Punta Longoni, via Strapiombi per Mottarella

30 Maggio 2020

La forma geometricamente complessa e policroma della parete, l’assenza di rigorose linee rette fanno assomigliare la parete ad una architettura di Gaudì.

Serpentino sinuoso, spigoli e diedri, si alternano a tratti verticali, fessure, tetti, camini, spuntoni, lastre e pilastrini..

L’arrampicata – rigorosamente clean climbing – si adegua, scovando la via con lunghezze brevi e incredibilmente tortuose…

Questione di scelte 2

26 Maggio 2020

“ISTANZA DI AUTORIZZAZIONE ALL’ESERCIZIO DELL’ATTIVITÀ ESTRATTIVA MINERARIA DI CAVA DI GNEISS IN LOCALITÀ CAGNOLETTI NEL COMUNE DI TORRE DI SANTA MARIA, ALL’INTERNO DELL’AMBITO TERRITORIALE ESTRATTIVO”

Abbiamo un potere distruttivo che va al di là della nostra comprensione. I luoghi in cui viviamo non hanno valore intrinseco, ma solo un valore commerciale.

Riaprire una vecchia cava abbandonata da decenni, in un angolo verde appartato, tra vecchi sentieri e segni del passato, mentre ciarliamo di “vacanze nel verde”, “assaporiAMO la Valtellina”  e “luoghi incantevoli” significa rinnegare la terra, cancellare ogni paesaggio ed espressione di comunità.

Tanto la natura alla fine ci sopravviverà, come quest’albero che si rimangia il cartello “scoppio mine”; solo noi, bipedi facile preda dei virus, ci saremo privati di un altro spazio prezioso. Ne vale la pena?

Torre Bering – Pilastro delle stelle cadenti

24 Maggio 2020

Esistono montagne, solo in apparenza minori, che meritano d’essere salite anche solo per il nome o per la singolare collocazione che svela insospettate geografie dei luoghi.

Occorre avvicinarle senza calcolo, senza conclusioni affrettate, per aprire inattesi spazi d’esplorazione.

In tal modo intuizioni e dettagli si inseguono e si svelano man mano si prende quota, per fissarsi saldi alla memoria.

Torre Bering 2500m:

-satellite occidentale del Corno del Colino ben visibile da Morbegno;

-si colloca dove il massiccio granitico del Masino piega a ovest e “l’uncinatura” di serizzo  si allunga verso il lago di Como.

Impressioni incomplete di viaggio:

costa dei Cech, prati, pino silvestre di Pesc, baita Colino, bivacco, luci, nuvole, nebbie, vento sul volto, Orobie, alba, cristalli di anfibolo verde scuro, primule, pilastro, guglie, rododendri, genziane, camoscio, vetta, visuale dalle cime del Masino al Bernina, fondovalle, conoidi, corda doppia….

Scopriamo quel che ci sta sotto

19 Maggio 2020

Tornare in ascolto delle cose significa intendere le nostre esplorazioni come una grande opportunità per indagare, vedere e interpretare forme, incontri e sorprese.

La casualità è parte integrante dell’esperienza.

Per questo ogni viaggio in natura deve essere ben preparato nei punti essenziali, senza però l’assillo della continua necessità di seguire una rotta prestabilita o di rincorrere l’orologio.

Ricordiamoci che perdersi un poco regala sempre qualcosa di inaspettato.

In questa prospettiva diventa più facile fare attenzione e sperimentare nuove opportunità di conoscenza.

A volte la semplice osservazione della “superficie” delle cose, come ad esempio l’accostamento delle forme, aiuta a cercare quel che ci sta sotto.

Il profilo della roccia a strapiombo che sorregge il maggengo abbandonato dei Crün, corre parallelo alla cresta Sud ovest della Sassa d’Entova 3329m
Cervi “giardinieri” del monte Foppa regolano ad arte la chioma degli abeti, sino a renderla parallela al profilo della montagna.

Ai piedi del larice millenario

10 Maggio 2020

Il grande patriarca vegetale da oltre dieci secoli resiste a valanghe, fulmini e bufere.

Come ogni primavera riparte e compaiono nuove gemme.

