Ascensioni principali nei Gruppi Bernina-Disgrazia-Scalino
Dalle Capanne Marinelli 2813m e Marco e Rosa 3609m Pizzo Bernina 4050m Pizzo Roseg 3963m Traversata Scerscen 3971m Bernina 4050m Cresta Guzza 3869m Pizzo Argent 3945m Pizzo Zupò 3996m Pizzo Bellavista 3922m Traversata Argent-Zupò-Bellavista Giro delle Belleviste Pizzo Palù 3906m Pizzo Sella 3511m Dai Rifugi Bignami 2401m, Carate 2636m Sasso Moro 3108m Cime di Musella 3068m Cima di Caspoggio 3138m Pizzo Varuna 3453m Pizzo Palù 3906m Dal Rifugio Longoni 2417m Pizzo Tremogge 3442m Traversata Entova 3331m, Malenco 3438m, Tremogge 3442m Piz Gluschaint 3594m Sassa di Fora 3366m
Dai Rifugi Porro 1960m e Ventina 1965m Monte Disgrazia3678m per Cordamolla Pizzo Cassandra 3226m Punta Kennedy 3295m Punta Kennedy per cresta Est Pizzo Ventina 3261m Torrione Porro 2432m Dalla Capanna Ponti 2559m Monte Disgrazia 3678m via Normale Dai Rifugi Zoia 2021m, Cà Runcasc 2170m, Cristina 2087m Pizzo Scalino 3323m Dal Rifugio Del Grande Camerini 2580m Cima Vazzeda 3301m Traversata Vazzeda Cima di Rosso 3366m Cima di Valbona 3033m via Gervasutti Grandi Pareti Pizzo Bernina cresta Biancograt
Tempo di pioggia e salta fuori questa vecchia foto, scattata al termine di una salita esplorativa su un raro e assai lontano muro di granito fessurato, nei pressi dal misterioso valico che separa i bacini della Vedretta di Palù dalla Vedretta di Fellaria. Probabilmente il passo doveva essere un tempo più frequentato di quanto lo sia attualmente, dato che la mappa storica (1870) ne riporta la traccia di accesso, forse ricordo vecchie rotte per scavalcare le Alpi antecedenti la piccola era glaciale?
Il grande libro di pietra inizia a svelarsi alla base della parete con geometrie e segni nella roccia, il cielo e lo sguardo dall’alto del Totem.
Questa salita è bella per quello che non c’è.
Non c’è un comodo avvicinamento, non è evidente, non è estrema, non è “plaisir”, non ci sono soste né chiodi, non è nota, non da lustro.
Inseguendo le rocce rosse verso l’alto possiamo però afferrare la migliore roccia in quota della Valmalenco, lasciandoci stupire dalla varietà di forme e colori, mentre osserviamo dall’alto la lunare Val Sassersa e il suoi laghi turchese.
Se c’è qualcosa di insopportabile è il giudizio sprezzante da parte di chi ha raggiunto qualche abilità in montagna di fronte agli errori compiuti dai neofiti delle cime.
Se noi cosiddetti “esperti” ricordassimo i nostri giorni di apprendistato infarciti di sbagli di ogni tipo, forse eviteremmo di giudicare chi fa cose stupide, così come accade a chiunque muova i primi passi nei terreni d’avventura.
Imparare dagli errori è indispensabile come la libertà di trovarsi in ambienti difficili.
Sempre che l’avventura non sia un divertimento da consumare o una semplice fuga, ma un’occasione per comprendere le conseguenze naturali delle nostre azioni, assumendocene la responsabilità.
A pochi chilometri da casa, sopra la tormentata vedretta del Ventina, corre la bella cresta di serpentino rosso che porta dritti in cima alla Punta Kennedy 3283m.
Una gran classica, ormai poco percorsa, forse perché per arrivare all’attacco e discendere dalla vetta tutto si è fatto più complicato e il superamento del tratto in cresta forse è la parte meno difficoltosa, oltre che piacevole.
Attraversamenti glaciali laboriosi, ripidi pendii detritici, ghiacciati e crepacci rendono questa salita completamente diversa, sia per impegno che difficoltà, ma per questo non meno entusiasmante.
Per diverse ore esiste solo la diorite ricoperta dalla neve nuova, mentre scaliamo avvolti da sbuffi di nuvole molti metri sopra il mare.
Sa fossimo catapultati quassù all’improvviso, tra il Pizzo Bianco 3993m e il Bernina 4048m, con queste condizioni, potremmo solo maledire queste rupi così inospitali, eppure lungo l’aerea cresta non c’è spazio per pensare a nulla se non al piede ramponato pronto a trovare la giusta presa.
