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Formazione in ambiente: togliere il superfluo, iniziare a percepire.

giovedì, 25 Maggio 2017

Il vento soffia da nord, grandi nubi si rincorrono sopra i pascoli dell’Alpe Ventina appena liberi dalla neve.

Il gruppo si muove in uno spazio di grande bellezza che esercita un irriducibile richiamo.

Quasi senza accorgersene, nell’esperienza condotta ai limiti del ghiacciaio, si attraversa l’azione del fare ricerca, che attiva un apprendimento trasversale e permanente.

La mappa del racconto invita a cercare, distinguere, scoprire qualcosa precedentemente celato.

In mezzo si avvia uno sforzo personale e diverso per ciascuno, ma che accende il desiderio di procedere, favorendo il contatto diretto con gli elementi della natura.

Sperimentare

domenica, 21 Maggio 2017

Portare la “montagna” all’interno dell’Experiential Training BarCamp, la prima non-conferenza in Italia sulla formazione esperienziale, mi appariva come un azzardo, paragonabile almeno al percorrere una cresta sottile ed esposta. Mi accompagnava il pensiero che la proposta potesse tradursi o essere interpretata come una modesta composizione ginnica condotta sull’erba di un prato.

Con piacere ho invece sperimentato la possibilità di attivare un incontro fuori dai ruoli ed emotivamente coinvolgente. Grazie a tutti coloro che si sono legati “in cordata” ed hanno consentito che ciò accadesse!

E grazie ai racconti di Reinhard Karl, Luciano de Crescenzo, Guido Rossa, Bernard Amy, che ci hanno indicato la via, permettendo a tutti, indistintamente, di trovare la propria montagna. Interpretandoli ed ascoltandoli assieme si è scatenato un immaginario magico che ci ha condotti in un “altrove”, dove poterci slegare dal ruolo di semplici spettatori per trasformarsi in veri e propri soggetti attivi della narrazione.

Nell’immagine: la montagna rivoluzionaria e fantastica di Moebius

 

Correre

sabato, 20 Maggio 2017

Il pascolo è morbido e l’erba appena spuntata. Si alternano brevi saliscendi nel bosco, tra radure, rocce montonate e piccole torbiere. In discesa mi abbandono, piacevolmente attutito dagli aghi di conifera che ricoprono il sentiero. Il torrente rinfresca l’aria e si sta bene.

Correre vicino a casa non ha la solennità di una scalata, si resta nella dimensione del terreno conosciuto e si ha sempre una possibilità di ritorno in caso di maltempo, d’indecisione o di stanchezza. Ma bastano pochi minuti e i luoghi giusti per provocare un cambiamento radicale dell’umore.

Alleniamo l’esperienza (Ep. 3)

mercoledì, 17 Maggio 2017

Perché cercare informazioni sulle salite esistenti o ancora aprirne di nuove?

Ora che tutto o quasi è stato salito sulle Alpi, potrebbe esser giunto il tempo di lasciarsi alle spalle l’ansia dell’informazione preventiva quando affrontiamo una salita già “tracciata”, oppure cessare del tutto di aprire nuove vie. Se condividiamo l’idea che l’importanza di un’uscita in montagna risiede nell’esperienza, nelle emozioni che essa attiva e non nel piccolo primato personale fatto di ripetizioni fugaci, di palmares d’ascensioni o nel “marchiare” con nuovi percorsi i residui brandelli di pareti vergini rimaste, ecco che potremmo aprire in ogni istante nuove grandi salite, semplicemente arrampicando come se stessimo affrontando per primi la parete, indifferenti alla patina lucida degli appigli già percorsi centinaia di volte…

Poche ed essenziali indicazioni geografiche d’orientamento generale ci porteranno vicino alla montagna, per lasciar spazio alla scelta personale di ricerca dell’itinerario, all’ interpretazione attiva della linea di salita, in funzione dello stato di forma o di grazia, ricorrendo solo ai nostri sensi, alle nostre percezioni. Così facendo ogni distesa glaciale, canale di neve, sperone o parete di roccia, si potranno trasformare in un inesauribile terreno di scoperta, mettendoci a nudo di fronte alla montagna. Ampliando l’incertezza, privandoci di informazioni anticipate, resettiamo il nostro rapporto con la parete, riportando il sistema di elaborazione allo stato iniziale, cogliendo così ogni passaggio, ogni sfumatura, rinunciando al superfluo, cogliendo appieno ogni piccolo passo verso l’alto.

Calcare e granito

domenica, 14 Maggio 2017

Nelle guide d’alpinismo e arrampicata a volte capita che la parte più indigesta per il lettore sia la sezione dedicata alla geologia. Infarcita di terminologia per soli adepti, spesso la si salta a piè pari, perdendo così la possibilità di comprendere meglio l’essenza della nostra passione.

Per questo val la pena riportare le parole di Bernard Amy, che ben descrivono i caratteri distintivi di due “pietre” fondamentali.

