La mappa bidimensionale di una grande salita (relazione e disegno) va letta soprattutto dopo averla percorsa.
Solo così è possibile andare oltre la parziale informazione messa sulla carta per ottenere un’autentica mappa indelebile e personale dell’avventura in parete.
In tal modo nella nostra mente la carta diventa all’istante tridimensionale, ricca di ogni dettaglio e rilievo, dove oltre agli spazi e metri di granito percorsi si associano mille sensazioni, emozioni, dubbi, fatica e felicità di una grande scalata…
Nelle immagini: salita al Piz Badile 3308m spigolo Nord
Ascensioni principali nei Gruppi Bernina-Disgrazia-Scalino
Dalle Capanne Marinelli 2813m e Marco e Rosa 3609m Pizzo Bernina 4050m Pizzo Roseg 3963m Traversata Scerscen 3971m Bernina 4050m Cresta Guzza 3869m Pizzo Argent 3945m Pizzo Zupò 3996m Pizzo Bellavista 3922m Traversata Argent-Zupò-Bellavista Giro delle Belleviste Pizzo Palù 3906m Pizzo Sella 3511m Dai Rifugi Bignami 2401m, Carate 2636m Sasso Moro 3108m Cime di Musella 3068m Cima di Caspoggio 3138m Pizzo Varuna 3453m Pizzo Palù 3906m Dal Rifugio Longoni 2417m Pizzo Tremogge 3442m Traversata Entova 3331m, Malenco 3438m, Tremogge 3442m Piz Gluschaint 3594m Sassa di Fora 3366m
Dai Rifugi Porro 1960m e Ventina 1965m Monte Disgrazia3678m per Cordamolla Pizzo Cassandra 3226m Punta Kennedy 3295m Punta Kennedy per cresta Est Pizzo Ventina 3261m Torrione Porro 2432m Dalla Capanna Ponti 2559m Monte Disgrazia 3678m via Normale Dai Rifugi Zoia 2021m, Cà Runcasc 2170m, Cristina 2087m Pizzo Scalino 3323m Dal Rifugio Del Grande Camerini 2580m Cima Vazzeda 3301m Traversata Vazzeda Cima di Rosso 3366m Cima di Valbona 3033m via Gervasutti Grandi Pareti Pizzo Bernina cresta Biancograt
Corre voce che una nuova ferrata potrebbe solcare le balze di serpentino della “Sassa” sopra i ruderi medievali del castello Malenco in quel di Caspoggio in Valmalenco.
Inutile tentar di convincere i sostenitori delle giostre in montagna a cambiare idea.
Sono talmente convinti che attrezzare una parete con sequenze di cavi e scale possa rappresentare la migliore possibilità per avvicinarsi alla verticalità, che non prendono nemmeno in considerazione il fatto che l’addomesticamento artificiale non può che allontanare dall’esperienza autentica dell’andar per crode.
Inutile far presente il carattere diseducativo, le mille perplessità di carattere ambientale e culturale che nuovi cavi e metalli andrebbero ad introdurre in una zona che fino ad oggi è stata risparmiata da girandole di infissi…
Inconcludente sperare che possa essere valutata la possibilità di comprendere che l’infrastrutturazione della montagna non può che banalizzare l’esperienza, oltre che invadere i sempre più rari spazi naturali, fisici e mentali, che ci rimangono…
Vano far presente che ogni ulteriore opera di antropizzazione dei luoghi naturali pone sempre di più gravi problemi di manutenzione e responsabilità (vedi la “discesa mozzafiato” sospesa nelle gole dello Scerscen, attrezzata da pochi anni, pronta per fare il “pieno di turisti” e ora interdetta con cancello DIVIETO DI ACCESSO!).
Non ci resta che tifare per questa nuova, seppur costosa, posa di ferrame in montagna.
Vien da dire che ogni “outdoorista” disposto a farsi un giro di giostra “adrenalinico” passando attraverso il centro di raccolta differenziata di rifiuti che sta alla base delle pareti almeno non ce lo ritroveremo in giro per sentieri e altri luoghi di grazia.
Tempo di pioggia e salta fuori questa vecchia foto, scattata al termine di una salita esplorativa su un raro e assai lontano muro di granito fessurato, nei pressi dal misterioso valico che separa i bacini della Vedretta di Palù dalla Vedretta di Fellaria. Probabilmente il passo doveva essere un tempo più frequentato di quanto lo sia attualmente, dato che la mappa storica (1870) ne riporta la traccia di accesso, forse ricordo vecchie rotte per scavalcare le Alpi antecedenti la piccola era glaciale?
Non trascorre estate senza che un passeggiatore in brache corte e scarp del tennis fotografato sui ghiacciai del Breithorn risvegli l’indignazione collettiva di fronte a cotanta irresponsabile leggerezza, foriera di tragedia, congelamenti e morte.
Sciagurati! La montagna non è una spiaggia, non è ammissibile essere così male equipaggiati! Sono i toni (più morbidi) della reprimenda…
L’immagine diventa presto virale e il tiro al bersaglio contro l’avventato escursionista si moltiplica..
Eppure mai nessuno si spinge oltre lo scafandro mancante.
