioni di sci fuoripista-freeride neI comprensori sciistici Valmalenco-Valtellina per principianti ed esperti (tra i destinatari sono inclusi anche snowboarders e telemarkers per tutti gli aspetti che riguardano la conoscenza dell’ambiente e gestione del rischio connesso alla pratica del fuoripista).

Non hai mai provato a uscire dalle piste battute?

Questa è la proposta per te.

Il corso è rivolto anche a chi si affaccia per la prima volta al mondo del freeride, con un approccio graduale alla difficoltà.

Per provare le prime curve fuori dai tracciati è sufficiente un livello bronzo-avanzato, argento della scuola italiana di sci.

Il corso sarà tenuto da una Guida alpina, Maestro di sci. Possibilità di lezioni a tariffa oraria dedicate per singoli o gruppi ristretti.

A seconda del livello tecnico e del numero dei partecipanti verranno trattati gli aspetti seguenti.

  • Tecnica fuoripista.
  • Ambiente: elementi di base di conoscenza dello stato del manto nevoso e dei versanti; individuazione della traccia.
  • Analisi e valutazione dei rischi: acquisizione degli elementi minimi di sintonia con l’ambiente invernale per la valutazione dei rischi connessi alla pratica del fuoripista.
  • Materiali: conoscenza e utilizzo dei kit di autosoccorso (arva, pala, sonda), prova sci freeride.

Note tecniche.

Sciare fuoripista significa fare discese sulla neve non battuta.

Secondo la stagione, temperatura, esposizione del pendio ed un sacco di altri fattori determinanti, una discesa potrà risultare piacevole o estremamente faticosa. Ricordate quindi che per imparare i segreti del fuoripista occorre conoscere i suddetti fattori e sciare su tutte le nevi per molti metri di dislivello….

Coloro che sono sci alpinisti non dimentichino che un ripasso della tecnica fuoripista potrebbe a loro solo giovare, sia in sicurezza che di godibilità delle discese.

Su richiesta le proposte di freeride più rinomati in quota.

Per tutti i partecipanti possibilità di soggiorno esclusivo presso l’Hotel Tremoggia con offerte speciali.

Info: Michele Comi 348-8403009 michele.comi@stilealpino.it

Rider sulla cresta sommitale della Punta Marinelli 3180m, sullo sfondo il Piz. Roseg 3920m.

Siglare la neve con le proprie tracce è uno dei grandi piaceri del fuoripista.

Cavalieri della povere!

Ski area Valmalenco

8A

30 Ottobre 2010

Se guardiamo il livello di difficoltà raggiunto dall’arrampicata sportiva moderna, salire un 8A al giorno d’oggi è un gioco per ragazzi e fitness per signore. Sempre più numerosi baby arrampicatori raggiungono il grado otto  nell’arco di un paio di stagioni. L’ottoa a vista (salito al primo tentativo senza informazioni preventive sulla via) è il requisito minimo di chi si professa arrampicatore sportivo di alto livello… Ciò nonostante, per chi ha iniziato agli albori dello sport climbing, il fatidico 8A o X- rappresenta ancora simbolicamente il mondo dell’alta difficoltà e evoca le imprese dei vecchi guru come Gullich, Moffat, Edlinger…Ecco quindi che ci si sente felici come pischelli dopo aver assediato e salito questo bello spigolo di solido gneiss alla falesia del Valdone, all’imbocco della Valmalenco. Mic

“Monstre”

