Se c’è qualcosa di insopportabile è il giudizio sprezzante da parte di chi ha raggiunto qualche abilità in montagna di fronte agli errori compiuti dai neofiti delle cime.
Se noi cosiddetti “esperti” ricordassimo i nostri giorni di apprendistato infarciti di sbagli di ogni tipo, forse eviteremmo di giudicare chi fa cose stupide, così come accade a chiunque muova i primi passi nei terreni d’avventura.
Imparare dagli errori è indispensabile come la libertà di trovarsi in ambienti difficili.
Sempre che l’avventura non sia un divertimento da consumare o una semplice fuga, ma un’occasione per comprendere le conseguenze naturali delle nostre azioni, assumendocene la responsabilità.
A pochi chilometri da casa, sopra la tormentata vedretta del Ventina, corre la bella cresta di serpentino rosso che porta dritti in cima alla Punta Kennedy 3283m.
Una gran classica, ormai poco percorsa, forse perché per arrivare all’attacco e discendere dalla vetta tutto si è fatto più complicato e il superamento del tratto in cresta forse è la parte meno difficoltosa, oltre che piacevole.
Attraversamenti glaciali laboriosi, ripidi pendii detritici, ghiacciati e crepacci rendono questa salita completamente diversa, sia per impegno che difficoltà, ma per questo non meno entusiasmante.
Per diverse ore esiste solo la diorite ricoperta dalla neve nuova, mentre scaliamo avvolti da sbuffi di nuvole molti metri sopra il mare.
Sa fossimo catapultati quassù all’improvviso, tra il Pizzo Bianco 3993m e il Bernina 4048m, con queste condizioni, potremmo solo maledire queste rupi così inospitali, eppure lungo l’aerea cresta non c’è spazio per pensare a nulla se non al piede ramponato pronto a trovare la giusta presa.
Il lungo avvicinamento nella notte affina i sensi, focalizza l’attenzione ad ogni passo.
Nessun pensiero può essere rivolto all’esposizione, al vuoto, mentre la concentrazione mira alla risoluzione dei problemi d’equilibrio, di ricerca della via e del prossimo appiglio…
Per visitare luoghi autenticamente selvaggi, sconfinati ed isolati, incuranti della presenza umana.
Per scoprire le meraviglie geologiche nel luogo in cui si trovano e la particolare combinazione che si crea tra risorse naturali e umane che rendono il luogo unico e irripetibile.
Per afferrare rocce nate dal fuoco o dal mare.
Per unire escursionismo e conoscenza della Terra.
giorno 1
ritrovo ore 9 località Franscia 1515m e avvio trekking lungo le gole e il vallone dello Scerscen, pranzo al sacco.
Transito dall’alpe Musella e dal cimitero degli alpini sino al rifugio Carate 2636m, cena e pernottamento.
giorno 2
salita al monte delle Forbici 2908m e rientro ad anello verso valle con laboratori d’esperienza in cammino. Arrivo a Franscia ore 18 circa.
Equipaggiamento consigliato
Zaino di dimensioni sufficienti per trekking di 2gg a partire da 35l
Scarponcini da trekking ben rodati
Pantaloni da trekking estivo (aggiungere calzamaglia se dovesse fare freddo)
Giacca-guscio impermeabile traspirante
In caso di pioggia un poncho o copripantaloni potrebbero essere utili
Cappello da sole, berretta e guanti leggeri, occhiali da sole e crema alta protezione
Borraccia o camel bag
Intimo termico e calze (con ricambio), giacca in pile, capo caldo (in piumino o sintetico).
Cibo per pranzo al sacco, barrette energetiche o un po’ di frutta secca da consumare durante il cammino
Piccolo asciugamano in microfibra
Sacco lenzuolo per notte al rifugio
Torcia frontale con batterie di scorta
Kit pronto soccorso, dotazioni personali
Bastoncini da trekking (consigliati)
Taccuino per annotazioni e da scrivere
Facilitatore d’esperienze: Michele Comi, guida alpina e geologo della Valmalenco.
Proposta in collaborazione con Rifugio Carate in Valmalenco.
Per informazioni e iscrizioni: michele.comi@stilealpino.it
Arrampicare può ancora essere un atto naturale, come mettere un piede avanti all’altro, senza altro impegno oltre a quello di vivere l’istante che viene, evitando di infagottarsi di troppi nodi, dove tecnica e strumenti sono un semplice mezzo per rinnovare la propria curiosità, aguzzare i sensi, conoscere ambienti rari e vivere bei momenti.
Nell’immagine: arrampicata sulle pareti nascoste di ottimo serpentino dell’alta Val Torreggio in Valmalenco.
P.s. Contattatemi se desiderate esplorare queste rocce. Non cercatemi per proposte adrenaliniche, aperetivi sulle crode, “clinic”, viste mozzafiato, viaggi da sogno, …non “ashtaggo”, non “briffo” e non aggiorno ogni stagione l’outdoor outfit.
