21 maggio, 2400m, esposizione Nord Ovest, calura del solleone….
L’inarrestabile fusione cancella la scarsa neve residua dell’inverno.
La stagione alpinistica in quota non è ancora cominciata, di questo passo terminerà assai presto? Con il rapido passaggio da neve “marcia” a ghiaccio “nero” e detriti?
Forse ci occorrono più lenti per guardare le cose?
Come possiamo continuare ad “abitare” le cime, ma non solo quelle, di fronte a questi stravolgimenti?
Normalmente in inverno sulla montagna o ci si muove con gli sci o si fa altro o si sta a casa.
La prolungata assenza di precipitazioni invita però ad una salita alpinistica in quota lungo un canale serrato tra le rocce. Un piccolo viaggio utile a scandagliare la neve ad ogni passo. Calpestiamo pietre, erbe secche, neve farinosa, croste di rigelo, sastrugi, placche ventate, brina di superficie e brina di profondità, la cui combinazione disegna una mappa della neve che cambia ad ogni metro.
Si passa in pochi istanti dall’appoggio sulle punte frontali dei ramponi al nuoto dentro una massa bianca inconsistente.
Salendo a piedi tracciamo indirettamente una continua stratigrafia del manto. Con le prossime nevicate, se mai arriveranno, tutto si farà assai complicato e i fragili lastroni sepolti probabilmente potranno cedere con gran facilità.
Questa foto scattata in un contesto tutt’altro che naturale, in centro a Milano, pochi giorni fa, racconta quante “cose” nascoste normalmente non siamo in grado di vedere.
Un piccolo indizio che racconta quel che sarà il nostro approccio alla montagna anche per l’anno che verrà, orientato all’ esplorazione, curiosità e ricerca, dove poter sperimentare rischi, imprevisti, errori e scoperte e pure nel tentar di notare quel che non si è mai visto prima..
In fondo è bello accorgersi di non conoscere quel che si pensa di sapere e che l’esplorazione critica apre ovunque, anche in luoghi assai familiari, sterminate ispirazioni e vie di salita.
Continueremo ad allenare soprattutto i “muscoli” percettivi, gli unici in grado di governare la complessità, per migliorare i nostri sguardi e per far emergere nuove domande utili a svelare nuove connessioni.
Proveremo ancora a perderci, per far spazio all’inaspettato, per imparare a riconoscere ancor più queste montagne e forse un po’anche a curarle.
Le nostre avventure in montagna sono solo frivolezze? O possono fornire intuizioni di cui possiamo aver bisogno per gestire le avversità del quotidiano?
Scalare è un ottimo fitness “adrenalinico” all’aperto? Oppure può orientare a sviluppare la capacità di prendersi cura di noi stessi, degli altri e dell’ambiente?
In montagna prendiamo continuamente decisioni in risposta alle possibili conseguenze dovute all’esposizione a luoghi intrisi di pericoli? Con consapevolezza o ci affidiamo al caos e al caso?
La consapevolezza di quel che accade dentro e attorno a noi sta alla base del processo decisionale?
Come facciamo a sapere se facciamo buone scelte anche se la giornata è andata bene? (Ci è andata di “culo” o se siamo stati bravi?)
Siamo sempre in grado di agire ispirati e con grazia o siamo più spesso mossi dall’arroganza basata sull’ego?
Può essere utile comprendere più a fondo le decisioni che prendiamo?
Arrampicata sulla Sentinella della vergine, Valmalenco SO
Quando si è in cima, la consegna del silenzio per qualche minuto è d’obbligo.
Anche se si è pochi metri di distanza, uniti ancora dalla corda, ognuno sceglie un posto e un modo che gli piace, si mette in ascolto, osserva ciò che lo circonda, tira il fiato, pensa a nulla o a tutto… forse inizia a chiedersi: cosa ho visto? Cosa ho scoperto? Come è stato?
Con grande piacere vi accompagnerò per vette solitarie, pareti nascoste, sentieri dimenticati, dove saremo quasi certi di trovare tempo e silenzio.
57934 passi. Ogni passo poggia su forme e superfici diverse, attraverso orizzonti minerali e vegetali sempre nuovi, sino ai ghiacciai e le vette meno percorse del Bernina Sud, dove non c’è spazio per essere sbrigativi nel guardare le cose.
Scavalchiamo le Alpi, senza cercare un luogo preciso. Poi pieghiamo verso il sole, oltre il secondo valico, sino al culmine della Sassa d’Entova 3329m per guardare lontano.