Il lungo avvicinamento nella notte affina i sensi, focalizza l’attenzione ad ogni passo.
Nessun pensiero può essere rivolto all’esposizione, al vuoto, mentre la concentrazione mira alla risoluzione dei problemi d’equilibrio, di ricerca della via e del prossimo appiglio…
Arrampicare può ancora essere un atto naturale, come mettere un piede avanti all’altro, senza altro impegno oltre a quello di vivere l’istante che viene, evitando di infagottarsi di troppi nodi, dove tecnica e strumenti sono un semplice mezzo per rinnovare la propria curiosità, aguzzare i sensi, conoscere ambienti rari e vivere bei momenti.
Nell’immagine: arrampicata sulle pareti nascoste di ottimo serpentino dell’alta Val Torreggio in Valmalenco.
P.s. Contattatemi se desiderate esplorare queste rocce. Non cercatemi per proposte adrenaliniche, aperetivi sulle crode, “clinic”, viste mozzafiato, viaggi da sogno, …non “ashtaggo”, non “briffo” e non aggiorno ogni stagione l’outdoor outfit.
Vi sono luoghi così rari e preziosi che meritano di non essere raccontati, se non per quello che suscitano in noi quando li attraversiamo.
Ormai abbiamo fatto il giro del globo e il globo è finito. Più conosciamo in superficie ogni spazio remoto, meno sappiamo penetrarlo nel dettaglio.
Più cediamo alla spettacolarizzazione, più rinunciamo a conoscere per davvero questi ultimi spazi selvaggi, ormai ridotti a piccoli scenari di “imprese” umane, troppo umane.
Pochi giorni fa, solitario, ho affrontato un’inedita ed entusiasmante esplorazione, al confine tra escursionismo ed alpinismo, tra arrampicata ed avventura.
Ho collezionato una serie di incontri e sensazioni così singolari ed inattese che hanno via via rafforzato in me l’idea che per riproporre questo viaggio occorre stabilire un’alleanza e un patto con i più fidati compagni di cordata: il patto del non racconto**!
Per questo ho deciso di non mostrare alcuna foto , suono o video riconducibile a questo Eden perduto.
Destinazione? Lo scoprirete in privato dopo aver accettato il patto del non racconto.
Quando? A partire da ottobre 2021.
Durata del viaggio 4-5 giorni.
Quello che posso anticipare è che mai come in questa avventura mi è capitato di mettere a fuoco una quantità e qualità di emozioni così forti.
Emozioni che ci forniscono informazioni per valutare le situazioni, ci inducono a raccoglierne di ulteriori, prendere decisioni, a organizzare le nostre scelte e il nostro comportamento.
Solo un luogo speciale come questo consente di mettersi in ascolto e favorire una tale sintonia fine, così potente da farci dimenticare la necessità corrente di frequentare i luoghi quasi sempre solo per esibirli come si fa con un trofeo, senza comprenderli realmente.
Dormiremo sotto a un cielo stellato, per riacquistare la percezione della volta celeste sino a riempire per intero il nostro campo visivo, circostanza assai utile per provare a ridimensionare il nostro “io” supponente e magari tornare arricchiti alla nostra routine.
Questo viaggio è un’occasione per disfarci delle medaglie di latta con cui ci nutriamo ogni giorno, in una sorta di contagio collettivo.
Un’esplorazione utile a ridurre , almeno per un poco, quel distacco dalle emozioni e sensazioni fisiche reali che sono il tradimento delle istanze interiori più importanti.
**Patto del non racconto
Io sottoscritta/o…………………….
Confermo l’adesione al viaggio e all’esplorazione dell’Eden perduto
sottoscrivo il seguente patto del non racconto:
-mi impegno a non rivelare dettagli, descrizioni e informazioni dell’accesso e del percorso
-mi impegno a non divulgare e pubblicare alcuna immagine e/o video che ritraggono i luoghi attraversati
Pena l’esclusione con disonore e ignominia dal gruppo di esploratori erranti.
Pena la riprovazione di nostra madre Terra
In fede…………..
Requisiti: abitudine per diverse ore di cammino fuori dai sentieri, assoluta padronanza del passo, assenza di vertigini e capacità di muoversi in scioltezza su passi di I e II grado. Per le notti all’aria aperta servono spirito d’avventura, adattamento e spirito di squadra.
Contattatemi per le necessarie informazioni riservate e per consultare la mappa del racconto.
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