Archivi per la categoria ‘escursioni singolari’

Lago d’Entova

venerdì, 1 Gennaio 2016

Se riconosciamo il paesaggio oltre il suo aspetto immobile, includendo la luce, l’aspetto delle rocce, del terreno e del ghiaccio, il bisbigliare delle fronde dei larici, gli odori di resina, il calore e colore delle erbe ingiallite e tutti gli altri innumerevoli dettagli che un’esplorazione d’inverno sa riservare, ogni luogo assume un carattere unico, non replicabile.

Senza neve il lago si trasforma nella miglior pista di pattinaggio all’aperto che si possa immaginare.

Ps Il ghiaccio che ricopre la superficie del lago è mutevole e le sue condizioni possono variare rapidamente.

Gole dello Scerscen

martedì, 18 Agosto 2015

Lo stupore di una camminata con meteo incerto, tra pioggia e schiarite, nasce dall’accentuazione dei profumi del bosco, dalle luci inconsuete e dal colore vivido di felci e muschi saturi d’acqua. Se a ciò aggiungiamo un percorso selvaggio come quello delle gole dello Scerscen ecco che ci ritroviamo in un percorso inedito e tutto da scoprire. Da Franscia (1500m) il tracciato si sviluppa in buona parte lungo un esposto saliscendi tra le rocce a picco sulla forra scavata dal torrente Scerscen, che raccoglie le acque di fusione dei ghiacciai del Bernina, attraversa boschi sospesi d’abeti degni della miglior saga dei Troll, popolati di funghi, tane e rane. Qualche passaggio d’arrampicata e un ponticello aereo conducono verso l’antico alveo “morto” del torrente, dove si continua lungo un vero e proprio canyon roccioso ormai colonizzato dalla vegetazione, fino a sbucare sulle radure che preludono alla grande spianata alluvionale di Campascio (1850m), poco sotto l’Alpe Musella (2021m).

Fresche acque di un torrente alpino

lunedì, 8 Giugno 2015

L’acqua del Mallero è gelida e spumeggiante, alimentata dal potente disgelo delle nevi in quota di questi giorni. Isacco non sembra risentirne e si immerge con naturalezza da orso polare nella grande pozza dai riflessi verdi. Grandi massi perfettamente levigati testimoniano la millenaria azione erosiva dell’acqua, hanno forme curiose come poltrone, scivoli, gronde e prominenze sinuose. Tra le rocce una piccola spiaggia di rena fine diventa il campo base per giocare con i rami contorti dalle forme più strane trasportati dalla corrente, arrampicare tra massi, lanciare ciottoli e godersi insoliti bagni d’acqua e di sole.

Running all’alpe Mastabbia

mercoledì, 27 Maggio 2015

Lasciata l’auto a Primolo si inizia a correre in una pineta profumata su sentiero ricoperto d’aghi di pino. Prendendo quota si attraversano le ampie e perfette radure prative dell’alpe Pirlo e Giumellino, freschi ruscelli e un laghetto d’acqua trasparente che nasce dalla montagna. Al limite superiore del bosco lo sguardo si apre sull’intero gruppo del Bernina; il sentiero attraversa una “ganda” glaciale millenaria ricoperta di licheni colorati con enormi lastre che selciano la via. Vecchie miniere abbandonate, con cunicoli scavati nei marmi chiari, precedono di poco l’alpeggio posto tra i luoghi più panoramici della Valmalenco, su un ampio sperone al limite settentrionale della Val Toreggio, ancora imbiancato da una nevicata tardiva…Pochi centimetri di neve ricoprono il sentiero, la corsa si fa faticosa, ma ancor più divertente, per l’indispensabile ricerca d’equilibrio ed aderenza sul fondo irregolare e la discesa diventa una piccola sfida con se stessi per non “deragliare” ed avvertire con il giusto anticipo il limite di tenuta di suole, muscoli e articolazioni…

A scuola di montagna

venerdì, 21 Novembre 2014

Elenco parziale e incompleto di osservazioni e avvistamenti svolti durante una mattinata di scuola all’aria aperta con gli alunni delle classi IV e V della scuola primaria di Torre di Santa Maria.  Guardiamo la valle dall’alto e riconosciamo le montagne. Le recenti nevicate in quota con i pizzi Tremoggia, Malenco ed Entova simili a grandi vette himalayane. La contrada fantasma dei Bianchi, massi coppellati e altre incisioni rupestri, un affresco del 1483. La casa delle guide alpine Cesare Folatti (primo salitore nel ’33 del canale alla forcola d’Argent) e Pin Mitta (gestore dei rifugi della Val Torreggio, trasportò da solo a spalla alla Capanna Desio una stufa intera!). I versanti saturi d’acqua, i torrenti e i dissesti, i vecchi nuclei posti al riparo e qualche modernità fuori posto, realizzata in zona a rischio. I versanti terrazzati ormai invasi dal bosco di latifoglie tra frassini, tigli, ciliegi, betulle, castagni e ontani. Il greto del Mallero e i suoi depositi: argilla, limo, sabbia, ghiaia, ciottoli e blocchi. Armati di martello scopriamo il grande album petrografico della Valmalenco fatto di: graniti, gneiss, marmi, gabbri, serpentine…E sulla via del rientro un grande airone cenerino sazio di trote del Mallero.

