Piccolo invito alla selvatichezza

13 Giugno 2017

Bambini e ragazzi hanno un corpo vivo ed esplorante, che si attiva completamente grazie alla bellezza che ci circonda, quando giocano nei pascoli oltre i duemila metri, si immergono nelle gelide acque dei torrenti, arrampicano scalzi su placche di roccia levigata dai ghiacciai, colorate dai licheni e segnate da piccole “marmitte” d’erosione perfettamente circolari.

Nelle foto: Val Poschiavina,  Val Malenco.

Sassa d’Entova 3329m cresta Sud ovest e il ritorno dell’alpinismo classico

3 Giugno 2017

Se pensiamo alla qualità non eccelsa della roccia, al lungo avvicinamento da Chiareggio e alle modeste difficoltà tecniche, neppure contemplate in un corso d’arrampicata sportiva per principianti, l’idea di percorrere questa cresta, salita per la prima volta nel 1910, non dovrebbe essere nemmeno presa in considerazione.

Eppure è solo affrontando salite come queste, lontani da percorsi affollati, che cancelliamo quella sovrabbondanza di emozioni inseguite sulle vie più gettonate, che soddisfano solo per un attimo i nostri desideri di conquista, ma a volte impediscono di contemplare più vasti orizzonti.

Qui si rafforza la sensazione di non gettare via il tempo in “attività d’evasione”, fatte per “ammazzare il tempo”, ma si sperimenta la possibilità di rinunciare per una giornata alle questioni ordinarie, per rientrare ritemprati, pronti ad affrontare le sfide quotidiane.

E’ tempo di arrampicare

26 Maggio 2017

Quando le giornate si allungano e la chioma conica degli abeti si colora di un verde intenso, l’arrampicata ritrova il suo senso autentico di esplorazione di infiniti campi d’esperienza, lontana da qualsiasi recinto.

Provare a superare da soli le difficoltà in natura e all’aria aperta può fornire nuove prospettive. Scalare significa abbandonarsi alla libertà di movimento, dar spazio all’innato desiderio di scovare nuove cose, assumendo consapevolezza e percezione di sé.

 

Formazione in ambiente: togliere il superfluo, iniziare a percepire.

25 Maggio 2017

Il vento soffia da nord, grandi nubi si rincorrono sopra i pascoli dell’Alpe Ventina appena liberi dalla neve.

Il gruppo si muove in uno spazio di grande bellezza che esercita un irriducibile richiamo.

Quasi senza accorgersene, nell’esperienza condotta ai limiti del ghiacciaio, si attraversa l’azione del fare ricerca, che attiva un apprendimento trasversale e permanente.

La mappa del racconto invita a cercare, distinguere, scoprire qualcosa precedentemente celato.

In mezzo si avvia uno sforzo personale e diverso per ciascuno, ma che accende il desiderio di procedere, favorendo il contatto diretto con gli elementi della natura.

Sperimentare

21 Maggio 2017

Portare la “montagna” all’interno dell’Experiential Training BarCamp, la prima non-conferenza in Italia sulla formazione esperienziale, mi appariva come un azzardo, paragonabile almeno al percorrere una cresta sottile ed esposta. Mi accompagnava il pensiero che la proposta potesse tradursi o essere interpretata come una modesta composizione ginnica condotta sull’erba di un prato.

Con piacere ho invece sperimentato la possibilità di attivare un incontro fuori dai ruoli ed emotivamente coinvolgente. Grazie a tutti coloro che si sono legati “in cordata” ed hanno consentito che ciò accadesse!

E grazie ai racconti di Reinhard Karl, Luciano de Crescenzo, Guido Rossa, Bernard Amy, che ci hanno indicato la via, permettendo a tutti, indistintamente, di trovare la propria montagna. Interpretandoli ed ascoltandoli assieme si è scatenato un immaginario magico che ci ha condotti in un “altrove”, dove poterci slegare dal ruolo di semplici spettatori per trasformarsi in veri e propri soggetti attivi della narrazione.

Nell’immagine: la montagna rivoluzionaria e fantastica di Moebius

 

Correre

20 Maggio 2017

Il pascolo è morbido e l’erba appena spuntata. Si alternano brevi saliscendi nel bosco, tra radure, rocce montonate e piccole torbiere. In discesa mi abbandono, piacevolmente attutito dagli aghi di conifera che ricoprono il sentiero. Il torrente rinfresca l’aria e si sta bene.

Correre vicino a casa non ha la solennità di una scalata, si resta nella dimensione del terreno conosciuto e si ha sempre una possibilità di ritorno in caso di maltempo, d’indecisione o di stanchezza. Ma bastano pochi minuti e i luoghi giusti per provocare un cambiamento radicale dell’umore.

