Uno dei migliori ricordi che ho impresso nella memoria del viaggio himalayano è l’immagine del vasto e rilucente bacino collettore del ghiacciaio del Khumbu, osservato dalla parete del Pumori che sta proprio di fronte. Quest’aereo punto d’osservazione corrisponde più o meno a quello raggiunto nel corso delle ricognizioni che precedettero il primo tentativo di salita all’Everest del 1921 da George Mallory, quando scalò da nord l’intaglio tra il Pumori e il Lingtren. Da qui fu probabilmente il primo occidentale ad osservare direttamente la valle glaciale sospesa che successivamente costituì la principale via d’accesso da sud al Sagarmatha. Lo stesso Mallory battezzò questa distesa di ghiaccio che termina ai piedi del Lothse con il termine gallese Western Cwm.
Osservata da questo sensazionale punto d’osservazione, la parete nord ovest dell’Everest illuminata dal sole al tramonto, pare interminabile. Guardando il triangolo sommitale si notano chiaramente rocce gialle e la loro disposizione orientata e inclinata verso nord, messa in risalto dalle cenge nevose che corrono parallele. Sono dei marmi compatti, meglio conosciuti come “fascie gialle” dagli himalaysti. Assieme ai calcari grigi che si trovano vicino alla vetta sono la prova che in cima alla più alta montagna del pianeta troviamo delle rocce formatesi sul fondo del mare! La storia geologica, fatta di spinte e forze smisurate tra zolle litosferiche, nel corso di decine di milioni di anni le ha fatte emergere dai fondali e trasportate lassù. E sottoposto a queste forze immani, l’Everest cresce ancora….
- In parete, al Pumori
- Lingtren
- Everest
- Western Cwn osservata dal Pumori
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