Tempo e ritmo per assaporare l’esperienza

30 Gennaio 2018

Sono i giorni della merla, ma i candelotti di ghiaccio che penzolano dalle rocce gocciolano già di prima mattina. Il pendio è articolato e vario, con salti di rocce, inclinazioni ed esposizioni diverse, la neve cambia di continuo.

Vecchie tracce di salita si arrestano al colletto. Noi proseguiamo tra lame di serpentino rese affioranti dal vento delle ultime settimane, sino allo spettacolare balcone sommitale dove osserviamo le tante montagne che sfumano all’orizzonte. Anche oggi non ci siamo lasciati sfuggire l’incognito, concedendoci tempo e il miglior ritmo per assaporare l’esperienza.

le parole sono importanti

29 Gennaio 2018

Le parole sono importanti.

Bastano pochi clic e attraverso vari dizionari on line mi appare sullo schermo una successione di definizioni e significati del termine “sicurezza” e “sicuro”.

“Condizione oggettiva esente da pericoli, o garantita contro eventuali pericoli”.

“Il fatto di essere sicuro, come condizione che rende e fa sentire di essere esente da pericoli”.

“Condizione di chi, di ciò che è esente da pericoli o protetto contro possibili pericoli”.

“La sicurezza (dal latino “sine cura”: senza preoccupazione) può essere definita come la conoscenza che l’evoluzione di un sistema non produrrà stati indesiderati”.

“Di luogo o di cosa che non presenta pericolo, dubbi, difficoltà”.

Tutti sappiamo che in montagna è impossibile rimuovere il pericolo.

Cadute, scivolate, scariche di pietre, valanghe, frane, tempeste e bufere, sono una condizione intrinseca del muoversi in natura. Non esiste alcuna possibilità di rimozione del pericolo, che permane, indipendentemente dall’esperienza e bravura di ogni frequentatore della montagna.

Allo stesso modo i dubbi e le difficoltà, seppure in misura variabile e personale, sono una presenza costante di ogni scalata o semplice escursione.

Come è noto la capacità di muoversi in sintonia con gli ambienti attraversati consente di percepire la tipologia e densità dei pericoli presenti e predisporsi ai rischi conseguenti, con  l’adozione di idonei comportamenti, ricorrendo alle migliori tecniche, all’allenamento, equipaggiamento e ai materiali più indicati.

Rischi che in tal modo andranno ad essere “gestiti”, con la consapevolezza che mai si potranno ridurre a zero.

Proporre  attività “sicure” in montagna è qualcosa di irrealizzabile così come promettere di frequentare la montagna in “sicurezza”.

Potremmo più correttamente limitarci a far vivere la montagna richiamandosi all’ intelligente cautela, al rispetto dei pericoli e pure al prepararsi alle cose che potrebbero andar male.

Per questo è da preferire in ogni caso l’utilizzo del termine “protezione”, ovvero l’attività di chi difende, aiuta o favorisce in varî modi qualcun altro e se stessi, che non ha il fine della sicurezza (irrealizzabile) ma dell’aiuto a governare i pericoli che restano tali e non possono essere eliminati.

 

 

 

 

 

 

 

Titoli di giornale

29 Gennaio 2018

Leggo titolo su quotidiano nazionale “Quattro morti in montagna in due giorni. L’esperto: mai senza equipaggiamento”.
Ancora una volta il messaggio principale della cronaca propone l’equazione: equipaggiamento=sicurezza.
Perché quasi mai si parla del comportamento, della predisposizione ad affrontare una situazione di pericolo inatteso o imprevisto? O della capacità di valutare il peggioramento di una situazione critica e delle decisioni conseguenti? Perché l’essere “presente” in uno specifico contesto non rientra nell’analisi principale dell’accadimento?

“Vado e vedo” alla cascata Centrale di San Giuseppe

26 Gennaio 2018

“Vado e vedo” è la formula preziosa suggerita dal mio compagno di cordata, utile a trascorrere con consapevolezza diversa una giornata d’inverno in montagna. Nessuna meta finale preordinata, ma un adattamento continuo che, alla fine, ci ha portato in cima alla colata incassata tra le anfiboliti scure, consentito di sperimentare una progressione su un ghiaccio bello e vario e favorito l’incontro ravvicinato con quattro camosci.  

 

Neve perfetta nella sua imperfezione allo Scalino.

21 Gennaio 2018

La neve è perfetta nella sua imperfezione. Il freddo intenso la fa scricchiolare sotto agli sci.