Il granito pietra del Nord e delle terre fredde; il calcare pietra del sud e delle terre luminose. Il granito venuto dalla profondità della Terra, lava viva oggi immobile, come morta; il calcare venuto dalle profondità vive del mare, con dentro di sé la memoria di miliardi di esseri morti per dargli vita. Il granito roccia druidica monoteista, che nasconde spesso le proprie rune rettilinee sulle montagne che toccano il cielo; il calcare, roccia marina, creatrice, vivificata dal sole e dagli dei, donata a tutti. Il granito, puro e cristallino; il calcare, bastardo e duttile, come gli esseri umani. Il granito, anglicano, il calcare, latino. Il granito ascetico, spaccato dal gelo e dalle tempeste; il calcare, scolpito dalle acque, addolcito dall’aria e dalle sue luci. Il granito pietra settentrionale, primitiva e poco segnata; il calcare pietra meridionale e volubile. Il granito maschio, il calcare femmina. (….)Ma granito e calcare sono anche un’altra storia, che ci sfugge, che racconta a chi la sa ascoltare la vita di un pianeta che non cessa di rimodellare forme e rilievi. Lo fa così lentamente che gli alpinisti possono chiedersi se si tratta davvero della storia del pianeta degli esseri umani. Eppure, ecco le montagne, con le loro pietre, le loro valli, le pianure interne, cose del nostro mondo, anch’esse dunque nate, benché alcuni milioni di anni fa. Del resto cos’è un milione di anni per una montagna?

Toccare con mano ciò che viene raccontato

sabato, 13 Maggio 2017

Quest’anno è piacevole prestarsi alla cugina cieca della televisione. Ascoltando la radio non vien meno il senso di essere lì presente, di toccare con mano ciò che viene raccontato. Radiotelevisione svizzera edizione del 12-05-2017  dal minuto 3.20″

Mellopark

venerdì, 12 Maggio 2017

Salgo al Melloblocco, leggero, felice d’osservare l’ottima continuità organizzativa. Nell’area “mellopark”, tra i tanti nuovi sassi per tutti, emerge un grande blocco. Raggiungo la base proprio quando Babsi Zangerl afferra felina l’appiglio chiave che la porta in cima. Poco prima l’extraterrestre Megos ha passeggiato, ripulendo da gentlement in salita alcuni microappigli per i successivi tentativi delle ragazze. Arriva anche il giovane asceta francese Charles Albert, lo scalatore scalzo abbigliato no-logo, si siede e osserva. Nel frattempo il telefono squilla, è radiopopolare, in diretta, al Melloblocco.

Nuova gestione rifugio Omio in Val Masino

mercoledì, 19 Aprile 2017

Nuova gestione al rifugio Omio in Val Masino.

Conosco Cristina e Graziano Gilardi da diversi anni. Assieme abbiamo salito numerose vette delle Alpi Centrali e non solo, percorrendo creste e pareti in ogni stagione.
Nel corso di tanti momenti trascorsi assieme in montagna si sono rivelati ottimi amici, piacevoli compagni di cordata ed esperti della montagna. Non vi è angolo del Masino che non conoscano; animati da una continua e costante curiosità e desiderio di scoperta hanno in pochi anni esplorato ogni vallata, dai percorsi escursionistici, alle più esili tracce battute solo dai selvatici, sino a diverse pareti granitiche del Gruppo e strutture di fondovalle.
Oltre ad aver maturato una corretta consapevolezza nel muoversi in ambiente, Cristina e Graziano possiedono soprattutto una gran passione per questi luoghi, accompagnata da una gran dose di umiltà e capacità d’ascolto.

 

Alleniamo l’esperienza

mercoledì, 22 Marzo 2017

alleniamo l'esperienzaPer ri-scoprire la propria Montagna

Per prepararsi ad essere impreparati

Dopo tanti anni di attività professionale condotta sul campo, in montagna, per creste e pareti, entro frane o aree instabili, ma anche per semplici percorsi escursionistici, quando devo decidere quale direzione prendere o quale comportamento adottare, attingo informazioni da un insieme di conoscenze e, soprattutto, da una messe di dati sensoriali ed emotivi, frutto di un vissuto a contatto con la Natura, in particolare quelle ricollegabili al tempo in cui, bambino, saltabeccavo tra pascoli, rocce e torrenti al limite dei ghiacciai a 2500 m, nei pressi del rifugio gestito dalla mia famiglia.

Ad esse si aggiungono i ricordi delle primissime esperienze alpinistiche di gioventù, a volte incaute o avventate, ma che hanno contribuito a sviluppare un senso di sempre Vigile Attenzione, una capacità istantanea d’agire d’istinto, ancor prima che con la razionalità. Poi, in seconda battuta, dal “brodo di coltura” della lunga trafila formativa dei corsi guida arrivano le informazioni tecniche, per approdare all’affidamento nel giusto attrezzo, al materiale, alla tecnologia.

