Il calcare solare delle Prealpi inizia a svelarsi nel tardo autunno, finalmente libero dal caldo, dall’umidità e dal groviglio vegetale che l’assale d’estate.
Mentre il freddo ristagna giù in basso, possiamo dedicarci senza fretta al piacere della scalata, al recupero di un “sapere istintivo”, senza l’obbligo di riporre ogni fiducia nel cervello, negli schemi motori e nel ferrame che ci portiamo addosso.
Se si sospende l’azione degli altri sensi, i suoni della montagna scavalcano gli ostacoli e si fanno sentire!
Le orecchie sono sempre aperte e possiamo udire giorno e notte e, in un ascolto continuo, continuamente apprendere.
Per intendere i suoni della montagna e allenare la sensibilità acustica esploriamo i acqui cuèrci, infiliamo la testa tra i blocchi della “ganda” glaciale millenaria e restiamo in ascolto….
La parete è assai bella, piacevole iniziazione alle più impegnative salite in quota, con una magnifica vista sui ghiacciai, il Disgrazia e le montagne attorno. Chiamarlo Torrione pareva però un filo esagerato, d’altronde pure una vecchia guida d’arrampicata lo definiva torrone…
Il nome originario ëlCastèl o Sasa dël gaiùm, ritrovato nelle pagine ingiallite dell’inventario dei toponimi locali, non è forse più appropriato?
“Castèl (ël), punta rocciosa, a SO del lago Pirola. E’ pure detto: la sasa dël gaiùm. Ritenuta innominata è stata (erroneamente!) ribattezzata da alpinisti Torrione Porro (e il CAI anziché correggere, ratifica).”
Inventario dei toponimi valtellinesi e valchiavennaschi. A. MASA – G. DE SIMONI (a cura), Comune di Chiesa Valmalenco, Sondrio 1976.
Nelle immagini: la sasa dël gaiùm, il Bajkal della Valmalenco (lago Pirola) e il Patriarca millenario pronto ad affrontare un nuovo inverno.
Ancora pochi giorni, poi le ombre torneranno a stendersi lunghe sul fondovalle. Tra i faggi che ormai inghiottono la luce d’autunno, si nascondono le strutture che custodiscono le prime vie della Val di Mello, pareti dove è nata una delle stagioni più intense e creative dell’arrampicata su granito in Italia.
Il Grand Tour classico è un viaggio tra quelle origini. Una combinazione di vie che attraversano tutti gli stili e le sfumature dell’arrampicata mellica, su un granito perfetto, ancora libero da spit. Un percorso che permette di conoscere davvero la Valle, non solo con le mani e i piedi, ma con lo spirito giusto di chi si affida alla roccia, ai compagni e alla propria capacità di leggere la parete.
Un filo che unisce sei vie storiche —Stomaco peloso (1976), Alba del Nirvana (1976), Risposte di Bakunin (1978), la Crepa del Bamba (1978), o per chi preferisce un passo più lieve Tunnel diagonale (1976), Cunicolo Acuto (1975) e Mixomiceto (1977).
Un mosaico di nomi, epoche e intuizioni che raccontano il momento in cui la Val di Mello iniziò a parlare un linguaggio tutto suo — fatto di libertà, leggerezza e rispetto per la roccia.
Un invito con la curiosità di chi vuole ascoltare le voci della valle e i silenzi sospesi sopra i boschi.
Dichiaro/a di essere stato/a informato/a in modo comprensibile ed esauriente rispetto al fatto che:
– andare in montagna significa attraversare spazi densi di pericoli, non sempre noti e con rischi difficilmente valutabili, ma che anche una volta individuati non sono unicamente risolvibili attraverso abilità tecniche e attrezzature;
– la consapevolezza che l’imprevedibilità è una condizione ineliminabile di questi ambienti suggerisce che non basta imparare a fare la cosa giusta in ogni circostanza. Può sempre presentarsi una situazione che, per qualche fattore, anche piccolo, porterà a favorire il verificarsi di una circostanza imprevista;
– la guida NON è il garante della sicurezza, ma il gestore del rischio;
– l’itinerario può attraversare spazi non coperti da rete cellulare, l’assenza di segnale fa parte dell’esperienza, consapevolmente NON adottiamo sistemi di comunicazione satellitare d’emergenza, ma ci richiamiamo all’ intelligente cautela, al rispetto dei pericoli e pure al prepararsi agli imprevisti.
Abbiamo esplorato un mondo naturale mai prevedibile.
Abbiamo incontrato diversi dubbi e iniziato a comprendere quanto possono essere paralizzanti oppure vitali.
Ci siamo immersi nella bellezza di questi luoghi, fissandoli nella nostra memoria, senza la necessità di esibirli come trofei
Ecco alcune note dal campo..
L’invito al viaggio continua…per tutto l’autunno e la primavera 2022.
Scrivetemi per saperne di più.
Requisiti: abitudine per diverse ore di cammino fuori dai sentieri, assoluta padronanza del passo, assenza di vertigini e capacità di muoversi in scioltezza su passi di I e II grado. Per le notti all’aria aperta servono spirito d’avventura, adattamento e spirito di squadra.
Le nostre avventure in montagna sono solo frivolezze? O possono fornire intuizioni di cui possiamo aver bisogno per gestire le avversità del quotidiano?
Scalare è un ottimo fitness “adrenalinico” all’aperto? Oppure può orientare a sviluppare la capacità di prendersi cura di noi stessi, degli altri e dell’ambiente?
In montagna prendiamo continuamente decisioni in risposta alle possibili conseguenze dovute all’esposizione a luoghi intrisi di pericoli? Con consapevolezza o ci affidiamo al caos e al caso?
La consapevolezza di quel che accade dentro e attorno a noi sta alla base del processo decisionale?
Come facciamo a sapere se facciamo buone scelte anche se la giornata è andata bene? (Ci è andata di “culo” o se siamo stati bravi?)
Siamo sempre in grado di agire ispirati e con grazia o siamo più spesso mossi dall’arroganza basata sull’ego?
Può essere utile comprendere più a fondo le decisioni che prendiamo?
Arrampicata sulla Sentinella della vergine, Valmalenco SO
Quando si è in cima, la consegna del silenzio per qualche minuto è d’obbligo.
Anche se si è pochi metri di distanza, uniti ancora dalla corda, ognuno sceglie un posto e un modo che gli piace, si mette in ascolto, osserva ciò che lo circonda, tira il fiato, pensa a nulla o a tutto… forse inizia a chiedersi: cosa ho visto? Cosa ho scoperto? Come è stato?
Con grande piacere vi accompagnerò per vette solitarie, pareti nascoste, sentieri dimenticati, dove saremo quasi certi di trovare tempo e silenzio.
57934 passi. Ogni passo poggia su forme e superfici diverse, attraverso orizzonti minerali e vegetali sempre nuovi, sino ai ghiacciai e le vette meno percorse del Bernina Sud, dove non c’è spazio per essere sbrigativi nel guardare le cose.
Scavalchiamo le Alpi, senza cercare un luogo preciso. Poi pieghiamo verso il sole, oltre il secondo valico, sino al culmine della Sassa d’Entova 3329m per guardare lontano.
Migliaia di passi attraverso boschi, pascoli, fiori, pietraie, torrenti, cascate, laghi, neve, ghiaccio, crepacci, bédière, marmi, scisti, cristalli di calcite, dettagli e connessioni senza fine…
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