Mai un suggerimento che mostri un minimo accenno di evoluzione personale e sociale. Cosa pensa il tipo in maglietta, cosa sa, cosa lo spinge, quanto è consapevole del suo comportamento? E se fosse un novello Messner? Un Honnold delle nevi?
Abbiamo talmente forzato ogni spazio di pensiero alla nostra miserabile misura, alimentato l’ignoranza assistita e la deresponsabilizzazione sino a dimenticare ogni relazione con l’ambiente e con noi stessi.
Strumenti, tecnologia, equipaggiamento e controlli sono fondamenti del moderno pensiero dominante dell’andar per monti come al piano.
Che valore ha l’esperienza sulle cime se rinunciamo anche qui al meglio di noi stessi?
“non è dotato di abbigliamento tecnico adeguato”, né “di scarponi, ramponi, casco e corda” fonte CNSAS fb
Il grande libro di pietra inizia a svelarsi alla base della parete con geometrie e segni nella roccia, il cielo e lo sguardo dall’alto del Totem.
Questa salita è bella per quello che non c’è.
Non c’è un comodo avvicinamento, non è evidente, non è estrema, non è “plaisir”, non ci sono soste né chiodi, non è nota, non da lustro.
Inseguendo le rocce rosse verso l’alto possiamo però afferrare la migliore roccia in quota della Valmalenco, lasciandoci stupire dalla varietà di forme e colori, mentre osserviamo dall’alto la lunare Val Sassersa e il suoi laghi turchese.
Photo by Marco De Scalzi – Courtesy Beatrice Trussardi Foundation
Dal 11 luglio sino al 29 agosto 2021 potremo attraversare le Alpi a piedi per incontrare i luoghi che ispirarono Segantini, Giacometti e Nietzsche.
Scavalcare le Alpi significa esplorare un continuo passaggio di frontiere minerali e vegetali, accompagnati dai cambi di luce e di orizzonte che obbligano ad alzare gli occhi e non limitarsi al movimento meccanico di un passo avanti all’altro.
Mountain Hut in Val Fex, Engadin Site of Pawel Althamer’s project for the Beatrice Trussardi Foundation 2021 Courtesy Beatrice Trussardi Foundation Photo by Marco De Scalzi
Cosa occorre: buona attitudine al cammino, scarponi ben rodati, curiosità.
Giorno 1 – Chiareggio 1612m, Passo Tremoggia 2929m, Val di Fex (Crasta) 1950m, Lej da Segl (Isola) 1810m, Maloja 1809m, Salecina 1793m. Pernottamento presso la dimora storica di Salecina.
“quello che distingue Salecina dalle case di vacanza di lusso è il numero delle stelle, sicuramente più numerose nella limpida conca di Salecina risparmiata dall’inquinamento luminoso”
Lungo la via visiteremo la ganda de Fex, dove i giuelée malenchi nei primi del ‘900 misero a frutto le loro conoscenze e abilità oltre confine ricavando tegole simili a quelle di serpentino estratte e lavorate in Valmalenco.
Val Fex
Giorno 2 -Salecina 1793m, Passo del Muretto 2560m, Chiareggio 1612m.
Passo Muretto
Contattatemi per saperne di più: ph 348-8403009 – michele.comi@stilealpino.it
Se c’è qualcosa di insopportabile è il giudizio sprezzante da parte di chi ha raggiunto qualche abilità in montagna di fronte agli errori compiuti dai neofiti delle cime.
Se noi cosiddetti “esperti” ricordassimo i nostri giorni di apprendistato infarciti di sbagli di ogni tipo, forse eviteremmo di giudicare chi fa cose stupide, così come accade a chiunque muova i primi passi nei terreni d’avventura.
Imparare dagli errori è indispensabile come la libertà di trovarsi in ambienti difficili.
Sempre che l’avventura non sia un divertimento da consumare o una semplice fuga, ma un’occasione per comprendere le conseguenze naturali delle nostre azioni, assumendocene la responsabilità.
A pochi chilometri da casa, sopra la tormentata vedretta del Ventina, corre la bella cresta di serpentino rosso che porta dritti in cima alla Punta Kennedy 3283m.
Una gran classica, ormai poco percorsa, forse perché per arrivare all’attacco e discendere dalla vetta tutto si è fatto più complicato e il superamento del tratto in cresta forse è la parte meno difficoltosa, oltre che piacevole.
Attraversamenti glaciali laboriosi, ripidi pendii detritici, ghiacciati e crepacci rendono questa salita completamente diversa, sia per impegno che difficoltà, ma per questo non meno entusiasmante.
Per diverse ore esiste solo la diorite ricoperta dalla neve nuova, mentre scaliamo avvolti da sbuffi di nuvole molti metri sopra il mare.
Sa fossimo catapultati quassù all’improvviso, tra il Pizzo Bianco 3993m e il Bernina 4048m, con queste condizioni, potremmo solo maledire queste rupi così inospitali, eppure lungo l’aerea cresta non c’è spazio per pensare a nulla se non al piede ramponato pronto a trovare la giusta presa.
Il lungo avvicinamento nella notte affina i sensi, focalizza l’attenzione ad ogni passo.
Nessun pensiero può essere rivolto all’esposizione, al vuoto, mentre la concentrazione mira alla risoluzione dei problemi d’equilibrio, di ricerca della via e del prossimo appiglio…
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