Quando vi aggirate distratti oltre l’Alpe Ventina, fermatevi ad ascoltare il grande larice, sedetevi alla base, tra i frammenti di aghi morti, osservate le radici che affondano nella pietra, i licheni fluo che spuntano dalla spessa corteccia basale e il tronco tozzo che mira in alto.

Sfruttate l’ombra della chioma rada per schermarvi dal sole, mentre osservate le distese glaciali e i pendii innevati del Cassandra.

Questo albero speciale, sopravvissuto alle condizioni severe dell’alta quota, ha molte cose da raccontare: attività solare, eruzioni vulcaniche, cambiamenti climatici a diversa scala, riscaldamento globale..

Appoggiate lo stetoscopio sull’epidermide di questo paesaggio e ascoltate.

GUIDE ALPINE SOTTO(SOPRA) – IL NON MANIFESTO

10 Maggio 2020

PER DOVERE DI INFORMAZIONE VERSO I COMPAGNI DI CORDATA VECCHI E NUOVI

Disorientati da cliché stantii e resistenti, superomismo, feticismo tecnico e progressivo distacco dalla natura, facili prede dei supermarket digitali, trasformati in mero prodotto d’esperienza “adrenalinica”, accerchiati dall’insana necessità di ostentare ad ogni costo, frastornati dall’ossessione per la sicurezza, sempre più affidata a strumenti, regole e procedure… e per questo inattuabile nei contesti indefiniti e variabili come gli ambienti selvaggi…

LE GUIDE SOTTO (SOPRA)

RIBADISCONO che l’alta montagna è uno degli ultimi luoghi di libertà rimasti nel quale si pregiano di facilitare l’esperienza di esplorare, conoscere, crescere e rigenerarsi attraverso il contatto diretto e sensibile con l’ambiente naturale, con un reale apprezzamento dei luoghi attraversati, dove le energie si sprigionano liberamente, favorendo la percezione e la consapevolezza di quel che accade.

FAVORISCONO la frequentazione consapevole della montagna come un toccasana contro gli aspetti disorientanti di un mondo che corre, spesso senza limiti.

PROPUGNANO la comprensione estesa di quel che accade, per comprendere i luoghi, la loro identità, arrivando a cogliere non solo pochi istanti come un bel panorama o la foto di vetta da “postare”, ma estendendo la comprensione di quel che accade e ci circonda nel tempo, andando oltre la ricerca d’avventura e del fitness svolti entro scenari gradevoli.

SOSTENGONO l’auto-responsabilità e l’auto-protezione come miglior strumento per muoversi entro i luoghi selvaggi.

PROMUOVONO l’utilizzo di mezzi i più semplici possibili, per render l’esperienza ancor più ricca e avventurosa anche su terreni non difficili.

AMMETTONO il valore del senso del limite e della rinuncia prediligendo la QUALITA’ dell’esperienza DOVE l’avventura si svolge nell’avvenire, nella sua incertezza, grande e piccola, non è gioco e non è serietà, sta nell’istante imprevedibile che viene, si trova su grandi pareti ma anche in un semplice bosco o sentiero dimenticato.

RIFUGGONO vacue linee guida e procedure che tentano di inquadrare ciò che non può esserlo (la Natura), la riproduzione in serie e il banale consumo d’esperienze.

TENGONO A MARCARE la propria modalità di vivere la professione per ritrovare se stessi, per respirare liberamente (no paesaggi mozzafiato!!!), per evitare condizionamenti e sensazioni superficiali.


COME RICONOSCERE LE GUIDE SOTTO(SOPRA)? dal distintivo appuntato alla rovescia…

Quanto vale una radice?

4 Maggio 2020

Quanto vale una radice nell’epoca post-covid? Un gradino di pietra, un muro storto? Un piccolo solco inciso nella cotica erbosa, contornato dai rododendri?

Cosa rappresenta una vecchia pista? Un’antica via?  Cosa giustifica la cancellazione dei segni di passaggio impressi nei sentieri noti e meno noti disseminati sulle nostre montagne?