Incontriamo “croste” di ogni tipo, forme simili a sastrugi polari si alternano ad accumuli e placche ventate dure come il marmo. Segni di vecchie tracce di salita indurite dal gelo sono messe in rilievo dall’erosione differenziale del vento furioso degli ultimi giorni, che ha spazzato completamente i dossi, mettendo a nudo le rocce, riversando la massa banca di cristalli fragili ormai spuntati in mezzo agli impluvi.

Un laboratorio perfetto per scovare con attenzione la traccia migliore in salita e scivolare leggeri in discesa, percependo attraverso i piedi ancor prima che con la vista la consistenza della neve, così da dosare all’istante movimento e presa di spigolo, in un continuo adattamento alle variazioni del fondo.

Grazie a Riccardo per le splendide foto!

Appennino Settentrionale

19 Gennaio 2018

Vento teso da Ovest, colline, luce, arenaria, campi arati. Boschi di carpini, centinaia di pioppi e giovani castagni dritti schiantati dal gelicidio di inizio inverno. Ovunque i segni sul terreno di caprioli, daini e cinghiali.

Più alpino delle Alpi?!

Neve incertezza e altre cosucce

18 Gennaio 2018

Confesso che ho perso completamente il contatto con le ultime novità tecniche e i materiali proposti per lo scialpinismo. Ho visto in edicola una recente guida all’acquisto spessa come un vecchio elenco telefonico, ma non ha trovato spazio nella borsa della spesa.

Mi ha invece incuriosito un articolo pubblicato dall’American Avalanche Institute, dove si analizzano diversi aspetti legati al “fattore umano”, da cui si ricava che essere “esperti” nella tecnica e nelle scienze della neve automaticamente non ci trasforma in esperti nei processi decisionali.

Ho poi provato a ridisegnare, adattandolo, un grafico scovato in rete che descrive le “tre fasi dell’esperienza” che mi ha particolarmente colpito.

 

Inverno al Ciàn de la Lòp

13 Gennaio 2018

Percorrere d’inverno il Ciàn de la Lòp fa sentire la neve e le sue innumerevoli variazioni che mai che si ripetono uguali.

Il nome deriva dalle scorie di ferro (localmente chiamate Lòp) che si rinvengono nella piana oltre Chiareggio (poi travisato in Pian del Lupo), che costituiscono il prodotto residuo di antichi forni di fusione che sfruttavano i giacimenti metalliferi della zona.

Piccoli larici e betulle contornano la traccia ancora in ombra, mentre in alto il Plattè di Vazzeda e lo spigolo Gervasutti alla Cima di Valbona sono inondati di sole.

 

Piegamento e distensione!

11 Gennaio 2018

Sono diventato maestro di sci alla fine degli anni ’80, con gli sci lunghi e stretti. Il testo tecnico di allora portava ancora la firma del gran capo degli istruttori Hubert Fink.

Piegamento e distensione erano un vero e proprio mantra che scandiva la vita dello sciatore, principiante e provetto, dalla virata a spazzaneve, dove si iniziava precocemente ad appoggiare il bastoncino combinandolo ad un’energica e plateale distensione verso l’alto, sino al raggio corto sul ripido, dove ci si piegava e distendeva come molle.

Non era semplice cambiare direzione e solo attraverso la “distensione”, con conseguente alleggerimento del carico sotto ai piedi, era possibile curvare, indirizzando gli sci verso una nuova traiettoria. Ricordo la perfetta esecuzione delle discese nei diversi archi di curva richiesta ai corsi esame, quasi un’ossessiva ripetizione di esercizi codificati sin nel dettaglio che non lasciava molto spazio all’interpretazione personale.

Forse anche per questo l’insegnamento secondo i canoni in uso non mi ha mai interessato molto, preferendo l’attività decisamente più libera e creativa legata al lavoro di guida alpina. Negli ultimi anni, con l’arrivo degli sci corti e sciancrati, tutto è diventato più semplice e quel vecchio movimento in verticale è praticamente scomparso dalle piste battute: con una semplice azione di “guida” dei piedi è possibile far cambiare direzione agli sci!

Quel che importa è che la perfezione, l’ordine e la sicurezza dei moderni attrezzi non arrivi a cancellare il piacere dell’utilizzo del corpo, privandolo della possibilità di sperimentare con consapevolezza un po’ di avventura, utile ad espandere le nostre potenzialità e conoscere i propri limiti. Sono convinto che sciare non sia solo un divertimento, ma un’occasione privilegiata per visitare la montagna d’inverno, dove la tecnica diventa un semplice mezzo per muoversi in silenzio, utile a conoscere gli ambienti naturali, evitando che diventino in misura crescente solo qualcosa da guardare e, in fondo, da ignorare.

Cascata Castello

5 Gennaio 2018