27 Ottobre 2010

Ottima raccolta funghi in quel paradiso terrestre dell’arrampicata che si chiama Yosemite Valley. Breve premessa: facendo la guida, oltre ai clienti “prestigiosi”, ho avuto l’occasione di accompagnare e in un certo senso di creare un tipo di clienti della categoria “Monstre”: talmente presi e folgorati dalla montagna  che, in alcuni campi, sono diventati più bravi di me. Nonostante non mi fruttino più neppure un copeco, con tutti loro siamo rimasti amici e continuiamo a frequentarci, a cena tra famiglie  nelle feste comandate, dove ricordiamo i vecchi tempi, oppure in montagna per vicendevole diletto. L’ultimo “Monstre” della serie, che è venuto a disturbare i miei piani di una serena decadenza arrampicatoria, è senza dubbio l’Andrin Sommaruga, assicuratore in quel di Rho. Andrin ha iniziato ad arrampicare nell’autunno 2001 (bei tempi nei quali lo impressionavo divertendomi sulle vie classiche della Val di Mello) e alla seconda scalata, esattamente all’attacco di Cattoalcolisti, mi ha chiesto se in primavera saremmo potuti andare in Yosemite. “Stu chi l’è matt” pensai tra me e me facendo finta di consultare l’agenda prima di confermargli la mia disponibilità. Così nella  primavera  del 2002  mettiamo  subito in atto la prima scalata “seria”: la via Salathe al Capitan, 33 lunghi tiri che si insinuano lungo il monolite più famoso del mondo. L’Andrin arrampica da secondo sul Free Blast (la prima decina di tiri) per poi salire coi Jumar dall’Hollow Flake in su. Tutto sommato non male come introduzione alle vie d’ambiente  e prima pietra  di una escalation arrampicatoria impressionante. Il 2003 è la volta del Nose che tira da capocordata per circa un terzo, mentre nel 2004 pianta il primo chiodo della sua vita sul primo tiro di Zodiac (bella scuola) tirandosi da capocordata metà della via. Come nella grande tradizione pugilistica americana (Boom Boom Mancini, Sugar Ray Leonard, Marvin Hagler Marvelous…..) inizia la sfilza di soprannomi che gli amici cominciano ad appioppargli diventando così “Andrin testadecazz Sommaruga” da pronunciare con la dieresis sulla u. Nel 2006 saliamo la regular NW all’Half Dome in un giorno più una mezza mattinata ed ormai mi fa andare da capo solo per dare il contentino al vecchio zio. Nel 2007 mi coinvolge nell’arrampicata libera con la  salita alla Salathe-Steck sulla Sentinel Rock , un orribile susseguirsi di camini e fessure offwidth che, a parte la grande soddisfazione, hanno l’effetto di spremerti come la centrifuga di una lavatrice. Ce la giochiamo ancora più o meno alla pari, ma capisco che “l’Andrin” sta prendendo il volo. Qualche giorno dopo andiamo a rilassarci sulla “Lurking Fear” al Capitan, che saliamo in bello stile, bivaccando la prima notte su una scomoda cengetta al decimo tiro. Dormiamo così-così, ma la  strategia  ci permette di lasciare a casa l’ingombrante portaledge  e di entrare nel club dei “Faster parties”. Ormai ci si alterna da capocordata non più come nel rapporto guida-cliente, anzi è tanta la fame di roccia dell’Andrin Testadecazz che alla fine me ne lascia non più di un terzo da capocordata. Nel frattempo frequenta degli arrampicatori americani che gli insegnano i trucchi del mestiere sulle infami fessure e nei camini yosemitici. Lui beve come un morto di sete tutti gli sgami del mestiere, diventa sempre più bravo e a sto punto per gli amici il suo nome si evolve in “Andrin Testadecazz Lucumutiva Sommaruga”, per la progressione inesorabile sulle fessure. Io ormai lo seguo nei suoi deliri, sbuffando, grugnendo e soffrendo la trasformazione catartica del considerare le fessure , non più dei meravigliosi luoghi dove inserire friend e nut ai quali attaccare serenamente una staffa, ma delle nere ed ossessive vie per l’inferno da affrontare in arrampicata libera. Il mio braccione si ingrossa a dismisura su New Dimension (dove linka i tiri), Butterball,  Moratorium, English Breakfast, Crack a go-go…….. tutti gioielli della leggendaria arrampicata libera americana. Per farla breve: se l’arrampicatore medio europeo si muove al primo impatto con Yosemite su difficoltà medie di 5,8 il nostro ( un vero maestro nella veloce arte di proteggersi coi friend)  ormai si porta a casa serenamente il 5.11d  a vista, che è un grado enorme e non corrisponde mai e poi mai al grado equivalente della scala francese. E veniamo agli anni più recenti: Andrin  si è costruito una bellissima casa a Yosemite West, a mezz’ora dal Capitan e a un quarto d’ora dal  Rostrum, che ormai sale con la stessa disinvoltura di Luna Nascente. In questo modo riesce finalmente ad eliminare la fastidiosa limitazione del soggiorno in valle (contingentata a due settimane) e le penose code per prendersi un posticino a Camp 4, per dedicarsi con maggiore serenità alla cura yosemitica. Lusingandomi con false  promesse di scomodi bivacchi su dure vie in artificiale che sarebbero (ancora per poco) terreni a me più congeniali, mi invita in Yosemite a metà dello scorso settembre. La trappola scatta non appena prendo posizione nel morbido lettone dal quale domino attraverso le enormi vetrate del soppalco la Sierra Nevada.  Mi rendo conto che sarà ben difficile abbandonare le mollezze dei bivacchi al Pio Albergo Sommaruga per andare a bivaccare su qualche misera cengia.  Quindi niente Big Wall, ma un menù a base delle assurde vie scelte da quello che ormai è diventato “Andrin Testadecazz Artiglio Sommaruga”. La raccolta funghi inizia cazzeggiando su Red Zinger (5.11d prima libera di Ray Jardine) e Meatgrinder, un selvaggio diedro di 5.10c in grado di togliere il fiato a più di un nostro top climber. Complici le corde sempre più lunghe che Artiglio-Lucumutiva acquista, saliamo il Rostrum all free, linkando i primi 4 tiri in due lunghezze “monstre” da 50 metri e passa. Impietosito dallo zio, Testadecazz abbassa per un attimo il tiro e saliamo, finalmente in alternata, il Northeast Buttress dell’Higher Cathedral, 11 tiri di bellissima arrampicata (il più bel 5.9 di Yosemite) finalmente più umana.Ma la serie di polpette avvelenate è dietro l’angolo: così negli ultimi tre giorni del nostro soggiorno saliamo la dura Hearth of Stone al Fairview Dome, con un diedro di 5.12 mancato per un soffio da Artiglio Sommaruga e la lunga  e intimidente (con una corda sola e senza possibilità di calata) West Face del Capitan, dagli obbligatori duri e dalla relazione sommaria. Per non fare troppo tardi nelle ormai corte giornate autunnali, ho obbligato Lucumutiva a sporcare la sua impeccabile salita all free della via obbligandolo, sul tiro di 5.12, ad una onesta e più veloce mungitura di quei favolosi ed comodissimi attrezzi che rispondono al nome di friend. Siamo scesi dal Big Bros alla luce delle pile arrivando a casa in tempo  per la cena. Alla fin della fiera, quello che mi piace di questa storia è: da una parte la soddisfazione di aver contribuito a liberare il mostro, dall’altra il fatto che L’Andrin non è un “Simuladuu” termine usato in Valmalenco per definire un soggetto dedito  all’autoreferenzialità. Lui arrampica per il piacere di arrampicare e ha solo voglia di migliorarsi: il resto non gli interessa. Infine devo dire che accompagnarlo nei suoi deliri arrampicatori fa bene anche a me, perché tirare per tre settimane di fila le braccia nelle fessure yosemitiche mi ha veramente allenato. Mi sarebbe piaciuto un sacco impressionare qualche ignaro cliente su Oceano Irrazionale, il più bel 5.7  della Val di Mello. Peccato che la stagione sia ormai finita.

