Formazione esperienziale in Val di Mello

14 Luglio 2017

Siamo davanti a un grande masso, uno tra i tanti disseminati tra i prati. Potremmo raccontare che è una roccia ignea intrusiva, ha 30 milioni di anni, descrivere le modalità di formazione e messa in posto, ricordare che è costituito da alcuni minerali fondamentali, come quarzo, feldspati, plagioclasi e miche e ha una densità media di 2700Kg/m3.

Decidiamo semplicemente di percepire la rugosità dei cristalli passando le mani sopra la superficie, sentendo sotto le dita i grossi cristalli bianchi sporgenti. Poi allarghiamo lo sguardo, cogliendo sempre di più: forme, fratture, appigli e scabrosità.

Pochi passi di prova e nel giro di pochi minuti siamo in cima.

Banchisa polare

12 Luglio 2017

Nessun riferimento al suolo, nessuna altura, solo una distesa a perdita d’occhio di ghiaccio, spessa un paio di metri, che galleggia sopra l’Oceano Artico.  Per distinguere le sottili sfumature nella topografia del ghiaccio marino dovrei rinascere esquimese. Questo è il Polo Nord, ad indicarlo, il display del GPS che segna 90° Latitudine Nord.

Tra i tanti ricordi, il miglior senso reale della Calotta artica è rappresentato dalla muta di cani siberiani che ci accompagna nel viaggio, unica componente del gruppo che mostra un’autentica consonanza e intimità con il pack e i venti polari.

Nelle immagini: spedizione Polo Nord aprile 2001

A scuola di montagna: Pizzo Sella 3515m e dintorni

10 Luglio 2017

Sfinge 2802m spigolo N-NE

5 Luglio 2017

Siamo l’unica cordata in parete.

Nubi a cavolfiore si inseguono, alternandosi a strati sottili trasparenti e biancastri che a tratti investono la montagna.

Ci sediamo in vetta con i piedi a sbalzo, a picco sopra la Val Codera, una fresca brezza soffia da nord mentre il calore lieve e gradevole del sole riscalda la schiena e da spessore al silenzio.

Preservare il segreto in Val di Mello

2 Luglio 2017

Arrampicare in Val di Mello in questo fresco intermezzo che sa di primavera, dopo settimane roventi, aiuta a sfoltire i pensieri. Il sentiero brulica di gitanti domenicali mentre le pareti sovrastanti sono deserte. Ripercorrere le vecchie classiche della valle, dal Trapezio d’Argento allo Sperone degli Gnomi al Sarcofago, seguendo le tracce nascoste a mezzacosta nel bosco da la sensazione di essere a casa. Placche, fessure e camini, alcuni friend, qualche vecchio chiodo e grandi faggi dalla chioma lucida preservano il segreto.

 

Grandi pareti

30 Giugno 2017

 

Ricordi del K2

27 Giugno 2017

Il 27 giugno 2004 ci ritrovammo a risalire il Qogori glacier nella neve profonda per montare il campo base ai piedi del versante nord.

Nove giorni di avvicinamento dall’ultimo avamposto cinese, attraverso un deserto d’alta quota, in uno dei luoghi più remoti del pianeta trasformarono l’esperienza del viaggio in un un ricordo indelebile. Nelle successive settimane la piccola spedizione non si spinse molto in alto lungo l’estetico spigolo nord ricoperto da un’impressionante quantità di neve, ma il tentativo contribuì a sensibilizzare l’attenzione per la vastità della Montagna, che non si conosce solo quando si sa il nome di tutto quello che contiene, o si raggiunge la vetta, ma soprattutto se si ha percezione di almeno una parte di tutte quelle relazioni che avvengono al suo interno. Tra questi ghiacci e queste rocce sferzate dal vento d’alta quota mi sentii piuttosto insignificante, circostanza che contribuì a far emergere l’essenziale e la montagna per quello che è, non solo come occasione e supporto all’impresa, all’autorappresentazione, a volte spinta sino al punto da neppure vedere la parete su cui si scala.

Laghi e foreste in Lituania

25 Giugno 2017

In questi giorni le Terre dell’ambra sono luoghi di luce. Un intreccio di laghi, alture e aria pulita. Distese con profusione di fiori da cui si osservano le nuvole: cirri, altostrati, cumulonembi che si rincorrono senza sosta. Vasti spazi, note musicali di mille uccelli, foreste e colline disseminate di sacre querce secolari invitano ad accogliere nuovi spazi di esplorazione, valori nascosti e ad accendere le innumerevoli relazioni di un territorio che troppo spesso non vediamo.

Quando c’era il grande ghiaccio…

19 Giugno 2017

Negli ultimi 15 giorni per sei volte le temperature hanno superato lo zero in cima al Monte Bianco dove il 18 giugno si sono registrti addirittura 12 gradi a mezzogiorno. Considerando la quantità di neve residua tra le più povere dell’ultimo decennio, è facile prevedere come la stagione alpinistica estiva andrà incontro a una progressiva assenza di neve sino alle quote più alte, con tutte le conseguenze che ben conosciamo. Negli anni abbiamo osservato la regressione dei ghiacciai, ma nonostante le drammatiche evidenze, in fondo il fenomeno c’è sempre apparso come estraneo alla nostra breve esistenza, appartenente al ciclo delle cose, ininfluente per la nostra piccola quotidianità e problema da rinviare ai posteri.

Visto l’inarrestabile aumento delle temperature, temo saremo i primi bipedi ad essere testimoni oculari della scomparsa di vasti apparati glaciali che sino a ieri consideravamo infiniti ed inesauribili. Per questo, quando ci avviciniamo al ghiacciaio, pensiamo almeno per un poco alla meraviglia e al privilegio di poter ancora sentire il suo odore, che sa d’acqua di fusione, di limo e di roccia nuda e proviamo ad ascoltare, mentre lo attraversiamo, lo scricchiolio dei ramponi ad ogni passo sulla superficie gelata.

La “préda soprafina” del Crap del Giumellino

17 Giugno 2017

Per conoscere realmente un luogo nulla è più efficace del seguire il proprio accompagnatore nella sua terra d’infanzia. Così mi ritrovo in compagnia di Tommaso, cresciuto all’alpe Giumellino, pronto a svelarmi lo sconosciuto passaggio lastricato dei minatori dell’amianto che rendeva percorribile la caotica ganda glaciale millenaria nei pressi del “Ciàz de la Val”. Poco distante, nei pressi di una radura, un grosso larice indica l’antico punto d’arrivo di una teleferica che settant’anni fa portava sin lì dal versante dirupato soprastante una merce preziosa: la “préda soprafina” del Crap del Giumellino. Riconosco dei frammenti sparsi, alcuni con un piccolo foro, probabilmente utile per agevolare l’aggancio al filo a sbalzo. Si tratta della miglior qualità di pietra ollare (cloritoscisto compatto) della Valmalenco, nota sin dall’antichità per essere lavorata al tornio per realizzare i famosi  “levèc, pentole adatte soprattutto a cucinare cibi di lunga cottura. Le cave di provenienza della “préda soprafina” sono molto antiche, nascoste tra pareti a strapiombo, oltre i 2400m. Ora non ci resta che programmare una visita a questi misteriosi luoghi dimenticati d’alta quota.