Alleniamo l’esperienza (Ep. 3)

17 Maggio 2017

Perché cercare informazioni sulle salite esistenti o ancora aprirne di nuove?

Ora che tutto o quasi è stato salito sulle Alpi, potrebbe esser giunto il tempo di lasciarsi alle spalle l’ansia dell’informazione preventiva quando affrontiamo una salita già “tracciata”, oppure cessare del tutto di aprire nuove vie. Se condividiamo l’idea che l’importanza di un’uscita in montagna risiede nell’esperienza, nelle emozioni che essa attiva e non nel piccolo primato personale fatto di ripetizioni fugaci, di palmares d’ascensioni o nel “marchiare” con nuovi percorsi i residui brandelli di pareti vergini rimaste, ecco che potremmo aprire in ogni istante nuove grandi salite, semplicemente arrampicando come se stessimo affrontando per primi la parete, indifferenti alla patina lucida degli appigli già percorsi centinaia di volte…

Poche ed essenziali indicazioni geografiche d’orientamento generale ci porteranno vicino alla montagna, per lasciar spazio alla scelta personale di ricerca dell’itinerario, all’ interpretazione attiva della linea di salita, in funzione dello stato di forma o di grazia, ricorrendo solo ai nostri sensi, alle nostre percezioni. Così facendo ogni distesa glaciale, canale di neve, sperone o parete di roccia, si potranno trasformare in un inesauribile terreno di scoperta, mettendoci a nudo di fronte alla montagna. Ampliando l’incertezza, privandoci di informazioni anticipate, resettiamo il nostro rapporto con la parete, riportando il sistema di elaborazione allo stato iniziale, cogliendo così ogni passaggio, ogni sfumatura, rinunciando al superfluo, cogliendo appieno ogni piccolo passo verso l’alto.

Calcare e granito

14 Maggio 2017

Nelle guide d’alpinismo e arrampicata a volte capita che la parte più indigesta per il lettore sia la sezione dedicata alla geologia. Infarcita di terminologia per soli adepti, spesso la si salta a piè pari, perdendo così la possibilità di comprendere meglio l’essenza della nostra passione.

Per questo val la pena riportare le parole di Bernard Amy, che ben descrivono i caratteri distintivi di due “pietre” fondamentali.

Il granito pietra del Nord e delle terre fredde; il calcare pietra del sud e delle terre luminose. Il granito venuto dalla profondità della Terra, lava viva oggi immobile, come morta; il calcare venuto dalle profondità vive del mare, con dentro di sé la memoria di miliardi di esseri morti per dargli vita. Il granito roccia druidica monoteista, che nasconde spesso le proprie rune rettilinee sulle montagne che toccano il cielo; il calcare, roccia marina, creatrice, vivificata dal sole e dagli dei, donata a tutti. Il granito, puro e cristallino; il calcare, bastardo e duttile, come gli esseri umani. Il granito, anglicano, il calcare, latino. Il granito ascetico, spaccato dal gelo e dalle tempeste; il calcare, scolpito dalle acque, addolcito dall’aria e dalle sue luci. Il granito pietra settentrionale, primitiva e poco segnata; il calcare pietra meridionale e volubile. Il granito maschio, il calcare femmina. (….)Ma granito e calcare sono anche un’altra storia, che ci sfugge, che racconta a chi la sa ascoltare la vita di un pianeta che non cessa di rimodellare forme e rilievi. Lo fa così lentamente che gli alpinisti possono chiedersi se si tratta davvero della storia del pianeta degli esseri umani. Eppure, ecco le montagne, con le loro pietre, le loro valli, le pianure interne, cose del nostro mondo, anch’esse dunque nate, benché alcuni milioni di anni fa. Del resto cos’è un milione di anni per una montagna?

Toccare con mano ciò che viene raccontato

13 Maggio 2017

Quest’anno è piacevole prestarsi alla cugina cieca della televisione. Ascoltando la radio non vien meno il senso di essere lì presente, di toccare con mano ciò che viene raccontato. Radiotelevisione svizzera edizione del 12-05-2017  dal minuto 3.20″

Mellopark

12 Maggio 2017

Salgo al Melloblocco, leggero, felice d’osservare l’ottima continuità organizzativa. Nell’area “mellopark”, tra i tanti nuovi sassi per tutti, emerge un grande blocco. Raggiungo la base proprio quando Babsi Zangerl afferra felina l’appiglio chiave che la porta in cima. Poco prima l’extraterrestre Megos ha passeggiato, ripulendo da gentlement in salita alcuni microappigli per i successivi tentativi delle ragazze. Arriva anche il giovane asceta francese Charles Albert, lo scalatore scalzo abbigliato no-logo, si siede e osserva. Nel frattempo il telefono squilla, è radiopopolare, in diretta, al Melloblocco.