Anno dopo anno s’accresce la capacità di distinguere la “tecnica” dal “fattore umano”, producendo un senso di “liberazione” che apre le porte a consapevolezze inattese e migliora la Qualità del mio andar per monti.

Così ora ho deciso di “sottrarre” e di eliminare metodi affrettati e mete inadeguate, un tempo scelti solo per rimpolpare l’autostima, ma privi sensibilità, di risonanza sensoriale e percettiva, di comprensione, di reale consonanza con la Montagna ideale.

Cosa significa allenare l’esperienza?

L’esperienza non è trasmissibile.

Ognuno di noi si muove in un universo sensoriale che è legato a ciò che la sua storia personale ha prodotto a partire dall’educazione che ha ricevuto.

Considerando che la relazione con l’ambiente è il mezzo più potente per migliorare le nostre capacità d’osservazione, di ascolto e di presa delle decisioni, ho pensato a un percorso di avvicinamento, un suggerimento per consentire l’attivazione – sorvegliata – di esperienze autentiche e personali, alla ri-scoperta del proprio modo di andare in montagna.

Il rischio in montagna è ineludibile e l’assunzione di responsabilità come mezzo di autoprotezione, è l’unico efficace antidoto.

Prepararsi ad essere impreparati potrebbe essere il motto di questo percorso d’allenamento, dove la natura va sentita, “provata”, per riacquistare il Senso, rifuggendo alla trappola dell’uomo tecnologico, che allontanandosi dalla Natura perde Sensibilità, cadendo nella trappola dell’ignoranza assistita, i cui effetti dannosi incrementano di uscita in uscita.

Si tratta di privilegiare e percepire pienamente ogni passo verso l’alto e tutto quello che ci sta attorno, concentrandoci, sul Qui ed Ora, per toglierci un po’ di dubbi, senza l’assillo di tensioni continue verso la vetta o il “risultato”.

Mireremo a obiettivi provvisori, non del tutto programmabili, semplicemente perché non catalogabili in categorie rozze, obiettivi che si evidenzieranno nello svolgersi dell’esperienza, adatti a tutti e soggetti a una revisione continua, dove non esiste l’insuccesso, ma solo una soluzione inefficace.

Così forse potremo percepire le mille sfumature e variabili di questi ambienti, che troppe volte ci sfuggono se ci troviamo ossessivamente protesi, con il capo chino e il fiato corto, verso la vetta.

 

Come si attiva il programma d’allenamento dell’esperienza?

Con una prima giornata conoscitiva, introduttiva al “percorso d’allenamento”, in un sito particolare, unico e irripetibile, tra Valtellina ed Engadina.

Servirà per conoscersi, valutare il proprio “passo”, sentire e sentirsi per definire le tappe successive.

Ognuno, al proprio livello, potrà arrampicare, sciare o semplicemente camminare.

In seguito potremo salire progressivamente, per fissare l’esperienza autentica, non per la preminenza della guida, che sempre di più si tramuterà in un invisibile custode e semplice facilitatore della vostra sperimentazione, conoscenza e saggezza in parete.

Forse così potremo concentrarci unicamente sul nostro cammino, trovando un bilanciamento alla fretta, al rumore e magari a qualche dubbio e difficoltà del quotidiano.

 

Periodo: tutto l’anno.

 

Destinatari:

-tutti i frequentatori della montagna, con o senza esperienza;

-organizzazioni o aziende che ritengono attuale e strategica l’idea di essere preparati all’imprevisto.

Líberati dalla noia

martedì, 28 Febbraio 2017

La noia, si sa, è funzione della mancanza di consapevolezza. La noia produce insoddisfazione permanente, inquietudine, impulso continuo per passare ad altro, alla nuova moda del momento, con l’illusione di poterla sconfiggere.

Così lo sciatore annoiato, incapace di cogliere tutte le cose sorprendenti che popolano i luoghi rari che va frequentando, li banalizza, raggiungendo le vette in elicottero, distruggendo in un attimo la loro atmosfera preziosa. Perché allora non dimostrare a noi stessi, prima che agli altri, che è possibile frequentare i pochi luoghi rimasti lontani dal rumore, con i mezzi più semplici, come i piedi, le gambe e il cuore? Forse solo così si potrà scoprire quell’armonia che il fugace trasporto aereo rende invisibile.

Solo sentendo la Terra sotto ai piedi possiamo entrare in un rapporto vivo con i luoghi, per consentire il ricordo e, perché no, un miglior ritorno. Sappiamo bene che colonne d’auto intasano le strade di fondovalle e il mondo intero è travolto da aggressioni ben più gravi di qualche svolazzo. Questo non può essere l’alibi, la magra giustificazione all’utilizzo per divertimento del motore in montagna ma, al contrario, rafforzare l’invito a muoversi leggeri negli spazi alti, aperti alla silenziosa scoperta della montagna.

Nella foto: giovani scialpiniste e gruppo in partenza dalla capanna Marinelli al Bernina