Tempo di pioggia e salta fuori questa vecchia foto, scattata al termine di una salita esplorativa su un raro e assai lontano muro di granito fessurato, nei pressi dal misterioso valico che separa i bacini della Vedretta di Palù dalla Vedretta di Fellaria. Probabilmente il passo doveva essere un tempo più frequentato di quanto lo sia attualmente, dato che la mappa storica (1870) ne riporta la traccia di accesso, forse ricordo vecchie rotte per scavalcare le Alpi antecedenti la piccola era glaciale?
Non trascorre estate senza che un passeggiatore in brache corte e scarp del tennis fotografato sui ghiacciai del Breithorn risvegli l’indignazione collettiva di fronte a cotanta irresponsabile leggerezza, foriera di tragedia, congelamenti e morte.
Sciagurati! La montagna non è una spiaggia, non è ammissibile essere così male equipaggiati! Sono i toni (più morbidi) della reprimenda…
L’immagine diventa presto virale e il tiro al bersaglio contro l’avventato escursionista si moltiplica..
Eppure mai nessuno si spinge oltre lo scafandro mancante.
Mai un suggerimento che mostri un minimo accenno di evoluzione personale e sociale. Cosa pensa il tipo in maglietta, cosa sa, cosa lo spinge, quanto è consapevole del suo comportamento? E se fosse un novello Messner? Un Honnold delle nevi?
Abbiamo talmente forzato ogni spazio di pensiero alla nostra miserabile misura, alimentato l’ignoranza assistita e la deresponsabilizzazione sino a dimenticare ogni relazione con l’ambiente e con noi stessi.
Strumenti, tecnologia, equipaggiamento e controlli sono fondamenti del moderno pensiero dominante dell’andar per monti come al piano.
Che valore ha l’esperienza sulle cime se rinunciamo anche qui al meglio di noi stessi?
“non è dotato di abbigliamento tecnico adeguato”, né “di scarponi, ramponi, casco e corda” fonte CNSAS fb
Il grande libro di pietra inizia a svelarsi alla base della parete con geometrie e segni nella roccia, il cielo e lo sguardo dall’alto del Totem.
Questa salita è bella per quello che non c’è.
Non c’è un comodo avvicinamento, non è evidente, non è estrema, non è “plaisir”, non ci sono soste né chiodi, non è nota, non da lustro.
Inseguendo le rocce rosse verso l’alto possiamo però afferrare la migliore roccia in quota della Valmalenco, lasciandoci stupire dalla varietà di forme e colori, mentre osserviamo dall’alto la lunare Val Sassersa e il suoi laghi turchese.
Photo by Marco De Scalzi – Courtesy Beatrice Trussardi Foundation
Dal 11 luglio sino al 29 agosto 2021 potremo attraversare le Alpi a piedi per incontrare i luoghi che ispirarono Segantini, Giacometti e Nietzsche.
Scavalcare le Alpi significa esplorare un continuo passaggio di frontiere minerali e vegetali, accompagnati dai cambi di luce e di orizzonte che obbligano ad alzare gli occhi e non limitarsi al movimento meccanico di un passo avanti all’altro.
Mountain Hut in Val Fex, Engadin Site of Pawel Althamer’s project for the Beatrice Trussardi Foundation 2021 Courtesy Beatrice Trussardi Foundation Photo by Marco De Scalzi
Cosa occorre: buona attitudine al cammino, scarponi ben rodati, curiosità.
Giorno 1 – Chiareggio 1612m, Passo Tremoggia 2929m, Val di Fex (Crasta) 1950m, Lej da Segl (Isola) 1810m, Maloja 1809m, Salecina 1793m. Pernottamento presso la dimora storica di Salecina.
“quello che distingue Salecina dalle case di vacanza di lusso è il numero delle stelle, sicuramente più numerose nella limpida conca di Salecina risparmiata dall’inquinamento luminoso”
Lungo la via visiteremo la ganda de Fex, dove i giuelée malenchi nei primi del ‘900 misero a frutto le loro conoscenze e abilità oltre confine ricavando tegole simili a quelle di serpentino estratte e lavorate in Valmalenco.
Val Fex
Giorno 2 -Salecina 1793m, Passo del Muretto 2560m, Chiareggio 1612m.
Passo Muretto
Contattatemi per saperne di più: ph 348-8403009 – michele.comi@stilealpino.it
Se c’è qualcosa di insopportabile è il giudizio sprezzante da parte di chi ha raggiunto qualche abilità in montagna di fronte agli errori compiuti dai neofiti delle cime.
