Quando si è in cima, la consegna del silenzio per qualche minuto è d’obbligo.
Anche se si è pochi metri di distanza, uniti ancora dalla corda, ognuno sceglie un posto e un modo che gli piace, si mette in ascolto, osserva ciò che lo circonda, tira il fiato, pensa a nulla o a tutto… forse inizia a chiedersi: cosa ho visto? Cosa ho scoperto? Come è stato?
Con grande piacere vi accompagnerò per vette solitarie, pareti nascoste, sentieri dimenticati, dove saremo quasi certi di trovare tempo e silenzio.
57934 passi. Ogni passo poggia su forme e superfici diverse, attraverso orizzonti minerali e vegetali sempre nuovi, sino ai ghiacciai e le vette meno percorse del Bernina Sud, dove non c’è spazio per essere sbrigativi nel guardare le cose.
Scavalchiamo le Alpi, senza cercare un luogo preciso. Poi pieghiamo verso il sole, oltre il secondo valico, sino al culmine della Sassa d’Entova 3329m per guardare lontano.
Migliaia di passi attraverso boschi, pascoli, fiori, pietraie, torrenti, cascate, laghi, neve, ghiaccio, crepacci, bédière, marmi, scisti, cristalli di calcite, dettagli e connessioni senza fine…
Il profilo delle vette della Valmalenco osservate da Sondrio mostra un’inconfondibile sella rocciosa che da il nome all’omonima accoppiata di vette: La Sella (occidentale 3584m e orientale 3564m).
Valmalenco vista da Sondrio, disegno di Alessandro Greppi 1873
Una lunga e aerea cavalcata consente di raggiungerle, partendo dal bivacco Colombo appollaiato sopra la Forcola Fex Scerscen, toccando in sequenza il Piz Glüschaint 3594m, La Sella, I Gemelli (occidentale 3500m e orientale3501m), il Pizzo Sella 3511, sino ad approdare al rifugio Marinelli…
Prime luci alla Forcola Alta 3396m
Una traversata dimenticata dove è fondamentale alleggerire lo zaino per concentrarsi sul prossimo passo, alla ricerca della via, tra creste, gendarmi, scivoli di neve e ghiaccio e crepi terminali…
Verso il Glüschaint
Un tour d’alpinismo classico dimenticato, reso più impegnativo d’un tempo dall’inesorabile regressione dei ghiacci, specie alla base delle torri di granodiorite, ma per questo non meno affascinante.
L’anfiteatro glaciale che conduce alle rocce della Sella occidentaleDiscese le rocce rotte della Sella orientale si aprono i pendii glaciali che conducono ai Gemelli
Una lunga deviazione dall’ordinario, immersi in un tempo sospeso, tra montagne così belle che obbligano a fermarsi per riprendere fiato.
La mole del Roseg verso la calotta del Pizzo SellaLa traversata
La mappa bidimensionale di una grande salita (relazione e disegno) va letta soprattutto dopo averla percorsa.
Solo così è possibile andare oltre la parziale informazione messa sulla carta per ottenere un’autentica mappa indelebile e personale dell’avventura in parete.