 

“Nascoprando” sul terrazzo di Triangia

venerdì, 14 Marzo 2014

Osservata dall’ampio terrazzo naturale di Triangia che sovrasta Sondrio, la statale di fondovalle è un lungo serpentone di auto dirette verso i campi da neve. Oggi non c’è una nuvola e lo sguardo spazia dall’Adamello alle montagne del Lario. In mezzo tutte le Orobie imbiancate, con la neve resa luccicante dal rigelo notturno, dopo esser stata riscaldata da questo sole che sa di primavera. I bambini giocano a “nascoprando”, una parola di loro invenzione che sta a metà tra nascondino ed esplorando. Il terreno di gioco è uno sperone di roccia che ricorda un lungo dorso di balena fatto di scisto levigato dagli antichi ghiacciai, con camminamenti, cenge, popolato da roverelle e pini silvestri, le cui piccole pigne coniche si trasformano in formidabili armi da lanciare contro nemici immaginari. Intanto una coppia d’aquile volteggia sopra le nostre teste, spinta in alto da una corrente termica che scaturisce dalle sottostanti rocce rosse, dai vigneti dove nasce il Sassella. Mic

 

Bimbi e bouldering d’autunno: a tu per tu con la mantide

domenica, 17 Novembre 2013

Un paio d’alberi di “riscaldamento” son quello che ci vuole per iniziare. Tommaso parte su un grosso ciliegio mentre Isacco si aggrappa deciso al ramo di una quercia nodosa che affonda le radici direttamente entro le fessure della roccia. Siamo a 1250m sul dorso di un promontorio roccioso panoramico che sovrasta Sondrio e la Valmalenco, non lontano dalla splendida contrada fantasma di Marsciana. Le paretine di solido gneiss invitano alla scalata e segnano nettamente il confine tra il solare versante meridionale e il tetro lato nord che cade a picco sopra la valle del Mallero. Lungo lo spigolo una grossa mantide si scalda con l’ultimo sole della stagione, forse allungherà di un poco la sua sopravvivenza in vista dell’approssimarsi dell’inverno. Mic

Alpe Acquabianca

martedì, 12 Novembre 2013

Il vecchio cartello segnavia è ormai parzialmente inglobato all’interno del tronco di frassino che lo trasforma in una sorta di scultura del tempo unica nel suo genere. La neve è ancora alta, sopra i 2500 metri e il sole scalda piacevolmente la schiena. Condizioni perfette per camminare, correre o semplicemente vagare senza meta lungo la sterminata rete di sentieri della Valmalenco. L’alpe Son è allineata sull’ampio cordone morenico che si estende alla base delle pietraie del Castellaccio, rupe che nasconde tra le sue viscere alcuni minerali rari e preziosi come la Perowskite e la bianca e delicata Artinite. Il passo è piacevolmente attutito da un tappeto d’aghi di larice, certamente migliore di qualsiasi suola ammortizzante. L’alpe Acquabianca compare improvvisamente, nascosta in una grande radura, con al centro una vecchia baita magnifica, vestita di pietra, semplice, essenziale ed incredibilmente distante dai troppi e tremendi “recuperi” edilizi d’alta quota che mortificano e sfregiano tanti alpeggi nostrani. Mic

Valmalenco: le porte dei Crun

domenica, 27 Ottobre 2013

La vecchia e abbandonata scuola di Ciappanico, decorata con fascio littorio, è posta proprio di fronte alla grande frana della Val Torreggio. Da qui si imbocca il sentiero che il taglia il ripido versante a mezzacosta e nel breve spazio di poche centinaia di metri attraversa un paio di ripide vallecole che indicano importanti confini geologici segnati dalla presenza inusuale di chiare pareti di marmo. L’antico piano pedonale, fatto per il transito del bestiame, è quasi scomparso; solo il passaggio dei cervi mantiene un’esile traccia che conduce al solitario e abbandonato maggengo dei Crun: una dozzina di case dal tetto crollato, un tempo adibite a dimora agricola nelle stagioni di mezzo, appollaiate su una magra radura sopra la valle. Il prato è ingiallito e un grosso sambuco cresce tra i muri a secco crollati fatti di gneiss, serpentino, diorite e una curiosa pietra bianco-verde dal nome impronunciabile: metagabbro di Fedoz. Tra i ruderi si osserva quel che resta delle robuste porte di legno che presentano un singolare incastro a coda di rondine diffuso nelle vecchie case d’alpe della media Valmalenco. Mic