Se noi cosiddetti “esperti” ricordassimo i nostri giorni di apprendistato infarciti di sbagli di ogni tipo, forse eviteremmo di giudicare chi fa cose stupide, così come accade a chiunque muova i primi passi nei terreni d’avventura.
Imparare dagli errori è indispensabile come la libertà di trovarsi in ambienti difficili.
Sempre che l’avventura non sia un divertimento da consumare o una semplice fuga, ma un’occasione per comprendere le conseguenze naturali delle nostre azioni, assumendocene la responsabilità.
A pochi chilometri da casa, sopra la tormentata vedretta del Ventina, corre la bella cresta di serpentino rosso che porta dritti in cima alla Punta Kennedy 3283m.
Una gran classica, ormai poco percorsa, forse perché per arrivare all’attacco e discendere dalla vetta tutto si è fatto più complicato e il superamento del tratto in cresta forse è la parte meno difficoltosa, oltre che piacevole.
Attraversamenti glaciali laboriosi, ripidi pendii detritici, ghiacciati e crepacci rendono questa salita completamente diversa, sia per impegno che difficoltà, ma per questo non meno entusiasmante.
Per diverse ore esiste solo la diorite ricoperta dalla neve nuova, mentre scaliamo avvolti da sbuffi di nuvole molti metri sopra il mare.
Sa fossimo catapultati quassù all’improvviso, tra il Pizzo Bianco 3993m e il Bernina 4048m, con queste condizioni, potremmo solo maledire queste rupi così inospitali, eppure lungo l’aerea cresta non c’è spazio per pensare a nulla se non al piede ramponato pronto a trovare la giusta presa.
Il lungo avvicinamento nella notte affina i sensi, focalizza l’attenzione ad ogni passo.
Nessun pensiero può essere rivolto all’esposizione, al vuoto, mentre la concentrazione mira alla risoluzione dei problemi d’equilibrio, di ricerca della via e del prossimo appiglio…
Per visitare luoghi autenticamente selvaggi, sconfinati ed isolati, incuranti della presenza umana.
Per scoprire le meraviglie geologiche nel luogo in cui si trovano e la particolare combinazione che si crea tra risorse naturali e umane che rendono il luogo unico e irripetibile.
Per afferrare rocce nate dal fuoco o dal mare.
Per unire escursionismo e conoscenza della Terra.
giorno 1
ritrovo ore 9 località Franscia 1515m e avvio trekking lungo le gole e il vallone dello Scerscen, pranzo al sacco.
Transito dall’alpe Musella e dal cimitero degli alpini sino al rifugio Carate 2636m, cena e pernottamento.
giorno 2
salita al monte delle Forbici 2908m e rientro ad anello verso valle con laboratori d’esperienza in cammino. Arrivo a Franscia ore 18 circa.
Equipaggiamento consigliato
Zaino di dimensioni sufficienti per trekking di 2gg a partire da 35l
Scarponcini da trekking ben rodati
Pantaloni da trekking estivo (aggiungere calzamaglia se dovesse fare freddo)
Giacca-guscio impermeabile traspirante
In caso di pioggia un poncho o copripantaloni potrebbero essere utili
Cappello da sole, berretta e guanti leggeri, occhiali da sole e crema alta protezione
Borraccia o camel bag
Intimo termico e calze (con ricambio), giacca in pile, capo caldo (in piumino o sintetico).
Cibo per pranzo al sacco, barrette energetiche o un po’ di frutta secca da consumare durante il cammino
Piccolo asciugamano in microfibra
Sacco lenzuolo per notte al rifugio
Torcia frontale con batterie di scorta
Kit pronto soccorso, dotazioni personali
Bastoncini da trekking (consigliati)
Taccuino per annotazioni e da scrivere
Facilitatore d’esperienze: Michele Comi, guida alpina e geologo della Valmalenco.
Proposta in collaborazione con Rifugio Carate in Valmalenco.
Per informazioni e iscrizioni: michele.comi@stilealpino.it
Arrampicare può ancora essere un atto naturale, come mettere un piede avanti all’altro, senza altro impegno oltre a quello di vivere l’istante che viene, evitando di infagottarsi di troppi nodi, dove tecnica e strumenti sono un semplice mezzo per rinnovare la propria curiosità, aguzzare i sensi, conoscere ambienti rari e vivere bei momenti.
Nell’immagine: arrampicata sulle pareti nascoste di ottimo serpentino dell’alta Val Torreggio in Valmalenco.
P.s. Contattatemi se desiderate esplorare queste rocce. Non cercatemi per proposte adrenaliniche, aperetivi sulle crode, “clinic”, viste mozzafiato, viaggi da sogno, …non “ashtaggo”, non “briffo” e non aggiorno ogni stagione l’outdoor outfit.
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