In tal modo nella nostra mente la carta diventa all’istante tridimensionale, ricca di ogni dettaglio e rilievo, dove oltre agli spazi e metri di granito percorsi si associano mille sensazioni, emozioni, dubbi, fatica e felicità di una grande scalata…
Nelle immagini: salita al Piz Badile 3308m spigolo Nord
Ascensioni principali nei Gruppi Bernina-Disgrazia-Scalino
Dalle Capanne Marinelli 2813m e Marco e Rosa 3609m Pizzo Bernina 4050m Pizzo Roseg 3963m Traversata Scerscen 3971m Bernina 4050m Cresta Guzza 3869m Pizzo Argent 3945m Pizzo Zupò 3996m Pizzo Bellavista 3922m Traversata Argent-Zupò-Bellavista Giro delle Belleviste Pizzo Palù 3906m Pizzo Sella 3511m Dai Rifugi Bignami 2401m, Carate 2636m Sasso Moro 3108m Cime di Musella 3068m Cima di Caspoggio 3138m Pizzo Varuna 3453m Pizzo Palù 3906m Dal Rifugio Longoni 2417m Pizzo Tremogge 3442m Traversata Entova 3331m, Malenco 3438m, Tremogge 3442m Piz Gluschaint 3594m Sassa di Fora 3366m
Dai Rifugi Porro 1960m e Ventina 1965m Monte Disgrazia3678m per Cordamolla Pizzo Cassandra 3226m Punta Kennedy 3295m Punta Kennedy per cresta Est Pizzo Ventina 3261m Torrione Porro 2432m Dalla Capanna Ponti 2559m Monte Disgrazia 3678m via Normale Dai Rifugi Zoia 2021m, Cà Runcasc 2170m, Cristina 2087m Pizzo Scalino 3323m Dal Rifugio Del Grande Camerini 2580m Cima Vazzeda 3301m Traversata Vazzeda Cima di Rosso 3366m Cima di Valbona 3033m via Gervasutti Grandi Pareti Pizzo Bernina cresta Biancograt
Tempo di pioggia e salta fuori questa vecchia foto, scattata al termine di una salita esplorativa su un raro e assai lontano muro di granito fessurato, nei pressi dal misterioso valico che separa i bacini della Vedretta di Palù dalla Vedretta di Fellaria. Probabilmente il passo doveva essere un tempo più frequentato di quanto lo sia attualmente, dato che la mappa storica (1870) ne riporta la traccia di accesso, forse ricordo vecchie rotte per scavalcare le Alpi antecedenti la piccola era glaciale?
Il grande libro di pietra inizia a svelarsi alla base della parete con geometrie e segni nella roccia, il cielo e lo sguardo dall’alto del Totem.
Questa salita è bella per quello che non c’è.
Non c’è un comodo avvicinamento, non è evidente, non è estrema, non è “plaisir”, non ci sono soste né chiodi, non è nota, non da lustro.
Inseguendo le rocce rosse verso l’alto possiamo però afferrare la migliore roccia in quota della Valmalenco, lasciandoci stupire dalla varietà di forme e colori, mentre osserviamo dall’alto la lunare Val Sassersa e il suoi laghi turchese.
Se c’è qualcosa di insopportabile è il giudizio sprezzante da parte di chi ha raggiunto qualche abilità in montagna di fronte agli errori compiuti dai neofiti delle cime.
Se noi cosiddetti “esperti” ricordassimo i nostri giorni di apprendistato infarciti di sbagli di ogni tipo, forse eviteremmo di giudicare chi fa cose stupide, così come accade a chiunque muova i primi passi nei terreni d’avventura.
Imparare dagli errori è indispensabile come la libertà di trovarsi in ambienti difficili.
Sempre che l’avventura non sia un divertimento da consumare o una semplice fuga, ma un’occasione per comprendere le conseguenze naturali delle nostre azioni, assumendocene la responsabilità.
A pochi chilometri da casa, sopra la tormentata vedretta del Ventina, corre la bella cresta di serpentino rosso che porta dritti in cima alla Punta Kennedy 3283m.
Una gran classica, ormai poco percorsa, forse perché per arrivare all’attacco e discendere dalla vetta tutto si è fatto più complicato e il superamento del tratto in cresta forse è la parte meno difficoltosa, oltre che piacevole.
Attraversamenti glaciali laboriosi, ripidi pendii detritici, ghiacciati e crepacci rendono questa salita completamente diversa, sia per impegno che difficoltà, ma per questo non meno entusiasmante.
Per diverse ore esiste solo la diorite ricoperta dalla neve nuova, mentre scaliamo avvolti da sbuffi di nuvole molti metri sopra il mare.
Sa fossimo catapultati quassù all’improvviso, tra il Pizzo Bianco 3993m e il Bernina 4048m, con queste condizioni, potremmo solo maledire queste rupi così inospitali, eppure lungo l’aerea cresta non c’è spazio per pensare a nulla se non al piede ramponato pronto a trovare la giusta presa.
Il lungo avvicinamento nella notte affina i sensi, focalizza l’attenzione ad ogni passo.
Nessun pensiero può essere rivolto all’esposizione, al vuoto, mentre la concentrazione mira alla risoluzione dei problemi d’equilibrio, di ricerca della via e del prossimo appiglio…
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