P.S Testadecazz Artiglio Sommaruga, in compagnia del suo inseparabile amico Gnerrone, l’estate scorsa ha scoperto in Piemonte una  falesia, incredibilmente vergine, piena di fessure dove ha aperto delle bellissime linee con tiri lunghi anche 40 metri e spit solo alle soste. Le “grada” con umiltà, attenendosi strettamente ai canoni “americani”, attirandosi così severi anatemi  e irritando non pochi top climber che hanno difficoltà a salire su “banalissimi” 5:10d. Provare per credere! Masescu

Outdoor training

16 Ottobre 2010

Due giorni con il team direzionale di IKEA Italia nella quiete autunnale dell’Alpe Musella.

Rispetto della natura e semplicità sono stati i temi portanti delle attività preparate assieme al collega Daniele Bernasconi, con la regia di Commitment dell’amico Diego Agostini, al quale fornisco da anni supporto specialistico per questo genere di attività di formazione. Mic

Pagliuzze e travi….

11 Ottobre 2010

I nuovi e interessanti luoghi di tutela approvati di recente in vaste zone della Valtellina e non solo (SIC siti di interesse comunitario e ZPS zona di protezione speciale) sono sicuramente un passo avanti per la conservazione dei luoghi alti. Non del tutto convincente è la possibile applicazione di alcuni divieti che potrebbero interessare lo scialpinismo e l’arrampicata. Il basso impatto delle pratiche alpinistiche, paragonato a tutto il resto, non può che rafforzare il detto biblico della pagliuzza e della trave…Mic (servizio RAI 2 al minuto 23’ e 19’’)

Val di Mello: Tempio dell’Eden – Stomaco peloso + Alba del Nirvana

30 Settembre 2010

Questo è il periodo più bello per arrampicare in Val di Mello. Quando il fondovalle si fa umido e ombroso, basta raggiungere la base delle strutture illuminate dal sole e ci si trova in un altro mondo. Si arrampica con la giusta temperatura e il miglior “grip”, l’aria è tersa e i colori dell’autunno rendono il tutto ancor più gradevole. Un divertente  condensato, non troppo impegnativo, dell’arrampicata mellica si può trovare lungo la storica placca dello Stomaco Peloso, da combinare con la soprastante via Alba del Nirvana. Mic

Bouldering

27 Settembre 2010

Tra i vari sistemi per rimanere in forma con l’arrampicata, il bouldering è a mio avviso quello più divertente ed efficace. Bastano infatti un paio d’ore d’esercizio per una buona dose di “tirate” di dita, avambracci e bicipiti, condite con un necessario impegno tecnico per posizionare correttamente i piedi e gestire i movimenti. Un allenamento molto specifico e motivante,  che ti consente di sceglier la giusta intensità di fatica a seconda dell’umore e della motivazione del momento. Mic