In cima al Remenno

28 Ottobre 2020

Arrampicare e sostare sulla cima del Sasso di Remenno allontana dagli spazi sempre più disciplinati e messi sotto controllo.

Qui ancora posso spostarmi sul granito come meglio credo.

Le ombre indicano i passaggi e le foglie ingiallite si raccolgono nelle concavità del granito.

Sparsi attorno decine di blocchi offrono, senza nulla chiedere in cambio, libere scalate, d’ogni altezza, forma e difficoltà.

La difficoltà di prendere decisioni in montagna

5 Ottobre 2020

Qui ed ora cosa accade?

Disporre di una reale consapevolezza del quadro delle cose attorno a noi è condizione necessaria per valutare una situazione e per prendere qualsiasi decisione, non solo in montagna.

La nostra valutazione del momento e del contesto in cui ci troviamo dipende solo in parte dalle nostre conoscenze, soprattutto quando ci infiliamo nei guai e con poco tempo per operare scelte fra diverse possibilità.

Gran parte dei corsi in circolazione propongono eccelse sessioni di formazione tecnica: cosa mettere nello zaino, quali scarponi indossare, saper usare piccozza e ramponi, kit da ferrata, ARTVA pala e sonda, come pianificare la gita, le manovre di corda, arrampicata in fessura, off-width, multipitch, autosoccorso, paranchi, discensori, fare nodi, sciare, usare GPS…

Per mettere a fuoco quel complesso archivio che abbiamo in testa, fatto non solo di competenze, ma da mille sfumature personali legate al vissuto di ciascuno di noi e alle condizioni del momento, proveremo a muoverci in contesti non convenzionali, utili a farci percepire gli ambienti attorno a noi, rapportandoli alla capacità di movimento, attraverso il dono dei sensi, ancor prima di dover ricorrere a qualsiasi strumento o tecnologia.

Ecco alcune idee e “corsi” in programma per poter sperimentare nuove vie e farsi alcune domande.

L’adozione pedissequa di modelli funziona sempre?

L’assunzione di ciò che conferma l’ipotesi a noi congeniale è sempre la miglior via?

Gli stereotipi creano correlazioni reali?

Vallone di Scerscen: scalate di ampio respiro

20 Settembre 2020

Davanti il Bernina.

Sotto il vallone, scavato nel corso dei millenni dalle acque di fusione dei ghiacciai.

C’è odore di nebbia, che sale sospinta da una brezza ancora estiva. Si alterna a quello di erba secca, foglie di rododendro e di ginepro.

Un bel viaggio tra pilastri, canali, diedri, cenge, strapiombi, placche, fessure…

(Sasso Nero, versante Est, via “Nives” apritori Augusto Rossi e compagni 2017, 11 lunghezze 6b)

Pizzo Cengalo 3369m passando per lo spigolo Vinci

14 Settembre 2020

Ogni cosa arriva mentre si sale, nulla è predeterminato. Ci sorprendono i primi raggi che illuminano il pilastro arancione sommitale, la diversa temperatura degli appigli a cavallo dello spigolo, il granito perfetto della “schiena di mulo”, le piccole protuberanze di anfibolite lungo il “diedro nero”.

Al termine delle difficoltà, raggiunta la Punta Angela, non terminano le sorprese. Forse il bello inizia proprio da qui.

Nuova geografia del disgelo

31 Agosto 2020

Nevicate abbondanti di primavera e fresche temperature d’inizio d’estate hanno per un po’ mascherato l’inarrestabile disgregazione degli apparati glaciali.

A fine agosto una nuova geografia del disgelo è ormai sorprendente realtà.

Possiamo decretare la scomparsa della Nord del Disgrazia, intesa come salita su ghiaccio.

E’ una montagna che cambia pelle, sempre più povera di ghiaccio e instabile, da interpretare e salire in modo diverso dal passato.

Foto di Laura Cirillo che ringrazio per la gentile concessione.

Geo Alpinismo: Pizzo Tremoggia 3441m – cresta SW via Klucker

22 Agosto 2020

Iniziamo la discesa calpestando i marmi chiari della vetta, davanti a noi quarzoscisti scuri disegnano la sagoma slanciata del Pizzo Malenco.

L’estesa muraglia di micascisti e gneiss che si estende tra il Piz Glüschaint e il Piz Sella separa il ghiacciai di Scerscen inferiore e superiore, in lontananza la diorite del Roseg e del Bernina raggiunge le quote più alte del massiccio.