Per secoli abbiamo camminato a piedi per queste vie accidentate, aperte a tutti. Generazioni di donne e uomini hanno vissuto e lavorato lungo questi sentieri.

Oggi stanno sparendo, non tanto per l’assenza di una misurata manutenzione ordinaria collettiva, ma per l’insana follia di “valorizzazione” che li vede sacrificati in nome di una nuova accessibilità.

Un tempo la funzione principale del sentiero era quella di unire, paesi, maggenghi e alpeggi, mentre ora si trasformano in infrastrutture utili allo sport, allo svago, alla scenografia funzionale che sempre di più contamina la montagna.

Perchè in ossequio alla moda della “ciclabilità” arriviamo ad eliminare radici e gradini troppo alti, raccordare dislivelli creati dalla presenza di rocce affioranti o creare nuovi passaggi in corrispondenza dei guadi o di alcune zone paludose?

Perché le flebili forme di “valutazione di incidenza” producono pagine e pagine di relazioni vuote, che considerano la tutela solo in funzione di motivazioni economiche, di aree protette, del computo analitico di emissioni, senza considerare che, almeno in alcuni luoghi particolari, la semplice alterazione permanente di un sentiero di grazia costituisce valido motivo per lasciarlo così come da sempre lo conosciamo?

Presto la “ruspa della modernità” lascerà il segno anche lungo la tratta Piasci Bosio in Valmalenco.

Solo 1, 20 metri per carità! Il minimo per il transito del miniescavatore da 15 quintali, munito di martello demolitore per frantumare brevi tratti di roccia che ostacolano la pedalata nei tratti a mezza costa.

Così ci giochiamo un’altra possibilità, quella di poter vedere, sentire e studiare un giorno quel che era un’antica via.

M’illudevo che la pandemia potesse congelare ogni intervento discutibile, solo in apparenza minore, ma in grado di cambiare completamente la fisionomia dei luoghi.

Soprattutto in questo momento, quando pure le ortiche sembrano aver riacquistato dignità e l’idea di camminare semplicemente per un vecchio sentiero, così come da sempre lo conosciamo, diventa un monumento alla libertà.

Mi sono sbagliato. Si torna da capo.

Almeno quassù

2 Maggio 2020

Almeno quassù, in alto, perchè non affidarsi alla responsabilità individuale e delle proprie azioni? Senza delegare a protocolli interministeriali, certificazioni e linee guida, che, per quanto azzeccate, non potranno risolvere la complessità in cui ci muoviamo?

Alpinismo & covid

30 Aprile 2020

Alpinismo & covid = percezione dei pericoli e predisposizione ai rischi. Stop.
Lasciamo agli ambienti codificati e circoscritti, agli uffici, alle fabbriche, ai trasporti: regole, procedure, protocolli e linee guida.

immagine: Inaba Mountain Moon – Toyotomi Yoshitoshi (1839 – 1892)

Viaggiatori post covid

22 Aprile 2020

Pare che il viaggiatore post-covid sia perfetto per le destinazioni di prossimità, per la montagna dimenticata, dove gli stili di vita sono ancora genuini, l’ambiente e il territorio assistiti da modalità di vita sociale non troppo invasiva, dove il rapporto con la natura e la sua biodiversità può trovare una sensata armonia, grazie a pratiche di frequentazione gentili e consapevoli.

Gran parte di questi patrimoni appartengono alle montagne, dai boschi e torrenti nascosti di fondovalle alle vette, passando per i villaggi a mezzacosta vestiti di pietra abbandonati.

Tutto ciò che non rientra nei desideri del turismo d’assalto e nei fenomeni economici collegati può ritrovare una nuova dignità?

Un’occasione per dar spazio ad una vera e propria rivoluzione creativa dell’andar per montagne?

Una possibilità di andare oltre l’ovvio, spingersi alla ricerca di cosa si nasconde in questi spazi da sempre maltrattati e incompresi?

Forse è tempo per iniziare a pensarci seriamente, fuggendo dalla nevrosi da “plexiglass da spiaggia”, da “sanificazioni” forzate e da protocolli inattuabili sulle rupi.

Sguardo sulla Valmalenco da Prà Marsciana