Migliaia di passi attraverso boschi, pascoli, fiori, pietraie, torrenti, cascate, laghi, neve, ghiaccio, crepacci, bédière, marmi, scisti, cristalli di calcite, dettagli e connessioni senza fine…
Il profilo delle vette della Valmalenco osservate da Sondrio mostra un’inconfondibile sella rocciosa che da il nome all’omonima accoppiata di vette: La Sella (occidentale 3584m e orientale 3564m).
Valmalenco vista da Sondrio, disegno di Alessandro Greppi 1873
Una lunga e aerea cavalcata consente di raggiungerle, partendo dal bivacco Colombo appollaiato sopra la Forcola Fex Scerscen, toccando in sequenza il Piz Glüschaint 3594m, La Sella, I Gemelli (occidentale 3500m e orientale3501m), il Pizzo Sella 3511, sino ad approdare al rifugio Marinelli…
Prime luci alla Forcola Alta 3396m
Una traversata dimenticata dove è fondamentale alleggerire lo zaino per concentrarsi sul prossimo passo, alla ricerca della via, tra creste, gendarmi, scivoli di neve e ghiaccio e crepi terminali…
Verso il Glüschaint
Un tour d’alpinismo classico dimenticato, reso più impegnativo d’un tempo dall’inesorabile regressione dei ghiacci, specie alla base delle torri di granodiorite, ma per questo non meno affascinante.
L’anfiteatro glaciale che conduce alle rocce della Sella occidentaleDiscese le rocce rotte della Sella orientale si aprono i pendii glaciali che conducono ai Gemelli
Una lunga deviazione dall’ordinario, immersi in un tempo sospeso, tra montagne così belle che obbligano a fermarsi per riprendere fiato.
La mole del Roseg verso la calotta del Pizzo SellaLa traversata
La mappa bidimensionale di una grande salita (relazione e disegno) va letta soprattutto dopo averla percorsa.
Solo così è possibile andare oltre la parziale informazione messa sulla carta per ottenere un’autentica mappa indelebile e personale dell’avventura in parete.
In tal modo nella nostra mente la carta diventa all’istante tridimensionale, ricca di ogni dettaglio e rilievo, dove oltre agli spazi e metri di granito percorsi si associano mille sensazioni, emozioni, dubbi, fatica e felicità di una grande scalata…
Nelle immagini: salita al Piz Badile 3308m spigolo Nord
Ascensioni principali nei Gruppi Bernina-Disgrazia-Scalino
Dalle Capanne Marinelli 2813m e Marco e Rosa 3609m Pizzo Bernina 4050m Pizzo Roseg 3963m Traversata Scerscen 3971m Bernina 4050m Cresta Guzza 3869m Pizzo Argent 3945m Pizzo Zupò 3996m Pizzo Bellavista 3922m Traversata Argent-Zupò-Bellavista Giro delle Belleviste Pizzo Palù 3906m Pizzo Sella 3511m Dai Rifugi Bignami 2401m, Carate 2636m Sasso Moro 3108m Cime di Musella 3068m Cima di Caspoggio 3138m Pizzo Varuna 3453m Pizzo Palù 3906m Dal Rifugio Longoni 2417m Pizzo Tremogge 3442m Traversata Entova 3331m, Malenco 3438m, Tremogge 3442m Piz Gluschaint 3594m Sassa di Fora 3366m
Dai Rifugi Porro 1960m e Ventina 1965m Monte Disgrazia3678m per Cordamolla Pizzo Cassandra 3226m Punta Kennedy 3295m Punta Kennedy per cresta Est Pizzo Ventina 3261m Torrione Porro 2432m Dalla Capanna Ponti 2559m Monte Disgrazia 3678m via Normale Dai Rifugi Zoia 2021m, Cà Runcasc 2170m, Cristina 2087m Pizzo Scalino 3323m Dal Rifugio Del Grande Camerini 2580m Cima Vazzeda 3301m Traversata Vazzeda Cima di Rosso 3366m Cima di Valbona 3033m via Gervasutti Grandi Pareti Pizzo Bernina cresta Biancograt
Tempo di pioggia e salta fuori questa vecchia foto, scattata al termine di una salita esplorativa su un raro e assai lontano muro di granito fessurato, nei pressi dal misterioso valico che separa i bacini della Vedretta di Palù dalla Vedretta di Fellaria. Probabilmente il passo doveva essere un tempo più frequentato di quanto lo sia attualmente, dato che la mappa storica (1870) ne riporta la traccia di accesso, forse ricordo vecchie rotte per scavalcare le Alpi antecedenti la piccola era glaciale?
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