Com’è possibile ritrovare in cima alle montagne depositi marini di origine carbonatica e silicea? Quali forze colossali hanno sollevato queste rocce e tuttora continuano a muoverle? Questi movimenti sfuggono alla nostra percezione a causa della brevità infinitesimale della nostra esistenza.

Percorrere la selvaggia cresta Sud Ovest del Piz Tremoggia aiuta a trovare qualche risposta, a toccare con mano e scoprire un grande libro di pietra.

Assieme alla traversata Cima di Vazzeda-Cima di Rosso, questa salita rappresenta un album petrografico di rara bellezza, da conoscere arrampicando, dove afferriamo gneiss, micascisti, quarzoscisti, calcescisti, marmi dolomitici…

Entrambi le salite furono affrontate per la prima volta a fine ‘800 da Christian Klucker, l’audace e sensibile guida alpina nativo della Val di Fex, che osserviamo dall’alto lungo l’intera salita.

Vuoi unire alpinismo e scoperta dei misteri della Terra? Assieme possiamo interpretare le forme della montagna durante la scalata. E’ la migliore occasione per cogliere la varietà degli elementi geologici (rocce, minerali, fossili) le loro relazioni e le proprietà che li caratterizzano, le infinite connessioni con gli organismi viventi, la presenza umana e il patrimonio culturale di ogni vallata…Contattami per saperne di più.

Geo Turismo & Geo Alpinismo

18 Agosto 2020

Per visitare luoghi autenticamente selvaggi, sconfinati ed isolati, incuranti della presenza umana.

Per scoprire le meraviglie geologiche nel luogo in cui si trovano e la particolare combinazione che si crea tra risorse naturali e umane che rendono il luogo unico e irripetibile.

Per afferrare rocce nate dal fuoco o dal mare.

Per unire alpinismo e conoscenza della Terra.

Selezione di salite scelte: Passo Vazzeda e Cima di Valbona, Cima di Vazzeda, antiche cave di pietra ollare (“preda soprafina”) in Val Giumellino, Pizzo Tremoggia, traversata Passo Tremoggia, Forcola Fex-Scerscen, ex Rifugio Scerscen.

Riserva di silenzio

12 Agosto 2020

Le faticose vie di accesso (da sud) alle cime del Bernina conducono ad autentiche riserve di silenzio, solitudine e ampi spazi.

Se eliminassimo la scocciatura della partenza notturna, le lunghe ore di cammino, la schiena sudata e il dedalo di crepacci da decifrare al chiarore della frontale…proveremmo lo stesso stupore al sorgere del sole?

Libro del rifugio e social network

31 Luglio 2020

Il libro del rifugio di un tempo era una sorta di social network ante litteram, in grado di costruire piccole reti che muovevano spiriti e persone, capaci di creare un comune sentire, al quale molti alpinisti non si sono sottratti…

Non erano infrequenti banalità e retorica di regime, ma alcuni passaggi sono davvero interessanti, non solo tra le relazioni alpinistiche e resoconti di salita, ma anche attraverso testimonianze di vita reale, come queste pregevoli note grafiche rintracciate sul libro del rifugio Porro all’Alpe Ventina datate 14 aprile 1940 di un giovane, sciatore ed alpinista. Quale sarà stato il suo destino, tre mesi dopo, con l’entrata in guerra dell’Italia?

Montagne o trofei?

29 Luglio 2020

Che si tratti di portare a casa una vetta, una raccolta di porcini, una fotografia, la logica del trofeo quasi sempre condiziona il nostro muoversi in montagna. Una sorta di prelevamento immediato, in grado di darci sollievo e soddisfazione.

Può esistere una via alternativa meno scontata e superficiale? Saper guardare, imporsi dei limiti, ma anche ricercare nuovi percorsi e significati?

Esplorare le rocce lungo la via abbandonata da decenni che conduce al rifugo più alto di Lombardia (3609m) ha un diverso valore rispetto al raggiungimento della vetta del Bernina districandosi tra le cordate?

Inseguire ed osservare i ciuffi di ranuncoli che per poche settimane fioriscono in luoghi tanto impervi da concedersi in visione soltanto a pochi è forse meno interessante rispetto al selfie sulla cima? Questi fiori aggrappati alle rocce a grandi altezze non rappresentano un’immagine di bellezza, qualcosa di irreale nell’atmosfera un po’ rarefatta delle altitudini?