Il ricordo di questa bella salita è un piccolo schizzo su un foglio di carta di riso. Nessun’alta foto, solo le sensazioni ancora vivide dell’incredibile scalata sulle orme di Felice Benuzzi, lungo l’antico condotto vucanico solidificato e la traversata nel tratto nevoso tra i pinnacoli “Gate of the Mists” a solo 16 Km a Sud dall’Equatore!
Vi sono luoghi così rari e preziosi che meritano di non essere raccontati, se non per quello che suscitano in noi quando li attraversiamo.
Ormai abbiamo fatto il giro del globo e il globo è finito. Più conosciamo in superficie ogni spazio remoto, meno sappiamo penetrarlo nel dettaglio.
Più cediamo alla spettacolarizzazione, più rinunciamo a conoscere per davvero questi ultimi spazi selvaggi, ormai ridotti a piccoli scenari di “imprese” umane, troppo umane.
Pochi giorni fa, solitario, ho affrontato un’inedita ed entusiasmante esplorazione, al confine tra escursionismo ed alpinismo, tra arrampicata ed avventura.
Ho collezionato una serie di incontri e sensazioni così singolari ed inattese che hanno via via rafforzato in me l’idea che per riproporre questo viaggio occorre stabilire un’alleanza e un patto con i più fidati compagni di cordata: il patto del non racconto**!
Per questo ho deciso di non mostrare alcuna foto , suono o video riconducibile a questo Eden perduto.
Destinazione? Lo scoprirete in privato dopo aver accettato il patto del non racconto.
Quando? A partire da ottobre 2021.
Durata del viaggio 4-5 giorni.
Quello che posso anticipare è che mai come in questa avventura mi è capitato di mettere a fuoco una quantità e qualità di emozioni così forti.
Emozioni che ci forniscono informazioni per valutare le situazioni, ci inducono a raccoglierne di ulteriori, prendere decisioni, a organizzare le nostre scelte e il nostro comportamento.
Solo un luogo speciale come questo consente di mettersi in ascolto e favorire una tale sintonia fine, così potente da farci dimenticare la necessità corrente di frequentare i luoghi quasi sempre solo per esibirli come si fa con un trofeo, senza comprenderli realmente.
Dormiremo sotto a un cielo stellato, per riacquistare la percezione della volta celeste sino a riempire per intero il nostro campo visivo, circostanza assai utile per provare a ridimensionare il nostro “io” supponente e magari tornare arricchiti alla nostra routine.
Questo viaggio è un’occasione per disfarci delle medaglie di latta con cui ci nutriamo ogni giorno, in una sorta di contagio collettivo.
Un’esplorazione utile a ridurre , almeno per un poco, quel distacco dalle emozioni e sensazioni fisiche reali che sono il tradimento delle istanze interiori più importanti.
**Patto del non racconto
Io sottoscritta/o…………………….
Confermo l’adesione al viaggio e all’esplorazione dell’Eden perduto
sottoscrivo il seguente patto del non racconto:
-mi impegno a non rivelare dettagli, descrizioni e informazioni dell’accesso e del percorso
-mi impegno a non divulgare e pubblicare alcuna immagine e/o video che ritraggono i luoghi attraversati
Pena l’esclusione con disonore e ignominia dal gruppo di esploratori erranti.
Pena la riprovazione di nostra madre Terra
In fede…………..
Requisiti: abitudine per diverse ore di cammino fuori dai sentieri, assoluta padronanza del passo, assenza di vertigini e capacità di muoversi in scioltezza su passi di I e II grado. Per le notti all’aria aperta servono spirito d’avventura, adattamento e spirito di squadra.
Contattatemi per le necessarie informazioni riservate e per consultare la mappa del racconto.
All’istante troviamo qualcosa di vero quando mettiamo mani e piedi sulla roccia scaldata dal sole. Subito possiamo scrollarci di dosso la connettività infinita del mondo tecnologico, per riacquistare la libertà del contatto e dell’impressione che ci fa questo mondo. Sentire le rugosità del granito e sperimentare la presenza corporea su una grande parete attiva sensazioni ed emozioni a volte soppresse o dimenticate.
Quanto siamo in grado di percepire ed ascoltare? Quanto accogliamo le nostre emozioni e prendiamo atto di quel che sta accadendo?
Nella foto le lunghezze sotto l’arco di pietra del Risveglio di Kundalini, via storica della Val di Mello. Se sei interessato a scoprire il fascino dell’arrampicata in Val di Mello, contattami. Non solo per salire una via, ma per un’immersione in un mondo, anche e soprattutto di sensazioni.
Salire il Similaun 3607m da Sud, dall’incisa Pfossental, significa scoprire segreti, connessioni e memorie del tempo custodite da questa bella montagna delle Retiche Orientali.
Partire a notte fonda fa comprendere più chiaramente quel che si attraversa, anche se nascosto alla vista per qualche ora.
Oltrepassiamo in sequenza prati, boschi radi, soglie glaciali, cordoni morenici, canali e vedrette sino alla cresta sommitale che ci conduce in cima.
Dall’alto par di vedere il piccolo cacciatore del Neolitico che si avventura leggero e veloce per le gelide alture e i ghiacciai della Val Senales…
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